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Non può finire così.

Elogio della rimonta.

Se la partita tra Barcelona e Paris Saint-Germain di mercoledì scorso è già diventata uno spartiacque nella storia del calcio, e dello sport in generale, lo è perché nessun allenatore, nessun giocatore, nessun tifoso ora penserà più alle 185 volte in cui il tentativo di rimonta di una squadra di calcio sotto 4-0 nella gara d’andata in una competizione europea è miseramente fallito. No – penserà – loro ce l’hanno fatta, quindi è possibile. Un taglio così netto nella storia, un bivio dove nulla sarà più come prima, come lo racconta bene Marco Imarisio nell’articolo del Corriere della Sera del 10.03.2017, che potete leggere qui.

E’ l’epica di una rimonta (la “remuntada”) e di un sacrificio, quello della squadra della capitale francese, atterrata a Barcelona per difendere un tranquillo vantaggio di quattro goal, dove ogni personaggio ha un ruolo ben definito: il giovane eroe che diventa adulto e prende per mano la squadra (Neymar) in un virtuale passaggio di consegne dal fratello maggiore (Messi, 30 anni e cinque di più del talento brasiliano), la vittima sacrificale (l’allenatore basco del Paris St. Germain, Unai Emery Etxegoien, peraltro brillante vincitore di tre Europa League consecutive con il Siviglia), l’uomo baciato dal destino (Sergi Roberto), il difensore catalano che al 50’ si allunga per trasferire alle spalle di Kevin Trapp – altro personaggio omerico – l’assist col “contagiri” di Neymar, l’infido Luis Suárez, pronto a pugnalarti alle spalle, il cascatore che propizia il rigore al 46’, l’incredulo allenatore del Barça (il già plurivittorioso, come giocatore e come coach, Luis Enrique). Ogni sguardo, ogni espressione, è funzionale alla storia e contiene già il suo esito, in un progredire dove anche il tempo sembra assumere una dimensione dilatata. A tre minuti (è l’87simo) dal termine del tempo regolamentare, lontani tre goal (un quantitativo impossibile) dalla vittoria, prima di quella punizione incernierata nel sette della porta francese, è solo nello sguardo di Neymar che cogliamo un destino già scritto. Neymar (43′), ancora Neymar (46′, su rigore – l’arbitro sembra pensare “Lo fischio. Tanto, anche se lo segnano, vuoi che facciano anche il sesto??”), Sergi Roberto (50′). Barcelona, Més que un Club.

La smorfia di Unai Emery tradisce un’ansia ingiustificata. Gli avversari devono recuperare tre goal in tre minuti più recupero. Impensabile, basterebbe recuperare la palla e trattenerla per far scorrere il tempo.

A tre minuti dalla fine, Gerard Piqué è stanco. Non immagina gli 8 minuti che lo aspettano.

Il volto di Kevin Trapp denota una stanchezza da tensione, che è 20% fisica e 80% mentale. Dispone la barriera dove è sicuro che Neymar non passerà. Osserverà la traiettoria insieme a tutto lo stadio.

Neymar. Il fanciullo è diventato adulto. Ha preso in mano la squadra procurandosi la punizione. In pochi minuti saranno un goal su punizione, uno su rigore e un assist per la rete della vittoria. Focalizzato.

Lo sguardo di Luis Enrique dopo il 4° goal del Barca. L’allenatore approva l’impegno della squadra ma non sembra chiedere al destino più di questo.

Luis Suárez, un cascatore insuperabile. La pugnalata dell’uruguaiano arriva puntuale quando serve.

Lo sguardo grave di Lionel Messi, a 1′ dalla fine. La barba dell’argentino pare un indice della raggiunta maturità calcistica.

L’allungo di Sergi Roberto per il 6-1, a 21 secondi dalla fine. Lo stadio attende un millesimo di secondo, poi l’esplosione verrà registrata anche dai sismografi.

Ecco altre grandi rimonte memorabili …

La rimonta è quando vedi la morte e recuperi la vita” [Sir Alex Ferguson]. Perché non dobbiamo smettere di crederci.

Il wellbeing che vorrei.

Appunti per un comfort sostenibile.

Di ritorno da un weekend in un wellness hotel, la domanda principale che mi sono fatto è “Ma, qual è il wellness che vorrei?”. Perché, diciamolo, l’esperienza mi ha lasciato qualche perplessità e mi spinge a tornare ancora una volta sul tema comfort e sostenibilità, ovvero “Un comfort sostenibile ?” Partiamo dagli hotel, che rappresentano proprio un ambito di riferimento per il tema.

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Oberoi Udaivilas in Udaipur, Rajasthan (India)

Primo punto. Comfort = lusso? Come in questo splendido hotel indiano? Comfort = abbondanza? Ovvero una lista infinita di possibilità e servizi che è impossibile sfruttare tutti, a meno che non si soggiorni nell’albergo per un mese? Perché se tenti di fare tutto in un weekend (e questo è il tempo a disposizione che mi è capitato di avere) ti ricoverano in preda ad una crisi di nervi. La novità degli ultimi anni è la ¾ pensione, che è più di mezza pensione e meno di una pensione completa. Ovvero, torni presto dalla sciata (ma perché dovresti farlo?) e trovi un buffet per uno “spuntino”, magari alle due o alle tre del pomeriggio, che vi assicuro alla fine è come un pranzo. E all’orizzonte incombe la cena, di almeno 5 portate. Nel mezzo, bisogna affrettarsi a frequentare l’area wellness, sperando che vapori e acqua calda ti brucino qualche caloria (difficile).

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Troppi servizi, troppa offerta … riuscirò a far tutto in un weekend??

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WALL•E – Pixar Animation Studios & Walt Disney Pictures (2008)

Insomma lo scenario apocalittico di una società viziata e sedentaria alla “Wall-e” è dietro l’angolo. Ma tutti i suddetti comfort alla fine vengono dimenticati velocemente, se l’impianto di ventilazione dell’albergo è progettato o realizzato male, e nella tua mansarda arriva sin dal primo mattino l’odore di aglio. Allora, prima curare la corretta ventilazione dell’edificio e poi pensare ai succhi di frutta tropicali nell’area piscina.

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In definitiva, il troppo finisce per darmi fastidio e ripenso al “Less is more” di Ludwig Mies van der Rohe. Ed è questa ad esempio la strategia intrapresa dalla catena canadese Alt Hotels, che con l’ossimoro “Affordable luxury” caratterizzano la loro offerta con l’eliminazione di tutto ciò che non è davvero necessario, pur mantenendo un adeguato livello di comfort.

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E poi c’è la questione dei “termostati truccati”. Sì, avete capito bene. Una recente indagine documentata sul Wall Street Journal del 25.01.2017 ha scoperto che in un numero rilevante di hotel i termostati sono bloccati e non consentono la regolazione individuale della temperatura nella camera. Cioè, la rotella del termostato gira, ma in realtà la temperatura della stanza è fissata e regolata centralmente dall’hotel. E così sono spuntati in rete addirittura dei tutorial che spiegano come rimuovere il blocco dell’apparecchio e riprendere il comando delle operazioni. Insomma … “Occupy thermostats”.

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Walden Pond, Concord (MA, USA)

Secondo punto. E se tutto questo approccio bulimico al comfort fosse sbagliato? Se avesse ragione Henry David Thoreau (il più sottovalutato dei filosofi americani dell’800)? Se fosse comfort = frugalità?Walden, ovvero Vita nei boschi” è il resoconto dell’avventura dell’autore, che dedicò oltre due anni della propria vita, nell’estate del 1847, a cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile. Il suo fu un esperimento avente per obiettivo quello di cercare la conciliazione tra artista e il mondo naturale grazie all’ottimismo scaturito dal considerare l’uomo come artefice del proprio destino e come essere dipendente da sensazioni ed emozioni. Il libro fu scritto quasi interamente durante il soggiorno di Thoreau in una capanna, costruita in gran parte da solo, sulle sponde del lago Walden che si trova vicino alla cittadina di Concord in Massachusetts [Wikipedia].

Thoreau è sicuramente un riferimento per l’approccio biofilico. Biophilia = ipotesi scientifica proposta nel 1984 da Edward O. Wilson che rileva empiricamente nell’essere umano la “tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali”. Si può ottenere un comfort sostenibile seguendo questi principi e ci sono ormai molti studi che dimostrano i benefici tangibili sulla salute della persona e sulla riduzione dei costi operativi legati a una progettazione virtuosa degli spazi abitati. Seguendo ad esempio il protocollo (filosofia e sistema di certificazione allo stesso tempo) Living Building Challenge creato e mantenuto dall’International Living Future Institute (ILFI).

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Terzo punto. Viviamo il 90% della nostra vita all’interno di edifici. E’ una notizia tanto assodata quanto banale, ma poiché lo sappiamo, perché non puntiamo a garantire una qualità del vivere all’interno di questi spazi (Indoor Environmental Quality)? E’ la strategia dell’International WELL Building Institute. La riflessione di partenza è semplice: in un’organizzazione (immaginiamo un edificio per uffici) la stragrande maggioranza dei costi operativi riguarda i costi del personale. Circa il 90%, a fronte di un 1% per l’energia. Negli ultimi anni ci siamo battuti per l’efficienza energetica e questo è un bene, perché l’efficienza energetica è amica dell’ambiente. Ma ci siamo dimenticati delle persone. Bene, con il protocollo WELL rimettiamo al centro la persona. Un progetto certificato WELL ha il potenziale di aggiungere un valore misurabile per la salute, il benessere e la felicità degli occupanti dell’edificio. Detto in altri termini, se le persone vivono e lavorano all’interno di un ambiente salubre e confortevole, ne beneficiano umore, salute e quindi produttività. È migliora il margine di profitto. Si tratta di un nuovo ROI (Return on Investment) a beneficio del capitale investito dal conduttore e dal proprietario dell’immobile.

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Quarto punto. Tutto quanto sopra descritto è un driver micidiale per l’innovazione. Solo per quanto riguarda la misurazione e il mantenimento della qualità dell’aria interna di un ambiente stanno spuntando numerose soluzioni interessanti, come ad esempio il purificatore molecolare di aria interna, sviluppato dalla startup di San Francisco Molekule.

Per questo stiamo stimolando in IDM Südtirol Alto Adige la discussione e lo sviluppo di nuove idee proprio attraverso un Gruppo di Lavoro trasversale dedicato alla tematica del comfort e dell’Indoor Environmental Quality (IEQ).

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Quinto punto
. Abbiamo detto di quanto contano gli edifici, perché consumano risorse e con la propria efficienza energetica possono ridurre l’impatto sull’ambiente, e perché la qualità (o la mancanza di qualità) degli ambienti interni influenza direttamente la qualità della vita e il comfort delle persone. Quanto abbiamo detto per gli edifici può essere “scalato” a livello di quartieri, comunità, città intere. Gli “edifici viventi” (i Living Building di ILFI) possono trasformarsi in Living Communities. Possiamo riportare i principi virtuosi (un edificio autonomo, che non impatta sull’ambiente, che produce ciò che consuma, che ha un effetto positivo sulle persone) a una dimensione urbana più ampia. Anche questo (o proprio questo) è wellbeing.

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Riepilogando, ecco il mio decalogo per la discussione:

  1. Definire il wellness (lusso vs. frugalità, mass customization?)
  2. Less is more
  3. Dalla sostenibilità ambientale-energetica a quella delle persone
  4. Misurare e certificare le prestazioni e il wellbeing (la persona nell’edificio)
  5. Monitorare il comportamento e dialogare con gli occupanti
  6. Wellbeing come leva economica
  7. Wellness come driver per soluzioni innovative
  8. Declinare il wellbeing per tipologie di edifici (hotel, uffici, scuole, ospedali, ecc.)
  9. Recuperare il rapporto con la natura (Biofilia, Living Buildings)
  10. Saltare di scala: dai Living Buildings alle Living Communities

Siete pronti per un manifesto del comfort sostenibile, per un wellbeing a misura di uomo e di ambiente? 🙂

[Carlo Battisti è Living Future Accredited e WELL Accredited Professional. Coordina il Gruppo di Lavoro Indoor Environmental Quality (IEQ) presso l’Ecosystem Construction di IDM Südtirol Alto Adige].

RESTORE | REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy

logo_costApproved by the COST Committee of Senior Officials on 24 October 2016, REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy (RESTORE) is one out of the 25 new Actions that were selected out of 478 eligible proposals collected earlier in April.

RESTORE: ‘to return something or someone to an earlier good condition or position’.

Sustainable buildings and facilities are critical to a future that is socially just, ecologically restorative, culturally rich and economically viable within the climate change context.

Despite over a decade of strategies and programmes, progress on built environment sustainability fails to address these key issues. Consequently the built environment sector no longer has the luxury of being incrementally less bad, but, with urgency, needs to adopt net-positive, restorative sustainability thinking to incrementally do ‘more good’.

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Within the built environment sustainability agenda a shift is occurring, from a narrow focus on building energy performance, mitigation strategies, and minimisation of environmental impacts to a broader framework that enriches places, people, ecology, culture, and climate at the core of the design task, with particular emphasis on the benefits towards health. 

Sustainability in buildings, as understood today, is an inadequate measure for current and future architectural design, for it aims no higher than trying to make buildings ‘less bad’. Building on current European Standards restorative sustainability approaches will raise aspirations and deliver restorative outcomes. 

Walden Pond, Concord (MA, USA)

Walden Pond, Concord (MA, USA)

The RESTORE Action will affect a paradigm shift towards restorative sustainability for new and existing buildings, promoting forward thinking and multidisciplinary knowledge, leading to solutions that celebrate the richness of design creativity while enhancing users’ experience, health and wellbeing inside and outside buildings, in harmony with urban ecosystems, reconnecting users to nature. 

The COST proposal will advocate, mentor and influence for a restorative built environment sustainability through work groups, training schools (including learning design competitions) and Short Term Scientific Missions (STSMs).

General information:

CA COST Action CA16114 REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy
Start of Action: 09.03.2017  End of Action: 08.03.2021
Proposers: Carlo Battisti w/ Martin Brown, Sue Clark, Emanuele Naboni
Science Officer: Estelle Emeriau
Administrative Officer: Aranzazu Sanchez

For further information: carlo.battisti@eurac.edu

COST (European Cooperation in Science and Technology) is the longest-running European framework supporting trans-national cooperation among researchers, engineers and scholars across Europe. It is a unique means for them to jointly develop their own ideas and new initiatives across all fields in science and technology, including social sciences and humanities, through pan-European networking of nationally funded research activities. Based on a European intergovernmental framework for cooperation in science and technology, COST has been contributing – since its creation in 1971 – to closing the gap between science, policy makers and society throughout Europe and beyond. 

REGENERATION 2017 – Apply now!

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Living Building Challenge Collaborative: Italy with Macro Design Studio and Carlo Battisti is organising the third edition of: REGENERATION , the design competition in Europe entirely based on the sustainability certification standard Living Building Challenge.

The competition is open to professionals (architects, engineers, environmental sustainability and landscape experts) in Europe, under 35 years old. The deadline for the request of participation is next January 31^st, 2017. We will select the best 15 on the basis of the documentation submitted.

The event will take place at Centrale Fies, Dro (Trento – Italy), on April, 26^th to 29^th, 2017. 64 non-stop hours of integrative design in which each team, assisted by tutors expert of LBC, will compete in designing the best redevelopment project of an existing local public building. There will be side events i.e. a final conference open to the public on the issues of LBC as well as the final presentation of the projects, with the proclamation of the best project by an international jury.

Participants (after the selection of the 15) are required to pay a registration fee of 240 € + VAT. Room and board are paid by the organization. The award for the best team of the project is 3,000 € (cash).

You may find all the information about REGENERATION on:

The deadline for the request of participation is next January 31^st, 2017.
Do you want to regenerate with us? Help us spread the word!
Thank you and a warm greeting from

The REGENERATION Team

APPLY NOW!

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Facciate a Milano.

A distanza di due anni, con la nuova edizione di FACE | Façades Architecture Construction Engineering, il corso di alta formazione sulle facciate complesse e innovative per edifici, creato da IDM Development, Ecosystem Alpine Technologies – Construction e da EURAC Education, siamo tornati a girare per Milano … con il naso all’insù.

Anche per questa edizione di FACE abbiamo infatti previsto una trasferta a Milano, in collaborazione con UNICMI, l’Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche dell’Involucro e dei serramenti, partner ormai consolidato del Gruppo di Lavoro Facciate, la rete di aziende, enti di ricerca e professionisti delle facciate “Made in South Tyrol”. La tematica dei tre giorni 17-18-19 novembre scorsi era la funzionalità delle facciate, con un focus sugli aspetti produttivi, normativi, realizzativi.

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Andrea Mafezzoni, Metra

Il “viaggio tecnologico” alla ricerca dello stato dell’arte nel settore delle facciate è iniziato con la visita a Metra, industria leader nel campo dell’estrusione, della verniciatura, dell’ossidazione e dell’anodizzazione dell’alluminio per finestre e porte scorrevoli e a battente, facciate continue, persiane e sistemi frangisole. L’azienda, fondata nel 1962, conta oggi più di 800 dipendenti e oltre 5000 aziende partner. Andrea Mafezzoni, responsabile tecnico del settore facciate, ci ha accompagnato nella visita degli stabilimenti, dal riciclo della materia prima alluminio sino agli impianti di verniciatura a polvere e al laboratorio di prove.

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Paolo Rigone, UNICMI

Paolo Rigone, direttore tecnico di UNICMI, professore associato presso il Politecnico di Milano – è titolare della cattedra di progettazione dell’involucro edilizio – nonché coordinatore europeo del Gruppo di lavoro internazionale TC33/WG6 responsabile per la redazione delle norme tecniche per le facciate continue (Curtain walls) ha poi nel pomeriggio aggiornato i partecipanti sulle regole per la progettazione strutturale delle facciate.

Via Fabio Filzi 29

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Tutta in cantiere la giornata di venerdì, con la visita di tre progetti esemplari di facciate, molto diversi tra loro. Dopo una presentazione iniziale di Cesare Perduca, responsabile ISA per i serramenti e le facciate, e di Clara Pistoni di Tekser, che ha curato la progettazione degli impianti e la certificazione LEED (versione 2009, primo Core & Shell Platinum in Italia), abbiamo visitato insieme a Carlo Valtolina (Studio Archemi, direttore dei lavori) l’edificio in Via Filzi, 29. Si tratta dell’ex palazzo uffici Siemens angolo via Galvani (1936) progettato da Cristoforo Bietti, Aldo Pozzi e Cesare Perelli per la società Falck, con lavori eseguiti dall’Impresa Borio Mangiarotti. L’intervento di risanamento conservativo, ristrutturazione e riqualificazione del complesso immobiliare destinato a uffici è stato realizzato dall’impresa Carron.

Feltrinelli per Porta Volta

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Feltrinelli per Porta Volta

Feltrinelli per Porta Volta è la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. La peculiarità dell’area è rappresentata dalla sua localizzazione lungo il tracciato delle Mura Spagnole: le antiche mura, risalenti al Quindicesimo secolo, sono le ultime di una serie di fortificazioni che, a partire dai tempi romani, hanno definito i confini della città. Con l’apertura dei Bastioni alla fine del XIX secolo, via Alessandro Volta ha segnato l’inizio dell’estensione della città al di fuori delle vecchie mura, rappresentando un nuovo asse di collegamento tra il centro storico e il Cimitero Monumentale.

Secondo i progettisti Jacques Herzog e Pierre De Meuron i nuovi edifici si ispirano alla semplicità e all’imponente scala degli edifici che caratterizzano l’architettura storica milanese, così come al tratto lungo e lineare delle tipiche cascine della campagna lombarda. Questi alcuni numeri: 188 metri di lunghezza per 32 di altezza, 1224 finestre per quasi 10.600 metri quadri di superficie vetrata, 384 tende a rullo. Le facciate sono di AZA Aghito Zambonini. Abbiamo visitato il cantiere insieme a Fabrizio Ceriani, project manager del general contractor CMB.

City Life – Torre Hadid

La torre Hadid, soprannominata lo Storto, è uno dei tre grattacieli, il secondo per altezza, previsti nel progetto CityLife, che ha lo scopo di riqualificare tutta la zona dell’ex Fiera di Milano. Una volta completata, diventerà la sede degli uffici di Milano del Gruppo Generali. La torre, progettata da Zaha Hadid, si sviluppa per 44 piani, ha un’altezza complessiva di 175 metri ed è in grado di accogliere circa 3.200 persone. Lo stato dei lavori attuale vede completata la struttura, così come buona parte della facciata a doppia pelle, per la quale sono da realizzare ancora diversi piani del secondo involucro esterno.

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La visita del grattacielo è iniziata con una descrizione generale delle sfide del progetto da parte di Aroldo Tegon (CMB), responsabile della progettazione e gestione del cantiere attraverso strumenti BIM, seguita dall’illustrazione delle caratteristiche della facciata (circa 28 milioni di euro su un totale di 120 milioni) da parte di Alice Ancillotti e dalla spiegazione di Augusto Mastropasqua (MZA) sull’utilizzo della computazione fluidodinamica (CFD) nella valutazione del comportamento dei rivestimenti a doppia pelle a ventilazione passiva. Un cantiere impressionante, per dimensione e complessità, dove la complicazione della struttura “torcente”, in conglomerato cementizio armato, comporta il fatto che ogni livello è diverso dagli altri e i componenti architettonici (dai serramenti agli elementi della controsoffittatura) sono realizzati su misura ad ogni piano.

E infine non potevamo prescindere da un robusto ed esaustivo aggiornamento normativo. Nella mattinata conclusiva di sabato è stata Lara Bianchi, responsabile dell’ufficio tecnico di UNICMI, a passare in rassegna con i partecipanti i riferimenti normativi da considerare nella progettazione e nella realizzazione delle facciate, aggiungendo un’ampia panoramica sulla marcatura CE delle facciate. Non dimentichiamo che i componenti e sistemi edilizi senza marcatura CE sono manufatti fuorilegge, rappresentano una frode al consumatore e determinano una concorrenza sleale sul mercato.
E ora, si ritorna a Bolzano con la prossima unità didattica (15-16-17 dicembre).
A presto :-).

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Lara Bianchi, UNICMI

Fokus auf die Fassade

Arbeitsgruppe Fassaden und Gebäudehüllen von IDM vernetzt Unternehmen des Sektors

Die Fassade eines Gebäudes verrät viel über die Umgebung, in die es hineingebaut wurde, und gewinnt auch vom energetischen Standpunkt her immer mehr an Bedeutung. Damit sich die Südtiroler Unternehmen des Sektors Gebäudefassaden austauschen und vernetzen und gemeinsam neue, innovative Ideen und Projekte erarbeiten können, ist die Arbeitsgruppe Fassaden und Gebäudehüllen von IDM Südtirol aktiv. Eine der wichtigsten Initiativen dieser Gruppe ist der Kurs FACE – Façades Architecture Construction Engineering, der in Zusammenarbeit mit EURAC Research organisiert wird und soeben gestartet ist.

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MUDEC Milano, Stahlbau Pichler (Bild: Oskar Da Riz)

Der Sektor Gebäudefassaden in Südtirol verfügt über großes Know-how. In diesem Bereich sind zahlreiche Unternehmen und Experten tätig, von Betrieben, die in Produktion und Installation tätig sind, über Planer und Bauherren bis zu Forschungszentren. Um innovative Ideen rund um hochtechnologische Fassaden entstehen zu lassen und weiterzuentwickeln, gibt es seit einigen Jahren die Arbeitsgruppe Fassaden und Gebäudehüllen, die nun von IDM geleitet wird.

“Diese Gruppe wurde gegründet, um das Know-how des Südtiroler Bausektors in diesem Bereich zu erhöhen. Unternehmen haben dabei die Möglichkeit, konkret an innovativen Projekten mitzuarbeiten. Dadurch bestimmen sie die strategische Entwicklung des Sektors mit und bauen die Kompetenz des Südtiroler Fassadensektors weiter aus“, sagt IDM-Direktor Hansjörg Prast. Mittlerweile ist die Arbeitsgruppe auch auf nationaler Ebene eine wichtige Anlaufstelle; es gehören ihr die wichtigsten Akteure des Sektors in Südtirol an: Generalunternehmer, spezialisierte Zulieferer, Planer, Auftraggeber, Forschungszentren und Labors sowie die Freie Universität Bozen.

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BMW Welt München, Frener & Reifer (Bild: Oskar Da Riz)

Das Thema Fassaden und Gebäudehüllen hat im Bauwesen große Bedeutung. Eine Fassade ist nicht nur die Visitenkarte für die Kreativität des Architekten, sondern auch essenzieller Bestandteil eines Gebäudes: Sie ist die Schnittstelle zwischen Außen und Innen, schützt vor Wetterunbilden und Lärm, trägt zu einer konstanten Temperatur im Gebäudeinneren bei, erleichtert den Energieaustausch und den Eintritt von Tageslicht. Deshalb setzte man in den letzten Jahren stark auf die Suche nach neuen Materialien und Technologien und nach immer ausgefeilteren architektonischen Lösungen. Das Ziel: Gebäude mit einer Energiebilanz, die nahezu null beträgt – und zwar dank der Arbeit an den Gebäudehüllen.

Damit das Know-how der Südtiroler Firmen weiter wächst und die neuesten Forschungsergebnisse auch in die heimischen Unternehmen Einzug halten, haben IDM und EURAC Research die zweite Ausgabe von FACE – Façades Architecture Construction Engineering organisiert. Der Kurs für Freiberufler und technisches Personal ist vor wenigen Tagen gestartet und soll „Spezialisten ausbilden, die alle Möglichkeiten des Fassadenbaus ausschöpfen können – von der Planungsphase bis zur konkreten Ausführung. Dabei sollen auch Aspekte der Wartung und Gebäudesanierung berücksichtigt werden“, unterstreicht Carlo Battisti, Verantwortlicher der Arbeitsgruppe Fassaden und Gebäudehüllen bei IDM.

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Am Kurs nehmen 15 Techniker mit entsprechender einschlägiger Arbeitserfahrung teil; die Referenten sind allesamt Experten in ihren Bereichen, darunter auch diverse Forscher der EURAC. Neben 120 Unterrichtsstunden sind auch eine Studienreise nach Mailand und die Ausführung eines eigenen Projekts vorgesehen. Die Projekte, die im Kurs entstanden sind, werden dann im Rahmen einer weiteren Initiative der Arbeitsgruppe Gebäudefassaden vorgestellt, nämlich in der nächsten Auflage von “Alles Fassade” am 10. März 2017 in Bozen, einem Event über innovative Lösungen bei Gebäudehüllen, das alle zwei Jahre stattfindet.

Come non arrampicarsi sugli specchi:

il Gruppo di Lavoro Facciate di IDM accompagna le aziende del settore verso l’eccellenza

La facciata di un edificio racconta molto sulle esigenze legate all’ambiente in cui è stato costruito e negli anni è diventata sempre più importante anche da un punto di vista energetico. Per dare spazio al confronto e allo scambio tra le aziende altoatesine del settore e facilitare la nascita di idee e progetti innovativi è attivo il Gruppo di Lavoro Facciate per Edifici IDM Alto Adige. Tra le sue iniziative spicca il corso FACE – Façades Architecture Construction Engineering organizzato in collaborazione con EURAC Research.

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Terme di Merano, Frener & Reifer (Foto Oskar Da Riz)

Le facciate per edifici sono un settore di particolare competenza per l’Alto Adige, dove sono coinvolte aziende produttrici e installatrici, progettisti, committenti e centri di ricerca. Per far nascere e crescere idee innovative nel settore delle facciate tecnologicamente avanzate, da qualche anno esiste il Gruppo di Lavoro Facciate, ora gestito da IDM.

«Nato con lo scopo di ottimizzare le competenze locali nel settore delle costruzioni, il Gruppo offre alle aziende la possibilità di collaborare concretamente a progetti innovativi, concorrendo allo sviluppo strategico del settore e al consolidamento dell’eccellenza locale» afferma il direttore di IDM Hansjörg Prast. Ormai il gruppo è diventato un network di riferimento anche a livello nazionale e ne fanno parte i più importanti operatori altoatesini del settore: aziende general contractor, fornitori specializzati, progettisti, committenti, centri di ricerca e laboratori, università.

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Salewa Bolzano, Stahlbau Pichler (Foto Oskar Da Riz)

Il tema affrontato è centrale nell’edilizia. La facciata di un edificio, oltre a essere il biglietto da visita della creatività degli architetti, è infatti un elemento essenziale: è l’interfaccia tra interno ed esterno, protegge dalle intemperie e dai rumori, contribuisce a mantenere la temperatura interna costante, scambia energia e favorisce la trasmissione della luce naturale. Per questo negli ultimi anni si è puntato molto sulla ricerca di nuovi materiali e tecnologie, soluzioni architettoniche e prestazioni sempre più elevate per ottenere degli edifici a bilancio energetico quasi nullo attraverso il lavoro sull’involucro.

Per accrescere le competenze delle aziende locali e far sì che i passi compiuti dalla ricerca entrino nella loro quotidianità IDM ed EURAC Research hanno organizzato la seconda edizione di FACE – Façades Architecture Construction Engineering. Il corso per liberi professionisti e personale tecnico di aziende che è iniziato nei giorni scorsi ha lo scopo di «formare degli specialisti che sappiano sfruttare a pieno le potenzialità dell’involucro edilizio, dalla fase di progettazione a quella della corretta esecuzione, tenendo conto anche degli aspetti manutentivi e delle potenzialità della riqualificazione del patrimonio edilizio», come sottolinea Carlo Battisti, referente per il Gruppo di Lavoro Facciate di IDM.

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Si sono iscritti al corso quindici tecnici con un’esperienza specifica alle spalle e tra i relatori, conosciuti per le loro competenze del settore, figurano anche diversi ricercatori di EURAC Research. Il percorso formativo di 120 ore in aula prevede anche un viaggio studio a Milano e lo sviluppo di un progetto individuale. I risultati finali di questi progetti saranno presentati durante un’altra iniziativa del Gruppo di Lavoro Facciate per Edifici. Infatti nella prossima edizione di “Questioni di facciata”, l’evento biennale dedicato alle soluzioni innovative per l’involucro che si terrà a Bolzano il 10 marzo 2017, sarà destinato uno spazio alla loro discussione.