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Non può finire così.

Elogio della rimonta.

Se la partita tra Barcelona e Paris Saint-Germain di mercoledì scorso è già diventata uno spartiacque nella storia del calcio, e dello sport in generale, lo è perché nessun allenatore, nessun giocatore, nessun tifoso ora penserà più alle 185 volte in cui il tentativo di rimonta di una squadra di calcio sotto 4-0 nella gara d’andata in una competizione europea è miseramente fallito. No – penserà – loro ce l’hanno fatta, quindi è possibile. Un taglio così netto nella storia, un bivio dove nulla sarà più come prima, come lo racconta bene Marco Imarisio nell’articolo del Corriere della Sera del 10.03.2017, che potete leggere qui.

E’ l’epica di una rimonta (la “remuntada”) e di un sacrificio, quello della squadra della capitale francese, atterrata a Barcelona per difendere un tranquillo vantaggio di quattro goal, dove ogni personaggio ha un ruolo ben definito: il giovane eroe che diventa adulto e prende per mano la squadra (Neymar) in un virtuale passaggio di consegne dal fratello maggiore (Messi, 30 anni e cinque di più del talento brasiliano), la vittima sacrificale (l’allenatore basco del Paris St. Germain, Unai Emery Etxegoien, peraltro brillante vincitore di tre Europa League consecutive con il Siviglia), l’uomo baciato dal destino (Sergi Roberto), il difensore catalano che al 50’ si allunga per trasferire alle spalle di Kevin Trapp – altro personaggio omerico – l’assist col “contagiri” di Neymar, l’infido Luis Suárez, pronto a pugnalarti alle spalle, il cascatore che propizia il rigore al 46’, l’incredulo allenatore del Barça (il già plurivittorioso, come giocatore e come coach, Luis Enrique). Ogni sguardo, ogni espressione, è funzionale alla storia e contiene già il suo esito, in un progredire dove anche il tempo sembra assumere una dimensione dilatata. A tre minuti (è l’87simo) dal termine del tempo regolamentare, lontani tre goal (un quantitativo impossibile) dalla vittoria, prima di quella punizione incernierata nel sette della porta francese, è solo nello sguardo di Neymar che cogliamo un destino già scritto. Neymar (43′), ancora Neymar (46′, su rigore – l’arbitro sembra pensare “Lo fischio. Tanto, anche se lo segnano, vuoi che facciano anche il sesto??”), Sergi Roberto (50′). Barcelona, Més que un Club.

La smorfia di Unai Emery tradisce un’ansia ingiustificata. Gli avversari devono recuperare tre goal in tre minuti più recupero. Impensabile, basterebbe recuperare la palla e trattenerla per far scorrere il tempo.

A tre minuti dalla fine, Gerard Piqué è stanco. Non immagina gli 8 minuti che lo aspettano.

Il volto di Kevin Trapp denota una stanchezza da tensione, che è 20% fisica e 80% mentale. Dispone la barriera dove è sicuro che Neymar non passerà. Osserverà la traiettoria insieme a tutto lo stadio.

Neymar. Il fanciullo è diventato adulto. Ha preso in mano la squadra procurandosi la punizione. In pochi minuti saranno un goal su punizione, uno su rigore e un assist per la rete della vittoria. Focalizzato.

Lo sguardo di Luis Enrique dopo il 4° goal del Barca. L’allenatore approva l’impegno della squadra ma non sembra chiedere al destino più di questo.

Luis Suárez, un cascatore insuperabile. La pugnalata dell’uruguaiano arriva puntuale quando serve.

Lo sguardo grave di Lionel Messi, a 1′ dalla fine. La barba dell’argentino pare un indice della raggiunta maturità calcistica.

L’allungo di Sergi Roberto per il 6-1, a 21 secondi dalla fine. Lo stadio attende un millesimo di secondo, poi l’esplosione verrà registrata anche dai sismografi.

Ecco altre grandi rimonte memorabili …

La rimonta è quando vedi la morte e recuperi la vita” [Sir Alex Ferguson]. Perché non dobbiamo smettere di crederci.

La montagna ci salverà …

… se noi la salveremo.

Di ritorno da un’escursione sulle mie amate Maddalene, piena di buone idee e momenti di semplice felicità, sono ancora e più che mai convinto che la montagna continui ad offrirci un paradigma da seguire per salvarci da un modello di sviluppo dissennato.

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Vedetta Alta (2627 m), Cornicoletto (2418 m) e Monte Luc (2434 m)

Anche l’economia delle malghe viene continuamente influenzata e minacciata dallo sviluppo competitivo. Sussiste il pericolo che i pascoli alpini vengano sfruttati solo più estensivamente o per niente. La conseguenza sarebbe una drastica riduzione della loro superficie a seguito dell’imboschimento e della invasione degli arbusti. La molteplicità degli ecosistemi a lungo termine andrebbe persa.

Le misure per il mantenimento sono: la pulizia dei pascoli e gli incentivi. L’amministrazione forestale provvede in maniera prudente a decespugliare i pascoli invasi. Questo lavoro viene eseguito senza danneggiare il terreno, conservando così il fascino paesaggistico dei pascoli alpini. Mediante una pluralità di aiuti, le infrastrutture delle malghe vengono mantenute: risanamento delle baite, stalle degli alpeggi, approvvigionamento idrico ed elettrico, recinti e strade di accesso.

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Grazie al sostegno mirato della politica in Alto Adige, negli ultimi trent’anni non è stata abbandonata quasi nessuna delle 1.733 malghe. Già da molto tempo vengono “monticati” (monticazione = trasferimento delle mandrie all’alpeggio) circa 95.000 bovini, sgravando così, durante l’estate, i masi di montagna. Mentre le malghe trentine sono prevalentemente di proprietà pubblica, il 91% delle malghe sudtirolesi appartengono a persone fisiche o ad associazioni private.

Nella foto: un esempio di economia semplice che si basa sull’uso responsabile delle risorse e sulla fiducia tra le persone. Non serve altro dopo una faticosa camminata 🙂

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Auch die Almwirtschaft wird von der ständigen wirtschaftlichen Konkurrenzentwicklung beeinflusst und bedroht. Es besteht die Gefahr, dass die Almweiden nur mehr extensiv oder überhaupt nicht mehr genutzt werden. Eine drastische Flächenverminderung durch Verwaldung und Verstrauchung wäre die Folge. Die Vielfalt der Lebensräume würde langfristig verloren gehen.

Die Maßnahmen zur Erhaltung sind: die Weideräumungen und die Förderungsmaßnahmen. In einer schonenden Art und Weise werden von der Forstverwaltung verstrauchte Weideflächen freigeräumt. Dies erfolgt ohne dabei den Boden zu verletzen. Der landschaftliche Reiz der Almweiden bleibt somit erhalten. Durch eine Vielzahl an Förderungen werden die Infrastrukturen der Almen erhalten: Erneuerung von Almhütten, Almställen, Wasser- und Stromversorgung, Weidezäune, Erschließungswege, usw.

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Anbruchverbauung der Mitteregglawine

Aufgrund gezielter Unterstützung seitens der Politik wurde in Südtirol in den letzten 30 Jahren fast keine der 1733 Almen aufgelassen. Seit Jahren werden jährlich rund 95.000 Rinder aufgetrieben. Damit können im Sommer die Bergbauernhöfe entsprechend entlastet werden. Während die italienischen Almen vorwiegend in öffentlichen Besitz sind, gehören 91% der deutschen Almen Privatpersonen oder privaten Körperschaften.

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Le Maddalene

La catena delle Maddalene chiude la Val di Non a settentrione. Il Gruppo delle Maddalene, può essere definito “la montagna più dolce” della Val di Non; nonostante la vicinanza con il gruppo Ortles Cevedale e quello dell’Adamello-Brenta, infatti questi rilievi superano raramente i 2700 metri e pertanto sono caratterizzati da un ambiente estremamente suggestivo fatto di verdi pascoli e malghe d’alpeggio. In estate sono il teatro ideale per il trekking e il nordic walking, mentre in inverno diventano la patria delle escursioni con le ciaspole e lo scialpinismo.

Anello con salita alla Cima Cornicoletto, Belmonte e Vedetta Alta nel gruppo delle Maddalene

Escursione di un’intera giornata dalle grandi soddisfazioni che si svolge interamente in quota e attraverso le più belle cime e creste della selvaggia catena montuosa delle Maddalene, al confine con Trentino e Alto Adige. Avvincente escursione ad anello da svolgere nell’arco di un’intera giornata che concatena tre famose cime del gruppo delle Maddalene: Cima Cornicoletto, Cima Belmonte e Cima Vedetta Alta. L’escursione non comporta particolari difficoltà tecniche se non la confidenza con l’ambiente di alta montagna e con sentieri e creste esposte. Scendendo dalla Cima Vedetta Alta è consigliata una pausa presso una delle tre malghe che si incontrano lungo il rientro: Malga Kessel, Malga di Revò e Malga di Cloz. L’itinerario è sempre ben segnalato, l’unico tratto senza segnaletica a terra ma dalla traccia evidente è tra Cima Cornicoletto e Cima Belmonte [fonte: visittrentino.it]

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Die Magdalener Berge

Die Kette der Magdalener Trentino Berge, die das Val di Non gen Norden hin abschließt, gilt als „das lieblichste Gebirge“ im Val di Non. Trotz ihrer Nähe zur Ortler-Cevedale- und zur Adamello-Brenta-Gruppe überragen diese Erhebungen nur selten die 2700-Meter-Marke und sind durch eine besonders stimmungsvolle Landschaft mit grünen Weiden und Almen geprägt. Im Sommer eignet sich das Gebiet vorzüglich zum Trekking oder Nordic Walking, während man hier im Winter Ausflüge mit den Schneeschuhen oder Skitouren unternehmen kann.

Rundwanderung mit Besteigung des Kornigls, der Schöngrub und der Ultner Hochwart in den Magdalener Bergen

Erlebnisreiche Tagestour, die die schönsten Gipfel und Grate der wilden Magdalener Berge an der Grenze zwischen dem Trentino und Südtirol verbindet.

Eindrucksvolle Rundwanderung, für die man einen gesamten Tag einplanen sollte. Die Tour verbindet drei berühmte Gipfel der Magdalener Berge: den Kornigl, die Schöngrub und die Ultner Hochwart. Die Wanderung weist keine besonderen technischen Schwierigkeiten auf, jedoch sollte man mit der alpinen Umgebung, alpinen Wanderwegen und ausgesetzten Graten vertraut sein. Beim Abstieg von der Ultner Hochwart empfiehlt sich eine Rast auf einer der drei Almen, an denen man auf dem Rückweg vorbeikommt: Kesselalm, Rawauer Alm und Clozner Alm. Der Weg ist stets gut ausgeschildert; der einzige Abschnitt ohne Beschilderung aber mit gut erkennbaren Spuren ist zwischen Kornigl und Schöngrub [Quelle: visittrentino.it/de]

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Il funambolo che non diventò uomo.

Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha.

2016_09_02-01 Francesco GrazianiSu Radio1 Rai vanno in onda in queste giornate estive, la mattina dalle 8:30 alle 9, dei piccoli capolavori di narrazione. Sto parlando di “Numeri primi. Uomini e storie senza uguali”, gli intrecci tra vicende storiche e prestazioni sportive confezionati mirabilmente da Francesco Graziani. Il racconto di questa settimana è quello avvincente di un calciatore spesso considerato come il miglior calciatore brasiliano dopo Pelé.

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2016_09_02-02 GarrinchaManoel Francisco dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo Garrincha o Mané Garrincha (Pau Grande, 28 ottobre 1933 – Rio de Janeiro, 20 gennaio 1983), è stato un calciatore brasiliano, ala destra ricordata specialmente per la sua militanza col Botafogo e la Selezione nazionale del suo Paese.

Partecipò a tre edizioni dei Campionati mondiali di calcio: Svezia 1958, Cile 1962 e Inghilterra 1966, vincendo le prime due. La seconda parte della sua carriera, che convenzionalmente può dirsi iniziata nel 1966, anno in cui lasciò il Botafogo, fu costellata da continui cambi di squadra e da partecipazioni occasionali con diversi club, professionistici e no.

Garrincha fu afflitto da diversi difetti congeniti: un leggero strabismo, la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino, sei centimetri di differenza in lunghezza tra le gambe; il ginocchio destro fu affetto da varismo mentre il sinistro da valgismo, nonostante un intervento chirurgico correttivo. Per via di tale malformazione — secondo altre fonti dovuta alla poliomielite o alla malnutrizione — i medici lo dichiararono invalido e gli sconsigliarono di praticare il calcio.

2016_09_02-05 GarrinchaIl soprannome “Garrincha” gli fu attribuito da una sorella perché il suo aspetto minuto le ricordava quello di un’omonima specie di uccelli che egli era solito cacciare da bambino. Quando Garrincha cominciò a praticare il calcio il soprannome avrebbe mutato accezione, ben attagliandosi alla particolare andatura dovuta all’handicap fisico che veniva evidenziata durante le corse effettuate sul campo da gioco, simile a quella di un uccellino che saltella.

Oltre che dai successi sportivi, la sua vita fu scandita dalla distruttiva passione per gli alcolici e per le donne. Morì prematuramente all’età di quarantanove anni, per le conseguenze di una cirrosi epatica e di un edema polmonare, in condizioni di indigenza e degrado [fonte: Wikipedia].

Qui di seguito i podcast delle puntate di “Numeri primi” sulla storia di Garrincha:

29/08/2016 – Manè Garrincha Ia parte
30/08/2016 – Manè Garrincha IIa parte
31/08/2016 – Manè Garrincha IIIa parte
01/09/2016 – Manè Garrincha IVa parte
02/09/2016 – Manè Garrincha Va parte

La lotteria dei rigori non è una lotteria.

Tra le espressioni più scontate che popolano la cultura degli alibi sportivi (vedi gli aneddoti di Julio Velasco al riguardo) la frase calcistica “la lotteria dei rigori” (a volte declinata in “la cinica lotteria dei rigori” come nel video di Elio e le storie tese, sigla di “Mai dire goal” 1994-‘95) è una delle più fastidiose. Ora, lo dico forte e chiaro, la lotteria dei rigori non è una lotteria.

La lotteria è un gioco d’azzardo, di fatto mai equo, dato che il rapporto tra la probabilità di vincere e il prezzo del biglietto è sempre sproporzionato, dove comunque è la sorte a “stabilirne” il vincitore. Nelle competizioni calcistiche nelle quali è necessario stabilire un vincitore che passa il turno, come negli Europei in corso in Francia, se le partite terminano in parità anche dopo i tempi supplementari (90’+15’+15’) è una sequenza di rigori tirati dai giocatori delle due squadre a stabilire il vincitore della partita. Quindi, la sequenza dei rigori fa parte della partita, vincere o perdere ai rigori è parte (fondamentale!) del gioco e in definitiva, parafrasando Boskov, «partita finisce quando finisce serie rigori».

Ed è del tutto evidente, che una squadra deve essere pronta, in casi come questi, ad affrontare questa “sfida nella sfida” con la squadra avversaria, così come è stata in grado di tenerle testa durante tutto l’incontro. E servono molto probabilmente qualità, competenze, capacità, doti, rafforzate con l’allenamento (fisico, mentale) del tutto specifiche, magari completamente diverse da quelle messe in campo in uno scontro finito in parità dopo 120 minuti. Insomma, non è proprio per niente una casualità, non è affatto una lotteria.

2016_07_05-03 Conte

Sapete benissimo a cosa mi riferisco. Un applauso va a come il nostro “commissario tecnico” della Nazionale di calcio Antonio Conte, è riuscito a costruire e consolidare un gruppo di giocatori senza particolari talenti (a detta della stragrande maggioranza dei commentatori sportivi), così come va a una squadra che contro ogni pronostico (teoricamente inferiore a Belgio e Spagna, ad esempio) è arrivata alla solita sfida al cardiopalma nei quarti di finale del campionato europeo di calcio con la Germania campione mondiale. Ma lì, al termine di 120’ dove l’Italia ha giocato alla pari, rimontando una partita messa male, arriva il fatidico (vedi? ancora il fato di mezzo!) momento dei rigori. E la coesione della Nazionale si sfalda …

Riepilogo la situazione:

Germania-Italia al 45′ 0-0, al 90′ 1-1, al 120′ 1-1
Marcatori: Özil (G) al 20′, Bonucci (I) su rigore al 33′ del secondo tempo

Iniziano i calci di rigore.

  • Insigne (I) gol (2-1)
  • Kroos (G) gol (2-2)
  • È il turno di Zaza (I), appena inserito da Conte al posto di Chiellini, proprio perché esperto nel tirare i rigori. Entra “a freddo”, senza la possibilità di scaldarsi nella mischia della partita. Questa sostituzione è un errore di Conte? Il giocatore juventino fa una rincorsa comica saltellando come un pennuto (la scenetta è già un “meme” sul web): palla fuori (2-2)

2016_07_05-01 Zaza

  • ma il grande Gigi Buffon subito dopo para il tiro di Müller (G) (ancora 2-2)
  • Barzagli (I) gol (3-2)
  • Özil (G) palo, e siamo sul (3-2) con la palla a disposizione, potremmo andare sul (4-2) e sarebbe praticamente fatta
  • È il turno di Pellè (I) che si trova davanti Neuer, il portiere tedesco, che è il miglior portiere del mondo, campione del mondo in carica, 4 volte campione di Germania, già vincitore di una Champions League, una Supercoppa europea, un mondiale per Club e un europeo Under 21. «E – come descrive Matteo Grandi – invece di mettere il pallone a terra, farsi il segno della croce e tirare in porta con tutta la forza che ha in corpo, fa il bulletto con la stessa strafottenza di un tamarro che minaccia il buttafuori davanti all’Hollywood … e tira un rigore che neanche Conchita Wurst con le infradito». (fuori) (3-2)

Euro 2016, Germania vs Italia - Quarti di Finale

  • Draxler (G) gol (3-3)
  • E poi Bonucci (I) che probabilmente aveva già compiuto una prodezza (è un terzino …) angolando con precisione il rigore del pareggio nei tempi regolamentari: parato (3-3)
  • Ma nella “sagra degli errori” (altra locuzione calcistica) Schweinsteiger (G) spara alto (ancora 3-3)
  • Giaccherini (I) gol (4-3)
  • Hummels (G) gol (4-4)
  • Parolo (I) gol (5-4)
  • Kimmich (G) gol (5-5)
  • De Sciglio (I) gol (6-5); non finisce più, paralizzati davanti allo schermo abbiamo la sensazione di aver perso l’occasione della vita, arrivare in semifinale con i padroni di casa francesi sprofondando nella maledizione la “Mannschaft” (che mai ha vinto con noi in partite ai mondiali o agli europei!)
  • Boateng (G) gol (6-6); è una guerra di nervi e il dramma sta per sopraggiungere
  • Darmian (I) 26 anni (ancora un difensore) l’espressione spaventata di un giovane che non ha ancora molta esperienza: parato (6-6)
  • e poi Hector (G) gol (6-7)

2016_07_05-04 Hector

E la “maledizione dei rigori” aggiunge un altro episodio a una statistica che fa riflettere:

  • Europei Italia ’80: finale 3° posto, perdiamo ai rigori contro la Cecoslovacchia (al nono rigore, errore di Collovati)
  • Mondiali Italia ’90: fuori ai rigori nella semifinale con l’Argentina (Donadoni e Serena parati)
  • Mondiali USA ’94: battuti ai rigori in finale dal Brasile (sbagliano Baresi e Massaro e poi il famoso tiro in tribuna di Baggio)
  • Mondiali Francia ’98: fuori ai quarti di finale contro la Francia (sbagliano Albertini e poi una traversa di Di Biagio)
  • Europei 2000 in Belgio e Olanda: siamo noi a vincere ai rigori in semifinale contro l’Olanda (poi perderemo al “golden goal” in finale con la Francia).
  • Mondiali Germania 2006: ci ripetiamo contro la Francia nella finale di Berlino.
  • Europei 2008 in Austria e Svizzera: perdiamo ai rigori con la Spagna ai quarti di finale (errori di De Rossi e Di Natale).
  • Confederations Cup 2013 in Brasile: ancora perdenti contro la Spagna (sbaglia Bonucci …)

Ai rigori io conto 7 sconfitte contro 2 vittorie. Se non è una lotteria … è forse una sindrome? E se è una sindrome, la malattia va curata … 😦
… mentre De Gregori canta “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”  [La Leva Calcistica Della Classe ’68, Titanic – 1982].

Ride With Us 2. Venezia-Parigi in bici per il clima.

2015_11_12-04 COP21In bici per il clima: viaggio a tappe verso la conferenza sul clima di Parigi.

A Bolzano, breve pedalata collettiva e incontro all’EURAC sugli edifici ecosostenibili, 23 novembre 2015, ore 16:30-18:00.

Bolzano è un hub di eccellenza e innovazione per quanto riguarda l’edilizia ecosostenibile. Così — per il secondo anno consecutivo — la città entra a fare parte delle tappe dell’iniziativa Ride with us, un viaggio in bicicletta da Venezia a Parigi alla scoperta di persone e idee che affrontano il cambiamento climatico. Per la tappa bolzanina — lunedì 23 novembre — sono previsti una biciclettata in compagnia lungo la città e un evento pubblico, alle ore 17 all’EURAC, per raccontare come realizzare edifici più sostenibili e ridurre l’impatto ambientale delle nostre città.

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2015_11_12-05 libro PernigottiRide With Us” è un’impresa per l’ambiente e per lo sport. Il giornalista Daniele Pernigotti, accompagnato da altri 7 ciclisti, in 13 tappe raggiungerà Parigi, dove il 30 novembre prende il via la conferenza internazionale sul clima COP21. Lungo il percorso la carovana conquista compagni di viaggio e partecipa a eventi pubblici con esperti e scienziati per capire cosa si sta facendo (e cosa si dovrà fare) per contrastare i cambiamenti climatici.

A Bolzano il tour farà tappa lunedì 23 novembre, qui si parlerà di edilizia ecosostenibile in un evento pubblico all’EURAC alle ore 17. Gli edifici sono infatti tra i principali responsabili delle emissioni di CO2: in Europa si calcola che il loro impatto superi il 35% delle emissioni totali. La strategia energetica europea fissa target ambientali al cui raggiungimento gli edifici (di nuova generazione e opportunamente rinnovati) possono dare un significativo contributo: risparmio energetico del 27%, riduzione delle emissioni di gas serra del 40% e almeno il 27% dei consumi coperti da fonti rinnovabili.

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Ma cosa può fare il singolo cittadino? Nell’incontro all’EURAC gli esperti racconteranno le soluzioni che abbiamo a disposizione — dalla semplice ottimizzazione del controllo degli impianti, agli investimenti in sistemi di ventilazione o di auto-produzione dell’energia — e quali strumenti possiamo usare già da oggi, come ad esempio il catasto solare dell’Alto Adige, la web app che permette di capire dove conviene installare i pannelli solari. Interverranno all’incontro, oltre al giornalista Pernigotti, Roberto Lollini, esperto di efficienza energetica negli edifici dell’Istituto per le Energie Rinnovabili dell’EURAC, e Ulrich Santa, direttore dell’Agenzia per l’Energia Alto Adige — CasaClima. Modera Carlo Battisti, del Cluster Edilizia del TIS innovation park.

Prima dell’appuntamento all’EURAC si può accompagnare la carovana di ciclisti durante gli ultimi chilometri del percorso (dal Parco delle Semirurali all’EURAC). Il punto di incontro è il Parco delle Semirurali alle ore 16.30.
Maggiori informazioni: Giovanni Blandino, giovanni.blandino@eurac.edu, Tel. 0471 055 054

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RIDE WITH US – PEDALIAMO PER L’AMBIENTE

Lunedì 23 novembre, Bolzano.
Tappa tematica: edifici ecosostenibili

Ore 16.30
Dove: Ciclabile all’altezza del Parco delle Semirurali
Accoglienza e pedalata di gruppo lungo la ciclabile verso l’EURAC

Ore 17 – 18
Dove: EURAC, Viale Druso 1
Chiacchierata sul tema “L’impatto degli edifici sul cambiamento climatico
Con:

  • Roberto Lollini, esperto di efficientamento
    energetico, EURAC
  • Daniele Pernigotti, giornalista ambientale e
    ciclista per l’ambiente
  • Ulrich Santa, direttore Agenzia per l’Energia Alto Adige – CasaClima
  • Modera: Carlo Battisti, TIS innovation park

Perché l’Italbasket perde sempre con la Lituania?

E’ il nostro spauracchio, e abbiamo perso di nuovo. Ma come nasce la maledizione della nazionale lituana di pallacanestro? Quando la Lituania era indipendente (1918-1940) la nazionale lituana partecipò all’Eurobasket 1937 e 1939, vincendoli entrambi. Dopo che la Lituania venne inglobata nell’URSS (1946-1991) il blocco “lituano” all’interno della nazionale fu sempre decisivo, con giocatori come Valdemaras Chomičius, Rimas Kurtinaitis, Šarūnas Marčiulionis, Arvydas Sabonis. Quella sovietica è la seconda migliore nazionale della storia del basket dopo gli Stati Uniti, con 2 ori olimpici nel periodo “lituano”, 3 mondiali e 14 ori europei (di cui 8 di fila negli anni 1957÷1971). Dopo il crollo del muro di Berlino, la Lituania del basket ha vinto un europeo nel 2003, poi un paio di secondi posti nelle ultime due edizioni e un terzo posto nel 2007. Inoltre, un terzo posto ai mondiali del 2010 e tre terzi posti di fila alle Olimpiadi del 1992, 1996 e 2000. Insomma, sicuramente un’ottima squadra, ma non invincibile. Se l’URSS non poteva fare a meno dei lituani, la Lituania da sola non riesce a ripercorrere lo strapotere dello squadrone sovietico.

2015_10_02-03 Lithuania BasketMa noi non riusciamo a batterla. La nazionale lituana di basket non perde da undici anni contro l’Italia. 8 vittorie su 8 incontri nelle fasi finali degli Europei. Questa volta a Lille, in Francia, il 16 settembre abbiamo perso 95-85, dopo aver tenuto testa a testa fino ai supplementari. La volta precedente vinsero 81-77, era il 19 settembre 2013 e si giocava anche in quel caso un quarto di finale dell’Europeo. “Mi sono rotto le balle di perdere!” – dice Danilo Gallinari.

Contro i lituani è andata comunque in scena una delle partite più belle della storia azzurra. La semifinale delle Olimpiadi di Atene 2004, una raffica di triple di Basile, Galanda e Pozzecco, che ha portato al 100-91 finale e alla storica qualificazione alla finale a olimpica, poi persa contro l’Argentina. E qui, nell’intervista a Gianmarco Pozzecco, c’è qualche elemento, sotto traccia che contiene il segreto della vittoria; anche contro la “bestia nera”.

La Lituania ha 3,3 milioni di abitanti (l’Italia 60,7 milioni, 18 volte tanto) e un quinto della superficie del nostro paese. I nazionali di basket provengono soprattutto dalle squadre di Vilnius e Kaunas, che si sono spartite tutte le edizioni finora disputate del campionato, dal 1993 in poi (17 scudetti per lo Žalgiris Kaunas, 5 per lo Lietuvos rytas). La stella è Jonas Valanciunas: il centro dei Toronto Raptors è l’unico rappresentante NBA del gruppo.

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Marco Belinelli

Nella nazionale italiana giocano ben quattro cestisti NBA: Luigi Datome, 27 anni (ex Boston Celtics) – peraltro infortunatosi durante l’europeo, Danilo Gallinari, 27 anni (Denver Nuggets), Andrea Bargnani, 29 anni (Brooklyn Nets) e Marco Belinelli, 29 anni (Sacramento Kings) primo e unico italiano ad aver vinto il titolo NBA, nella stagione 2013-2014 con i San Antonio Spurs. La nazionale non ha mai avuto un tasso tecnico così alto. Ma il tempo passa … riusciremo mai a batterli davvero?

PS – (commento di Andrea Fronk, 04.10.2015): perché la Lituania è una squadra che vive di organizzazione, dove ognuno ha un compito preciso da svolgere. Ogni giocatore porta un mattoncino per costruire il risultato, tutti sono importanti e nessuno è essenziale. Ognuno sa fare poche cose, ma alla perfezione. L’Italia vinse ad Atene con qualcosa come 19 triple, statistiche che capitano una volta ogni 20 anni e con un gioco frutto del solo talento individuale: a parità di talento, a quei livelli, è l’organizzazione a fare la differenza in una competizione (su singola gara possono ancora essere decisive le giocate dei singoli). Senza contare che in Lituania il basket conta quanto il Dalai Lama per un tibetano!

Roger Bannister.

When impossible suddenly becomes possible.

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2015_04_22-02 BannisterSir Roger Gilbert Bannister, (born 23 March 1929) is an English former athlete, physician and academic, who ran the first sub-four-minute-mile. In the 1952 Olympics in Helsinki, Bannister set a British record in the 1500 metres, but did not win the medal he expected. The humiliation strengthened his resolve to be the first 4-minute miler. He achieved it on 6 May 1954 at Iffley Road Track in Oxford, with Chris Chataway and Chris Brasher providing the pacing. When the announcer declared “The time was three…”, the cheers of the crowd drowned-out the details of the result, which was 3 min 59.4 sec.

2015_04_22-03 BannisterBannister’s record lasted 46 days. Just 46 days later on 21 June in Turku, Finland, Bannister’s record was broken by his rival Landy with a time of 3 min 57.9 s, which the IAAF ratified as 3 min 58.0 s due to the rounding rules then in effect. More notable was that he had reached this record with so little training, while practising as a junior doctor [source: Wikipedia].

Breaking paradigms, creating new models.

Roger Bannister’s example was mentioned by Amanda Sturgeon (Executive Director at the International Living Future) during the REGENERATION conference last Saturday in Dro, Italy as a metaphor of the innovation inside the Living Building Challenge approach. This reminded me of the curve of diffusion of innovations described by Everett Rogers.

2015_04_22-04 innovators