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Arcipelago fondi.

L’arcipelago dei fondi UE per la ricerca e l’innovazione.

Quello dei finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, soprattutto a livello europeo ma anche nazionale e regionale, è un vero e proprio arcipelago dove è facile perdersi. Ecco di seguito una mappa sintetica dei principali programmi e “framework” europei 2014-2020.

Horizon 2020

Horizon 2020 (H2020) è il Programma Quadro dell’Unione Europea (UE) per la ricerca e l’innovazione relativo al periodo 2014-2020. I Programmi Quadro, di durata settennale, sono il principale strumento con cui l’Unione Europa (UE) finanzia la ricerca in Europa.

Horizon 2020 unifica in un unico strumento finanziario tre programmi precedenti (2007-2013) finalizzati a supportare la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico: il Settimo Programma Quadro (7PQ), il Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione (CIP) e l’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT). La sua elaborazione è stata avviata nel 2011, quando i capi di Stato e di governo della UE hanno invitato la Commissione europea, per il periodo 2014-2020, a integrare in un quadro strategico comune i diversi strumenti dedicati a sostenere la ricerca e l’innovazione. La Commissione ha avviato così un’ampia consultazione che ha coinvolto tutti gli attori principali in tema di ricerca e ha portato all’istituzione del Programma.

Lo scopo di Horizon 2020 è sostenere la ricerca e l’innovazione: uno dei cinque obiettivi principali a cui mira Europa 2020, la strategia dell’Unione Europea per il decennio 2010-2020. In linea con questa Strategia, H2020 si propone di contribuire, in particolare, alla realizzazione di una società basata sulla conoscenza e sull’innovazione, orientata verso le grandi priorità indicate dall’Agenda europea per il 2020: crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. [fonte. MIUR]

Portale per i partecipanti
H2020 (english)

Horizon 2020

Alpine Space

Il Programma Spazio Alpino 2014-2020 è un Programma transnazionale di “Cooperazione Territoriale Europea” e, assieme ad altri 15 Programmi, contribuisce al miglioramento della cooperazione tra le regioni europee.

In questo Programma, attori nazionali, regionali e locali, collaborano a livello transnazionale in diversi progetti, con una visione comune: supportare uno sviluppo regionale sostenibile nella regione Alpina. Contribuendo alla strategia EU 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, fornisce agli stakeholder un contesto per sviluppare, testare, implementare e coordinare nuove idee.

Il programma interessa un’area di quasi 450.000 km quadrati e una popolazione di circa 70 milioni di persone, rappresentando una delle regioni più diversificate d’Europa. Spazio Alpino  si occupa di:

  • coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione Europea
  • crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (EU 2020)
  • sviluppo e cambiamento della regione alpina

A partire dall’analisi dei bisogni del sistema economico e sociale dello Spazio Alpino e della rilevanza del livello transnazionale, la strategia di intervento del Programma è stata concepita concentrando le risorse su 4 degli 11 obiettivi tematici proposti dai regolamenti europei che sono stati a loro volta articolati nelle seguenti 4 Priorità:

  • Asse 1 – SPAZIO ALPINO INNOVATIVO
  • Asse 2 – SPAZIO ALPINO A BASSE EMISSIONI DI CARBONIO
  • Asse 3 – SPAZIO ALPINO VIVIBILE
  • Asse 4 – SPAZIO ALPINO BEN GOVERNATO

[fonte: sito web Alpine Space]
Alpine Space (home page)

Central Europe

Central Europe

Il programma CENTRAL EUROPE supporta la cooperazione regionale tra i Paesi dell’Europa centrale nel periodo di programmazione 2014-2020, in particolare tra le regioni dei 9 Stati dell’Europa centrale coinvolti: Austria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Ungheria, Regioni orientali della Germania, e Regioni settentrionali dell’Italia.

Il programma CENTRAL EUROPE 2020 ha individuato quattro obiettivi tematici per le priorità di investimento.

  • Collaborare sull’innovazione per rendere l’Europa centrale più competitiva: i progetti saranno volti a maggiori investimenti nel campo della ricerca, innovazione e istruzione affrontando le disparità regionali in tema di conoscenza ed istruzione.
  • Cooperare sulle strategie per la riduzione delle emissioni di carbonio in Europa centrale: i progetti dovranno favorire l’uso di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica creando l’opportunità di nuovi posti di lavoro nel settore low-carbon.
  • Cooperare sulle risorse naturali e culturali per una crescita sostenibile in Europa centrale: i progetti dovranno favorire la protezione e gestione del patrimonio naturale e culturale, sempre più vulnerabili alle pressioni ambientali ed economiche.
  • Cooperare sul trasporto per collegare meglio l’Europa centrale: i progetti mirano a migliorare i collegamenti delle regioni e delle città alle reti di trasporto europee e rafforzare il trasporto passeggeri e merci sviluppando e rafforzando sistemi di trasporto eco-compatibili [fonte: Regione Lombardia]

Central Europe (home page)

COST (Cooperation europeenne dans le domaine de la recherche Scientifique et Technique)

L’iniziativa COST è nata nel 1971 come quadro intergovernativo di cooperazione europea nella ricerca scientifica e tecnologica. Il finanziamento COST avviene tramite progetti, detti Azioni (Action), ciascuna delle quali dura quattro anni.

In totale ci sono 36 Stati Membri COST:

  • 35 Stati Membri: Austria, Belgio, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria, Turchia e Regno Unito.
  • 1 Stato Cooperante: Israele.

Questa tipologia di coordinamento serve in particolare per favorire lo sviluppo di ricerche di base e pre-competitive, che difficilmente possono accedere ad altre modalità di finanziamento europeo. E’ importante osservare che il COST finanzia esclusivamente il coordinamento di ricerche nazionali e che non finanzia l’attività di ricerca in sé: i fondi COST possono aiutare a sostenere spese di mobilità dei partecipanti alle Azioni, ma non eventuali costi della ricerca; per esempio non prevedono l’acquisto di materiale sperimentale e non possono essere utilizzati per l’assunzione di personale.

In generale, il singolo ricercatore non può rivolgersi al COST per ottenere direttamente un finanziamento, ma può trovare una rete di colleghi che collabori allo sviluppo di un progetto comune da sottomettere in una area tematica (Domain), esclusivamente tramite l’interfaccia informatica del sito COST, dapprima in forma preliminare e, previa una valutazione positiva, in forma estesa.

I progetti approvati diventano Action e i loro obiettivi sono definiti in un Memorandum of understanding, firmato dai Governi dei Paesi coinvolti. Sono previste due scadenze annuali per la sottomissione dei progetti e per la loro valutazione: una in primavera ed una in autunno [fonte: sito web MIUR]

COST (home page)

FSE (Fondo Sociale Europeo)

Il Fondo sociale europeo (FSE) è il principale strumento utilizzato dall’UE per sostenere l’occupazione, aiutare i cittadini a trovare posti di lavoro migliori e assicurare opportunità lavorative più eque per tutti. A questo fine, l’FSE investe nel capitale umano dell’Europa: i lavoratori, i giovani e chi è alla ricerca di un lavoro. Grazie a una dotazione di 10 miliardi di euro l’anno, l’FSE aumenta le prospettive occupazionali di milioni di cittadini europei, prestando particolare attenzione a chi incontra maggiori difficoltà a trovare lavoro.

Il Fondo Sociale Europeo è istituito dal Trattato sul Funzionamento dell´Unione Europea all´art. 162, il quale prevede che: “per migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori nell’ambito del mercato interno e contribuire così al miglioramento del tenore di vita, è istituito un Fondo Sociale europeo che ha l’obiettivo di promuovere all’interno dell’Unione le possibilità di occupazione e la mobilità geografica e professionale dei lavoratori, nonché di facilitare l’adeguamento alle trasformazioni industriali e ai cambiamenti dei sistemi di produzione, in particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale” [fonte: sito web Ripartizione Europa, Provincia Autonoma di Bolzano].

FSE (home page)

FESR

FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale)

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) è uno dei fondi strutturali dell’Unione europea. È lo strumento principale della sua politica regionale ed è gestito dal Commissario europeo per la Politica Regionale

Il FESR concentra gli investimenti su diverse aree prioritarie chiave. Tale approccio assume il nome di «concentrazione tematica»:

  • innovazione e ricerca;
  • agenda digitale;
  • sostegno alle piccole e medie imprese (PMI);
  • economia a basse emissioni di carbonio.

Le risorse FESR stanziate a favore di tali priorità dipendono dalla categoria di regione:

  • nelle regioni più sviluppate almeno l’80 % dei fondi deve concentrarsi su almeno due priorità;
  • nelle regioni in transizione la concentrazione concerne il 60 % dei fondi;
  • nelle regioni in ritardo di sviluppo la concentrazione concerne il 50 % dei fondi.

Alcune risorse FESR, inoltre, devono essere specificamente destinate a progetti attinenti all’economia a basse emissioni di carbonio:

  • regioni più sviluppate: 20 %;
  • regioni in transizione: 15 %;
  • regioni in ritardo di sviluppo: 12 %.

Il FESR riserva particolare attenzione alle specificità territoriali. La sua azione mira a ridurre i problemi economici, ambientali e sociali che affliggono le aree urbane, investendo principalmente nello sviluppo urbano sostenibile. Almeno il 5 % delle risorse FESR è destinato alle specificità territoriali mediante le «azioni integrate» gestite dalle città.

Le aree svantaggiate dal punto di vista geografico (in quanto isolate, montagnose o a scarsa densità demografica) ricevono un trattamento particolare. Le aree più periferiche, infine, godono di specifici aiuti economici da parte del FESR per far fronte agli eventuali svantaggi derivanti dalle condizioni di lontananza [fonte: portale InfoRegio Commissione Europea].

FESR (Home page)

Interreg Italia – Austria

Interreg Italia – Austria

Interreg V-A Italia – Austria fa parte dei programmi di cooperazione territoriale europea per il periodo 2014-2020. Il programma promuove lo sviluppo equilibrato e sostenibile e l’integrazione armoniosa nell’area di confine tra Italia e Austria. Il programma è finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e da contributi pubblici nazionali per un totale di 98 milioni di euro.

Con questi fondi, il programma promuove progetti di cooperazione italiana-austriaca nel campo della ricerca e innovazione, natura e la cultura, espansione delle competenze istituzionali e lo sviluppo regionale a livello locale.

Scopo principale del programma è il rafforzamento della cooperazione territoriale e il mantenimento della qualità della vita e della competitività nell’area di confine tra Italia e Austria. Tali obiettivi saranno raggiunti attraverso azioni mirate a superare le barriere date ai confini, alla creazione di nuove sinergie transfrontaliere, all’incremento dell’attrattività dei territori, alla crescita regionale in un’ottica sostenibile e al raggiungimento di alti livelli di termini di occupazione, produttività e coesione sociale.

La strategia del PC Interreg V-A Italia-Austria ha scelto quattro assi tematici, ovvero assi prioritari (PA), nell’ambito del quale il PC sosterrà progetti transfrontalieri nei prossimi 7 anni. Ogni PA è diviso in una (o più) priorità di investimento (IP), che definisce l’orientamento del PA e per ciascuno dei quali è stato definito un obiettivo specifico

  • Ricerca e innovazione
  • Natura e cultura
  • Istituzioni
  • Sviluppo regionale a livello locale (CLLD)

[fonte: sito web Interreg IT-AU]

Interreg Italia – Austria (home page)

Interreg Italia – Svizzera

Il Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020 contribuisce a conseguire gli obiettivi della Strategia Europa 2020 in linea con i Regolamenti comunitari e la Nuova Politica regionale svizzera (NPR), individuando i bisogni comuni ai due versanti della frontiera in ordine a: obiettivi, priorità, risultati attesi, azioni.

La strategia di Programma si declina in 5 Assi, oltre quello dedicato all’Assistenza tecnica, che rispecchiano gli ambiti di intervento in cui la collaborazione tra gli attori dei due versanti della frontiera è in grado di apportare un significativo valore aggiunto nei due Paesi:

  • Asse 1 Competitività delle imprese
  • Asse 2 Valorizzazione del patrimonio naturale e culturale
  • Asse 3 Mobilità integrata e sostenibile
  • Asse 4 Servizi per l’integrazione delle comunità
  • Asse 5 Rafforzamento della governance transfrontaliera
  • Asse 6 Assistenza tecnica

L’area di Programma costituisce una delle frontiere esterne dell’Unione Europea ed è situata in posizione strategica sia rispetto al continente europeo nel suo insieme sia alle aree di cooperazione transnazionale del Mediterraneo, del Centro Europa e dello Spazio Alpino.

La dotazione finanziaria di Programma ammonta a € 158.435.912,00 di cui € 100.221.466 a valere sul FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) da parte dell’Unione europea, € 17.686.145,00 di parte nazionale e di € 40.528.301,00 (pari a 42.960.000 CHF) da parte della Confederazione svizzera (dei quali CHF 21.480.000,00 di finanziamento federale e cantonale) [fonte: sito web Interreg IT-CH].

Interreg Italia – Svizzera (home page)

Legge provinciale di Bolzano 13 dicembre 2006, n. 14 ”Ricerca e innovazione”

La legge provinciale 13 dicembre 2006, n. 14 “Ricerca e innovazione” stabilisce i presupposti per un finanziamento mirato e pluriennale della ricerca scientifica, di base e applicata.

La legge

  1. definisce il sistema provinciale della ricerca scientifica e dell’innovazione,
  2. disciplina gli strumenti di programmazione, promozione e monitoraggio della Provincia nell’ambito della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico,
  3. disciplina l’ambito delle attività meritevoli di essere sostenute e definisce i soggetti ammissibili,
  4. individua le risorse finanziarie necessarie per il conseguimento delle finalità della presente legge.

[fonte: portale web Provincia Autonoma di Bolzano]

LP 14/2006 Provincia di Bolzano – Innovazione (home page)

Guida ai finanziamenti UE (2017)

Guide to EU funding (2017)

 

 

 

Carlo Battisti è ingegnere civile e Project Manager certificato IPMA®. Dal 2009 si occupa di progetti di innovazione sostenibile nel settore delle costruzioni, soprattutto come consulente di IDM Südtirol Alto Adige. Ha assistito una dozzina di progetti di ricerca e sviluppo nel campo delle costruzioni e ha fornito 350+ servizi di consulenza tecnologica.

Ha seguito e coordina attualmente la partecipazione a bandi e la gestione di progetti nell’ambito di programmi di finanziamento locali, nazionali ed europei quali: Legge provinciale Bolzano 13 dicembre 2006, n. 14 ”Ricerca e innovazione”, Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Industria 2015 (Ministero dello Sviluppo Economico – MISE), Programma Operativo Interregionale (POI) “Energie rinnovabili e risparmio energetico”, Central Europe, Alpine Space, COST, Interreg Italia-Austria, Interreg Italia-Svizzera.

Maggiori informazioni e contatti qui.

RESTORE | REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy

logo_costApproved by the COST Committee of Senior Officials on 24 October 2016, REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy (RESTORE) is one out of the 25 new Actions that were selected out of 478 eligible proposals collected earlier in April.

RESTORE: ‘to return something or someone to an earlier good condition or position’.

Sustainable buildings and facilities are critical to a future that is socially just, ecologically restorative, culturally rich and economically viable within the climate change context.

Despite over a decade of strategies and programmes, progress on built environment sustainability fails to address these key issues. Consequently the built environment sector no longer has the luxury of being incrementally less bad, but, with urgency, needs to adopt net-positive, restorative sustainability thinking to incrementally do ‘more good’.

2017_02_01-01-restore

Within the built environment sustainability agenda a shift is occurring, from a narrow focus on building energy performance, mitigation strategies, and minimisation of environmental impacts to a broader framework that enriches places, people, ecology, culture, and climate at the core of the design task, with particular emphasis on the benefits towards health. 

Sustainability in buildings, as understood today, is an inadequate measure for current and future architectural design, for it aims no higher than trying to make buildings ‘less bad’. Building on current European Standards restorative sustainability approaches will raise aspirations and deliver restorative outcomes. 

Walden Pond, Concord (MA, USA)

Walden Pond, Concord (MA, USA)

The RESTORE Action will affect a paradigm shift towards restorative sustainability for new and existing buildings, promoting forward thinking and multidisciplinary knowledge, leading to solutions that celebrate the richness of design creativity while enhancing users’ experience, health and wellbeing inside and outside buildings, in harmony with urban ecosystems, reconnecting users to nature. 

The COST proposal will advocate, mentor and influence for a restorative built environment sustainability through work groups, training schools (including learning design competitions) and Short Term Scientific Missions (STSMs).

General information:

CA COST Action CA16114 REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy
Start of Action: 09.03.2017  End of Action: 08.03.2021
Proposers: Carlo Battisti w/ Martin Brown, Sue Clark, Emanuele Naboni
Science Officer: Estelle Emeriau
Administrative Officer: Aranzazu Sanchez

For further information: carlo.battisti@eurac.edu

COST (European Cooperation in Science and Technology) is the longest-running European framework supporting trans-national cooperation among researchers, engineers and scholars across Europe. It is a unique means for them to jointly develop their own ideas and new initiatives across all fields in science and technology, including social sciences and humanities, through pan-European networking of nationally funded research activities. Based on a European intergovernmental framework for cooperation in science and technology, COST has been contributing – since its creation in 1971 – to closing the gap between science, policy makers and society throughout Europe and beyond. 

A brief history of failure.

Irresistible article by Ryan Bradley on The New York Times Magazine of 12 Nov 2014 (thanks to Cynthia K. Fioretti for highlighting it) on a gallery of 19 technologies we lost. Good ideas never disappear forever; the Stirling engine didn’t pan out in the Industrial Revolution, for example, but it can keep the lights on for a small village. Here is my selection of the most interesting five of them (here is the complete article).

Pneumatic rail

2015_02_27-01 pneumatic railThe pneumatic railway began as a 150-foot-long tube, built by John Vallance on the grounds of his home in Brighton, England, using atmospheric pressure to carry a passenger car at 2 m.p.h. In 1844, London and Croydon Railway built a 7.5-mile pneumatic rail line. A trial run the following year achieved a top speed of 70 m.p.h. A pneumatic tube was underneath the car, between the rails. It closed in 1847, unable to connect to more traditional rails. The idea was revived a few decades later by Alfred Ely Beach, the editor and co-owner of Scientific American, who built a 294-foot line in Manhattan shown here. Rides cost a quarter, and ticket sales brought in $2,805 the first two weeks. But corrupt politicians, a stock-market crash and the construction of the cheaper elevated lines foiled Beach’s dreams.

Stirling engine

2015_02_27-02 stirling engineIn 1816, the same year that he became a minister in the Church of Scotland, Robert Stirling patented the Heat Economiser, which could take heat from anything — a fire, say, or the palm of your hand — and turn it into dynamic energy through the use of two pistons. Stirling and his brother, James, spent decades improving the engine before it was able to power a whole iron foundry in Dundee. But steam, which was an inefficient and dangerous power source when Stirling started, had improved and would provide the power and scale to drive the Industrial Revolution. Stirling’s idea would be confined to use as a backup generator (like the Philips model, shown here) for a century or so until Dean Kamen, who invented the Segway, brought the Stirling back as the basis of his Beacon generator, a 1,500-pound, washing-machine-size system that can be tied to solar panels or natural gas to power a small business, a rural village or, in his case, a very large eco-friendly home.

Direct current

2015_02_27-03 direct currentEdison lost. People forget that. Yes, he had stray dogs, cats and a circus elephant electrocuted using alternating current, to demonstrate its dangers and promote his own direct current. But it didn’t matter. Alternating current could send out a large voltage from a single power plant on small wires across great distances and, with the help of transformers, be converted to higher or lower levels of voltage for homes and businesses. Direct current couldn’t travel like AC; it suffered significant power losses over long distances. AC, which G.E. adapted in 1892, largely triumphed. But today, with the rise of smaller, alternative-energy sources (solar especially), a distributed DC-based grid could again challenge AC.

Personal helicopter

2015_02_27-05 personal helicopterThe aerocycle was intended for beginners. It was supposed to be possible to steer it simply by shifting your weight, as on a surfboard, riding a wave of air, a few feet above two contra-rotating propellers. A de Lackner aerocycle, shown here, was favored by the United States military and took test flights out of the Brooklyn Army Terminal in the 1950s. But the blades would wobble, then crash together. Close to the ground, they would kick up all manner of dust and rocks. The core idea, however, of an easy-to-operate, low-flying aircraft held the military’s interest for decades, and it eventually brought us to the drone age.

The time machine

2015_02_27-04 time machineGordon Earl Adams was a London-based engineer, scientist and seeker. In the late 1920s, he built a machine with dozens of flywheels, some perhaps weighing several tons and looking as if they could spin so fast that they would set off powerful electrical charges into the atmosphere. His goal was to control time and space. Adams worked for years in his basement in Shepherd’s Bush and died in 1933, at 68, his machine lost to history. Eight decades later, notes from his project (shown here), along with photographs, were unearthed, highlighting its technical wizardry and spectacle. It was deemed conceptual art far ahead of its time.

Tweet dal passato | 3.

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Il solo modo di rinnovarsi è di svecchiare, di dare un’energia pulita.” – Joan Mirò. Tweet dal passato su Energia, anno 2050 (copyright Alto Adige – inserto “Lettere dal futuro. Le mille sorprese del domani – Innovazione”, 1^ puntata del 25.11.2014).

Tweet dal passato | 1.

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Paintings by Caravaggio. (Courtesy Christophe Simon/AFP/Getty Images)

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.” – Caravaggio. Tweet dal passato su Energia, anno 2050 (copyright Alto Adige – inserto “Lettere dal futuro. Le mille sorprese del domani – Innovazione”, 1^ puntata del 25.11.2014).

Pedalare contro il cambiamento climatico.

E del perché gli edifici possono fare molto per contrastarlo.

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Da Venezia a Copenaghen in bici per sensibilizzare al cambiamento climatico. Ha fatto tappa a Bolzano l’iniziativa Ride With Us, con una pedalata collettiva e il successivo evento all’EURAC. Daniele Pernigotti – titolare di Aequilibria, società di consulenza ambientale, accompagnato dall’amico Claudio Bonato, ha inforcato la sua bici a Venezia lo scorso 14 ottobre e in 17 tappe e altrettante giornate arriverà a Copenaghen a fine mese, giusto in tempo per la presentazione dell’ultimo volume del rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sul cambiamento climatico. Giovedì 16 ottobre pomeriggio, dopo aver accolto Daniele e i suoi accompagnatori al Parco delle Semirurali di Bolzano abbiamo percorso insieme in bici poco più di due chilometri lungo la ciclabile che affianca l’Isarco, per raggiungere l’ampia e luminosa hall al piano terra di EURAC.

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Qual è l’impatto degli edifici sul cambiamento climatico e quali soluzioni possiamo mettere in atto per contrastarlo? Gli edifici sono infatti tra i principali responsabili delle emissioni di CO2: in Europa si calcola che il loro impatto superi il 35 per cento delle emissioni totali. Ne abbiamo parlato nel corso della piacevole chiacchierata presso EURAC, oltre che con Daniele, con Roberto Lollini – coordinatore del gruppo “Energy Management in Buildings”, EURAC Istituto per le Energie Rinnovabili) e con Ulrich Santa – direttore dell’Agenzia per l’Energia Alto Adige, CasaClima.

Dopo un resoconto da parte di Daniele su come sono andate le prime tre tappe del tour, abbiamo affrontato diversi argomenti cercando di inquadrare gli scenari attuali e futuri dell’efficienza energetica e della sostenibilità per gli edifici nei quali viviamo. Dal confronto tra gli esperti abbiamo cercato di offrire risposte a diversi interrogativi.

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Genova. Foto: Marco Bertorello, Getty Images

Perché gli edifici sono legati al cambiamento climatico? Come l’Alto Adige sta affrontando questo tema, con l’esperienza di CasaClima e i progetti di ricerca e sviluppo di EURAC? Come si può “sfruttare” positivamente il clima, per ventilare, raffrescare, illuminare gli edifici? Se l’efficienza energetica è destinata a diventare uno standard, può il confort divenire, il nuovo obiettivo futuro dell’innovazione per aziende e progettisti? Come si possono affrontare i costi del risanamento energetico degli edifici e cosa s’intende per “costo ottimale” (vedi la direttiva 2010/31/EU)? Cosa si intende per il “lock-in effect” descritto dall’IPCC? (ovvero la scelta di progettare edifici di bassa qualità dopo il secondo dopoguerra, in presenza di prezzi bassi dell’energia, che si è rivelata responsabile dell’aumento delle emissioni di gas serra mondiali). Perché certificare gli edifici? E numerosi altri spunti di discussione.

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IPCC – Implications for Buildings

Abbiamo lasciato spazio in conclusione a “What’s possible” un video emozionante realizzato da Louie Schwartzberg, per l’ultimo summit sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite dello scorso 23 settembre a New York, con la voce narrante di Morgan Freeman.

Have an enjoyable Ride With Us (Against climate change) !

Hey, questo era il 300° post 🙂 ! Buon blog …

I rumori della LUNA.

Anche stavolta un successo. 5.119 visitatori al TIS (mille in più del ‘boom’ del 2010) su circa 16.000 partecipanti complessivi all’edizione 2014 della Lunga Notte della Ricerca, l’evento che ogni due anni apre ai visitatori le porte del mondo altoatesino della ricerca e dell’innovazione. 1 città, 14 location, 140 stazioni.

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Suoni nell’aria – la stazione LUNA al TIS

Tra queste, 26 erano al TIS e in particolare quella organizzata dal Cluster Edilizia | Bau, collegata al progetto SANE: insieme a Markus Bacher e Boris Longo, rispettivamente direttore e responsabile commerciale dell’azienda Neolit (ex Lecablock) e allo specialista di acustica Marcello Brugola dell’omonimo studio a Milano abbiamo svelato i segreti del suono. In Suoni nell’aria (questo il titolo della stazione) abbiamo dimostrato come funziona l’abbattimento acustico delle barriere anti-rumore installate lungo autostrade e ferrovie.

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Marcello Brugola (Studio Ing. Brugola, Lissone – MI)

Oltre a ciò, con l’aiuto di alcuni campioni e documenti tecnici, chi è entrato nella nostra ‘show room’ ha potuto ripercorrere i principali passaggi del progetto di Ricerca e Sviluppo ‘SANE’ che Neolit con il partner Elektro Gasser & Fischer sta conducendo per realizzare una barriera antirumore in calcestruzzo alleggerito con LECA e integrazione di moduli fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica.

Dopo l’efficienza energetica, che è ormai una tematica all’ordine del giorno, le persone stanno scoprendo l’importanza del comfort sonoro all’interno di abitazioni, scuole, uffici. L’efficienza acustica degli edifici potrebbe davvero essere l’obiettivo del nostro prossimo. Tanti visitatori interessati (non solo architetti e ingegneri …) e tante domande. Stavolta solo un «Mi son sempre domandata cosa fate al TIS …», ma spero di averlo spiegato in modo chiaro ed esaustivo … 😉

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SANE | Silence and New Energy

SANE è un progetto di Ricerca e Sviluppo di Neolit (ex Lecablock) ed Elektro Gasser & Fischer finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano con la Legge sull’innovazione 14/2006. Il Cluster Edilizia del TIS fornisce sostegno all’innovazione seguendo tutte le fasi del progetto, dall’idea al prototipo, alla divulgazione finale dei risultati, fornendo inoltre contenuti specialistici in alcune fasi del progetto.

L’idea del progetto

Il motivo principale del progetto risiede nel fatto che il rumore in continuo aumento è percepito come un carico e un pericolo per la salute. Il rumore danneggia la qualità della vita. Presumiamo che le future direttive legislative e i futuri progetti costruttivi si atterranno ad una maggiore richiesta in tal senso.

La ridotta possibilità di utilizzo del territorio nelle zone alpine costringe le zone residenziali alla vicinanza con strade e ferrovie, con i già noti problemi dei danni dovuti al rumore. Uno dei motivi principali del disturbo dovuto al rumore nelle valli alpine è la riflessione del suono. Dalle strade e dalle linee ferroviarie, che scorrono a valle, il rumore del traffico viene riflesso in alto verso le zone residenziali. La presenza di pannelli solari non fonoassorbenti oppure di pareti non fonoassorbenti non può evitare tale effetto.

In aggiunta al fono assorbimento, il nuovo tipo di parete fonoassorbente può essere dotato di un valore aggiuntivo di energia rinnovabile. L’ottimizzata combinazione di pareti fonoassorbenti con tale valore aggiunto, rendere il sistema economicamente conveniente a medio e lungo termine, grazie alla produzione di energia, diminuisce il costo del ciclo di vita e aumenta la sostenibilità del prodotto.

Il percorso del progetto

Queste le fasi principali:

  1. Ricerca di mercato
  2. Stato dell’arte e ricerca brevetti
  3. Posizionamento del prodotto
  4. Elaborazione del corpo assorbitore
  5. Progettazione dei moduli fotovoltaici e combinabilità con la parete antirumore
  6. Produzione di serie
  7. Pubblicazione dei risultati finali del progetto

[testi: Neolit]

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Boris Longo e Markus Bacher (Neolit)

Basisidee des Projektes

Die Hauptmotivation des Projektes besteht in der Tatsache, dass Lärm zunehmend als Belastung und Gesundheitsgefährdend gesehen wird. Lärm beeinträchtigt die Lebensqualität. Wir gehen davon aus, dass zukünftigen gesetzliche Richtlinien und Bauprojekte erhöhte Mindestanforderungen stellen werden.

Die reduzierte Möglichkeit der Bodennutzung in Alpenraum ergibt notgedrungen die Nähe von Straßen und Bahnlinien zu den Wohngebieten, mit den bereits bekannten Problemen der Lärmbeeinträchtigung. Eine der Hauptursachen von Lärmbelästigung in Alpinen Tälern ist Schallreflexion. Der Verkehrsschall wird von der Straße oder Bahnlinie, die im Tal verlaufen, nach oben in Richtung der Wohnsiedlungen reflektiert. Bestehende PV-Lärmschutzwände oder nicht absorbierende Lärmschutzwände können diese Wirkung nicht vermeiden.

Ergänzend zum Lärmschutz soll die neue Lärmschutzwand mit einem Mehrwert aus erneuerbarer Energie versehen werden. Die optimale Kombination des Lärmschutzes mit dem Mehrwert die entstehende neue Fläche teilweise für die Energiegewinnung zu nutzen, soll das System mittel- und langfristig durch den Energieeintrag kostengünstig machen, den Life-Cycle-Cost vermindern, und die Nachhaltigkeit des Produktes erhöhen.

Projektablauf

  1. Marktforschung
  2. Stand der Technik und Patenrecherche
  3. Positionierung des Produktes
  4. Ausarbeitung Absorberkörper
  5. Ausarbeitung der PV-Module und Kombinationsmöglichkeiten mit dem Absorberelement
  6. Serienfertigung
  7. Veröffentlichung Projektergebnis