Archivi tag: LCA

Un divano come si deve.

Come tutti, immagino, siete bombardati dalle pubblicità (soprattutto) di una nota marca di divani, che ormai da tempo, cogliendo lo spirito del fare “manuale” tanto di moda ultimamente e tipicamente Made in Italy, ci segnala incessantemente da quali mani esperte nascono i propri divani. E se proprio non riesce a convincervi, ecco ribadito che il mega sconto è ancora disponibile fino alla prossima domenica (mi pare che la promozione perduri da anni ormai, essendo diventata ormai di fatto permanente). A giudicare dal tam-tam pubblicitario di questa e di altre marche, pare proprio che l’aspirazione principale degli italiani sia quella di acquistare un divano.

Ma com’è fatto davvero un divano? O, allargando il discorso, visto che parliamo di “qualità”, come si assembla un divano davvero “sostenibile” o “green”, se così vogliamo chiamarlo? A questo dubbio ho dato la risposta nella mia ultima trasferta a Seattle, dove ho scoperto che c’è qualcuno che davvero realizza divani … come si dovrebbe.

Ecobalanza si potrebbe definire una start-up dei divani, per come è nata e si è sviluppata, grazie alla passione e all’impegno di Aimee Robinson. Aimee – brillante imprenditrice di origine messicana trapiantata a Seattle dove coordina un gruppo di lavoranti tutti messicani, con buona pace dell’attuale presidente americano – si è messa in testa di realizzare “the ultimate sofa”. E’ il divano che manda in soffitta tutti gli altri, perché realizzato unicamente (e senza compromessi) in maniera artigianale, senza componenti chimici e con materiali biologici. E il più possibile “a chilometri zero”. Un divano con tutte queste caratteristiche, ma che sia anche e soprattutto bello e confortevole. La vision non è da poco: “We are working to build the most comfortable, beautiful and environmentally responsible luxury upholstered furniture in the world”.

Come si realizza un divano così (non lo chiamo “di nuova generazione” perché dovrebbe essere il divano della generazione alla quale ci siamo dimenticati di appartenere). Due azioni convinte sono necessarie: 1. Andare nel dettaglio e 2. Studiare molto.

La cura del dettaglio non è solo un modo di dire. Per capire dove rendere più sostenibile ambientalmente un divano bisogna scomporlo nei suoi componenti, capire perché servono e perché servono determinati materiali, da dove questi materiali provengono e come sono stati realizzati, con quali materie prime, da quali mani (toccare davvero la responsabilità sociale). Davvero il diavolo sta nei dettagli.

Le molle di un divano EcoBalanza (sopra) e quelle di un divano “comune” (sotto)

Studiare: bisogna studiare come funziona un divano, e quali sono le prestazioni necessarie, richieste dal cliente, gradite. Un divano deve sorreggere un peso (statico o dinamico), deve essere confortevole, al tatto, all’olfatto, alla vista … deve essere resistente, duraturo, trasportabile, ignifugo, lavabile, ecc. ecc. E deve essere anche producibile, fattibile artigianalmente e non eccessivamente complicato, per far sì che i costi non schizzino alle stelle. Bisogna studiare per capire come ottenere le prestazioni con materiali più sostenibili, naturali, biologici, in totale assenza di componenti o additivi chimici. Bisogna studiare per trovare delle alternative accettabili al 100%, anche cambiando i componenti o ottenendo le stesse prestazioni con una struttura diversa. Aimee non è cresciuta … producendo divani. È una passione che è emersa nel suo percorso professionale e per la quale da dieci anni ha studiato tanto per essere preparata, padroneggiare la materia e avere gli strumenti della conoscenza indispensabili per cambiare lo status quo.

See, smell (annusa!), feel, & learn about the materials and techniques we use to handcraft luxury upholstered furniture that is safe for homes & businesses and kind to the environment” – recita l’invito sul sito web dell’azienda. Nella visita alla produzione, Aimee mi ha mostrato com’è fatto un divano come la stragrande maggioranza di quelli che siamo abituati a vedere (e acquistare) e come viene invece realizzato il divano di EcoBalanza, spiegandomi, pezzo per pezzo, materiale per materiale, dove lei ha … ha cambiato le regole del gioco.

I colori per i rivestimenti

Chiaramente un divano così costa di più del solito divano (ma non così tanto come mi sarei aspettato) e, dopotutto, è personalizzato secondo le richieste del singolo cliente, alla quale il processo e le condizioni di acquisto sono spiegate in maniera chiara e trasparente. È altresì ovvio che costa di più e perché costa di più, e la considerazione che ho fatto al termine di questo viaggio nel mondo dei divani è che più che altro ho capito perché gli altri divani costano così poco. Perché vale poco l’ambiente che ci circonda? Perché vale poco la vita delle persone che lavorano per realizzare il divano sul quale siate accovacciati? Perché vale poco la nostra salute, abituati sempre di più come siamo a riempirci la casa di sostanze chimiche a basso prezzo e dannose?

Aimee è inoltre convinta dell’importanza delle certificazioni di sostenibilità. In esse non vede solo l’aspetto di marketing; lo ritiene vincente, sì, ma non ne ha bisogno per farsi strada nel mercato dei divani: dopotutto vuole mantenersi su numeri bassi, altrimenti sa che perderebbe quella artigianalità (lei sì! …) che rappresenta uno dei suoi valori distintivi. Nelle etichette di sostenibilità EcoBalanza vede il riconoscimento neutrale (di parte terza) della qualità e della coerenza ambientale di ciò che sta facendo. “We believe we can make our world safer and more sustainable one sofa, one chair, one ottoman and one upholstered headboard at a time.”

Legno FSC. No VOC. Sostenibilità e impatto sulla salute sono stati valutati e certificati per ogni componente e materia prima.

E più questi protocolli sono rigorosi e sfidanti, meglio è, perché il fine ultimo e il rigore dei principi sui quali ha fondato il suo business valgono l’impegno. Sta perseguendo la certificazione Living Product Challenge (che rappresenta la naturale evoluzione di quanto tracciato da Declare). Le chiedo “Ma non sei spaventata dall’impegno necessario, anche economico?” “Perché dovrei, mi risponde, lo devo fare perché questo riconoscimento senza pari è pienamente allineato con ciò che sto facendo”. E l’International Living Future Institute ha scelto proprio un suo divano per accogliere i propri ospiti nella lobby 😊 E scopro che la nostra battaglia per un futuro diverso può partire per cominciare proprio dal sofà dal quale sto scrivendo.

Aimee e Pinuta (Peanuts)

Carlo Battisti ha esperienza pluriennale nella verifica della conformità di materiali, componenti e sistemi per l’edilizia rispetto ai requisiti degli standard di certificazione della sostenibilità. Ha creato il sito web greenmap.it, il primo database italiano di prodotti per le costruzioni conformi ai requisiti dei crediti LEED®, per il quale ha coordinato l’analisi puntuale della conformità di più di 800 prodotti. È professionista accreditato LEED AP BD+C e ID+C, in conformità alla norma ISO/IEC 17024. Assiste i produttori nella verifica di conformità e nella certificazione dei propri prodotti secondo i più diffusi e rigorosi protocolli e marchi di sostenibilità internazionali e nazionali quali LEED, Living Building Challenge, Living Product Challenge, Declare, BREEAM, GBC Italia. Ha fornito negli ultimi otto anni 350+ servizi di consulenza tecnologica per conto di IDM Alto Adige e ha seguito alcuni progetti R&S per lo sviluppo di prodotti innovativi. Oltre alle aziende, assiste le amministrazioni pubbliche sui Criteri Ambientali Minimi (Decreto del Ministero dell’Ambiente 11 gennaio 2017) collegati al nuovo Codice degli Appalti.

Maggiori informazioni e contatti qui.

From LCA to RESTORE.

Seminar “Carbon Footprint and LCA
25 July 2017 (h: 15.30 – 17.30)
Location: EURAC, Conference Hall
Viale Druso 1, 39100 Bolzano – Italy

Omega Center for Sustainable Living, Rhinebeck, New York – Photo: Farsid Assassi, via BNIM Architects

Carbon Footprint represents one of the most relevant indicators of building environmental sustainably, measuring the carbon dioxide emissions over its life cycle. The carbon dioxide is considered as the major responsible for the greenhouse effect and, therefore, of the global warming and climate change. Sustainable buildings are critical to a future that is socially just, ecologically restorative, culturally rich and economically viable within the climate change context. Within the built environment sustainability agenda a shift is occurring, towards a broader framework that enriches places, people, ecology, culture, and climate at the core of the design task, with particular emphasis on the benefits towards health.

The seminar aims at providing research results on building life cycle assessment, presenting research project RESTORE on a new paradigm for restorative sustainability, and at opening discussion with all interested researchers and practitioners on approach for addressing building design decision process towards sustainability.

Agenda

15:30     Welcome from EURAC. Introduction on Carbon Footprint and LCA
Roberto Lollini, Institute for Renewable Energy, EURAC Research

15:40     Building carbon footprint: challenges and opportunities. Results of the embodied carbon research at Skidmore, Owings and Merrill (SOM), Chicago
Andrea Meneghelli, visiting researcher at Skidmore, Owings and Merrill (SOM), Chicago

16:10     Research studies on whole life cycle embodied carbon in building structures (MIT) and best-practice of industry leaders in the implementation of Whole Life Carbon in the building Sector
Catherine De Wolf, Phd in Building Technology at the Massachusetts Institute of Technology (MIT), Boston

16:40     Introduction to RESTORE project: REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy
Carlo Battisti, RESTORE Action Chair, EURAC Research

17:00     Open discussion with participants
17.30     Closure

Registration:
Please write to gloria.peasso@eurac.edu by 20/07/2017 if you are interested in attending the Seminar.

COST (European Cooperation in Science and Technology) is a pan-European intergovernmental framework. Its mission is to enable break-through scientific and technological developments leading to new concepts and products and thereby contribute to strengthening Europe’s research and innovation capacities.www.cost.eu

 

#EPD

foto(1)Come Environmental Product Declaration, ovvero dichiarazioni ambientali di prodotto. Si conclude con un vivace confronto sulla sostenibilità dei materiali e prodotti da costruzione il ciclo di eventi di Macro Design Studio su sostenibilità e valorizzazione del patrimonio edilizio. La tematica è centrale: gli edifici sono responsabili nella loro operatività per il 40% circa di consumo di energia primaria così come di emissioni di CO2. Ma gli edifici non sono altro che un assemblaggio di materiali e prodotti edili e questi a loro volta nascono da processi industriali spesso energivori e inquinanti. Insomma, oltre ad una realizzazione e gestione più efficienti delle strutture nelle quali viviamo, dobbiamo concentrare la nostra attenzione su questi processi produttivi, se vogliamo davvero invertire la tendenza e ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività.

fotoDa materia prettamente accademica, le analisi del ciclo di vita (Life Cycle Analysis, LCA) dei prodotti stanno diventando sempre più un’occasione per ripensare i processi produttivi delle costruzioni. Obiettivo del seminario del 18.06 presso Manifattura a Rovereto è stato quello di descrivere l’applicabilità di queste analisi e l’importanza delle etichette ambientali nel nostro settore, anche nell’integrazione con i protocolli ambientali.

2014_06_19 immagine 02

Maria Cristina Grillo, Università degli Studi di Trento

Come di consueto, il format dei convegni MDS ha affrontato il contesto attuale e evidenziato le pratiche innovative attraverso i punti di vista di università, enti di certificazione e aziende manifatturiere del settore. Il programma del pomeriggio ha visto quindi succedersi davanti ad un pubblico eterogeneo (professionisti, universitari, associazioni e imprese di costruzione): Antonio Frattari e Maria Cristina Grillo, Università degli Studi di Trento (LCA come metodo scientifico di valutazione della sostenibilità), Michele Paleari, Dipartimento ABC., Politecnico di Milano (L’importanza della valutazione LCA), Marco Mari, Senior business developer, Bureau Veritas (Certificazione di terza parte: EPD – Environmental Product Declaration) e infine l’esperienza di tre aziende internazionali ‘apripista’ che hanno già affrontato il percorso di certificazione dei loro prodotti (Trasparenza delle prestazioni ambientali di prodotto a confronto): Luca Battaglia di Rockwool Italia, Emanuele Rotta di Fermacell e infine Alessandro Miliani di Ytong.

2014_06_19 immagine 03

Michele Paleari, Politecnico di Milano

2014_06_19 immagine 04

Marco Mari, Bureau Veritas

2014_06_19 immagine 05

Luca Battaglia, Rockwool Italia (a sin.)

2014_06_19 immagine 09

Emanuele Rotta, Fermacell

2014_06_19 immagine 06

Alessandro Miliani, Ytong

Nell’esposizione degli specialisti, l’LCA è apparsa una materia complessa, nella quale la sostenibilità viene valutata ‘con il bilancino’ e seguendo criteri scientifici rigorosi. Ma appunto, come in altri ambiti (esempio: progettazione e collaudo delle opere) il settore delle costruzioni richiede professionalità complesse in grado di fornire soluzioni e approcci innovativi. E’ opportuno e anche commercialmente logico che questi processi passino attraverso una validazione di terza parte di enti indipendenti. In questo modo le dichiarazioni dei produttori (EPD) sono oggettive, trasparenti e seguono delle procedure condivise a livello internazionale (ISO 14040). Tutto ciò a beneficio del cliente ed evitando derive di ‘green washing‘.

Particolarmente concrete e interessanti sono state le ‘storie’ dei percorsi verso l’EPD delle aziende intervenute. E’ emerso quanto è importante che questi processi di cambiamento non vengano vissuti solo come opportunità di mercato, ma siano parte integrante di una strategia di sviluppo sostenibile dell’azienda. In questo senso i produttori nordeuropei (Germania, Scandinavia) sono al momento più evoluti, mentre le aziende italiane del settore arrancano (le EPD sono invece per noi più diffuse ad esempio nel settore alimentare). E’ probabile che per l’adozione a regime di questi sistemi di valutazione ambientale (e la scelta da parte di clienti e progettisti) ci voglia del tempo, specie se in assenza di incentivi o imposizioni normative pubbliche (le EPD sono volontarie). Ma è chiaro che la strada è segnata e passa necessariamente attraverso la misurazione e l’attenuazione delle caratteristiche ambientali negative dei prodotti. E’ ancora una volta una prospettiva innovativa di sviluppo che speriamo il nostro sistema imprenditoriale sappia cogliere tempestivamente.

Si conclude così il ciclo SOSTENIBILITA’ E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO. con risultati più che soddisfacenti: 5 seminari tematici per 20 ore complessive di formazione e confronto, 3 mesi di lavoro, circa 30 relatori, un centinaio di partecipanti diversi e un gradimento medio del pubblico stabilmente sopra l’80%. Ma soprattutto, la creazione e il consolidamento di un network di appassionati della sostenibilità delle costruzioni, con il lancio di almeno 5 grandi tematiche di discussione che confidiamo vivano un ulteriore approfondimento nel prossimo futuro. Magari con ulteriori proposte di sensibilizzazione e formazione. Grazie da Macro Design Studio, a presto 🙂

2014_06_19 immagine 01

 

Sostenibilità in edilizia. 5 incontri in Manifattura.

Sostenibilità, riqualificazione e valorizzazione degli edifici sono oggi l’asse portante per una strategia di rilancio del settore edile e dell’architettura italiana. Da marzo fino a giugno, per cinque mercoledì presso Progetto Manifattura di Rovereto si terrà il ciclo di convegni ‘Sostenibilità e valorizzazione del patrimonio edilizio’.

Il ciclo di incontri è organizzato da Macro Design Studio, società di consulenza all’avanguardia in materia di sostenibilità energetico-ambientale per sviluppatori, progettisti e imprese di costruzioni. La serie di convegni ha lo scopo di offrire ai professionisti spunti di riflessione e momenti di confronto tecnico tra esperti nel settore della riqualificazione green, della conservazione delle risorse e delle energie, dello sviluppo sostenibile e della qualità dell’abitare. Questo è il calendario degli appuntamenti, tutti presso la sala conferenze di Progetto Manifattura, per 5 mercoledì con orario 14:00-18:30 (coffee break e aperitivo finale inclusi):

  1. 26.03.2014 | Risanamento del patrimonio edilizio
  2. 16.04.2014 | Certificare gli edifici
  3. 14.05.2014 | Involucro trasparente
  4. 28.05.2014 | Costruzioni in legno e certificazione ARCA
  5. 18.06.2014 | Valutazione LCA ed EPD del settore delle costruzioni
2014_03_12 immagine 03

ex Manifattura Tabacchi, Rovereto

Spiega Paola Moschini, amministratore di Macro Design Studio, architetto e LEED AP: «Affronteremo il tema del risanamento del patrimonio edilizio, la vera grande sfida oggi per il rilancio economico e il risparmio energetico del settore delle costruzioni – anche con il caso studio del progetto EPOurban del Comune di Bolzano. Si parlerà poi di certificazioni per la sostenibilità in edilizia, facendo chiarezza sullo stato dell’arte dei protocolli più diffusi. Nel terzo incontro – con la collaborazione del Gruppo di Lavoro Facciate del TIS innovation park di Bolzano – si analizzerà l’involucro la cui rilevanza è centrale oggi nel tema architettonico, sia come durabilità e estetica ma soprattutto come scambio energetico tra interno ed esterno. Negli ultimi due incontri invece si affronterà il tema delle costruzioni in legno e della certificazione ad essi dedicata, ARCA (ARchitettura, Comfort, Ambiente), analizzando i vantaggi qualitativi ed economici di questo nuovo strumento. Il ciclo si chiude infine con l’incontro di giugno con una discussione sulla valutazione LCA (Life Cycle Assessment, l’analisi del ciclo di vita del prodotto), e l’EPD (Environmental Product Declaration, dichiarazione ambientale di prodotto), con l’obiettivo di descrivere l’applicabilità di queste analisi e l’importanza delle etichette ambientali nel settore costruzioni. Al termine di ogni incontro verrà rilasciato l’attestato di partecipazione. E’ stato richiesto al Consiglio Nazionale degli Architetti,  Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) per ogni evento il riconoscimento di 4 crediti formativi, nell’ambito della formazione continua permanente, così come stabilito dal Regolamento per l’aggiornamento obbligatorio dei professionisti vigente dal 1 gennaio 2014.

2014_03_12 immagine 01

Info: scrivete a eventi@macrodesignstudio.it

Iscrizioni: cliccate qui

Qui sotto trovate il programma generale del ciclo di incontri ed i programmi dettagliati dei singoli appuntamenti. Vi aspettiamo 🙂

2014_03_12 immagine 04

Riciclo, dunque sono.

2013_08_09 immagine 07E‘ in atto in questi giorni a Bolzano una ‘strisciante’ polemica, una specie di brontolio sommesso sul nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, che a volte sfocia in prese di posizione (si veda l’articolo su Alto Adige del 7 agosto ‘Rifiuti: amministratori pronti ai ricorsi’ sulla illegittimità delle multe eventualmente comminate ai condomini nel caso in cui nel bidoncino del residuo finiscano rifiuti ‘vietati’). E’ l’iniziativa di SEAB battezzata ‘Il mio bidone‘. Nel nuovo ‘bidoncino’ condominiale vanno conferiti solo i rifiuti non riciclabili, come ad esempio: ossi, gusci d’uovo, valve di molluschi, noccioli della frutta, cotone idrofilo, spazzolino da denti, involucri di carta oleata, carta plastificata, pannolini, pannoloni e assorbenti, sacchetti dell’aspirapolvere, cartoni delle bibite e cartoni del latte (Tetrapak), oggetti domestici di plastica, ornamenti, giocattoli, CD e musicassette (ci sono ancora? ..), lettiera per animali domestici. In caso di dubbi sulla destinazione del residuo, sul sito c’è anche un ‘riciclabolario‘.

2013_08_09 immagine 03Come tutti i processi di cambiamento, anche questo sembra soggetto ad un alto tasso di resistenza, dovuta anche a pigrizia mentale. La svolta è il passaggio, per quanto riguarda i rifiuti indifferenziati – quindi non quelli riciclabili e non l’umido – da un sistema a container pubblici ad uno basato sui cassonetti condominiali (chiusi con serratura – no, non è per contrastare il furto dei rifiuti, è per impedire la loro ‘delocalizzazione’ !). Cosa che in altre città europee (vedi Berlino nella famosa puntata di Report del 23.11.2008 ‘L’oro di Roma‘) è prassi comune e che a Bolzano sconta qualche inevitabile problema transitorio: i nuovi bidoncini non vengono ancora utilizzati al 100%, ci sono per strada ancora 1200 container pubblici ‘vecchio tipo’ (non è che si potevano far sparire in una notte … !); c’è chi abbandona i rifiuti per strada (voglio credere che sia magari qualche anziano colto di sorpresa dal cambiamento repentino) come puntualmente documentato fotograficamente sui media – una situazione evidentemente sconosciuta ai bolzanini. Il nuovo sistema, fondato sulla ‘titolarietà dei rifiuti’ dovrebbe a regime incentivare la raccolta differenziata e, perché no, la riduzione stessa della produzione di residui.

2013_08_09 immagine 01Se di resistenza al cambiamento si tratta, bisogna rendersi conto che questo cambiamento non può che essere considerato necessario e auspicabile e che siamo solo all’inizio del cammino. Basta spostarsi in un piccolo Comune della vicina Val di Non, per vedere come funziona un riciclaggio dei rifiuti che possa essere considerato corretto ma soprattutto efficace. Qui da tempo sono scomparse dalle strade le ‘campane’ per i residui riciclabili (vetro, plastica, carta, cartone). Il motivo? La gente non differenziava correttamente, gettando di tutto nei container, e il ritiro nei punti disseminati per il paese era comunque antieconomico. Soluzione? Ora, fatto salvo il residuo secco e umido, è compito di ogni abitante portare presso il centro di riciclaggio comunale i propri rifiuti riciclabili. Presso il CRM (Centro di raccolta materiali) ci sono degli operatori che danno le indicazioni per smaltire correttamente i residui (se Ti sbagli e metti un tetrapak nel container dei cartoni o un barattolino dello yogurt in quello delle bottiglie di plastica vieni direttamente scaraventato nel ‘container dei cittadini cattivi’ – ok, sto scherzando). E’ una vera e propria formazione sul posto. Oggi ho contato 32 (trentadue) container grandi e piccoli, diversi. Vuol dire 32 diverse categorie di rifiuto, vuol dire 32 percorsi e processi diversi per il recupero delle sostanze, che in molti casi possono diventare di nuovo materie prime. Obiezione: questo sistema è fattibile in un paese di un migliaio di abitanti, non in una città di 100.000 anime come Bolzano; ma intanto mettiamoci in quest’ordine di idee e pensiamo il nostro sviluppo urbano anche in quest’ottica – i rifiuti non si buttano ‘via’, non esiste più un ‘via’, quel ‘via’ è comunque ‘da un’altra parte’, ma dove? E come? Obiezione: questo sistema fa sì che i cittadini, una volta la settimana o giù di lì, prendano l’auto per portare i rifiuti al centro di riciclaggio. Quanta CO2 prodotta in più, ecc. ecc. Ma facciamo un bilancio ambientale di questa operazione, complessivo per tutta la comunità e poi vediamo se questa impostazione non apporta comunque un beneficio.

2013_08_09 immagine 05

2013_08_09 immagine 06Bisogna rendersi conto che, se la strada virtuosa ed efficace è questa, c’è poco da recalcitrare, conviene prenderne atto e riprogrammare il proprio comportamento pensando all’intero ‘ciclo di vita’ di tutto ciò che acquistiamo, per alimentarci, per vestirci, per muoverci, per svolgere le nostre attività di cittadini ‘moderni’. E’ evidente che riciclare è solo l’ultima delle tre R che dovrebbe essere attivata, quando abbiamo fatto del nostro meglio con le altre due: R come ‘riusa‘ ma soprattutto R come ‘riduci, come sostiene Annie Leonard, la ‘pasionaria’ di ‘The story of stuff’ (vedi il libroThe Story of Stuff: The Impact of Overconsumption on the Planet, Our Communities, and Our Health-And How We Can Make It Bettered‘ ed il sito web del progetto). Un ‘taglio alla fonte’, in pratica. L’obiettivo per le comunità ‘green’ di diventare a ‘rifiuti zero’ (vedi l’articolo di Francesco Battistini ‘La giornata a rifiuti zero di Capannori’ sul Corriere del 23.06.2013) potrebbe non essere così irraggiungibile.

Citymart.com. Il mercato delle soluzioni ai problemi delle metropoli.

Citymart.com connects cities and solution providers to improve the lives of citizens around the world.

PrintCitymart.com, sottotitolo ‘la piazza del mercato per le città’ (marketplace for cities) è una piattaforma che mette in collegamento le principali città del mondo, con i loro problemi, spesso analoghi, e una platea vasta (tanto quanto il web lo consente) di aziende fornitrici di prodotti già sul mercato in grado di risolvere almeno in parte quei problemi. I presupposti di partenza sono i seguenti: meno del 20% delle città  comunica adeguatamente i propri problemi e conosce al massimo il 10% delle soluzioni disponibili. Per contro, c’è una sfiducia generale, da parte di almeno il 90% degli amministratori pubblici, riguardo alle informazioni commerciali diffuse dalle aziende produttrici.

LLGA3013_logoIl sistema ideato da Citymart.com è abbastanza semplice, ma di un’efficacia sorprendente, grazie alla potenza della comunicazione via web, e mira a mettere in collegamento municipalità e aziende fornitrici. Tramite il concorso annuale LLGA Cities pilot the future (dove LLGA sta per Living Labs Global, associazione non-profit creata nel 2008 in Danimarca e da novembre 2012 inglobata nel marchio Citymart.com) le principali città del mondo sono chiamate in una prima fase a manifestare sulla piattaforma web le loro principali problematiche. Chiusa la fase di ‘annunci’, viene aperto il concorso ai fornitori di prodotti e servizi in tutto il mondo, che propongono, sempre sulla stessa piattaforma, soluzioni ai problemi precedentemente evidenziati. Il livello di partecipazione è enorme.

Le città sono 22, per una popolazione complessiva di 200 milioni di abitanti; ecco di seguito la lista delle metropoli, con i loro problemi urgenti, chiamati nel concorso (giustamente) opportunities for innovation:

  • Aalborg, Denmark | Traffic congestion, early warning system
  • Barcelona, Spain | Regenerate neighbourhoods using vacant spaces
  • Boston, USA | Rethinking road castings
  • Christchurch, New Zealand | Transformational lighting system
  • Eindhoven, The Netherlands | Data Exchange on public facilities and activities
  • Fukuoka, Japan | Smart international convention destination
  • L’Hospitalet, Spain | Monitoring food to improve life for seniors
  • Lagos, Nigeria | Networked standalone contents hotspots
  • Lavasa, India | Social uplift and empowerment
  • London, UK | Energy and greenhouse gas measurement
  • Maringa, Brazil | Sustainable urban mobility
  • Mexico City | Digital tools for better, healthier ageing
  • Oulu, Finland | Encourage visitor engagement through technology
  • Paris, France | Making outside seating areas more resilient
  • Rio de Janeiro, Brazil | Accessible healthcare in intelligent cities
  • Rosario, Argentina | Green homes network
  • San Francisco, USA | Storm response coordination tool
  • Sant Cugat, Spain | Smart cityscape – maximising existing resources
  • Sheffield, UK | Capturing and distributing industrial heat
  • Tacoma, USA | Sustainable return on investment tool
  • Terrassa, Spain | Connecting people to progress
  • York, UK | Reducing health inequality in work

2013_03_04 immagine 05

Come si vede, molte opportunità legate alla salute, alla casa, al traffico, al turismo, con l’impiego di tecnologie ICT. Diverse città spagnole (la sede di Citymart.com è a Barcelona), inglesi, americane, ma in genere distribuite in tutto il mondo e con problematiche simili oppure, in alcuni casi molto specifiche (si pensi ad esempio al recupero del calore prodotto dalle industrie di Sheffield).  Per ogni città, una scheda descrive le caratteristiche generali della città e i presupposti e obiettivi principali della problematica evidenziata. Se è rilevante il numero delle città e della popolazione coinvolta, impressionante è quello delle aziende fornitrici che hanno partecipato alla seconda fase, ‘postando’ la descrizione dei loro prodotti innovativi, sulla piattaforma del concorso. 1182 (!) prodotti e servizi innovativi sviluppati da aziende di 43 paesi diversi, con prevalenza di Spagna (85 prodotti), USA (64), UK (43), Olanda (38), Cina (35), Svezia (27) e Italia (26). Attualmente è in corso quindi la fase di valutazione dei prodotti presentati, che sono visibili in una vetrina on-line e selezionabili per tags relativi alla tematica, al tipo di soluzione, alle caratteristiche, alla nazionalità, ecc.

In sintesi, il concorso si sviluppa quindi secondo queste fasi

  1. Cities present opportunities for innovations to improve the lives of their citizens. (Lista delle problematiche urbane).
  2. Solution providers present their innovations for evaluation by cities. (Partecipazione delle soluzioni innovative proposte dalle aziende).
  3. Cities select the most promising solution providers to meet for a 3-day event in San Francisco. (Scelta delle soluzioni più interessanti dalle quali premiare le migliori in un evento di 3 giorni a SF, 14-16 maggio 2013).
  4. The best solutions are implemented as pilots in participating cities. (Sperimentazione delle soluzioni nelle città, in un periodo di 18 mesi).
  5. Cities exchange results, make better investments and improve lives. Solution providers validate their products, extend their global exposure and enter new markets. (Confronto finale sui risultati e allargamento – auspicato – del mercato per i prodotti vincenti).

Per ogni città ci sarà quindi un prodotto vincitore. Ecco un vincitore del concorso del 2011, la soluzione CitySolver per i problemi di traffico della città di Barcelona.

Boston: rethinking road castings

Boston: rethinking road castings

Un esempio di soluzione proposta quest’anno (valida per risolvere i problemi delle strade di Boston)? Il chiusino stradale Kio dell’azienda bresciana Polieco, innovativo, leggero e ‘green’. Tradizionalmente i chiusini (detti più comunemente tombini) sono realizzati in ghisa e hanno una serie di svantaggi: il consumo di risorse ambientali, l’energia impiegata per produrli, il peso, il costo. Non ultimo il fatto che ormai in diverse città italiane spesso vengono rubati (ovvero rimossi, con problemi di sicurezza facilmente immaginabili) per essere rivenduti, con un tornaconto ben misero (pochi € a fronte di un costo per le amministrazioni pubbliche di 150-200 €/cadauno).

2013_03_04 immagine 04L’ambizione di Polieco è di rimpiazzare in tutto il mondo i chiusini in ghisa con un nuovo chiusino brevettato in materiale composito che pesa il 70% in meno (con vantaggi anche di tipo ambientale), con resistenze meccaniche analoghe (da 12,5 a 40 tonnellate, secondo la norma EN 124:1994), facile da montare e meno rumoroso, installabile sia lungo i marciapiedi che sulle autostrade, con una maggiore planarità e idoneo quindi anche per percorsi ciclabili. Se Kio vincerà il concorso, i prossimi ‘tombini’ di Boston saranno ‘Made in Italy’ …

Wake up !

Sostenibilità, Innovazione, Progetti. Nachhaltigkeit, Innovation, Projekte.

Wake up ! Pianificare la competitività in edilizia è l’evento del Cluster Edilizia del TIS che parla di innovazione sostenibile. 05. Dicembre c/o TIS innovation Park, Bolzano, dalle ore 08:30.

Wake up ! Sessione 3

2012_12_03 immagine 01

Conviene orientarsi a una produzione più attenta all’ambiente e investire nella cosiddetta LCA (Life Cycle Assessment – valutazione ambientale del ciclo di vita dei prodotti)? Per capire quali nuove strategie possono usare le imprese per pianificare i propri progetti di innovazione, il Cluster Edilizia del TIS innovation park ha organizzato la giornata informativa “Pianificare la competitività in edilizia“. Il 5 dicembre al TIS si parlerà con esperti, enti e imprenditori del settore.

Obiettivo

La sessione mattutina sarà un evento “wake up”, che fornirà un quadro generale su temi e concetti legati all’”innovazione sostenibile”. Nelle tre sessioni brevi di approfondimento del pomeriggio verranno dati esempi concreti di come pianificare la propria strategia di innovazione sul tema della sostenibilità: quanto è sostenibile il vostro prodotto e quanto potrebbe esserlo, quali strategie adottano le istituzioni, le imprese e i settori limitrofi del legno e dell‘energia, come si organizzano le imprese per innovare attraverso gruppi di lavoro e come è possibile innovare nella filiera dell’edilizia.

Programma

programma 1programma 2programma 3

Wettbewerbsfähigkeit im Bausektor nach Plan

Lohnt es sich, auf umweltfreundlichere Produktionsverfahren zu setzen und in Maßnahmen zu investieren, welche die Auswirkungen der eigenen Produkte auf die Umwelt systematisch analysieren? Die Veranstaltung „Wettbewerbsfähigkeit im Bausektor nach Plan“, beschäftigt sich mit eben dieser Fragestellung. Im Verlaufe der Veranstaltung erläutern Experten erfolgversprechende Strategien für die Planung von Innovationsprojekten.

Ziel

Mit einem “Wake-up” startet die Veranstaltung in den Tag. Dabei werden generelle Informationen zu den Themen Nachhaltigkeit und Innovation gegeben. In den drei kurzen Nachmittagseinheiten wird an anschaulichen Beispielen auf- gezeigt, wie Unternehmen ihre eigene nachhaltige Innovationsstrategie planen können. Zudem wird besprochen wie nachhaltig die eigenen Produkte sind und wie nachhaltig sie sein könnten und welche Strategien Organisationen und Unternehmen nutzen einschließlich jener des Holz- und Energiesektors. Wie Innovation mit Hilfe von Arbeitsgruppen generiert und wie auch Prozessinnovationen umgesetzt werden können, wird zudem erläutert.

Programm

programm 1

programm 2

programm 3