Sale e ricci di mare

Sale e ricci di mare

[the English version follows]

Sono affascinato dalle isole, dal concetto stesso di isola, come entità, territorio, ove possibile, autosufficiente. Mi capita spesso di pensare che l’isola possa davvero rappresentare su piccola scala la nostra intera biosfera, il paradigma di come la sostenibilità potrebbe essere garantita a livello planetario. L’isola come una sorta di sistema chiuso o per lo meno aperto a scambi equi con il mondo che la circonda, dove l’essere umano dovrebbe impegnarsi a garantire delle condizioni generali di autosufficienza e in definitiva sostenibilità. Su un’isola potremmo davvero sperimentare l’autosufficienza, l’equilibrio con l’ecosistema che ci circonda, l’ambizione / necessità di determinare un impatto per lo meno nullo se non positivo sull’ambiente. E se ci riusciamo in questa situazione, questa potrebbe diventare il modello da replicare.

Per esempio, di ritorno da una delle splendide isole greche, il pensiero che mi assilla è:  ma quanta plastica circola là? Acqua (risorsa scarsa di per sé, tra l’altro) praticamente quasi esclusivamente disponibile in bottigliette di plastica. Migliaia di bottigliette di plastica da mezzo litro che giornalmente vengono distribuite a migliaia di turisti.

Dal blog sul viaggiare in modo sostenibile TravelRebel leggo alcune regole base da adottare:

  • Non accettare sacchetti di plastica con gli acquisti.
  • Non accettare bicchieri di plastica quando ordini il caffè da asporto. Richiedi un bicchiere di cartone riciclato… o meglio ancora: porta il tuo bicchiere riutilizzabile!
  • Dì sempre in anticipo che non vuoi una cannuccia di plastica e porta la tua cannuccia sostenibile.
  • Porta sempre con te la tua borraccia riempibile! Così facile, così ecologico.

[A proposito, se volete calcolare e ridurre la Vostra impronta CO2 potreste usare Greentripper].

La plastica è dovunque. Dove va a finire la plastica su un’isola greca? Esistono impianti per il riciclaggio? E in caso, impianti in grado di riprodurre le bottigliette? Certamente no. La plastica è il caso più eclatante. Ma c’è dell’altro, lo scenario è più complesso e mi porta a interrogarmi su quali pratiche possiamo davvero considerare sostenibili oppure no.

L’epifania mi coglie l’ultimo giorno prima di partire. Su questa spiaggia, in questa foto, a poca distanza, potete vedere le tracce di due comportamenti umani opposti.

La raccolta del sale a mano è un’antichissima tradizione dell’isola. Il sale viene raccolto dagli artigiani locali con scrupolo e pazienza attraverso cavità naturali ricavate nella roccia. Seguendo il procedimento tradizionale, lo fanno asciugare al sole e poi le scaglie bianche vengono confezionate con cura. Una risorsa pregiatissima, per darvi un’idea può raggiungere i 25-30 €/kg in negozio, laddove un kg di sale marino in Italia si aggira si aggira sui 0.5-1 € (!). Però, tutto sommato, un processo sostenibile e rinnovabile. Ogni inverno l’acqua di mare si raccoglie in queste conche, poi evapora durante la stagione calda e il sale viene raccolto, in un ciclo perpetuo.

Ma sulla destra vedete i resti di ricci di mare che una famiglia di turisti ha appena depredato. Non sto a dire quanto i ricci di mare siano in pericolo, non solo per questioni legate all’aumento di temperatura, ma proprio per la raccolta scriteriata che se ne fa in quanto vengono considerati una prelibatezza alimentare. In questa immagine vedo come potremmo essere e come invece siamo, due esempi di comportamento antitetici.

Sostenibilità è una parola strausata. Ma cos’è la sostenibilità, come possiamo definirla? Mi viene utile il lavoro che abbiamo fatto all’interno del progetto RESTORE (con Martin Brown e altri), dove il primo anno di quest’Azione COST è stato investito necessariamente per definire un linguaggio comune e giungere ad una definizione condivisa, tra 160 partecipanti (ricercatori e professionisti) da 40 nazioni diverse.

SOSTENIBILITÀ:

Limitare l’impatto. Il punto di equilibrio dove restituiamo tanto quanto prendiamo.

È lo stesso concetto espresso da Yvon Chouinard, il fondatore di Patagonia: “Non dovremmo usare la parola sostenibilità finché non restituiamo più di quanto prendiamo”. Lui va oltre, non è sufficiente trovare un bilanciamento. Così come in RESTORE siamo andati oltre definendo gli stadi successivi di sostenibilità:

RIPARATIVO:

Riportare i sistemi sociali ed ecologici ad uno stato sano.

RIGENERATIVO:

Consentire ai sistemi sociali ed ecologici di mantenere uno stato sano e di evolversi.

Io riguardo quella foto, dove c’è tutto ciò che dobbiamo vedere, nel dilemma (a volte così facile da risolvere) delle nostre scelte, anche quotidiane. Possiamo mantenere un rapporto rispettoso e continuativo con l’ecosistema nel quale viviamo. Oppure depredare (per quanto, poi?).

Io ho scelto.

————————–

Sea salt and urchins

I am fascinated by islands, by the very concept of an island, as an entity, a territory, where possible, self-sufficient. I often think that an island can really represent our entire biosphere on a small scale, the paradigm of how sustainability could be guaranteed on a planetary level. An island as a closed system – or at least open to a fair exchange with the world around it – where the human being should commit to guaranteeing general conditions of self-sufficiency and, sustainability. On an island we could really experience self-sufficiency, balance with the ecosystem that surrounds us, the ambition / need to have at least a zero if not positive impact on the environment. And if we succeed in this situation, this could become a model to be replicated.

For example, returning from one of the splendid Greek islands, the thought that haunts me is: how much plastic is circulating there? Water (a scarce resource in itself, among other things) is almost exclusively available in plastic bottles. Thousands of plastic bottles (half a liter) that are distributed to thousands of tourists every day.

From the blog on sustainable travel TravelRebel I can read some basic rules to adopt:

  • Do not accept plastic bags with a purchase.
  • Do not accept plastic cups when you order take-away coffee. Ask for a recycled cardboard cup… or even better: bring your own reusable cup!
  • Always say in advance that you do not want a plastic straw and bring your own sustainable straw.
  • Take your refillable drinking bottle with you everywhere! So easy, so environmentally friendly.

[If you want to calculate and reduce your CO2 footprint you could use Greentripper].

Plastic is everywhere. Where does plastic go on a Greek island? Are there recycling facilities? And if so, plants capable of manufacturing the bottles? Certainly not. Plastic is the most striking case. But there is more, the scenario is more complex and leads me to wonder about which practices we can really consider sustainable or not.

Epiphany catches me on the last day before leaving. On this beach, in this photo, a short distance away, you can see the traces of two opposite human behaviours.

Harvesting salt by hand is an ancient tradition of the island. Local craftsmen collect the salt painstakingly and patiently through natural cavities created in the rocks. Following the traditional process, they let it dry in the sun and then the white flakes are packed with care. A highly prized resource, to give you an idea, it can reach € 25-30 / kg in the store, whereas a kg of sea salt in Italy is around € 0.5-1 (!). However, overall, a sustainable and renewable process. Each winter the sea water collects in these hollows, then evaporates during the hot season and the salt is collected, in a perpetual cycle.

But on the right, you see the remains of sea urchins that a family of tourists has just plundered. I am not saying how much sea urchins are in danger, not only for reasons related to the increase in temperature, but precisely because of the reckless harvesting of them as it they are considered a food delicacy. In this image I see how we could be and how we are, two examples of antithetical behaviours.

Sustainability is an overused word. But what is sustainability, how can we define it? The work we have done within the RESTORE project (with Martin Brown and others) is useful to me, where the first year of this COST action was necessarily spent to define a common language and reach a shared definition, between 160 participants (researchers and professionals) from forty different countries.

SUSTAINABILITY:

Limiting impact. The balance point where we give back as much as we take.

It is the same concept expressed by Yvon Chouinard, the founder of Patagonia: “We shouldn’t use the word sustainability until we give back more than we take.” He goes further, it is not enough to find a balance. Just as in RESTORE we went further by defining the next stages of sustainability:

RESTORATIVE:

Restoring social and ecological systems to a healthy state

REGENERATIVE:

Enabling social and ecological systems to maintain a healthy state and to evolve

I’m watching that photo again, where there is everything we need to see, in the dilemma (sometimes so easy to solve) of our choices, even on a daily basis. We can maintain a respectful and ongoing relationship with the ecosystem in which we live. Or plunder (for how long, then?).

I chose.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.