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Chi ha detto che nelle costruzioni non si innova ?!

L’innovazione è considerata una chiave fondamentale per il successo aziendale. Tra il 2012 e il 2014 sono state 908 le imprese altoatesine con 10 o più addetti che hanno svolto attività di innovazione (anche chiamate imprese innovative). Tale cifra è pari al 44,2% dell’universo considerato (2.053 imprese). Vengono considerate imprese con attività innovative tutte le imprese che hanno dichiarato di aver introdotto innovazioni di prodotto, servizio o processo oppure svolto attività finalizzate all’introduzione di tali innovazioni. Vengono inoltre incluse in tale definizione anche le imprese con attività che implicano innovazioni di tipo organizzativo e di marketing. Delle imprese considerate, 630 (30,7%) hanno introdotto almeno un nuovo prodotto, un nuovo servizio o un nuovo processo produttivo o intrapreso attività innovative e quindi si possono definire imprese innovatrici.

È quello che si evince dal notiziario ASTAT “Innovazione nelle imprese 2012-2014” pubblicato l’01.06.2017. Nel triennio 2012-2014 il 30,7% delle imprese altoatesine con almeno 10 addetti ha introdotto sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno un’innovazione, o ha avviato un’attività di innovazione. Nel 2014 la spesa complessivamente sostenuta dalle imprese locali per le attività innovative è pari a 199 milioni di euro, che corrisponde in media all’1,7% del fatturato registrato nello stesso anno e a 4.550 euro per addetto.

Il settore delle costruzioni non se la passa poi così male con l’innovazione, con il 18,6% di imprese innovatrici. La percentuale invece di imprese con innovazioni organizzative o innovazioni di marketing nello stesso settore è pure del 18,6%. Le costruzioni prevalgono addirittura se si considerano solo le imprese che hanno introdotto innovazioni di prodotto, servizio o processo. A livello provinciale, come anche a livello nazionale, emerge chiaramente la tendenza delle imprese innovatrici ad innovare sia i prodotti (o servizi) che i processi di produzione. Il 47,3 % delle imprese delle costruzioni ha scelto questo tipo di innovazione congiunta.

Osservando la suddivisione della spesa nei settori economici si nota che, mentre per l’Industria in senso stretto la spesa più rilevante si riferisce alla spesa per la R&S intra-muros (50,6%), per le Costruzioni è più consistente l’esborso per l’acquisto di macchinari e impianti innovativi (50,9%).

Nel triennio 2012-2014 il 44,7% delle imprese innovatrici altoatesine ha dichiarato di aver beneficiato di un finanziamento pubblico per l’innovazione, proveniente soprattutto da amministrazioni locali o regionali (40,6%). Il settore in cui le imprese ricevono maggiori sovvenzioni risulta quello dell’Industria in senso stretto, con il 59,0% di imprese beneficiarie. Seguono le imprese attive nelle Costruzioni (43,4%).

Interessante è il dato sulla cooperazione per l’innovazione. I partner preferiti sono stati i fornitori di attrezzature, materiali, componenti o software (51,1%), seguiti da consulenti, istituti di ricerca o laboratori privati (scelti dal 42,6% delle imprese cooperanti). Il 28,0% si è affidato alla cooperazione con imprese concorrenti, il 26,8% ha collaborato con altre imprese appartenenti allo stesso gruppo, mentre il 17,1% ha stretto delle partnership con i propri clienti. (L’approccio all’innovazione attraverso i gruppi di lavoro di IDM pare quindi coerente in questo senso).

Assolutamente incoraggiante infine, a mio avviso, il dato sull’efficacia dell’innovazione. Nel 2014 in Alto Adige il fatturato delle imprese innovatrici derivante dalla vendita di prodotti e servizi nuovi (sia per l’impresa sia per il mercato) ammonta al 18,5% del loro fatturato totale. Sia questo risultato che quello precedente sulla cooperazione sono 4-5 punti % superiori alle medie nazionali. L’incidenza nel fatturato dei prodotti-servizi nuovi per il settore delle Costruzioni è del 12,1%. Considerando anche la quota di fatturato che si investe in innovazione – per il settore delle costruzioni – a fronte di un investimento dello 0,9% di fatturato in innovazione, si ha un ritorno economico, derivante dai nuovi prodotti, pari al 17,6% del volume d’affari (!).

Maggiori dettagli qui nel notiziario ASTAT.

REGENERATION rocks!

A “Rocky Station” for REGENERATION

Good also the second one, one might say, after the conclusion of REGENERATION 2016 which repeats, after one year, the success of the European design competition by Macro Design Studio in collaboration with the International Living Future Institute (ILFI), that promotes the Living Building philosophy, the most rigorous standard in the world for sustainability of the built environment. REGENERATION is not just a design contest, it is a multi-disciplinary experience, a real evolutionary path bringing through the technical challenge of Living Building Challenge the best young architects and engineers from all over Europe to face the future of our communities, by combining with a systemic approach to the problems a creative freedom with a robust technical competence.

2016_04_21-02 team blueThe competition among the projects of the three international teams was so heated, that the international jury composed of Amanda Sturgeon, chairwoman of ILFI, Michele Stramandinoli, of Inarcassa Foundation and Giulia Peretti of Werner Sobek Green Technologies encountered difficulties in choosing the winner. So, at the end of the 64 hours workshop, it was the “Rocky Mountain” project of the YELLOW team (composed by Jernej Markelj, architect of Ljubljana, Cinzia Polesini, architect of Rome, Zuzana Prochazkova, engineer from Bratislava, Marco Scarlini, engineer from Modena and Cecilia Tosto, architect of Catania) to take home the € 3,000 prize offered also this year by the Italian Foundation of freelance Architects and Engineers.

2016_04_21-06 Rocky StationThe renovation project of the decayed bus station building in Arco presented by the yellow team combines highly sustainable performances (LBC design requires a building environmental impact equal to zero) with an interesting redevelopment of the surrounding area (another need expressed by the Municipality of this Alto Garda city). Why ‘Rocky’? Because one of the strong ideas of the winning project is the construction of a climbing wall adjacent to the building (a pastime while waiting the coach?), designed to ideally connect the local transport hub with the beautiful cliffs and the sporty vocation of Arco.

2016_04_21-03 Amanda SturgeonThe award ceremony of Saturday, April 16 afternoon was the final event of the three days in Central Fies dedicated to a regenerative approach, beyond a mere sustainability for buildings and communities. Principles that have been presented and discussed in the event of the morning, REGENERATION. The Conference, where Amanda Sturgeon described how ILFI is currently focusing on the transparency of manufacturing companies (Declare is de facto an ingredient label for construction products, which prefigures an epochal revolution) and how to switch from building to ‘living communities’ certification . Martin Brown, a prominent UK figure of sustainability, then told us about the growth of the first project in UK that will achieve the LBC certification. Emanuele Naboni, Italian professor at KADK, Faculty of Architecture of Copenhagen, led some examples of architectural solutions designed for extreme environments (from the Amazon to the Arctic). In closing, the testimony of the winning team of REGENERATION 2015, with the “Proud to be zero” project, regarding the redevelopment of the city library building in Dro.

2016_04_21-05 Stazione ArcoAlso this REGENERATION edition showed that a zero impact redevelopment project of a public building is not only technically feasible, but it can start positive energies such as to stimulate the regeneration of a whole community. With the added complication this year of an intervention on a historic building bound by the local Conservation Authority, which has greatly restricted the space for participants’ manoeuvre.

To thank individually all the people, companies and institutions that have collaborated in 2016 REGENERATION would require too much time; we send a huge thanks to everyone. Without so a choral participation and commitment REGENERATION simply wouldn’t exist.

The thing always happens that you really believe in; and the belief in a thing makes it happen’.- Frank Lloyd Wright.

Si salva chi cambia.

Fuori dal tunnel solo chi fa innovazione.

Innovazione: è questa la chiave per crescere, superare la crisi e riuscire a competere in un mercato che richiede prestazioni sempre più elevate. Ne sono convinti i Giovani imprenditori edili dell’ANCE, che hanno ragionato su questo tema nel corso del loro XVI Convegno nazionale, “Oggi è già domani”, che si è svolto l’8 maggio 2015 alla Triennale di Milano.

A supportare le tesi dei Giovani i risultati di una ricerca realizzata per l’occasione dal Centro Studi dell’ANCE sulle trasformazioni che la crisi ha imposto all’organizzazione dell’attività d’impresa e sui nuovi modelli di sviluppo. Un’indagine che mostra come le aziende che sono riuscite a ottenere risultati positivi, negli anni più duri per il settore e per l’economia del Paese, hanno tutte cambiato qualcosa: chi l’organizzazione aziendale, chi il mercato di riferimento, chi la filiera del prodotto. La flessibilità e la capacità organizzativa si sono dimostrate le leve per vincere sul mercato.

2015_05_27-01 ANCE Giovani

La crisi economica iniziata nel 2008 è tra le più profonde e prolungate della storia del Paese e non è ancora possibile fare un bilancio completo degli effetti della crisi sul sistema produttivo italiano. Nelle costruzioni 68.000 (!) imprese sono uscite dal mercato nel periodo 2008-2013 (-24,5%), mentre molte hanno nel frattempo avviato dei processi di innovazione. In particolare, nel periodo 2010-2012, il 37% delle imprese con più di 10 addetti (circa 9.000 imprese) ha sviluppato innovazioni di prodotto o processo o di organizzazione o di marketing. Le forme di innovazione sono: di diverso tipo per il 41% delle imprese, di processo per il 35%, infine di prodotto per il restante 24%.

Le imprese intervistate tramite un questionario da KPMG per conto di ANCE hanno fortemente specializzato l’attività produttiva per il 43% delle imprese o diversificato le aree di business (43%), per il restante 14% hanno cambiato completamente il business, in particolare allontanandosi dai settori delle opere pubbliche e del residenziale, spostandosi verso riqualificazione e restauro, facility management, efficienza energetica e nicchie del mercato non residenziale.

Mentre i punti di debolezza si sono rivelati la difficoltà nell’intercettare una domanda che cambia, il localismo e la limitata dimensione d’impresa, le imprese intervistate hanno dichiarato quali punti di forza flessibilità e capacità organizzativa, qualità delle risorse umane e immagine sul mercato. In particolare, in quest’ultimo ambito il 95% delle imprese ha conseguito certificazioni di qualità ambientale, sicurezza, responsabilità sociale, ecc.

save the date 5000

La carica dei 5000 cantieri

Mentre i giovani di ANCE riflettevano sul tasso di innovazione delle proprie imprese, pochi giorni prima (29.04.2015) i “senior” dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili rilanciavano l’ennesimo piano di opere per far ripartire l’Italia. Un Piano di opere utili in grado di produrre in tempi brevi 165mila posti di lavoro, favorire un giro d’affari per 32 miliardi e destinate a migliorare la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini, visto che riguardano per la gran parte la manutenzione di scuole e strade, il dissesto idrogeologico e la riqualificazione di città e periferie. Il 75% delle opere segnalate è a un livello di progettazione avanzata, che ne garantisce una rapida cantierabilità.  Quali opere? Interventi per

  • la sicurezza delle scuole (20%)
  • migliorare la qualità della vita nelle città (16%)
  • contrastare il rischio idrogeologico (13%)
  • la manutenzione delle strade (13%)

Queste le priorità, in termini di risorse programmabili subito: rischio idrogeologico (5 miliardi), edilizia scolastica (6 miliardi), riqualificazione urbana/periferie (5 miliardi), housing sociale/disagio abitativo (3 miliardi). Insomma, scuole, territorio ed efficienza energetica. Speriamo bene …

2015_05_27-03 5000 cantieri

Arriva Shark Tank …

2015_04_29-02 Shark TankCinque investitori da un lato, aspiranti imprenditori dall’altro. Obiettivo? Convincerli a finanziare il proprio progetto. Su Italia 1 dal 21 maggio. Ecco in arrivo “Shark Tank”, il programma dove le startup sono sotto esame. In onda su Abc dal 2009, negli Stati Uniti Shark Tank è giunto alla quinta stagione, toccando una media complessiva di oltre 8 milioni di spettatori. Attualmente è prodotto in più di 20 Paesi, tra cui Regno Unito (11 stagioni su BBC), Australia e Canada, dov’è giunto all’ottava stagione. Shark Tank si rifà a Dragons’ Den, programma giapponese nato nel 2005 e dedicato ad imprese in cerca di finanziatori. Ecco la presentazione del programma nell’articolo di Nicola di Turi sul Corriere della Sera del 23.04.2015, che qui riporto integralmente.

Più di mille candidature ricevute. Oltre duecento provini sostenuti. Più di tre milioni di euro già investiti. Arriva su Italia 1 Shark Tank, il programma dedicato all’innovazione. Cinque imprenditori selezioneranno le migliori startup da finanziare. E dopo l’impegno sottoscritto davanti alle telecamere, entreranno direttamente nel capitale sociale, sborsando di tasca loro le quote sottoscritte. Il pitch sbarca così in prima serata, con gli squali pronti ad azzannare le prede più pregiate. Lontano anni luce dai precedenti incroci tra imprenditoria e tv come The Apprentice con Flavio Briatore, Shark Tank si rifà a Dragons’ Den, programma giapponese dedicato ad imprese in cerca di finanziatori. E fin dalla prima puntata dello show, assisteremo proprio allo stesso spettacolo.

2015_04_29-03 Dragons' DenA partire da giovedì 21 maggio su Italia 1, vedremo i fondatori delle startup presentare le loro idee a telespettatori e imprenditori. Al termine del pitch di presentazione, i founder espliciteranno la loro richiesta economica, giustificandola con gli investimenti da completare per sviluppare il prodotto. Andrà in onda così una vera e propria competizione tra gli startupper, decisi a dimostrare il valore della loro impresa, e i cinque squali, risoluti nel privilegiare solo gli investimenti potenzialmente più profittevoli per le loro attività. «È molto difficile investire in startup, è più facile perdere soldi», ragiona spiega Luciano Bonetti, presidente di Foppapedretti e tra i cinque Shark del programma. «Valutare settanta aziende in nove giorni è però una grande opportunità per noi. Ciascuno farà un’offerta, ed entreremo nel capitale della società», ragiona Fabio Cannavale, presidente di lastminute.com. Tra gli altri squali a far loro compagnia a bordo vasca ci saranno anche Mariarita Costanza (fondatrice Macnil, Gruppo Zucchetti), Gianpietro Vigorelli (pubblicitario) e Gianluca Dettori (presidente dpixel).

Gli investimenti

Cinque squali, per decine di startup pronte a presentare i loro progetti e soddisfare gli appetiti degli Shark. «Chiediamo 200 mila euro per il 20% della società», tra le richieste arrivate agli Shark. «Offro 150 mila euro per il 30%», invece, alcune tra le offerte presentate alle imprese, assieme ad un più laconico «mi chiamo fuori», formula di rito per liquidare i progetti meno interessanti. 2015_04_29-01 Shark TankDopodiché la palla passa alle startup, che devono decidere se aprire le porte della loro attività ai nuovi soci, autorizzati ad investire sia per conto proprio che in compartecipazione con gli altri squali. Finora delle quattordici startup che hanno ottenuto un finanziamento, tre sono state partecipate da tutti gli Shark, con la cifra richiesta equamente ripartita tra i cinque imprenditori. Nei due speciali in onda giovedì 21 e 28 maggio vedremo 70 pitch da circa 7 minuti ciascuno, con i quali le startup cercheranno di presentarsi a pubblico e investitori.

I settori

Delle decine di presentazioni registrate, ciascuna da sette minuti, gran parte riguarderanno il settore tecnologico e il cibo. Ma nella produzione Mediaset e Toro non mancheranno startup della moda, della domotica, dello sport e del design. Solo il 23% dei progetti presentati arrivano dal sud, mentre è il nord a confermarsi terra a forte vocazione imprenditoriale (55%). Se l’età media dei candidati è 35 anni, a Shark Tank sfileranno anche startupper 18enni. Solo un progetto su quattro, invece, è stato presentato da una donna.

2015_04_29-04 Shark TankCapacità espressiva, comprensibilità del prodotto e originalità dell’innovazione sono stati i parametri principali per la selezione delle startup, contattate direttamente dalla produzione, candidatesi in autonomia, o grazie alla segnalazione di incubatori e acceleratori. In onda su Abc dal 2009, negli Stati Uniti Shark Tank è giunto alla quinta stagione, toccando una media complessiva di oltre 8 milioni di spettatori. Attualmente è prodotto in più di 20 Paesi, tra cui Regno Unito (11 stagioni su BBC), Australia e Canada, dov’è giunto all’ottava stagione. Nella nuova Italia 1 del neo direttore Laura Casarotto, invece, per ora sono previste solo due puntate dello show. L’unico programma televisivo in cui le prede, per una volta, non vedono l’ora di farsi azzannare dagli squali.

[Nicola di Turi © Corriere della Sera 23.04.2015]

Design for simplicity.

The poet William Wordsworth once wrote, “The world is too much with us.” If this was true in the bucolic 18th and 19th centuries when Wordsworth lived, it is even more true today, when every gadget comes with an incomprehensible 100-page instruction manual.

2015_01_14 immagine 02Thus, simplifying people’s lives with your products and services is a surefire path to business success; it will endear you to your customers forever. In his aphoristic little book The laws of simplicity, graphic designer John Maeda has distilled all he knows about simplicity into 10 laws and three key ideas (thanks to Alessandro Garofalo for suggesting this book !). He sprinkles mnemonics, icons and graphics throughout, which you may enjoy if you’re a visual learner or find baffling if you’re not. If you really like the icons, you can download them from the web site Maeda put together to complement the book.

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Here are the 10 laws …

  1. REDUCE. The simplest way to achieve simplicity is through thoughtful reduction.
  2. ORGANIZE. Organization makes a system of many appear fewer.
  3. TIME. Savings in time feel like simplicity.
  4. LEARN. Knowledge makes everything simpler.
  5. DIFFERENCES. Simplicity and complexity need each other.
  6. CONTEXT. What lies in the periphery of simplicity is definitely not peripheral.
  7. EMOTION. More emotions are better than less.
  8. TRUST. In simplicity we trust.
  9. FAILURE. Some things can never be made simple.
  10. THE ONE. Simplicity is about subtracting the obvious, and adding the meaningful.

… and the three keys:

  1. AWAY. More appears like less by simply moving it far, far away.
  2. OPEN. Openness simplifies complexity.
  3. POWER. Use less, gain more.

Here is John Maeda in his TED talk of 2007.

 

2015_01_14 immagine 01John Maeda is a computer scientist, visual artist, graphic designer and professor of media arts and sciences at MIT. He has received many design awards. Former president of the Rhode Island School of Design, he is dedicated to linking design and technology. Through the software tools, web pages and books he creates, he spreads his philosophy of elegant simplicity.

People make the difference.

Consider putting not too much emphasis on process improvement. Because people are the key to the success of a company.

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Dell’ira di Neuer sul 7-1.

Dopo il trionfo della nazionale germanica lo scorso 13.07 a Rio de Janeiro, i giornalisti si sono esercitati nell’analisi della vittoria in cerca di possibili chiavi di lettura. Il tentativo, come sempre accade è di capire regole che potrebbero essere replicate e analizzare il ‘caso studio’ Germania, che non è solo sportivo ma coinvolge tutto un sistema paese (da Löw alla Merkel, potremmo dire). Anche perché non è proprio così vero che “Il calcio è un gioco che si gioca in 11 contro 11 e alla fine vince sempre la Germania”, come diceva Gary Lineker. Tra gli articoli usciti c’è ad esempio un ‘Germania campione del mondo 2014. I 9 motivi (più 1) motivi di un trionfo’ del Corriere della Sera del 14.07.2014 di Tommaso Pellizzari.

Ci starebbe anche un ‘Le 10 lezioni di project management della vittoria della Germania ai mondiali’. Confesso, ci ho pensato, e non sarebbe un’analisi improbabile; butto lì al volo (non necessariamente in ordine di importanza): 1. Team work, 2. Organisation, 3. Time, 4. Changes (vedremo poi quali e quanti cambiamenti hanno portato in dieci anni la squadra tedesca a questo successo), 5. Business (l’evoluzione del movimento calcistico germanico è stata in questi anni anche una questione di ricavi e finanza, con brillanti risultati), 6. Engagement & Motivation (indispensabili), 7. Results orientation (conta prima di tutto), 8. Efficiency (come il gioco tedesco), 9. Programme orientation (un percorso lungo, chiaro e condiviso fino agli ultimi minuti della finale), 10. Personnel management (forse l’aspetto più importante, Löw è stato perfetto in tal senso).

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die ‘Mannschaft’ vestita da Hugo Boss

C’è un episodio che secondo me simboleggia la filosofia di questa vittoria. È il goal dell’ 1-7 segnato dal Brasile nella disfatta con la Germania che ha distrutto qualsiasi record negativo della storia calcistica della Seleçao. Dopo 7 goal incassati con una facilità irrisoria quello è stato davvero poco meno di un goal ‘della bandiera’. Ma Neuer (ripeto, sul 7-1) si arrabbia con i suoi difensori per la distrazione che ha portato al goal avversario. Per quale motivo? Voleva umiliare sino al 90’ i maestri del calcio? Non credo. Mancanza di sportività? Neppure. Quella reazione di un infastidito Neuer (migliore portiere del mondiale) è la tenacia di una squadra che non ammette la sola idea della sconfitta e che lotta cercando l’eccellenza (e in tal modo onorando il gioco del calcio) anche sul 7-0 a favore. In quello scatto nervoso c’è il DNA di una squadra programmata per vincere (divertendo e divertendosi).

Brazil v Germany: Semi Final - 2014 FIFA World Cup Brazil

Il goal del 1-7 di Oscar (clicca per gli highlights del match)

Ma torniamo all’analisi. C’è un bell’articolo di Luca Valdisserri, uscito sempre sul Corriere il 15.07, dal titolo ‘Löw e Klinsmann, due rivoluzionari che hanno cambiato il calcio tedesco’ (perché è Klinsmann, del quale Löw è l’assistente, che inizia la costruzione di questa squadra nel 2004). Un articolo, che riporto di seguito integralmente e che parla molto di innovazione (ancora una volta, il coraggio di cambiare sapendo di essere sulla strada giusta). E’ la ‘Germania che vince perché fa le riforme (nel calcio)’ altro titolo di questi giorni.

Rio de Janeiro – Tutto è nato nel 2014, con il rosso, un colore “positivo”. Quando Jürgen Klinsmann propose di cambiare il colore della seconda maglia della Germania – mandando in pensione il verde – lo presero per matto. Andava contro la tradizione e la regola. Peggio ancora quando impose lo psicologo dentro la nazionale. Ruppe un tabù. Non è vero che i calciatori sono giovani, forti e senza problemi. Anche tra loro esistono dipendenze da alcool o droga, omosessualità spesso nascosta, depressione. Rubert Enke, portiere, 8 presenze in nazionale, si tolse la vita il 10 novembre 2009, a 32 anni, gettandosi sotto un treno.

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Klinsmann (allenatore USA) e Löw

Per un po’ Klinsi si sentì come Don Chisciotte contro i mulini a vento. Si appoggiò al suo Sancho Panza, che di nome faceva Joachim Löw, detto Jogi, come l’orso del parco di Yellowstone. Jogi era stato da poco esonerato dall’Austria Vienna, il punto più basso della sua carriera di tecnico. Positività è vedere ogni esperienza come crescita. A chi gli ha chiesto se adesso, da campione del mondo, si voleva togliere qualche sassolino dalla scarpa, Jogi ha risposto: «Al contrario. Devo ringraziare il presidente dell’Austria Vienna. Senza di lui non avrei vinto un Mondiale storico. Siamo la prima squadra europea a conquistarlo in Sudamerica, nel Paese del calcio».

La strana coppia – con la poderosa mano di una Federcalcio collaborativa – ha cambiato il look e la storia della nazionale. Klinsi non ha vinto, perché ha cercato altre avventure dopo il Mondiale in casa del 2006, perduto in semifinale, ai tempi supplementari, contro l’Italia. Löw ha preso il suo posto e, dopo due terzi e un secondo posto tra Mondiali ed Europei, ha raccolto quello che era stato seminato: «La nostra forza è stata la continuità. Questo gruppo è stato insieme 55 giorni, ma su certe idee lavoriamo da dieci anni. Klinsmann aveva capito che la nostra caratteristica, la forza, non bastava più. Tutte le squadre, ormai, sono formate da grandi atleti. Serviva la tecnica. L’abbiamo trovata creando scuole di calcio di eccellenza».

La vittoria della Germania nel Mondiale 2014 è un segnale positivo per il calcio, da qualunque punto di vista. Tecnico: la squadra gioca bene, se non lo ha fatto anche in finale è perché la tensione, dopo tanti piazzamenti, era massima. Tattico: è un gruppo dove tutti si sacrificano. Economico: la nazionale è figlia di un sistema sostenibile e di un campionato, la Bundesliga, all’avanguardia in tanti settori. Comportamentale: i tedeschi sono stati professionali anche nei festeggiamenti, senza mai mancare di rispetto agli avversari […].

Essere positivi significa far partire Götze titolare ai Mondiali, poi fare altre scelte e infine mandarlo in campo nella finale, dicendogli: «Entra e fai vedere al mondo che sei più forte di Messi. Facci vincere il Mondiale!». Con una definizione quasi da santone, Löw ha definito Götze «il ragazzo del miracolo, perché può giocare in tanti ruoli e in tutti decidere una partita».

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Il goal di Götze in finale (clicca per gli highlights del match)

Nel calcio non esiste lo schema perfetto, altrimenti lo applicherebbero tutti e finirebbe sempre in pareggio. C’è stato il WM e il calcio totale, il catenaccio e la trappola del fuorigioco, il contropiede e il tiki taka, la difesa a uomo e quella a zona. Adattarsi al mondo esterno e non vivere in isolamento, però, aiuta sempre. «Prima di partire per il Brasile, come avevo fatto quattro anni fa in Sudafrica, ho detto ai miei giocatori: si va in un altro continente, a rappresentare 80 milioni di tedeschi. Dobbiamo farci onore ma anche divertirci, allenarci bene e sfruttare le occasioni per fare nuove esperienze. Ci hanno trattato in maniera squisita: dopo il 7-1 i tifosi brasiliani ci hanno applaudito in aeroporto e al rientro in ritiro. Per questo dico: grazie, Brasile!».

Don Chisciotte e Sancho Panza. Klinsi e Jogi. Li avevano presi per matti.

[Luca Valdisserri © Corriere della Sera, 15.07.2014]

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