Regeneration contest: sfida oltre la sostenibilità

La sintesi di Federico Zappini dell’evento Smart City Week dell’11.09.2016 dedicato a REGENERATION, che abbiamo condiviso in Piazza Duomo a Trento.

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lost-places-1510574_1920(Intervento introduttivo all’incontro previsto a Trento, in piazza Duomo, domenica 12 settembre 2016 – SmartCity Week 2016)

La mia è una breve e non certamente esaustiva introduzione all’incontro dedicato a Regeneration Competition, inserito nella cornice della Smart City Week di Trento. Serve a offrire alcune coordinate generali dentro le quali ci vogliamo muovere. Vuole essere una serie di spunti – spero utili – per comprendere fino in fondo la portata decisiva di tutti i ragionamenti che in questi giorni tenteranno di spingersi oltre l’interpretazione del concetto di sostenibilità come mero criterio di valutazione delle prestazioni di un oggetto o di un comportamento e ne sapranno sottolineare la valenza politica, sociale e culturale nell’affrontare le sfide che il tempo che stiamo vivendo ci sottopone. Procedo per flash e suggestioni all’approfondimento.

Overshoot day. Quest’anno la data cerchiata sul calendario è quella dell’8 agosto. In poco più di otto mesi abbiamo esaurito il budget delle…

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La montagna ci salverà …

… se noi la salveremo.

Di ritorno da un’escursione sulle mie amate Maddalene, piena di buone idee e momenti di semplice felicità, sono ancora e più che mai convinto che la montagna continui ad offrirci un paradigma da seguire per salvarci da un modello di sviluppo dissennato.

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Vedetta Alta (2627 m), Cornicoletto (2418 m) e Monte Luc (2434 m)

Anche l’economia delle malghe viene continuamente influenzata e minacciata dallo sviluppo competitivo. Sussiste il pericolo che i pascoli alpini vengano sfruttati solo più estensivamente o per niente. La conseguenza sarebbe una drastica riduzione della loro superficie a seguito dell’imboschimento e della invasione degli arbusti. La molteplicità degli ecosistemi a lungo termine andrebbe persa.

Le misure per il mantenimento sono: la pulizia dei pascoli e gli incentivi. L’amministrazione forestale provvede in maniera prudente a decespugliare i pascoli invasi. Questo lavoro viene eseguito senza danneggiare il terreno, conservando così il fascino paesaggistico dei pascoli alpini. Mediante una pluralità di aiuti, le infrastrutture delle malghe vengono mantenute: risanamento delle baite, stalle degli alpeggi, approvvigionamento idrico ed elettrico, recinti e strade di accesso.

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Grazie al sostegno mirato della politica in Alto Adige, negli ultimi trent’anni non è stata abbandonata quasi nessuna delle 1.733 malghe. Già da molto tempo vengono “monticati” (monticazione = trasferimento delle mandrie all’alpeggio) circa 95.000 bovini, sgravando così, durante l’estate, i masi di montagna. Mentre le malghe trentine sono prevalentemente di proprietà pubblica, il 91% delle malghe sudtirolesi appartengono a persone fisiche o ad associazioni private.

Nella foto: un esempio di economia semplice che si basa sull’uso responsabile delle risorse e sulla fiducia tra le persone. Non serve altro dopo una faticosa camminata🙂

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Auch die Almwirtschaft wird von der ständigen wirtschaftlichen Konkurrenzentwicklung beeinflusst und bedroht. Es besteht die Gefahr, dass die Almweiden nur mehr extensiv oder überhaupt nicht mehr genutzt werden. Eine drastische Flächenverminderung durch Verwaldung und Verstrauchung wäre die Folge. Die Vielfalt der Lebensräume würde langfristig verloren gehen.

Die Maßnahmen zur Erhaltung sind: die Weideräumungen und die Förderungsmaßnahmen. In einer schonenden Art und Weise werden von der Forstverwaltung verstrauchte Weideflächen freigeräumt. Dies erfolgt ohne dabei den Boden zu verletzen. Der landschaftliche Reiz der Almweiden bleibt somit erhalten. Durch eine Vielzahl an Förderungen werden die Infrastrukturen der Almen erhalten: Erneuerung von Almhütten, Almställen, Wasser- und Stromversorgung, Weidezäune, Erschließungswege, usw.

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Anbruchverbauung der Mitteregglawine

Aufgrund gezielter Unterstützung seitens der Politik wurde in Südtirol in den letzten 30 Jahren fast keine der 1733 Almen aufgelassen. Seit Jahren werden jährlich rund 95.000 Rinder aufgetrieben. Damit können im Sommer die Bergbauernhöfe entsprechend entlastet werden. Während die italienischen Almen vorwiegend in öffentlichen Besitz sind, gehören 91% der deutschen Almen Privatpersonen oder privaten Körperschaften.

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Le Maddalene

La catena delle Maddalene chiude la Val di Non a settentrione. Il Gruppo delle Maddalene, può essere definito “la montagna più dolce” della Val di Non; nonostante la vicinanza con il gruppo Ortles Cevedale e quello dell’Adamello-Brenta, infatti questi rilievi superano raramente i 2700 metri e pertanto sono caratterizzati da un ambiente estremamente suggestivo fatto di verdi pascoli e malghe d’alpeggio. In estate sono il teatro ideale per il trekking e il nordic walking, mentre in inverno diventano la patria delle escursioni con le ciaspole e lo scialpinismo.

Anello con salita alla Cima Cornicoletto, Belmonte e Vedetta Alta nel gruppo delle Maddalene

Escursione di un’intera giornata dalle grandi soddisfazioni che si svolge interamente in quota e attraverso le più belle cime e creste della selvaggia catena montuosa delle Maddalene, al confine con Trentino e Alto Adige. Avvincente escursione ad anello da svolgere nell’arco di un’intera giornata che concatena tre famose cime del gruppo delle Maddalene: Cima Cornicoletto, Cima Belmonte e Cima Vedetta Alta. L’escursione non comporta particolari difficoltà tecniche se non la confidenza con l’ambiente di alta montagna e con sentieri e creste esposte. Scendendo dalla Cima Vedetta Alta è consigliata una pausa presso una delle tre malghe che si incontrano lungo il rientro: Malga Kessel, Malga di Revò e Malga di Cloz. L’itinerario è sempre ben segnalato, l’unico tratto senza segnaletica a terra ma dalla traccia evidente è tra Cima Cornicoletto e Cima Belmonte [fonte: visittrentino.it]

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Die Magdalener Berge

Die Kette der Magdalener Trentino Berge, die das Val di Non gen Norden hin abschließt, gilt als „das lieblichste Gebirge“ im Val di Non. Trotz ihrer Nähe zur Ortler-Cevedale- und zur Adamello-Brenta-Gruppe überragen diese Erhebungen nur selten die 2700-Meter-Marke und sind durch eine besonders stimmungsvolle Landschaft mit grünen Weiden und Almen geprägt. Im Sommer eignet sich das Gebiet vorzüglich zum Trekking oder Nordic Walking, während man hier im Winter Ausflüge mit den Schneeschuhen oder Skitouren unternehmen kann.

Rundwanderung mit Besteigung des Kornigls, der Schöngrub und der Ultner Hochwart in den Magdalener Bergen

Erlebnisreiche Tagestour, die die schönsten Gipfel und Grate der wilden Magdalener Berge an der Grenze zwischen dem Trentino und Südtirol verbindet.

Eindrucksvolle Rundwanderung, für die man einen gesamten Tag einplanen sollte. Die Tour verbindet drei berühmte Gipfel der Magdalener Berge: den Kornigl, die Schöngrub und die Ultner Hochwart. Die Wanderung weist keine besonderen technischen Schwierigkeiten auf, jedoch sollte man mit der alpinen Umgebung, alpinen Wanderwegen und ausgesetzten Graten vertraut sein. Beim Abstieg von der Ultner Hochwart empfiehlt sich eine Rast auf einer der drei Almen, an denen man auf dem Rückweg vorbeikommt: Kesselalm, Rawauer Alm und Clozner Alm. Der Weg ist stets gut ausgeschildert; der einzige Abschnitt ohne Beschilderung aber mit gut erkennbaren Spuren ist zwischen Kornigl und Schöngrub [Quelle: visittrentino.it/de]

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Il funambolo che non diventò uomo.

Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha.

2016_09_02-01 Francesco GrazianiSu Radio1 Rai vanno in onda in queste giornate estive, la mattina dalle 8:30 alle 9, dei piccoli capolavori di narrazione. Sto parlando di “Numeri primi. Uomini e storie senza uguali”, gli intrecci tra vicende storiche e prestazioni sportive confezionati mirabilmente da Francesco Graziani. Il racconto di questa settimana è quello avvincente di un calciatore spesso considerato come il miglior calciatore brasiliano dopo Pelé.

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2016_09_02-02 GarrinchaManoel Francisco dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo Garrincha o Mané Garrincha (Pau Grande, 28 ottobre 1933 – Rio de Janeiro, 20 gennaio 1983), è stato un calciatore brasiliano, ala destra ricordata specialmente per la sua militanza col Botafogo e la Selezione nazionale del suo Paese.

Partecipò a tre edizioni dei Campionati mondiali di calcio: Svezia 1958, Cile 1962 e Inghilterra 1966, vincendo le prime due. La seconda parte della sua carriera, che convenzionalmente può dirsi iniziata nel 1966, anno in cui lasciò il Botafogo, fu costellata da continui cambi di squadra e da partecipazioni occasionali con diversi club, professionistici e no.

Garrincha fu afflitto da diversi difetti congeniti: un leggero strabismo, la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino, sei centimetri di differenza in lunghezza tra le gambe; il ginocchio destro fu affetto da varismo mentre il sinistro da valgismo, nonostante un intervento chirurgico correttivo. Per via di tale malformazione — secondo altre fonti dovuta alla poliomielite o alla malnutrizione — i medici lo dichiararono invalido e gli sconsigliarono di praticare il calcio.

2016_09_02-05 GarrinchaIl soprannome “Garrincha” gli fu attribuito da una sorella perché il suo aspetto minuto le ricordava quello di un’omonima specie di uccelli che egli era solito cacciare da bambino. Quando Garrincha cominciò a praticare il calcio il soprannome avrebbe mutato accezione, ben attagliandosi alla particolare andatura dovuta all’handicap fisico che veniva evidenziata durante le corse effettuate sul campo da gioco, simile a quella di un uccellino che saltella.

Oltre che dai successi sportivi, la sua vita fu scandita dalla distruttiva passione per gli alcolici e per le donne. Morì prematuramente all’età di quarantanove anni, per le conseguenze di una cirrosi epatica e di un edema polmonare, in condizioni di indigenza e degrado [fonte: Wikipedia].

Qui di seguito i podcast delle puntate di “Numeri primi” sulla storia di Garrincha:

29/08/2016 – Manè Garrincha Ia parte
30/08/2016 – Manè Garrincha IIa parte
31/08/2016 – Manè Garrincha IIIa parte
01/09/2016 – Manè Garrincha IVa parte
02/09/2016 – Manè Garrincha Va parte

I’m doing WELL.

The WELL Building Standard (WELL) focuses on the people in the building.

Over the last decade, green building standards and standard-setting organizations have made significant strides towards the market transformation of the building industry, resulting in a rapid expansion of green buildings and environmentally conscious building practices throughout the world.

Over the same period, strategies to enhance human health and well-being have played a relatively small role in the evolution of building standards. The time has come to elevate human health and comfort to the forefront of building practices and reinvent buildings that are not only better for the planet, but also for people.

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The WELL Building Standard (WELL)

  • is the first standard of its kind that focuses solely on the health and wellness of building occupants.
  • identifies 100 performance metrics, design strategies, and policies that can be implemented by the owners, designers, engineers, contractors, users and operators of a building.
  • is based on a thorough review of the existing research on the effects of spaces on individuals and has been advanced through a thorough scientific and technical review.
  • requires that the space must undergo a process that includes an on-site assessment and performance testing by a third party.

WELL is the culmination of seven years of rigorous research in collaboration with leading physicians, scientists and industry professionals. Pioneered by Delos, WELL is administered by the International WELL Building Institute (IWBI) and third-party certified through IWBI’s collaboration with Green Business Certification Inc. (GBCI), the certification body that administers the LEED Green Building Rating System.

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Haworth new showroom, Los Angeles (CA)

What are the interactions between humans and the built environment? Traditional healthcare delivery systems primarily focus on addressing health after people have already become sick. With rising costs and the increased burden of chronic diseases such as diabetes, cardiovascular disease and cancer, people are turning to more lifestyle-oriented and preventative approaches to health.

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LEED: the building as a human body

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WELL: the human body within the building

The WELL Building Standard is founded on the understanding that facets of our environment interact with personal, genetic and behavioral factors to shape our overall health and well-being. WELL measures attributes of buildings that impact occupant health by looking at seven factors, or Concepts, relevant to occupant health and well-being: air, water, nourishment, light, fitness, comfort and mind:

Air – Clean air is a critical component to our health. Air pollution is the number one environmental cause of premature mortality, contributing to 50,000 premature deaths annually in the United States and approximately 7 million, or one in eight premature deaths Worldwide.

Water – Drinking water contamination is a major public health issue. Many people receive water that has been exposed to potentially harmful levels of biological, chemical and mineral contaminants. The World Health Organization (WHO) reports that almost one billion people lack access to safe drinking water worldwide, and two million annual deaths are attributable to unsafe water, sanitation and hygiene.

Nourishment – Nutrition plays a key role in health maintenance, weight management and chronic disease prevention. However, adherence to the dietary recommendations in the U.S. is poor. Similarly, global dietary patterns are also less than optimal; in many countries, people consume more than 500 calories from added sugars per day.

Light – In addition to facilitating vision, light influences the human body in non-visual ways. Humans and animals have internal clocks that synchronize physiological functions on roughly a 24-hour cycle called the circadian rhythm.

Fitness – Modern transportation, labor saving conveniences and sedentary jobs have created an environment in which millions of people fail to achieve the minimum level of activity necessary to help prevent type 2 diabetes, metabolic syndrome, obesity, heart disease and other chronic conditions.

Comfort – The indoor environment should be a place of comfort. In pursuit of that vision, the WELL Building Standard® focuses on significantly reducing the most common sources of physiological disruption, distraction and irritation and on enhancing acoustic, ergonomic, olfactory and thermal comfort to prevent stress and injury and facilitate comfort, productivity and well-being.

Mind – While mental and physical health are often conceptualized as separate domains, our minds and bodies are inextricably connected. Because the mind plays a vital role in an individual’s overall health and well-being, an atmosphere that supports a healthy mental state can have significant psychological and physical benefits.

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Phipps Conservatory and Botanical Gardens, Pittsburgh (PA)

If you consider the life of a building over 30 years, personnel costs significantly outweigh any other building and operational cost. By introducing WELL into built spaces, we can significantly reduce personnel costs — health, medical and productivity — in the long run. Clearly long term value can be generated by addressing occupant health in both commercial and residential spaces.

2016_08_18-04 WELL scorecardWELL Certification allows building owners and employers to know their space is performing as intended to support human health and wellness. The WELL Building Standard v1 is optimized for commercial and institutional buildings and can be applied to three project typologies: New and Existing Buildings, New and Existing Interiors, Core and Shell Compliance.

WELL works harmoniously with LEED and the Living Building Challenge. IWBI welcomes projects to pursue both LEED and the Living Building Challenge alongside WELL in order to promote both environmental sustainability and human health. A number of overlapping features exist between WELL and both LEED and the Living Building Challenge, which are described in detail in the appendices of the WELL Building Standard. «Working together to optimize building performance for human health and our environment».

2016_08_18-02 WELL APThe WELL Accredited Professional (WELL AP) credential is an advanced credential intended for experienced building professionals. The WELL AP ensures to the public, building owners and other building professionals that the credential holder has demonstrated advanced knowledge and proficiency in building wellness and the principles, practices and applications of the WELL Building Standard. A couple of weeks ago I earned the WELL Accredited Professional credential🙂.

[Sources: WELL Building Standard® v1, September 2015; WELL Brochure; WELL One pager. Copyright© 2015 by Delos Living LLC. The WELL AP™ trademark is used with permission from the International WELL Building Institute™]

Il pifferaio magico.

Floating peers. Galleggiando tra simili.

“Il pifferaio di Hamelin” (in tedesco Der Rattenfänger von Hameln, letteralmente Il cacciatore di topi di Hameln) è il soggetto di una leggenda tedesca, anche nota come “Il pifferaio magico”, ambientata nella città di Hamelin, in Bassa Sassonia. La storia si svolge nel 1284 ad Hameln (Bassa Sassonia). Un uomo con un piffero si presenta in città e propone di disinfestarla dai ratti; il borgomastro acconsente promettendo all’uomo un adeguato pagamento. Non appena il Pifferaio inizia a suonare, i ratti, incantati dalla sua musica, si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino al fiume Weser, dove annegano. La spergiura gente di Hamelin, ormai liberata dai ratti, decide incautamente di non pagare il Pifferaio. Questi, per vendetta, riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, attirando dietro di sé tutti i bambini della città. Centotrenta bambini lo seguono in campagna e vengono rinchiusi dal Pifferaio in una caverna. Nella maggior parte delle versioni, non sopravvive nessun bambino, oppure se ne salva uno che, zoppo, non era riuscito a tenere il passo dei compagni.

2016_07_08-01 Christo

Sulla passerella di Christo al lago di Iseo ci si è potuto andare in tutte le versioni, tranne in auto e in motorino, per ovvi motivi. Pare che con il passeggino si potesse saltare qualsiasi coda, tipo “Priority boarding” con Ryanair, per cui mi immagino insospettabili signori a spingere passeggini con bambolotti, o simili trovate. Perché l’importante era andare. Come nei thriller più classici, il colpevole smascherato alla fine del film confessa le proprie motivazioni. Così, pochi giorni fa, al termine di due settimane di passione, accolto da applausi a Milano alla seconda conferenza generale dell’Organizzazione Internazionale dei Musei, Christo se ne è uscito con un «opera inutile per andare da nessuna parte».

Ma certo, che credevate? E ha detto che neppure lui si era immaginato che così tanta gente avrebbe partecipato al suo progetto – ha ripetuto «inutile, irrazionale, irresponsabile, non giustificabile» (Giornale di Brescia, 05.07.2016). «Non ero sicuro che la gente avrebbe voluto camminarci. Ma ci sono stati 1 milione e 200 mila visitatori che hanno camminato per andare da nessuna parte. Non per andare al centro commerciale, non per trovare amici. Camminavano davvero per andare da nessuna parte, perché il progetto era interamente sotto i loro piedi. Si sono tolti le scarpe, e non c’era niente attorno a loro, solo l’acqua e la superficie che mimava i movimenti dell’acqua».

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Christo & Trenord. Stazione di Brescia.

Premetto, non capisco l’arte moderna, mi fermo all’astrattismo di Klee e Kandinsky. Ma non serve giustificarsi, no? Tanto, cos’è l’arte? Oppure, questa è arte? E non serve sentirsi in buona compagnia, con le bordate di Vittorio Sgarbi «È una passerella verso il nulla» il quale sperava che con la passerella la gente scoprisse Pisogne, Predore (le terme romane), Credaro, San Paolo d’Argon, Alzano, Lovere (la pinacoteca Tadini), Sarnico (il più bel Liberty d’Italia). Ma figuriamoci, che illusione. Come illusi si sono ritrovati i commercianti di Sale Marasino (poco a nord di Sulzano, il paese di accesso diretto alla passerella) che come per altri paesi delle sponde del Sebino speravano di beneficiare del boom improvviso di turisti, che invece avevano una sola meta, il tappeto arancione. Non parliamo poi delle speculazione impietose, hotel più cari fino al 137%, con prezzi medi a notte che sono arrivati a superare i 250 euro in camera doppia (analisi di Trivago).

Dello stesso tenore di Sgarbi, Philippe Daverio «Per me non è altro che una semplice baracconata. Come quando si facevano le fiere paesane. The Floating Piers ha sì una funzione aggregante, ma non è altro che un’alternativa spiritosa alla sagra del ravanello o della lumaca gialla».

Sul nonsense ambientale, è fin troppo facile immaginarlo. Chi fosse affascinato (comprensibilmente) dalla qualità ingegneristica della realizzazione (dopotutto, si è trattato di fare camminare sull’acqua 80.000 persone al giorno …) deve mettere in conto l’inutile impatto ambientale (come ripreso da Luca Mercalli dal sito ufficiale di Christo) di:

“220.000 cubi di polietilene …” (ing. Cane)

  • 220.000 cubi di polietilene ad alta densità, prodotto dalla F.lli Cane (quelli dell’ing. Cane?!?) di Fondotoce/Verbania coadiuvata dalle aziende bresciane Asco Plast, Ziber Plast, Zetabi, Artigiana Stampi e Seven Plast per una striscia larga 16 metri per una lunghezza di 3 km.
  • 220.000 perni, sempre di polietilene, che tengono insieme i cubi.
  • 200 ancore del peso di 5,5 tonnellate l’una, che mantengono i 16 metri di larghezza del pontile in posizione (blocchi di cemento trasportati nelle posizioni finali da mezzi nautici grazie all’utilizzo di palloni industriali che, una volta raggiunta la postazione, sono stati svuotati dell’aria e hanno adagiato sul fondo le zavorre).
  • 37.000 metri di corda, che connettono gli ancoraggi al pontile.
  • 70.000 m2 di feltro, che ricoprono i pontili e le strade al di sotto del tessuto.
  • 100.000 m2 di tessuto, in fibra poliammidica (Nylon), prodotto in Germania dalla Setex Textiles e confezionato dalla Luftwerkern di Lubecca, che coprono i 3 chilometri di pontile e 2,5 chilometri di strada.

E il tutto per un’installazione della durata di 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio 2016. Land art?!? No grazie🙂

Le riprese per Google Street View

Le riprese per Google Street View

Per saperne di più:
The Floating Piers chiuso durante la notte (Giornale di Brescia, 22.06.2016)
Christo, lo sfogo di una volontaria: «Sole a picco, genitori irresponsabili» (Brescia Today, 25.06.2016)
The Floating Piers: la situazione (se possibile) peggiora (Giornale di Brescia, 26.06.2016)
Passerella, un soccorritore racconta: «Ma dov’è finito il buon senso?» (Eco di Bergamo, 26.06.2016)
The Floating Piers percorribile da oggi anche su Google Street View (30.06.2016)

Falling piers

Falling piers

2016_07_08-06 Shining piers

Shining piers

 

La lotteria dei rigori non è una lotteria.

Tra le espressioni più scontate che popolano la cultura degli alibi sportivi (vedi gli aneddoti di Julio Velasco al riguardo) la frase calcistica “la lotteria dei rigori” (a volte declinata in “la cinica lotteria dei rigori” come nel video di Elio e le storie tese, sigla di “Mai dire goal” 1994-‘95) è una delle più fastidiose. Ora, lo dico forte e chiaro, la lotteria dei rigori non è una lotteria.

La lotteria è un gioco d’azzardo, di fatto mai equo, dato che il rapporto tra la probabilità di vincere e il prezzo del biglietto è sempre sproporzionato, dove comunque è la sorte a “stabilirne” il vincitore. Nelle competizioni calcistiche nelle quali è necessario stabilire un vincitore che passa il turno, come negli Europei in corso in Francia, se le partite terminano in parità anche dopo i tempi supplementari (90’+15’+15’) è una sequenza di rigori tirati dai giocatori delle due squadre a stabilire il vincitore della partita. Quindi, la sequenza dei rigori fa parte della partita, vincere o perdere ai rigori è parte (fondamentale!) del gioco e in definitiva, parafrasando Boskov, «partita finisce quando finisce serie rigori».

Ed è del tutto evidente, che una squadra deve essere pronta, in casi come questi, ad affrontare questa “sfida nella sfida” con la squadra avversaria, così come è stata in grado di tenerle testa durante tutto l’incontro. E servono molto probabilmente qualità, competenze, capacità, doti, rafforzate con l’allenamento (fisico, mentale) del tutto specifiche, magari completamente diverse da quelle messe in campo in uno scontro finito in parità dopo 120 minuti. Insomma, non è proprio per niente una casualità, non è affatto una lotteria.

2016_07_05-03 Conte

Sapete benissimo a cosa mi riferisco. Un applauso va a come il nostro “commissario tecnico” della Nazionale di calcio Antonio Conte, è riuscito a costruire e consolidare un gruppo di giocatori senza particolari talenti (a detta della stragrande maggioranza dei commentatori sportivi), così come va a una squadra che contro ogni pronostico (teoricamente inferiore a Belgio e Spagna, ad esempio) è arrivata alla solita sfida al cardiopalma nei quarti di finale del campionato europeo di calcio con la Germania campione mondiale. Ma lì, al termine di 120’ dove l’Italia ha giocato alla pari, rimontando una partita messa male, arriva il fatidico (vedi? ancora il fato di mezzo!) momento dei rigori. E la coesione della Nazionale si sfalda …

Riepilogo la situazione:

Germania-Italia al 45′ 0-0, al 90′ 1-1, al 120′ 1-1
Marcatori: Özil (G) al 20′, Bonucci (I) su rigore al 33′ del secondo tempo

Iniziano i calci di rigore.

  • Insigne (I) gol (2-1)
  • Kroos (G) gol (2-2)
  • È il turno di Zaza (I), appena inserito da Conte al posto di Chiellini, proprio perché esperto nel tirare i rigori. Entra “a freddo”, senza la possibilità di scaldarsi nella mischia della partita. Questa sostituzione è un errore di Conte? Il giocatore juventino fa una rincorsa comica saltellando come un pennuto (la scenetta è già un “meme” sul web): palla fuori (2-2)

2016_07_05-01 Zaza

  • ma il grande Gigi Buffon subito dopo para il tiro di Müller (G) (ancora 2-2)
  • Barzagli (I) gol (3-2)
  • Özil (G) palo, e siamo sul (3-2) con la palla a disposizione, potremmo andare sul (4-2) e sarebbe praticamente fatta
  • È il turno di Pellè (I) che si trova davanti Neuer, il portiere tedesco, che è il miglior portiere del mondo, campione del mondo in carica, 4 volte campione di Germania, già vincitore di una Champions League, una Supercoppa europea, un mondiale per Club e un europeo Under 21. «E – come descrive Matteo Grandi – invece di mettere il pallone a terra, farsi il segno della croce e tirare in porta con tutta la forza che ha in corpo, fa il bulletto con la stessa strafottenza di un tamarro che minaccia il buttafuori davanti all’Hollywood … e tira un rigore che neanche Conchita Wurst con le infradito». (fuori) (3-2)

Euro 2016, Germania vs Italia - Quarti di Finale

  • Draxler (G) gol (3-3)
  • E poi Bonucci (I) che probabilmente aveva già compiuto una prodezza (è un terzino …) angolando con precisione il rigore del pareggio nei tempi regolamentari: parato (3-3)
  • Ma nella “sagra degli errori” (altra locuzione calcistica) Schweinsteiger (G) spara alto (ancora 3-3)
  • Giaccherini (I) gol (4-3)
  • Hummels (G) gol (4-4)
  • Parolo (I) gol (5-4)
  • Kimmich (G) gol (5-5)
  • De Sciglio (I) gol (6-5); non finisce più, paralizzati davanti allo schermo abbiamo la sensazione di aver perso l’occasione della vita, arrivare in semifinale con i padroni di casa francesi sprofondando nella maledizione la “Mannschaft” (che mai ha vinto con noi in partite ai mondiali o agli europei!)
  • Boateng (G) gol (6-6); è una guerra di nervi e il dramma sta per sopraggiungere
  • Darmian (I) 26 anni (ancora un difensore) l’espressione spaventata di un giovane che non ha ancora molta esperienza: parato (6-6)
  • e poi Hector (G) gol (6-7)

2016_07_05-04 Hector

E la “maledizione dei rigori” aggiunge un altro episodio a una statistica che fa riflettere:

  • Europei Italia ’80: finale 3° posto, perdiamo ai rigori contro la Cecoslovacchia (al nono rigore, errore di Collovati)
  • Mondiali Italia ’90: fuori ai rigori nella semifinale con l’Argentina (Donadoni e Serena parati)
  • Mondiali USA ’94: battuti ai rigori in finale dal Brasile (sbagliano Baresi e Massaro e poi il famoso tiro in tribuna di Baggio)
  • Mondiali Francia ’98: fuori ai quarti di finale contro la Francia (sbagliano Albertini e poi una traversa di Di Biagio)
  • Europei 2000 in Belgio e Olanda: siamo noi a vincere ai rigori in semifinale contro l’Olanda (poi perderemo al “golden goal” in finale con la Francia).
  • Mondiali Germania 2006: ci ripetiamo contro la Francia nella finale di Berlino.
  • Europei 2008 in Austria e Svizzera: perdiamo ai rigori con la Spagna ai quarti di finale (errori di De Rossi e Di Natale).
  • Confederations Cup 2013 in Brasile: ancora perdenti contro la Spagna (sbaglia Bonucci …)

Ai rigori io conto 7 sconfitte contro 2 vittorie. Se non è una lotteria … è forse una sindrome? E se è una sindrome, la malattia va curata …😦
… mentre De Gregori canta “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”  [La Leva Calcistica Della Classe ’68, Titanic – 1982].

Ritorna FACE (edizione 2016)

Ritorna FACE | Façades Architecture Construction Engineering il Corso di alta formazione sulle facciate innovative per edifici (2^ edizione). Compatto, denso di contenuti di qualità e di casi studio, con 20+ docenti specialisti del settore, per creare “super-facciatisti” in grado di affrontare la progettazione e la realizzazione delle facciate hi-tech e hi-performance che i progetti di architettura innovativi di oggi richiedono  :-)

Frener & Reifer: Dockland, Hamburg | BRT – Bothe Richter Teherani

EURAC e il Cluster Edilizia di IDM Südtirol Alto Adige propongono un percorso formativo che mira ad accrescere il know-how di aziende e liberi professionisti operanti nel settore delle facciate tecnologiche complesse per edifici.

2016_06_08-01 FACE2Il corso intende trasferire a liberi professionisti e personale tecnico di aziende concetti e metodi innovativi relativamente al settore delle facciate tecnologiche complesse. Il percorso didattico presenta una struttura completa per quanto riguarda gli argomenti trattati, in modo da fornire concetti, strumenti e metodi innovativi, stimolando l’aumento di competenze locali in un settore, quello delle costruzioni, sempre più soggetto a regolamentazioni di natura ambientale ed energetica e gravemente colpito dalla crisi economica globale.

Stahlbau Pichler: De Rotterdam | Studio Oma, Arch. Rem Koolhaas

Stahlbau Pichler: De Rotterdam | Studio Oma, Arch. Rem Koolhaas

Attraverso questo percorso si mira ad accrescere il know-how specifico di aziende e liberi professionisti operanti nel settore e si cerca di costruire una rete di operatori tecnici e soggetti specializzati che possano porsi sul mercato con qualità e competenza, al fine di raggiungere importanti obiettivi in termini di posizionamento e fatturato. Lo scopo è quindi quello di formare una figura professionale specializzata che sia in grado di padroneggiare le conoscenze tecniche e gestionali per sfruttare al massimo le potenzialità dell’involucro edilizio, partendo dalla progettazione e finendo con la corretta esecuzione.

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Il corso è suddiviso in 6 unità, per un totale di 15 giornate di corso. È caratterizzato da un forte orientamento alla pratica e si avvale di relatori esperti in materia e conosciuti per le loro competenze nel settore. Tutti i contenuti sono stati concepiti e ideati con lo scopo di affrontare le principali tematiche relative all’ideazione, progettazione, calcolo, produzione, installazione e manutenzione delle facciate complesse degli edifici. È previsto un viaggio studio a Milano per analizzare da vicino esempi particolarmente significativi di innovazione tecnologica nel campo delle facciate.

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Iscrivetevi prima del 30 giugno per poter usufruire dello sconto di 500€ sulla quota d’iscrizione!

Brochure del corso

Informazioni e iscrizioni: qui
Marco Cecchellero – education@eurac.edu
Tel. +39 0471 055 444