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Matera. Benessere e felicità riscoprendo il proprio passato.

[Questo articolo, scritto in collaborazione con Giuseppe Larato, Michele Massaro e Michele Scavetta, è la versione estesa in italiano dell’articolo “Matera, Italy: the original Living Community“, pubblicato sull’ultimo numero di Trim Tab (vol. 33) dell’International Living Future Institute, che potete leggere qui].

Matera, da vergogna nazionale a patrimonio dell’umanità.

Matera rappresenta il paradigma dell’evoluzione di un insediamento umano riferibile essenzialmente a due elementi che nei Sassi[1] hanno un’evidenza particolare:

  • un assetto spaziale organizzato attorno a spazi comuni che determina pratiche collaborative tra gli abitanti nella gestione delle attività quotidiane;
  • una piena integrazione dell’insediamento umano nell’ambiente naturale, ottenuta sviluppando e perfezionando tecniche di costruzione finalizzate a utilizzare le caratteristiche orografiche per adattarsi al clima arido del sito. L’elemento che ha condizionato in modo determinate l’evoluzione urbana è la necessità di garantire l’approvvigionamento idrico attraverso la raccolta e l’accumulo dell’acqua sorgiva e piovana con un sistema capillare e diffuso di canalizzazioni e cisterne.

Gli studi, che hanno interessato Matera nell’immediato dopoguerra, hanno enfatizzato la vita comunitaria che caratterizzava l’assetto sociale dei Sassi considerando il “vicinato” come modello da conservare e trasferire nei nuovi insediamenti che si andavano realizzando.

La scarsa considerazione assegnata dagli studi alla “qualità” dell’insediamento urbano nelle sue componenti relative alla sostenibilità e alla resilienza può essere addebitata alle particolari condizione abitative che caratterizzavano i Sassi nell’immediato dopoguerra riconducibili:

  • ai fenomeni di sovraffollamento delle abitazioni determinatasi storicamente nel periodo tra le due guerre che aveva visto Matera passare dai 20.163 abitanti del censimento del 1931 ai 30.390 del Censimento del 1951;
  • alle evidenti criticità che il sovraffollamento aveva creato, squilibrando il rapporto tra risorse, unità abitative e popolazione.

La mancanza di salubrità delle abitazioni dei Sassi non è stata considerata una condizione contingente ma una “vergogna” da sanare con il trasferimento in abitazioni “moderne”, senza cogliere le possibilità, recuperando la sapienza costruttiva accumulata nel corso dei secoli dagli abitanti, di traghettare con continuità l’insediamento dei Sassi nella “modernità”.

Solo nel 1993, con l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità, viene riconosciuto ai Sassi, dopo 40 anni di abbandono il loro valore di:

  • “eccezionale testimonianza … per le generazioni future per il modo di utilizzare la qualità dell’ambiente naturale per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua” (Criterio 3)
  • “esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico testimone di momenti significativi della storia dell’umanità” che hanno portato alla realizzazione di “sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo” (Criterio 4)
  • “rilevante esempio di insediamento umano tradizionale … che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale e un equilibrio tra intervento umano ed ecosistema per oltre nove millenni” (Criterio 5)

Le leggi speciali che hanno accompagnato l’evoluzione di Matera e dei Sassi da “Vergogna nazionale” a “Patrimonio dell’Umanità” e recentemente a “Capitale europea della cultura 2019” hanno svolto un ruolo rilevante.

Dalle prime leggi che hanno previsto lo sfollamento dei Sassi, il trasferimento della popolazione nei nuovi quartieri e il conferimento al demanio statale delle abitazioni abbandonate, con la legge 771/1986 si è arrivati ad avviare un vasto intervento di recupero che ha visto come protagonisti il Comune e i privati, attraverso l’istituto della subconcessione onerosa[2], i cui risultati sono evidenti.

Le particolari suggestioni che oggi la città di Matera offre possono essere ricondotte alla sensazione di “coerenza” complessiva dell’insediamento che gli interventi di recupero sono riusciti a realizzare nei singoli elementi costruttivi. Questo fa sì che i Sassi di Matera possano rappresentare, in modo esemplare, i valori presenti in molte città bacino del mediterraneo.

Matera, la comunità biofilica e sana.

L’antica città di Matera è un modello insediativo caratterizzato da un rapporto stretto con la natura del luogo.  Una città mediterranea, un “rifugio” scavato nella roccia, che ha i principi basilari di una comunità sana e felice. L’ambiente, a misura d’uomo, è fatto di luoghi sani, biofilici ed è costituito da invisibili connessioni che consentono flessibilità, efficienza e libertà.

Da ogni punto della città antica, dal Sasso Barisano, alla Civita, al Sasso Caveoso, ci si rapporta strettamente alla gravina[3]. Tale solco torrentizio non è che l’immagine della preistoria, appartenenza ancestrale alla madre terra, MATER- Matera.

Le caratteristiche ambientali costruiscono la città in una molteplicità di stratificazioni. C’è il colore cangiante della roccia, il suono dell’acqua della gravina, colonna sonora del giorno; c’è il senso di grande respiro che sale verso il cielo lungo i pendii.  Il sole e le ombre si seguono fino in fondo alle grotte scavate in obliquo, magiche e misteriose meridiane.

Una moltitudine di giardini pensili, di piante di vite si arrampicano come ragni alle pareti scavate a coprire i patii a mezzogiorno. Il paesaggio geologico diventa materiale costruttivo e attore protagonista della vita quotidiana. Tra le macchie e lungo il torrente non è raro scorgere una volpe con la fulgida coda come un pennello a dipingere il sentiero.

Le forme naturali sono nei sentieri curvi, disegnati per gli asini, un fiorire di segni botanici. Tutto si avvolge in se stesso come i canali di raccolta dell’acqua che con vortici veloci e le fenditure nette si riposano in ampie e placide cisterne, immobili ed eterne. Tutto è biomimesi, tutto appare come natura umanizzata. I percorsi e gli ambienti interni sono variabili alle stagioni e al tempo; sistemi aperti e chiusi s’intrecciano tra loro in una successione tra pubblico e privato in cui tutto è interconnesso. C’è una gerarchia complessa, come arterie e capillari nel corpo degli esseri viventi.

La luce naturale, simbolo di vita e colore, ha costruito questi ambienti, indicando la linea di scavo delle grotte fino a illuminarne le profondità.

Matera è spazio dell’anima, connessa con la storia umana e con la cultura materiale. Il senso che pervade la città è la verità e l’autenticità. Si esprime un grande senso di empatia, di forte connessione d’animo. E’ un equilibrio perfetto tra l’antico e il moderno in cui l’essere umano può sentirsi parte integrante della natura, sicuro rifugio. Un complesso sistema di stratificazioni che non esprime mai disordine ma continuo senso di scoperta e sicurezza. La contiguità nel vicinato esprime affezione umana, confronto in uno scambio di umanità. Un modello di comunità di grande spiritualità e bellezza che come diceva Stendhal “… è una promessa di felicità”.

Matera, Living Community?

La città di Matera è un luogo unico dove non è più possibile distinguere l’ambiente naturale e il luogo antropizzato perché il primo ha invaso il secondo e viceversa, un luogo in cui grotte naturali diventano casa e grotte scavate diventano naturali in un continuo rapporto osmotico che perdura anche oggi. Le abitazioni conservano quelle caratteristiche che le hanno connaturate per millenni, in un efficace dialogo con la contemporaneità che contribuisce alla sua stessa tutela.

L’impossibilità di raggiungere tutte le abitazioni con mezzi a motore regala inaspettati silenzi e una qualità della vita all’aperto ineguagliabile, oltre che un ambiente salubre e sicuro, in cui la mobilità lenta allontana i rischi prodotti dagli autoveicoli.

Da un punto di vista energetico potremmo immaginare che l’intero rione Sassi sia un’immensa massa con grande inerzia termica, se questo impone apporti energetici durante il periodo invernale, annulla l’utilizzo di metodi di raffrescamento estivi che sono preponderanti a queste latitudini.

L’essere Patrimonio Mondiale UNESCO, insieme con enormi vantaggi legati alla visibilità e al valore intrinseco del riconoscimento, impone degli obblighi, obblighi di rispetto del patrimonio stesso e del suo valore. Ne segue la necessità di utilizzare unicamente materiali della tradizione, privi quindi di agenti inquinanti. Pietra (tufo), legno, vetro e ferro li ritroviamo nelle facciate, nelle porte di accesso alle grotte, nelle piccole finestre e nelle ringhiere che disegnano il prospetto dei sassi, perché i Sassi questo sembrano, un unico indistinguibile prospetto nel quale colori e materiali in una danza silenziosa si uniscono agli spuntoni di roccia e all’azzurro del cielo per donarci immagini meravigliose.

Alicia Daniels Uhlig (International Living Future Institute)

Living Buildings e Living Communities: la sfida della rigenerazione, Matera, 6 febbraio 2018

L’evento organizzato dal Living Building Challenge Collaborative: Italy, ha portato il protocollo e la filosofia LBC nel cuore dell’estremo sud d’Italia. All’interno di Casa Cava – un’ex cava di tufo nei Sassi di Matera adibita a spazio per eventi culturali – si sono riuniti più di 120 architetti e ingegneri dalla Puglia e dalla Basilicata.

Alicia Daniels Uhlig, in collegamento da Seattle, ha illustrato il protocollo Living Community Challenge, con alcuni paralleli interessanti con l’esperienza di Matera. Nell’introduzione all’evento Michele Massaro, del Collaborative Italy, ha sottolineato come le buone pratiche di sviluppo urbano di Matera, siano un esempio ancora molto attuale di sostenibilità dell’ambiente costruito. Giuseppe Larato, pure del Collaborative, ha poi sintetizzato i più diffusi protocolli sulla sostenibilità degli edifici, aprendo la strada a una riflessione su LBC. Dal Politecnico di Bari, Francesco Fiorito ha evidenziato l’importanza di ridurre l’effetto isola di calore all’interno dei centri urbani; mentre Fabio Fatiguso ha analizzato i Sassi come caso studio di resilienza urbana per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Carlo Battisti, facilitatore del Collaborative italiano, ha infine fornito una panoramica sul protocollo LBC e sulla missione dell’International Living Future Institute.

I principi di LBC si ritrovano anche nelle attività di RESTORE (REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy), un progetto di 4 anni finanziato dall’Unione Europea, che mira a creare le condizioni per una sostenibilità ristorativa dell’ambiente costruito, grazie ad una rete di più di 140 professionisti e ricercatori da 38 nazioni europee e internazionali.

Qui di seguito le presentazioni dell’evento:

[1] Con il nome “Sassi” a Matera s’intendono due grandi quartieri che costituiscono, insieme alla “Civita” e al “Piano”, il centro storico della città di Matera.

[2] Il concessionario di un bene demaniale può dare in uso a terzi, a titolo oneroso e dietro corrispettivo, locali facenti parte del demanio, sia mediante locazione che mediante subconcessione.

[3] La gravina è una tipica morfologia carsica della Murgia. Le gravine sono incisioni erosive profonde anche più di 100 metri, molto simili ai Canyon, scavate dalle acque meteoriche nella roccia calcarea. Le loro pareti, molto inclinate e in alcuni casi verticali, possono distare tra loro da poche decine a più di 200 metri.

This article, written in collaboration with Giuseppe Larato, Michele Massaro and Michele Scavetta, is the extended version of ‘Matera, Italy: the original Living Community’, featured on the last number of Trim Tab (Issue 33) of the International Living Future Institute, that you may read here.

Restorative Budapest.

ABOUT RESTORE

RESTORE advocates for a paradigm shift towards restorative sustainability for new and existing buildings across Europe.
The built environment sector no longer has the luxury of being incrementally less bad, but, with urgency, needs to adopt net-positive, restorative sustainability thinking to incrementally do ‘more good’.
Within the built environment sustainability agenda a shift is occurring, from a narrow focus on building energy performance, mitigation strategies, and minimisation of environmental impacts to a broader framework that enriches places, people, ecology, culture, and climate at the core of the design task, with a particular emphasis on the salutogenic benefits towards health.
Sustainability in buildings, as understood today, is an inadequate measure for current and future architectural design, for it aims no higher than trying to make buildings “less bad”. Building on current European Standards restorative sustainability approaches can and will raise aspirations and deliver restorative outcomes.
RESTORE CA16114 is an EU COST Action network with 130+ participants across 38 countries, representing a wide spectrum of academic, client, design and construction individuals and organisations.

Night view of The Széchenyi Chain Bridge from Buda Castle

RESTORE CONFERENCE, BUDAPEST

The conference in Budapest will cover exciting new insights in restorative sustainability for new and existing buildings across Europe. The event will focus on Restorative Sustainability and Restorative Design.
Restorative Sustainability is an Evolving Agenda of Restorative Design, which introduces the evolving spectrum of paradigms, design challenges, opportunities, and perspectives for sustainable architecture and urban design. It discusses the knowledge, skills, and competence that should inform and orient the practice shift required by an approach to architecture informed by restorative sustainability.
Restorative Design focuses on processes, methods and tools for Restorative Design. Primarily based on case studies derived from workshops, it constitutes the core of the action and intends to provide “hands-on” guidance to the practice of restorative design.

The building of the Hungarian Parliament

CONFERENCE PROGRAMME

  • 09.00-09.15 Welcome
    Dr. András Reith, ABUD, RESTORE WG5 Vice leader
  • 09.15-09.30 Status of sustainable building in Hungary
    Gábor Radványi, Vice President of HuGBC, Chief Architect of Futureal
  • 09.30-09.45 ONE YEAR OF RESTORE
    Carlo Battisti, Eurac Research, RESTORE Chair
  • 09.45-10.15 Sustainability: from Restorative to Regenerative
    Martin Brown, Fairsnape, RESTORE Vice-Chair & WG1 Leader
  • 10.15-10.45 Processes and Tools for Restorative Design
    Emanuele Naboni, KADK Faculty of Architecture, RESTORE WG2 Leader
  • 10.45-11.05 COFFEE BREAK
  • 11.05-11.50 STSM: FROM EXPERIENCE TO DISSEMINATION
    Chair: Michael Burnard, University of Primorska, RESTORE STSM Manager
    Krzysztof Herman (PL) – STSM Title:
    Traces of upcycling and low-budget design in the public space of Faro
    Madalina Sbarcea (RO) – STSM Title:
    A Biophilic Mindset for Restorative Buildings
    Thomas Panagopoulos (PT)
    Experience of STSM Host Organization, University of Algarve, Faro
    Lisanne Havinga (NL) – STSM Title:
    Life Cycle Assessment as a Tool to Guide the Regenerative Design Process
    Giulia Sonetti (IT) – STSM Title:
    Outdoor Space Comfort Perception in University Campuses
  • 11.50-12.05 RESTORE: HOW TO GET INVOLVED?
    Bartosz Zajączkowski, Wroclaw University of Science and Technology, RESTORE Science Communication Officer
  • 12.05-12.15 Questions and Answers
    Dr. András Reith, ABUD, RESTORE WG5 Vice leader
  • 12.15-12.30 Final Remarks & Closing
    Dr. András Reith, ABUD, RESTORE WG5 Vice leader
  • 12.30-13.00 TOUR IN THE KINNARPS HOUSE
  • 13.00-14.00 LUNCH AND NETWORKING OPPORTUNITY

Date: February 13th, 2018
Time: 9:00 am – 12:30 pm
Venue: Váci út 92. Kinnarps House, Jarl Conference Hall
Budapest , Hungary
Website: http://www.eurestore.eu/restore-public-conference/
Registration: here
Program and further details

Living Communities a Matera.

Living Buildings & Living Communities: la sfida della rigenerazione.

Quando: martedì 6 febbraio 2018, ore 15:30-19:00
Dove: Casa Cava
Indirizzo: Via S. Pietro Barisano, Matera
L’evento è gratuito, previa registrazione qui. Posti limitati.

Living Building Challenge

Il Living Building Challenge (LBC) è il più rigoroso standard prestazionale dell’ambiente costruito. Prevede la progettazione e realizzazione di edifici funzionanti in modo pulito, bello ed efficiente così come lo richiede un’architettura ispirata alla natura. Questi sono i “Petali” LBC (le categorie prestazionali di sostenibilità Living Building Challenge): PLACE (Luogo), WATER (Acqua), ENERGY (Energia), HEALTH & HAPPINESS (Salute e felicità), MATERIALS (Materiali), EQUITY (Equità), BEAUTY (Bellezza).

Maggiori informazioni: http://living-future.org/lbc

Obiettivi

I partecipanti acquisiranno una conoscenza di base del Living Building Challenge – una filosofia, uno strumento di patrocinio ambientale e un programma di certificazione che affrontano lo sviluppo sostenibile a tutti i livelli. Per essere certificati secondo LBC, i progetti devono soddisfare una serie di requisiti prestazionali ambiziosi misurati per un minimo di 12 mesi di occupazione continua.

Come possiamo estendere questi concetti a livello di comunità? Con la guida di Alicia Daniels Uhlig dell’International Living Future Institute di Seattle (WA, USA) scopriremo il Living Community Challenge, uno strumento di pianificazione urbana, progettazione e costruzione per creare una relazione simbiotica tra le persone e tutti gli aspetti dell’ambiente costruito.

Con la partecipazione di:

Living Building Challenge Collaborative: Italy, un gruppo di professionisti volontari impegnati per la sostenibilità, la formazione e l’attuazione del Living Building Challenge, lo standard di sostenibilità dell’ambiente costruito più avanzato al mondo.
Naturalia-BAU, l’azienda altoatesina che da 25 anni propone prodotti e sistemi naturali di alta qualità per una casa sana e rappresenta in Italia un importante punto di riferimento del settore bio-edile.
DICATECh, il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica del Politecnico di Bari.

Programma

Alicia Daniels Uhlig è un architetto e appassionato sostenitore della bioedilizia, con 20 anni di esperienza nella progettazione sostenibile. Alicia è direttore per l’International Living Future Institute del protocollo Living Community Challenge e responsabile per le policies, è impegnata ad accelerare la creazione di comunità vivaci, sane e sostenibili. Prima di unirsi a ILFI, ha praticato la libera professione di architetto a Seattle (Washington, USA) con GGLO, in California con Van der Ryn Architects e nelle Isole Vergini americane. Il focus di Alicia sulla sostenibilità l’ha portata anche a lavorare su progetti di architettura locale in Italia (segue).

Informazioni e registrazione

Dove: Casa Cava, via San Pietro Barisano 47, Matera
Parcheggi: consigliato Via Roma/Piazza Matteotti.  Tuteliamo l’ambiente, prediligiamo mezzi pubblici o mezzi in condivisione.
Informazioni:  +39 340 8003909
Registrazione: Partecipazione gratuita, posti limitati. Iscrizione tramite Eventbrite qui.
Scadenza per la registrazione: lunedì 05.02.2018.
Crediti formativi professionali: verranno riconosciuti 3 CFP per gli ingegneri, in accordo con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera.

Vi aspettiamo 🙂

Casa Cava, Matera

Quel treno per Lancaster.

La prima scuola di formazione di RESTORE.

È passata già una decina di giorni dal ritorno da Lancaster, e sono ancora un po’ stordito. Mi aiuta a fare chiarezza lo scrivere cinque concetti principali che mi sono portato a casa. In inglese li chiamano “takeaway”, proprio come il “cibo da asporto”, avete presente il cartoccio di “fish and chips”? Anche se non è proprio così. Ti sembra di portarti via delle cose dal luogo dove hai vissuto un’esperienza intensa; ma in realtà molto di quell’esperienza rimane in quel luogo, ti tocca tornarci per riconoscerlo. Credo che tornerò a Lancaster, sì.

1. Il dono della sintesi

Ora è più che mai necessario. Avevo scritto il precedente post sulla “Restorative week”, che ci apprestavamo a vivere, ma mi sbagliavo, per difetto. Lancaster è sì stata anche la settimana “restorative”, l’immersione totale in ciò che RESTORE si appresta a diventare, una nuova concezione dell’ambiente costruito e degli edifici del futuro (come i living building di Living Future). Ma è stato molto di più. La training school di Lancaster segna un punto di non ritorno o meglio il “turning point”, il punto di svolta. Nulla davvero potrà essere come prima, l’arca di RESTORE (con i suoi 120+ partecipanti da 37 nazioni …) è salpata definitivamente.

Una mole di concetti, idee, spunti, prospettive, che raccontano un nuovo quadro di riferimento, un nuovo “framework”. Non ci siamo fatti mancare proprio nulla: restorative e regenerative sustainability, sustainability education, biophilia e biophilic design, sustainable heritage, mindfulness for sustainability, landscaping for regenerative sustainability. Ora ci attende un compito delicato e necessario, riuscire a realizzare una sintesi e a trasferire questo tesoro di conoscenza ai gruppi di lavoro che stanno arrivando e che dovranno tradurlo in linee guida, processi, metodologie, strumenti.

2. Il viaggio conta più della meta

Brockholes Nature Reserve, Preston (UK)

Il programma a ritmo serrato di questa settimana mi ha fatto perdere spesso di vista un concetto. Non è la meta, è il viaggio che conta. Siamo passati da un workshop a una lezione, a una presentazione, a una lecture, il tempo è volato, con il rischio di perdere il valore del sapere acquisito. Ma c’è il momento dell’apprendimento, c’è il momento della discussione, poi arriva il momento in cui devi spegnere tutto e fare sedimentare ciò che hai assorbito. Come in quel cammino circolare di venerdì mattina attraverso le paludi di Brockholes. Non siamo entrati subito nel centro visitatori, abbiamo fatto un giro lungo, apparentemente senza meta, e abbiamo preso il tempo, per ricollegarci con la natura e con noi stessi. È in quei momenti, di sospensione, che ciò che hai imparato diventa davvero patrimonio personale.

3. Le idee non sono nulla senza le persone

Sono convinto che “C’è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un’idea il cui momento è ormai giunto” (Victor Hugo) e ciò mi porta a dire che per l’idea che è alla base di RESTORE i tempi sono maturi. Se ne avevamo bisogno, la comunità di “like minded people” (una quarantina di persone è già una comunità) che si è riunita a Lancaster – la stragrande maggioranza senza essersi mai vista prima – è la prova che questa idea è già forte, c’è e risiede già nella testa di quei molti professionisti pronti a (cambiare) salvare il mondo.

Ma le idee esistono perché esistono le persone. E presto scompare ogni differenza tra docente e alunno, e tutto diventa un continuo workshop collettivo, di nuovo un viaggio insieme. Grazie Martin per lo sforzo enorme e generoso e grazie a Edeltraud, Dorin, Emanuele e a tutto il “team Lancashire”: Ann Vanner, Alison Watson, Joe Clancy, Jenni Barrett, Paul Clarke, Simon Thorpe, Ann Parker, Barbara Jones e naturalmente Elizabeth Calabrese e Amanda Sturgeon. È stato soprattutto un “dare”, gratuito, nel senso nobile del termine. E grazie ai trenta “agenti del cambiamento” , queste “best minds” da Croazia, Danimarca, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Lituania, Macedonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna. Sono loro i “restorer” del futuro prossimo. “Credici. E sei già a metà strada.

4. Prima la filosofia, poi la tecnica.

La prima training school di RESTORE aveva l’obiettivo di trasferire ad un primo gruppo di professionisti un nuovo paradigma della sostenibilità, sviluppato nel primo “pacchetto di lavoro” del progetto. L’approccio è stato quindi volutamente più sistemico che tecnico e tecnologico. “Moving beyond the state of the art: where do we want to be?” recita una delle domande introduttive al corso. Per questo è importante prima capire cosa vogliamo essere, dove vogliamo andare (parlo soprattutto del nuovo futuro dell’ambiente costruito che ci immaginiamo). Poi arriva il momento della tecnica e della tecnologia, dei metodi, delle pratiche. Le soluzioni ci sono, già oggi, dobbiamo renderle funzionali ad una visione.

5. Il genius loci

We shape our buildings; thereafter they shape us.” diceva Winston Churchill. C’è un percorso logico evolutivo che ci ha accompagnato dal primo all’ultimo giorno di questa settimana densa di ispirazione. Abbiamo vissuto, studiato, lavorato, mangiato e dormito in edifici, ci siamo mossi da un edificio all’altro. E questi edifici hanno “formato” il nostro modo di viverli. Ci ripenso, è stato un lungo elenco – lo Storey, (costruito per essere un luogo per l’istruzione scolastica nel 1898, ora è un centro per l’industria creativa); la Toll House Inn (splendida taverna dell’800), il castello di Lancaster (del 1100, è stato una prigione fino al 2011), il ristorante Water Whitch, i numerosi pub, ecc.. Poi, venerdì, come al termine di un’iniziazione, siamo usciti all’aperto (Brockholes e Cuerden Valley Park)  per riconnetterci con la natura. Abbiamo dovuto guadagnarcelo, questo incontro finale con l’ambiente che ci circonda. Sì, così ha un senso.

Cuerden Valley Park, Preston (UK)

RESTORE web site

La 1a RESTORE training school

Lo storytelling della training school a Lancaster

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Con IDM alla ricerca del Well-living.

La qualità del vivere all’interno degli edifici è sempre più importante, dato che passiamo “indoor” il 90% del nostro tempo, per vivere, studiare, lavorare. Dopo lo sviluppo della cultura dell’efficienza energetica, questa relativamente nuova visione dell’ambiente costruito richiede a progettisti, imprese, installatori un approccio che tenga conto degli effetti delle proprie scelte sulla salute delle persone. E inoltre apre la strada a interazioni multidisciplinari con medici, esperti di well-being, aziende che forniscono soluzioni per il benessere della persona, e così via. Non è solo una questione di salute o sostenibilità, questo nuovo scenario è di particolare interesse per le aziende e le organizzazioni, che si sono rese conto che il 90% dei propri costi operativi sono costi del personale (stipendi, benefit).

Concentrarsi solo sui costi energetici, che mediamente (pensiamo ad esempio ad un edificio per uffici) rappresentano l’1% dei costi totali, o sui costi di gestione (circa il 9%) allontanano in realtà dalla possibilità molto più efficace di incidere sui costi operativi, attraverso il miglioramento del benessere, della salute, della felicità e, in ultima istanza, della produttività dei collaboratori. I trend puntano tutti nella stessa direzione, sempre più persone investono sulla salute e il benessere. Se il wellness è in generale considerato (da un rapporto 2012 di McKinsey & Co.) il business prossimo futuro da mille miliardi di dollari, l’Industry Outlook di ASID (2015) conclude che la progettazione per il benessere all’interno dell’edificio ne è il sotto-trend innovativo che si sta sviluppando più velocemente.

È per questo motivo che IDM Südtirol Alto Adige, nell’ambito della propria missione di supporto all’innovazione, ha organizzato lo scorso ottobre, grazie alle sinergie tra gli Ecosystem Salute e Benessere e Ecosystem Costruzioni, un viaggio imprenditoriale di una settimana negli Stati Uniti, con tappa a New York City, Pittsburgh e Rochester, alla ricerca di progetti e iniziative esemplari nell’ambito del well-being e del well-living.

Delos Living building, NYC

A New York un “WELL Certified Spaces Tour” ci ha consentito di visitare tre progetti esemplari di uffici a Manhattan dove la ricerca del comfort interno è stato l’elemento centrale della progettazione. WELL Building Standard™ è l’innovativo protocollo internazionale di certificazione degli ambienti costruiti che si focalizza per la prima volta sulla salute e il benessere delle persone all’interno degli edifici. Gestito dall’International WELL Building Institute, è stato elaborato da Delos Living, società di consulenza immobiliare, grazie ad un lavoro di sette anni in collaborazione con Cleveland Clinic, Mayo Clinic, il Columbia University Medical Center e un team di architetti, ingegneri, scienziati e operatori del settore wellness di primaria importanza.

Gli uffici di Delos Living si trovano nel Meatpacking District, all’imbocco della High Line e a pochi passi dal fiume Hudson. Parlando con i loro collaboratori all’interno di questi uffici pieni di luce naturale, incredibili viste verso l’esterno e materiali naturali e salubri, abbiamo capito come Delos Living stia trasformando case, uffici, scuole e altri ambienti indoor mettendo la salute e il benessere al centro delle decisioni che riguardano la progettazione, la costruzione, la gestione e il funzionamento degli edifici.

COOKFOX, NYC

La seconda visita è stata presso COOKFOX, una società di progettazione particolarmente innovativa, che ha deciso di dedicarsi alla visione di una progettazione integrata in armonia con l’ambiente. I titolari e vari membri dello staff ci hanno raccontato con molti esempi come credano che la buona progettazione non possa che essere sostenibile. È una filosofia che mettono non solo a disposizione dei propri clienti, ma che anche negli spazi dove lavorano, dimostra il loro impegno nell’essere gestori avveduti delle risorse naturali e culturali che hanno a disposizione.

Dopo una società di consulenza e una di architettura, l’ultima tappa nella “grande mela” è stata un’impresa di costruzioni. Structure Tone è un general contractor con uffici anche nel Regno Unito e in Irlanda, con un fatturato di più di 3,5 miliardi di dollari e più di 1800 collaboratori. Oltre a promuovere il comfort indoor come leva per attrarre clienti numerosi ed eccellenti, gli uffici di questa azienda sono la dimostrazione di come questi principi possano essere applicati nella pratica. È stato anche un piacere scoprire che le sedie dei loro spazi comuni sono “Made in South Tyrol”…

Structure Tone, NYC

La trasferta a Pittsburgh ci ha dato la possibilità di visitare quello che viene generalmente considerato come il complesso di edifici più sostenibile del mondo. Oltre a possedere diverse certificazioni di sostenibilità (Living Building Challenge, WELL Platinum, LEED Platinum, SITES), il Phipps Conservatory & Botanical Gardens è semplicemente un luogo splendido. Oasi verde nel mezzo di Pittsburgh, è aperto dal 1893 per offrire ai propri numerosi visitatori un’esperienza unica e affascinante. La guida competente e illuminata del direttore Richard Piacentini ci ha accompagnato in un lungo viaggio alla scoperta delle incredibili prestazioni ambientali del Phipps: progettazione biofilica, conservazione delle risorse, totale autosufficienza energetica ed idrica, riciclo integrale dei rifiuti e soprattutto un comfort ambientale ottenuto anche in condizioni impegnative come quelle di un ambiente per lo più destinato a serre. Ma forse la rivelazione più importante è stata scoprire come un corretto processo di progettazione integrata e una piena e convinta collaborazione di tutti gli attori in gioco, con l’aiuto di soluzioni innovative già disponibili sul mercato, possano portare a risultati così entusiasmanti, replicabili anche in altri contesti.

Phipps Conservatory and Botanical Gardens, Pittsburgh (PA)

La tappa finale a Rochester è stata un’immersione in una e vera e propria istituzione americana. Rochester, a circa un’ora da Minneapolis, vive attorno alla Mayo Clinic, che è la prima e più la estesa struttura ospedaliera non-profit nel mondo. Vi lavorano 3800 medici e 50900 collaboratori, provenienti da ogni possibile specializzazione clinica, uniti da un’organizzazione impressionante e da una filosofia che mette al primo posto i bisogni dei pazienti. La visita parziale dello sterminato complesso di Mayo, si è concentrata sul Dan Abraham Healthy Living Center, la struttura dedicata alla prevenzione, alla riabilitazione e al mantenimento del benessere della persona. Un approccio particolarmente interessante soprattutto considerando il focus sui vari aspetti della prevenzione per la salute (esercizio fisico, nutrizione, relax, benessere mentale) e gli investimenti economici messi in campo da Mayo in questo settore della sanità.

Mayo Clinic, Rochester (MN)

In un’ideale chiusura di questo percorso “well-living”, a Rochester abbiamo infine avuto la possibilità di visitare il Well Living Lab, il centro di ricerca scientifica nato in collaborazione proprio tra Delos Living e la Mayo Clinic, che adotta esclusivamente un approccio centrato sulla persona (human-centered) per capire l’interazione tra la qualità degli ambienti indoor e la salute. La struttura include spazi abitativi modulari e riconfigurabili dove i tecnici del laboratorio possono simulare le condizioni reali degli ambienti indoor, installare un gran numero di sensori relativi a diverse variabili (fisiche e individuali) e analizzare come tali condizioni influiscano sul benessere della persona [Articolo per il “Foglio Informazioni” del Collegio dei Periti Industriali della Provincia di Bolzano].

Well Living Lab, Rochester (MN)

Per informazioni: carlo.battisti@idm-suedtirol.com

[Carlo Battisti è Living Future Accredited professional, WELL AP e WELL Faculty™. Coordina il Gruppo di Lavoro Indoor Environmental Quality (IEQ) presso l’Ecosystem Construction di IDM Südtirol Alto Adige].

Ride With Us a Bolzano … e tre, verso Bonn.

RIDE WITH US 2017
Da Venezia a Bonn, una lunga pedalata per il clima
1 novembre – 10 novembre 2017

TORNA A PASSARE PER BOLZANO LA CAROVANA DI BICI PER IL CLIMA
Dopo Copenaghen, Parigi e Torino Ride With Us, la carovana simbolica di biciclette che dal 2014 parte da Venezia e attraversa l’Europa per diffondere il messaggio di urgenza e gravità del cambiamento climatico, torna a fare tappa a Bolzano il 2 novembre c.a.
Quest’anno il gruppo di ciclista si dirige verso Bonn (1.300 km), sede dell’incontro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP23).
Nella città tedesca i rappresentanti di tutto il mondo si troveranno per discutere come dare attuazione all’Accordo di Parigi del 2015 e i ciclisti di RWU vogliono mantenere alta l’attenzione sull’importanza dell’incontro attraverso un tour ciclistico aperto a tutti e l’organizzazione di una serie d’incontri serali lungo il percorso dedicati al cambiamento climatico.

La partecipazione al progetto è cresciuta nel tempo e ai due ideatori del progetto, Daniele Pernigotti e Claudio Bonato, si sono poi unite diverse associazioni e molti singoli cittadini che condividono le finalità del tour. Saranno, infatti, 22 le persone che pedaleranno fino a Monaco e 15 di questi continueranno fino a Bonn, per raggiungere la sede della COP23. Il gruppo pedalerà in completa autonomia, con i propri bagagli a seguito e senza nessun automezzo di supporto.
Le varie tappe del tour sono l’occasione per affrontare a livello locale i temi connessi col cambiamento climatico.
Dal sapore provocatorio l’evento che avrà luogo il 2 novembre dalle 17.30 alle 17.30 presso la sede dell’EURAC research, Viale Druso 1, 39100 Bolzano (sala SEM7): Va bene i green building, ma basteranno?

L’evento vedrà la partecipazione di Daniele Pernigotti (Ride With Us), Marco Caffi (Green Building Council Italia), Roberto Lollini (EURAC research, Istituto per le Energie Rinnovabili), Ulrich Santa (Agenzia per l’Energia Alto Adige – CasaClima) e sarà coordinato da Carlo Battisti (IDM Südtirol Alto Adige).

L’indomani mattina il tour ripartirà da Bolzano per affrontare il Brennero e fare tappa a Innsbruck. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di molti Comuni lungo il percorso, tra cui Venezia, Bolzano e Bonn, oltre che del Ministero dell’Ambiente italiano e d’importanti associazioni che operano in materia di cambiamento climatico, come Kyoto Club e Italian Climate Network.
La lista completa dei patrocini, oltre che il tracciato delle singole tappe del tour Venezia-Bonn e la documentazione dei viaggi precedenti è disponibile nel sito www.ridewithus.eu. Chi volesse unirsi alla pedalata può facilmente identificare la posizione della carovana ciclistica geolocalizzata nella sezione live del sito.

LE TAPPE
La partenza avverrà simbolicamente venerdì pomeriggio 31 ottobre con il prologo Venezia-Mestre, mentre la mattina del 1 novembre vi sarà la partenza ufficiale del tour da Marghera.
Di seguito il dettaglio delle tappe del tour.

I CONTATTI
Daniele Pernigotti dpernigotti@aequilibria.com 340 9783337
Alberto Fiorin (Pedale Veneziano) afiorin@libero.it 320 4253630

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The nature of innovation.

NOI ci siamo!
Open Day al parco tecnologico: scoprire l’innovazione altoatesina il 21 ottobre.

Toccare con mano la scienza e scoprire come una fabbrica abbandonata si è trasformata in una fucina di idee all’avanguardia: tutto questo sarà possibile sabato 21 ottobre dalle 10 alle 18 al NOI Techpark. Il parco tecnologico dell’Alto Adige in Via Volta a Bolzano apre le proprie porte a tutti. Oltre a visite guidate e incontri coi ricercatori, non mancheranno intrattenimento a tema per i bambini e degustazioni.

Capire cosa può fare un sole artificiale, immergersi in prima persona nella realtà virtuale, calcolare il proprio impatto ambientale sulla Terra, scoprire il software per il riconoscimento delle espressioni facciali: tutto questo sarà possibile nelle sedi dei centri di ricerca ospitati al NOI Techpark. Il programma degli incontri coi ricercatori è disponibile online sul sito www.noi.bz.it e verrà distribuito ai visitatori il 21 stesso.

Per scoprire nel dettaglio i locali dell’edificio appena inaugurato, ogni ora la Business Location Südtirol (BLS), responsabile per la costruzione del parco tecnologico, condurrà delle visite guidate. Naturalmente sarà anche possibile visitare il NOI Techpark autonomamente lungo un percorso che attraversa tutta l’area. Alle 11.30 e alle 16 si potrà ascoltare dalla viva voce dell’architetto Claudio Lucchin la sua avventura di ripensare e dare così nuova vita all’area della fabbrica su cui si è sviluppato il parco tecnologico, l’Ex-Alumix. Inoltre IDM Alto Adige, che gestisce il parco tecnologico, presenterà un video-tour del NOI Techpark girato con un drone e un’installazione artistica sulla storia dell’Ex-Alumix. Un altro highlight della giornata sarà l’esposizione dei ritratti dei lavoratori del cantiere scattati dal fotografo altoatesino Ivo Corrà.

I buongustai potranno poi soddisfare il proprio palato alla Noisteria, dove sarà possibile degustare prodotti tipici altoatesini. Non mancherà l’intrattenimento per i più piccoli, sempre all’insegna della tecnologia: tutto il giorno potranno infatti fare piccoli esperimenti, giochi creativi e lavoretti manuali. Per arrivare al NOI Techpark in modo “green”, oltre alla bicicletta, il 21 ottobre in via eccezionale la SASA farà circolare la linea 18 che normalmente è attiva solo durante i giorni feriali.

Il programma completo è disponibile sul sito https://noi.bz.it/it/novita/events/noi-ci-siamo [Comunicato stampa IDM – Foto © IDM/Ivo Corrà]

Aus Alt wird NOI.
Innovation made in Südtirol erleben beim Open Day im Technologiepark am 21. Oktober.

Wissenschaft zum Anfassen: Am Samstag, dem 21. Oktober öffnet der NOI Techpark in der Voltastraße in Bozen von 10 bis 18 Uhr seine Tore für die Öffentlichkeit. Besucher können entdecken, wie eine ehemalige Fabrik in ein Forschungszentrum für zukunftsweisende Ideen verwandelt wurde. Neben Führungen und Begegnungen mit Forschern bietet Südtirols Technologiepark an diesem Tag auch Verkostungen und ein Unterhaltungsprogramm für Kinder.

Den eigenen ökologischen Fußabdruck berechnen, eine Software für die automatische Mimik-Erkennung testen oder verstehen, wozu man eine künstliche Sonne braucht – all das und noch mehr kann man am kommenden Samstag im NOI Techpark entdecken und ausprobieren. Das gesamte Programm des Open Day im NOI Techpark kann auf der Website www.noi.bz.it eingesehen werden.

Für die Entdeckungsreise durch die Räume des neu eröffneten Technologieparks bietet die Business Location Südtirol (BLS), die für den Bau des NOI Techpark verantwortlich zeichnet, stündlich geführte Besichtigungen an. Selbstverständlich können Besucher sich im Techpark auf Innovationskurs begeben und den Technologiepark auch auf eigene Faust entdecken. Um 11.30 und um 16 Uhr wird Architekt Claudio Lucchin über die Herausforderungen der Neugestaltung und Wiederbelebung des Ex-Alumix-Fabrikgeländes berichten, auf dem der NOI Techpark entstanden ist. Der Betreiber des Technologieparks, IDM Südtirol, präsentiert eine mit einer Drohne gedrehte Videotour durch den Park und eine künstlerische Auseinandersetzung mit der Geschichte der ehemaligen Alumix-Fabrik. Ein weiteres Highlight ist die Ausstellung des Südtiroler Fotografen Ivo Corrà, der die Bauarbeiter während der Bauphase porträtiert hat.

In der Noisteria können Südtiroler Spezialitäten verkostet werden. Auf die kleinen Besucher wartet den ganzen Tag über ein buntes Unterhaltungsangebot rund um das Thema Technik: Geboten werden kleine Experimente, kreative Spiele und Bastelarbeiten. Weil NOI für Nature of Innovation steht, werden die Gäste des Open Day gebeten, mit dem Fahrrad oder der NOI-Buslinie 18 anzureisen. Sollte dies nicht möglich sein, sollten Fahrgemeinschaften gebildet oder andere nachhaltige Mobilitätskonzepte genutzt werden. Das vollständige Programm steht auf der Website https://noi.bz.it/de/noiigkeiten/termine/aus-alt-wird-noi bereit [Pressemitteilung IDM – Foto © IDM/Ivo Corrà]