Archivi tag: smart cities

M’ama non m’ama. I Petali di Living Building Challenge 3.0 a Rovereto.

Un “Living Future” è sbocciato a Rovereto. Non mancate la prima tappa del viaggio che cambierà l’ambiente costruito che ci circonda.

7 incontri tematici dal 16.12.2015 al 23.11.2016 a Rovereto (TN).

2015_12_09-01 Petals

Living Building Challenge Collaborative: Italy propone, a partire da mercoledì 16 dicembre, 7 incontri di discussione sui principi del protocollo Living Building ChallengeSM con la presentazione di volta in volta dei “Petali” (le categorie prestazionali di sostenibilità di LBC), il contributo da parte di un esperto sul tema, con riferimento ai regolamenti locali, le pratiche e le tecnologie collegate al tema del petalo, e una discussione aperta con i partecipanti su come sia possibile introdurre i principi di LBC nella pratica progettuale e costruttiva, anche lavorando sulle “policy” esistenti.

2015_12_09-03 LBC Postcard

Tutti gli appuntamenti si terranno  di mercoledì dalle ore 16.00 alle 18.00 presso Progetto Manifattura, Piazza Manifattura 1, 38068 Rovereto (Trento, Italia). Gli incontri prevedono la moderazione di Carlo Battisti, ingegnere, e Paola Moschini, architetto, titolari di Macro Design Studio, ambasciatori LBC e facilitatori del Living Building Challenge Collaborative: Italy. La formula degli incontri è 30’+30’+30’+30′: 30 minuti registrazione e networking, 30′ spiegazione dei requisiti del “Petalo”, 30′ presentazione da parte di un esperto delle tecnologie e delle “policy” legate alla tematica del petalo, 30′ discussione con i partecipanti su come applicare LBC nella pratica.

La partecipazione è gratuita a posti limitati (max 30 partecipanti), si richiede però per motivi organizzativi l’iscrizione su Eventbrite al seguente link. Per l’intero ciclo di incontri vengono riconosciuti 14 crediti formativi (2 per ogni incontro) presso il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC). Ogni incontro è inoltre valido per 1,5 crediti LFA.

2015_12_09-02 Advocacy
Questo il programma degli incontri:
“M’ama non m’ama. I Petali di Living Building Challenge 3.0 in sintesi”:

  • Petalo PLACE – Mercoledì 16 dicembre 2015
  • Petalo WATER – Mercoledì 17 febbraio 2016
  • Petalo ENERGY – Mercoledì 18 maggio 2016
  • Petalo HEALTH AND HAPPINESS – Mercoledì 15 giugno 2016
  • Petalo MATERIALS – Mercoledì 21 settembre 2016
  • Petalo EQUITY – Mercoledì 19 ottobre 2016
  • Petalo BEAUTY – Mercoledì 23 novembre 2016
Scarica qui il programma completo. Maggiori informazioni qui.
Posti limitati. Iscrizioni su Evenbrite qui.
Pagina Facebook
Twitter @LBCItaly
2015_12_09-04 Equity

Seeing Calvino.

Illustrations of Calvino’s Invisible Cities.

Seeing Calvino is an attempt by the artists Leighton Connor, Matt Kish and Joe Kuth to “see,” through the creation of illustrations responding to and exploring the ideas in the texts, the work of writer Italo Calvino. The tumblr began in April 2014 with illustrations of Calvino’s Invisible Cities. A new illustration has been posted every Wednesday. They have now reached the last of the 55 Invisible Cities described in Italo Calvino’s book.

2015_05_15-06 Andria

Andria (Joe Kuth)

The book explores imagination and the imaginable through the descriptions of cities by an explorer, Marco Polo. The book is framed as a conversation between the aging and busy emperor Kublai Khan, who constantly has merchants coming to describe the state of his expanding and vast empire, and Polo. The majority of the book consists of brief prose poems describing 55 cities, apparently narrated by Polo. Short dialogues between the two characters are interspersed every five to ten cities and are used to discuss various ideas presented by the cities on a wide range of topics including linguistics and human nature. The book is structured around an interlocking pattern of numbered sections, while the length of each section’s title graphically outlines a continuously oscillating sine wave, or perhaps a city skyline. The interludes between Khan and Polo are no less poetically constructed than the cities, and form a framing device that plays with the natural complexity of language and stories [Wikipedia].

2015_05_15-05 Theodora

Theodora (Leighton Connor)

Over the nine chapters, Marco describes a total of fifty-five cities. The cities are divided into eleven thematic groups of five each:

  1. Cities & Memory
  2. Cities & Desire
  3. Cities & Signs
  4. Thin Cities
  5. Trading Cities
  6. Cities & Eyes
  7. Cities & Names
  8. Cities & the Dead
  9. Cities & the Sky
  10. Continuous Cities
  11. Hidden Cities
2015_05_15-07 Octavia

Octavia (Joe Kuth)

2015_05_15-08 CalvinoItalo Calvino (15 October 1923 – 19 September 1985) was an Italian journalist and writer of short stories and novels. His best known works include the Our Ancestors trilogy (1952–1959), the Cosmicomics collection of short stories (1965), and the novels Invisible Cities (1972) and If on a winter’s night a traveler (1979). Lionised in Britain and the United States, he was the most-translated contemporary Italian writer at the time of his death, and a noted contender for the Nobel Prize for Literature.

«Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.  D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda» -Marco Polo

my Calvino’s books collection …

Perdere la sabbia.

Cosa vuol dire “approccio sistemico”? Un approccio sistemico si basa su una visione complessiva ed integrata della realtà. E’ evidente che un processo decisionale su cruciali questioni ambientali, sociali ed economiche per lo sviluppo di un territorio debba basarsi su un approccio di questo tipo. Un caso esemplare lo racconta Edoardo Vigna su Sette del Corriere della Sera del 20.03.2015 (Sabbie troppo mobili) che riporto integralmente di seguito.

2015_03_25-01 Narendra_D_Modi

Narendra Modi

Il piano di sviluppo abitativo annunciato dal primo ministro Narendra Modi – 590 milioni di indiani (quasi la metà) urbanizzati entro il 2030 – comporta un boom edilizio che richiede sabbia in quantità. Ne derivano il degrado sistematico dell’ambiente (alveo dei fiumi, estrazione di rocce da frantumare) e il crimine più o meno organizzato (Sand Mafia) che si alimenta con la sabbia rubata di frodo, in assenza di una vera e propria regolamentazione nazionale. Per risolvere un macro problema (sociale – la casa, se volete anche economico – la ripresa delle costruzioni) se ne creano immediatamente altri ancora più macro e difficilmente riparabili (ambientale – lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, sociale – l’illegalità e pure economico – uno sviluppo disorto del mercato). Ancora una volta, basterebbe partire dal principio che la Terra (o la terra, intesa come territorio, ambiente, natura) non è nostra e come tale andrebbe considerata.

2015_03_25-02 Sand Mafia

Il boom edilizio richiede montagne di sabbia, l’estrazione rovina i fiumi e scatena il crimine

Ogni mattina, Pralath Matre si tuffa in uno dei fiumi che circondano la megalopoli Mumbai. Entra nell’acqua torbida, ci racconta Baba Umar di Al Jazeera, anche 300 volte al giorno, e ne riemerge con un secchio di sabbia. Si è anche ammalato per l’inquinamento — dermatiti, infiammazioni agli occhi, al naso, alle orecchie — per 800 rupie, 11,60 euro, al giorno. «Dieci anni fa, gli scarichi industriali hanno ucciso il pesce, e i pescatori si sono trasformati in cacciatori di sabbia. Ma ora, anche questa sta diminuendo rapidamente», ha detto, preoccupato.

Moltissimi sono gli indiani impiegati, nei corsi d’acqua di tutto il subcontinente, nella raccolta della sabbia. Ingrediente indispensabile alla febbre da costruzioni che ha colpito l’India. Alimentata anche dal primo ministro Narendra Modi, che ha annunciato un piano per sviluppare, nei prossimi anni, «100 Smart Cities, pari alla creazione di una “nuova Chicago” ogni 12 mesi». Se il piano funziona, 590 milioni di indiani (la metà dell’attuale popolazione) entro il 2030 sarà urbanizzata. Sempre che ci sia sabbia abbastanza per dare loro asilo in un palazzo di città. A sollevare i dubbi è P. R. Swarup, direttore generale del Construction Industry Development Coincil. Alla velocità attuale con cui vengono su gli edifici, la risposta sembra una sola: «Serve un naturale sostituto della sabbia naturale». Per esempio, quella creata artificialmente con lo sbriciolamento delle rocce.

2015_03_25-03 Yamuna

Taj Mahal in Agra on the banks of Yamuna

La realtà è tutta diversa. E più preoccupante. Perché, come sempre, a grandi interessi corrisponde subito grande illegalità. Se l’India consuma 500 milioni di tonnellate di sabbia estratta legalmente, infatti, ambientalisti e ricercatori sospettano una cifra pari a diversi multipli per quella rubata di frodo. Anche perché non esiste una vera e propria regolamentazione. Così, varie organizzazioni ecologiste hanno cominciato a combattere perché questa venisse adottata, nonostante le minacce subite dalle organizzazioni criminali — la Sand Mafia — che traggono ricchezza dalla deregulation.

L’effetto immediato della “corsa alla sabbia” è il depauperamento dei fiumi e lo squilibrio geologico: il corso dello Yamuna, importante affluente del Gange, e del fiume Sutlej, nel Punjab, sono stati già pesantemente alterati, così come sono stati saccheggiati anche il Gange stesso e il Narmada. La soluzione potrebbero essere le “M-sand” (m sta per manufactured), ricavate dalle rocce, anche se c’è chi ancora esprime perplessità sulla loro tenuta nelle costruzioni sul lungo periodo. E poi c’è la soluzione “riciclo” di cemento inutilizzato. Resta il fatto che, intanto, Sand Mafie e costruttori legali sono idrovore senza fondo. E una “casa per tutti” rischia di essere un progetto costruito su sabbie troppo mobili.

[Edoardo Vigna, Corriere della Sera – Sette 20.03.2015]

Highlights from the Innovation Festival | Day #3.

In tre giorni circa 18.000 presenze per l’Innovation Festival, ben oltre le aspettative (nel 2012 furono 25.000 ma c’era la Lunga Notte della Ricerca, che ha cadenza biennale e quest’anno non c’era). 460 persone per Philippe Daverio, 300 per il ministro per l’istruzione Maria Chiara Carrozza, 250 circa per Jessica Jackley, Carlo Ratti, Alberto Tomba, e così via.

Stampa di fax a pagina intera

BBT Brenner Basistunnel

Sabato pomeriggio gli interessanti interventi sui grandi progetti europei e su come il coinvolgimento pubblico sia praticamente indispensabile per il loro successo. Ne hanno parlato al Museion in ‘Mumbai, Francoforte, Alto Adige‘ Eva-Maria Börschlein, Johann-Dietrich Wörner e Konrad Bergmeister. Eva-Maria Börschlein dirige il progetto delle cooperazioni culturali BMW Guggenheim Lab e ha avviato innovativi progetti di sviluppo urbano in città come Mumbai, Berlin o New York. Johann-Dietrich Wörner, presidente del centro tedesco per l’aeronautica e l’astronautica e responsabile per la mediazione nella costruzione dell’aeroporto di Francoforte ha sottolineato come possano essere soggetti ai conflitti i grandi progetti se i cittadini hanno la sensazione che si decida sopra le loro teste. Konrad Bergmeister, presidente del Tunnel di Base del Brennero, ha concluso l’evento parlando della costruzione del tunnel e dei diversi eventi di comunicazione per rendere partecipe la popolazione sulla questione. (Per un ulteriore approfondimento: news sulla rassegna stampa del Festival).

2013_10_02 immagine 02

Alexander M. Orlando intervistato da Carlo Massarini

L’atmosfera si è decisamente ‘scaldata’ con il successivo evento al Museion ‘Finanziare i rischi delle start-up‘ con la partecipazione di Alexander M. Orlando, il venture capitalist americano, fondatore, tra le altre della piattaforma InnoCentive. Una delle doti principali quando si presenta la propria idea a un venture capitalist è la sintesi: il progetto che viene presentato deve essere riassumibile nelle tre semplici fasi di valutazione, aggiustamento e implementazione. E si devono presentare forze e debolezze, essendo sinceri sulle proprie debolezze. L’investitore ha parlato anche dell’Italia, che giudica il Paese dove la mente ‘costa’ meno e che non permette gli investimenti, perché penalizza coloro che vogliono investire facendo riferimento alle barriere legislative che ostacolano l’affluire di capitali. Nell’evento, moderato da uno strepitoso Carlo Massarini (ma Vi ricordate Mister Fantasy?) si sono presentate anche alcune nuove start-up insediate nel TIS innovation park: Cartorender, Ecofarming, Hektros. (Per un ulteriore approfondimento: news sulla rassegna stampa del Festival).

2013_10_02 immagine 05

Carlo Ratti

Gran finale sabato sera, sempre al Museion (che si è rivelata una ‘location’ molto piacevole, elegante e funzionale) con Carlo Ratti, architetto e ingegnere responsabile del SENSEable City Lab al MIT di Boston. Ratti ha rappresentato in un decalogo, attraverso i progetti sviluppati all’MIT, come potrebbe essere la smart city del prossimo futuro: 1. Partecipazione pubblica ‘2.0’ | Le persone segnalano in tempo reale i problemi della città in modo che le amministrazioni possano intervenire. Un esempio: Fix my transport (UK). 2. Servizi urbani e palmare | Prenotare un ristorante a NY con OpenTable oppure un taxi con Uber. 3. La città ci parla | Le etichette intelligenti sui prodotti ci informano sulla loro provenienza. Lo stesso vale per i rifiuti, il cui percorso può essere tracciato per ridurne l’impatto, con il progetto Trash | Track. 4. Mobilità intelligente | Sapere in tempo reale se c’è un ingorgo e avere la possibilità di cambiare strada, con Google Transit. O addirittura veicoli autonomi che procedono da sole intersecandosi agli incroci senza incidenti. 5. Nuovi modi di lavorare | Non è più necessario rimanere chiusi in ufficio, ora c’è la possibilità di creare spazi ibridi e vivere di più all’aria aperta, come nella città di Guadalajara (Mexico). 6. Fine delle barriere disciplinari | Sia le scienze che studieremo che gli spazi nei quali vivremo, saranno caratterizzati da una grande flessibilità. Aumenteranno le interferenze tra i vari settori e la multidisciplinarietà. 7. Energia | Scaldiamo le case di giorno e gli uffici di notte, quando ambedue gli spazi sono vuoti, è questo il grande paradosso. Quindi il tema del risparmio energetico, ottenuto anche attraverso termostati intelligenti come Nest, facile da installare e azionabile anche via telefono, così da consentire risparmi anche del 20% sulle bollette. 8. Università | Molti corsi di Harvard e dell’MIT sono già disponibili on-line sulla piattaforma edX, un’opportunità fino a poco tempo fa impensabile, che apre le possibilità di istruzione qualificata anche ai paesi emergenti e alle persone meno abbienti. 9. Le fabbriche in città | Produrre in modo localizzato, vicino al consumatore. Concentrare le energie su ciò che fa la differenza: l’invenzione., recuperando un’artigianalità grazie a tecnologie come le stampanti 3D. 10. Incontri ravvicinati | Le nuove tecnologie non sostituiscono la necessità di incontrarci. Sarà ancora così, con Skype e le altre tecnologie presenti ma invisibili.

Si chiude così un Innovation Festival pieno di idee e dedicato ai temi più importanti del momento, l’innovazione declinata attraverso la sostenibilità, la responsabilità sociale, la tecnologia, le connessioni (i ‘dot’ come direbbe Hitendra Patel) all’interno delle comunità.

2013_10_02 immagine 04

Jessica Jackley

Gli eventi più intensi? La testa mi dice lo scenario futuribile messo in scena per progetti da Carlo Ratti e il vivace dibattito tra Carlo Massarini, Fabio Lalli e Alexander M. Orlando. A parte la differenza sensibile tra Massarini e altri moderatori del Festival, è stato molto interessante prendere drasticamente atto che per sviluppare i progetti servono i soldi e che per i soldi bisogna convincere gli investitori. Ma prima di convincere gli investitori, gli startupper devono convincere se stessi, ovvero essere in grado nel modo più assertivo possibile di difendere e portare avanti la propria idea in modo efficace. Non abbiamo certo l’ecosistema dell’innovazione di una Silicon Valley ma il mondo delle start-up è cresciuto enormemente in questi 2-3 anni. Dobbiamo insomma (ancora A. Orlando) trovare una nostra dimensione e specificità puntando sui prodotti che siamo bravi a fare. Ma, tornando al mio ‘best of’ il cuore dice Jessica Jackley e Hitendra Patel. E per un motivo molto semplice, anche se declinato in due modi diversi: ‘passion’, passione. E’ quella che ho visto nell’entusiasmo della presentazione di Jessica e nella scoppiettante verve di Patel. Dico in due modi diversi perché la Jackley ha trasmesso l’energia di credere così fortemente nella propria missione e buttarcisi dentro anche a costo di errori pericolosi: con una formazione universitaria in filosofia e scienze politiche si è trovata a gestire l’innovazione finanziaria forse più interessante (e di certo sussidiaria) degli ultimi dieci anni. Ma l’abnegazione non basta, servono metodo scientifico e una chiara strategia di sviluppo. Ciò che possono dare le migliori scuole di business, come ha spiegato Hitendra Patel con una sequenza inesauribile di suggerimenti che hanno colpito nel segno: ‘Technology is an enabler for innovation, it isn’t innovation’. ‘Innovation is not Powepoint. Prototype, go straight to the market, talk to the client. That’s innovation !’ ‘Change + Value = Innovation.’ ‘You don’t need a crystal ball to predict the future … but megatrends may help you.’ ‘What characterizes italian innovation is the ‘feeling of things’. That makes the difference’. ‘Knowledge to apply is the knowledge (and education) you need to innovate.’

2013_10_02 immagine 01

Al prossimo Festival 😉

La visione di Tony.

Inspiring and empowering people to follow their passions to create a vibrant, connected urban core (Tony Hsieh).

2013_03_11 immagine 01Dalla sua fondazione nel 2009, Zappos è cresciuta fino a diventare il più grande negozio on-line di … scarpe. Nel luglio 2009 l’acquisizione da parte di Amazon per 1,2 miliardi $ (!). Alla guida di Zappos c’è Tony Hsieh, che sta spostando la sede della società da Henderson (Nevada) all’ex municipio di un sobborgo di Las Vegas, una della zone più depresse d’America. Si badi bene, non stiamo parlando della Las Vegas tutta luci, casinò, club, e hotel extra lusso, ma di un sobborgo con il maggior numero di pignoramenti degli US e con il tasso di disoccupazione più alto della nazione.

Image © Downtown Project

Image © Downtown Project

Non vi parlo oggi dello sviluppo incredibile di questa start-up, ma del progetto di riqualificazione urbana Downtown Project che Tony Hsieh e i suoi soci (non legati ad Amazon) si sono messi in testa di realizzare. 350 milioni $ di investimento per trasformare Las Vegas nella metropoli più ‘collettiva’ del mondo (the most community-focused large city in the world). La strategia è appunto ispirare e sviluppare il potenziale delle persone per seguire le loro passioni e creare un nucleo urbano vibrante e connesso. È un progetto che mira, tramite un fondo chiamato VegasTech Fund, a creare un eco-sistema, unico nel suo genere, fatto di aree residenziali, piccole attività economiche, centri di formazione, e start-up tecnologiche.

2013_03_11 immagine 05

Hsieh è intervenuto all’ultimo Verge a San Francisco il 12-13 novembre 2012. Verge è un programma itinerante di conferenze internazionali creato da GreenBiz, l’organizzazione guidata da Joel Makeower, che è attualmente a mio avviso la numero uno nella divulgazione della sostenibilità, anche tramite questi eventi fortemente interattivi. The city as a startup, questo il titolo della presentazione.

2013_03_11 immagine 03L’ispirazione di Hsieh proviene anche dal libro di Edward Glaeser, professore di economia ad Harvard, Triumph of the City, che dichiara quanto le città siano i luoghi più sani, green e ricchi (dal punto di vista culturale ed economico) per vivere. C’è una ricerca che sostiene ad esempio che ogni volta che la città raddoppia di dimensione, l’innovazione e la produttività per abitante crescono del 15% (mentre ciò non è vero per le aziende che si ingrandiscono, dove la produttività per impiegato si riduce).

When people live closely together, they interact more frequently which creates more opportunities for them to learn from each other.

Accelerate serendipity → Accelerate learning → Accelerate productivity and innovation

Image © Downtown Project

Image © Downtown Project

Nel caso di Downtown Project l’obiettivo è quello di attivare un circolo virtuoso tra aziende, città e comunità (l’eco-sistema di cui sopra), che si basa su 3 C:

1. Collisioni (collisions) ovvero le conversazioni casuali anche al di fuori del contesto lavorativo, che producono idee creative e che per fare ciò possono essere anche catalizzate. Hsieh fa l’esempio dell’attuale sede aziendale, dove all’inizio tutte le porte verso l’esterno erano aperte così che gli impiegati potessero defluire dall’edificio da ogni parte. Ora invece tutte le porte secondarie sono chiuse (spero non ci siano problemi in caso di incendio ! ..) e gli impiegati sono forzati così a uscire tutti dall’ingresso principale, aumentando enormemente la possibilità di ‘collidere’ tra di loro. Lo stesso tipo di intensificazione dei contatti può essere ricreata a livello di città, se la distribuzione planimetrica è progettata con questo obiettivo.

2. Formazione condivisa (co-learning) ovvero un tipo di formazione spontanea e auto-generata all’interno della comunità, ottenuta investendo in una miriade di piccole attività (small businesses) che aiutino a consolidare un senso di comunità e vicinato. E allora il fiorista potrebbe insegnare il suo modo di far marketing al gestore del bar che potrebbe spiegare il suo modo di relazionarsi con i clienti al … ecc. ecc. Tutti vicini, smart e interattivi … Un ulteriore modo per costituire una comunità forte e non un insieme di ‘isole’.

3. Comunità (community) ovvero la serendipità (serendipity) assunta a paradigma delle relazioni. Incontrare casualmente, magari in pausa pranzo, diverse persone che conosci, aiuta a creare un senso di famigliarità e di serendipità, il che contribuisce alla fine a rafforzare l’essenza della comunità.

2013_03_11 immagine 06

Tony Hsieh @ Verge SF

La città ideata da Tony non è certo la prima città volutamente pianificata, ce ne sono diverse; sembra essere però una delle poche ad avere una filosofia alla sua base, un genius loci, si potrebbe dire, utilizzando un’espressione mutuata nell’architettura.

Tony Hsieh @ Verge SF

L’aspetto infine più innovativo del progetto è quello di considerare Las Vegas (!) una possibile piattaforma per startup. La finalità è creare soluzioni per i temi sociali e ambientali, anche legate alla trasformazione urbana di aree, che, come questa, possono diventare luoghi ideali per vivere, lavorare e giocare. 4 i criteri per valutare e selezionare le idee di business proposte:

  1. Sei appassionato della tua idea?
  2. La tua idea contribuisce in qualche modo alla comunità?
  3. Sei in grado di realizzare la tua idea di business?
  4. Il tuo modello di business è sostenibile?

Una città insomma basata sulla propria comunità e un luogo di ispirazione, formazione, innovazione, produttività e, soprattutto … felicità. Più che il ROI (return on investment) interessa il … ROC (return on community).

Culture is to a Company as Community is to a City

Downtown project goals:

  • Live/Work/Play – Walking Distance
  • The Most Community-Focused Large City in the World
  • The Co-working Capital of the World

ROI vs. ROC

Instead of maximizing short-term ROI: Return On Investment. We focus on maximizing long-term ROC: Return On Community.

Accelerating Community, Learning & Serendipity

…will lead to…

Accelerating Happiness, Innovation & Productivity

2013_03_11 immagine 08In 1999, at the age of 24, Tony Hsieh (pronounced Shay) sold LinkExchange, the company he co-founded, to Microsoft for $265 million. He then joined Zappos as an advisor and investor, and eventually became CEO, where he helped Zappos grow from almost no sales to over $1 billion in gross merchandise sales annually, while simultaneously making Fortune Magazine’s annual ‘Best Companies to Work For’ list. In November 2009, Zappos was acquired by Amazon.com in a deal valued at $1.2 billion on the day of closing. In addition to his responsibilities as CEO of Zappos.com, Hsieh is leading the ‘Downtown Project‘, a group committed to transforming downtown Las Vegas into the most community-focused large city in the world.  This transformation includes the relocation of the Zappos offices from Henderson, Nevada to what was the old City Hall in downtown Las Vegas. (from http://www.greenbiz.com).

Qui il video della presentazione di Tony Hsieh a Verge SF, 13.11.2012.

Citymart.com. Il mercato delle soluzioni ai problemi delle metropoli.

Citymart.com connects cities and solution providers to improve the lives of citizens around the world.

PrintCitymart.com, sottotitolo ‘la piazza del mercato per le città’ (marketplace for cities) è una piattaforma che mette in collegamento le principali città del mondo, con i loro problemi, spesso analoghi, e una platea vasta (tanto quanto il web lo consente) di aziende fornitrici di prodotti già sul mercato in grado di risolvere almeno in parte quei problemi. I presupposti di partenza sono i seguenti: meno del 20% delle città  comunica adeguatamente i propri problemi e conosce al massimo il 10% delle soluzioni disponibili. Per contro, c’è una sfiducia generale, da parte di almeno il 90% degli amministratori pubblici, riguardo alle informazioni commerciali diffuse dalle aziende produttrici.

LLGA3013_logoIl sistema ideato da Citymart.com è abbastanza semplice, ma di un’efficacia sorprendente, grazie alla potenza della comunicazione via web, e mira a mettere in collegamento municipalità e aziende fornitrici. Tramite il concorso annuale LLGA Cities pilot the future (dove LLGA sta per Living Labs Global, associazione non-profit creata nel 2008 in Danimarca e da novembre 2012 inglobata nel marchio Citymart.com) le principali città del mondo sono chiamate in una prima fase a manifestare sulla piattaforma web le loro principali problematiche. Chiusa la fase di ‘annunci’, viene aperto il concorso ai fornitori di prodotti e servizi in tutto il mondo, che propongono, sempre sulla stessa piattaforma, soluzioni ai problemi precedentemente evidenziati. Il livello di partecipazione è enorme.

Le città sono 22, per una popolazione complessiva di 200 milioni di abitanti; ecco di seguito la lista delle metropoli, con i loro problemi urgenti, chiamati nel concorso (giustamente) opportunities for innovation:

  • Aalborg, Denmark | Traffic congestion, early warning system
  • Barcelona, Spain | Regenerate neighbourhoods using vacant spaces
  • Boston, USA | Rethinking road castings
  • Christchurch, New Zealand | Transformational lighting system
  • Eindhoven, The Netherlands | Data Exchange on public facilities and activities
  • Fukuoka, Japan | Smart international convention destination
  • L’Hospitalet, Spain | Monitoring food to improve life for seniors
  • Lagos, Nigeria | Networked standalone contents hotspots
  • Lavasa, India | Social uplift and empowerment
  • London, UK | Energy and greenhouse gas measurement
  • Maringa, Brazil | Sustainable urban mobility
  • Mexico City | Digital tools for better, healthier ageing
  • Oulu, Finland | Encourage visitor engagement through technology
  • Paris, France | Making outside seating areas more resilient
  • Rio de Janeiro, Brazil | Accessible healthcare in intelligent cities
  • Rosario, Argentina | Green homes network
  • San Francisco, USA | Storm response coordination tool
  • Sant Cugat, Spain | Smart cityscape – maximising existing resources
  • Sheffield, UK | Capturing and distributing industrial heat
  • Tacoma, USA | Sustainable return on investment tool
  • Terrassa, Spain | Connecting people to progress
  • York, UK | Reducing health inequality in work

2013_03_04 immagine 05

Come si vede, molte opportunità legate alla salute, alla casa, al traffico, al turismo, con l’impiego di tecnologie ICT. Diverse città spagnole (la sede di Citymart.com è a Barcelona), inglesi, americane, ma in genere distribuite in tutto il mondo e con problematiche simili oppure, in alcuni casi molto specifiche (si pensi ad esempio al recupero del calore prodotto dalle industrie di Sheffield).  Per ogni città, una scheda descrive le caratteristiche generali della città e i presupposti e obiettivi principali della problematica evidenziata. Se è rilevante il numero delle città e della popolazione coinvolta, impressionante è quello delle aziende fornitrici che hanno partecipato alla seconda fase, ‘postando’ la descrizione dei loro prodotti innovativi, sulla piattaforma del concorso. 1182 (!) prodotti e servizi innovativi sviluppati da aziende di 43 paesi diversi, con prevalenza di Spagna (85 prodotti), USA (64), UK (43), Olanda (38), Cina (35), Svezia (27) e Italia (26). Attualmente è in corso quindi la fase di valutazione dei prodotti presentati, che sono visibili in una vetrina on-line e selezionabili per tags relativi alla tematica, al tipo di soluzione, alle caratteristiche, alla nazionalità, ecc.

In sintesi, il concorso si sviluppa quindi secondo queste fasi

  1. Cities present opportunities for innovations to improve the lives of their citizens. (Lista delle problematiche urbane).
  2. Solution providers present their innovations for evaluation by cities. (Partecipazione delle soluzioni innovative proposte dalle aziende).
  3. Cities select the most promising solution providers to meet for a 3-day event in San Francisco. (Scelta delle soluzioni più interessanti dalle quali premiare le migliori in un evento di 3 giorni a SF, 14-16 maggio 2013).
  4. The best solutions are implemented as pilots in participating cities. (Sperimentazione delle soluzioni nelle città, in un periodo di 18 mesi).
  5. Cities exchange results, make better investments and improve lives. Solution providers validate their products, extend their global exposure and enter new markets. (Confronto finale sui risultati e allargamento – auspicato – del mercato per i prodotti vincenti).

Per ogni città ci sarà quindi un prodotto vincitore. Ecco un vincitore del concorso del 2011, la soluzione CitySolver per i problemi di traffico della città di Barcelona.

Boston: rethinking road castings

Boston: rethinking road castings

Un esempio di soluzione proposta quest’anno (valida per risolvere i problemi delle strade di Boston)? Il chiusino stradale Kio dell’azienda bresciana Polieco, innovativo, leggero e ‘green’. Tradizionalmente i chiusini (detti più comunemente tombini) sono realizzati in ghisa e hanno una serie di svantaggi: il consumo di risorse ambientali, l’energia impiegata per produrli, il peso, il costo. Non ultimo il fatto che ormai in diverse città italiane spesso vengono rubati (ovvero rimossi, con problemi di sicurezza facilmente immaginabili) per essere rivenduti, con un tornaconto ben misero (pochi € a fronte di un costo per le amministrazioni pubbliche di 150-200 €/cadauno).

2013_03_04 immagine 04L’ambizione di Polieco è di rimpiazzare in tutto il mondo i chiusini in ghisa con un nuovo chiusino brevettato in materiale composito che pesa il 70% in meno (con vantaggi anche di tipo ambientale), con resistenze meccaniche analoghe (da 12,5 a 40 tonnellate, secondo la norma EN 124:1994), facile da montare e meno rumoroso, installabile sia lungo i marciapiedi che sulle autostrade, con una maggiore planarità e idoneo quindi anche per percorsi ciclabili. Se Kio vincerà il concorso, i prossimi ‘tombini’ di Boston saranno ‘Made in Italy’ …