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My Klimahouse ’17.

2017_01_25-04-klimahouseMancano ormai poche ore a Klimahouse 2017, la fiera di riferimento a livello nazionale, che mette in mostra una serie di alternative ed economiche tecniche nell’edilizia in grado di garantire un consistente risparmio energetico. La formula vincente della manifestazione è una giusta miscela tra lo spazio espositivo con le novità di prodotto proposte da 450 aziende di settore selezionate da una giuria di qualità, e un fitto programma di eventi formativi e informativi, quali congressi e visite guidate.

Se volete qualche consiglio, ecco la mia personalissima selezione:

26-27 gennaio 2017 | ore 9-18

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Startup Innovation Day

La novità di questa edizione, organizzata da IDM Südtirol Alto Adige. Un premio dedicato alle startup italiane che lavorano ogni giorno per un futuro green e sostenibile migliorando l’efficienza energetica degli edifici. Ecco il primo Klimahouse Startup Award, premio nazionale che Klimahouse offre all’ecosistema italiano dell’innovazione con lo scopo di dare un impulso al settore green. Il premio offre alle 10 migliori startup del settore l’ingresso in una matching platform con le migliori imprese del green, un’opportunità concreta di business per accelerare il proprio sviluppo. Qui il programma della due giorni (26-27 gennaio). Ed ecco le 10 finaliste … io ho una mia preferenza 😉

Marco Parisi Fotografo

Foto © Marco Parisi

26-29 gennaio 2017 | ore 8:20-18:45

Enertour

Fitto programma con ben 11 visite tecniche guidate, a cura del team enertour di IDM Südtirol Alto Adige, da giovedì 26 fino a domenica 29. In aggiunta la visita al NOI park, il nuovo parco tecnologico di Bolzano in fase di costruzione sull’area ex Alumix, a bordo di un autobus a cella a combustibile alimentato ad idrogeno! Il luogo i cui negli anni ’30 e ’40 si producevano i due terzi di tutto l’alluminio italiano si avvia a diventare il primo quartiere certificato LEED in Italia.

Tra le trasferte in programma segnalo i due enertour organizzati in collaborazione con il Gruppo di Lavoro Indoor Environmental Quality (IEQ) di IDM:

Giovedì 26 gennaio 2017 | ore 13:50-17:30

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Condominio Aurum a Ora (BZ)

enertour 2Costruire condomini ad alta efficienza e massimo comfort:

  • Condominio Aurum a Ora (BZ), con guida: Ing. Oscar Stuffer, Solarraum
  • Condominio Toggenburg a Laives (BZ), con guida: Arch. Alessio Condotta

Venerdì 27 gennaio 2017 | ore 13:50-18:30

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Scuola elementare e scuola astronomica con planetario a San Valentino in Campo (foto © Günther Richard Wett)

enertour 9 School buildings Tour: quando architettura e pedagogia dialogano insieme (con la collaborazione della prof. Beate Weyland, pedagogista)

  •  Scuola elementare e scuola astronomica con planetario a San Valentino in Campo (BZ), con guida: Arch. Rinaldo Zanovello
  • Scuola per l’infanzia e asilo nido Casanova a Bolzano (in fase di cantiere avanzato), con guida: Arch. Antonio D’Alessandro e collaboratore Ligno Alp

27-28 gennaio 2017 | ore 9-14

Il convegno CasaClima – Putting sustainability into practice

2017_01_25-11-convegnoIn un mondo che cambia ad una velocità mai vista prima nella storia l’importante è non disperdere nessun tipo di risorsa. Con una parola: perseguire l’efficienza in tutti i settori è ormai un fatto ineludibile per garantire alle generazioni future cibo, acqua ed energia. Non perdetevi venerdì mattina Michael Braungart (Cradle to Cradle), Cino Zucchi (Nuovi approcci alla rigenerazione urbana), Luca Mercalli (Perché ignoriamo la crisi climatica?) e sabato Enrico Giovannini (L’Italia e la sfida dello sviluppo sostenibile). Qui il programma completo.

Le aziende dei gruppi di lavoro IDM @ Klimahouse

Per finire non perdetevi le novità dei partner dei gruppi di lavoro dell’Ecosystem Construction di IDM. Ecco la lista di chi visitare e dove:

immagine evento facciate (media)Gruppo di Lavoro Facciate
A Klimahouse 2017 trovate queste aziende:

EURAC research, Gallerie livello -1 :: Nr. stand – G-1/29
Inpek Srl/GmbH, Settore CD :: Nr. stand – D24/62
KlimaHaus Agentur, Settore AB :: Nr. stand – A04/26
Tip Top Fenster GmbH / Srl, Settore CD :: Nr. stand – D25/20
Vitralux GmbH / Srl, Settore CD :: Nr. stand – D25/50

IEQ (stretto) - CopiaGruppo di Lavoro Indoor Environmental Quality (IEQ)
a Klimahouse 2017 espongono:

EURAC research, Gallerie livello -1 :: Nr. stand – G-1/29
Eurotherm AG / Spa, Settore CD :: Nr. stand – C21/58
KlimaHaus Agentur, Settore AB :: Nr. stand – A04/26
Naturalia-BAU GmbH / Srl, Settore AB :: Nr. stand – A03/16, A03/18
Rotho Blaas SRL, Settore CD :: Nr. stand – D22/58
Wolf System GmbH / Srl, Settore CD :: Nr. stand – D22/62

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allora, ci vediamo in Fiera? … 😉

Under Construction.

Il cantiere di innovazione sostenibile.

Avvicinare ricerca e imprese: questo lo scopo di Under Construction, la scuola di innovazione sostenibile (5^ edizione) che facilita il trasferimento tecnologico e l’innovazione. Il metodo d’insegnamento è stato sviluppato da EURAC e TIS.

Il tema centrale del 2015 è “Comfort e qualità dell’aria e dell’ambiente interno“, che si declina sulle caratteristiche delle 3 aziende partecipanti:

  • Hofer Group – soluzioni tecnologiche per il settore saune e piscine, per il miglioramento degli aspetti di igiene, salute, economici ed energetici
  • Vitralux – sviluppo di un nuovo profilo a taglio termico per serramenti in alluminio ad alte prestazioni
  • Naturalia-BAU – soluzioni naturali per l’edilizia a limitate emissioni in ambiente interno di composti organici volatili (VOC) e relativo sistema di verifica/certificazione

2015_09_04-03 Under Construction12 tra professionisti e ricercatori PhD under 35 selezionati da tutta Italia formeranno 3 gruppi, ciascuno coordinato da un imprenditore e da un tutor del TIS o dell’EURAC: dopo due settimane di moduli formativi, i ricercatori svilupperanno insieme alle imprese delle concrete idee di progetto per prodotti o servizi innovativi, immediatamente attuabili nella struttura dell’impresa che partecipa all’iniziativa.

Programma
Calendario della formazione

Costo per l’iscrizione (dopo la selezione): 290 € + IVA. Selezione dei partecipanti sulla base di: CV, motivazione, data di registrazione.
Iscrizioni entro il 16 ottobre 2015 ore 17:00.
Candidatura: qui
Per informazioni contattare:
Carlo Battisti carlo.battisti@tis.bz.it Tel. +39 0471 068118

2015_09_04-01 Under Construction

Forschung und Unternehmen einander näherbringen: das ist das Ziel von Under Construction, der Schule für nachhaltige Innovation (5. Auflage). Sie wurde gemeinsam vom EURAC und TIS entwickelt und begünstigt den Technologietransfer und Innovation.

Das Thema im Jahr 2015 ist „Komfort und Luft- und Innenraumqualität“. Als Schwerpunkte dienen die Spezialgebiete der drei teilnehmenden Unternehmen:

  • Hofer Group – Technologielösungen für Saunen und Schwimmbäder, um die Aspekte der Hygiene, Gesundheit, Wirtschaft und Energie zu verbessern
  • VitraluxEntwicklung eines neuen Profils mit einer Wärmesperre für Hochleistungs- Alu-Rahmen
  • Naturalia-BAU – Natürliche Lösungen im Bauwesen mit limitierten Emissionen von flüchtigen organischen Verbindungen (VOC) in der Innenraumluft und ihr System der Verifizierung/Zertifizierung

2015_09_04-03 Under ConstructionZwölf ausgewählte Fachleute und Doktoratsstudenten unter 35 Jahren aus ganz Italien werden in drei Gruppen eingeteilt. Jede Gruppe wird von einem Unternehmer und einem Tutor des TIS oder der EURAC koordiniert: nach einer zweiwöchigen Fortbildung mit verschiedenen Unterrichtsmodulen entwickeln die Forscher zusammen mit den Unternehmen konkrete Ideen für Projekte, Produkte oder innovative Dienstleistungen, die unmittelbar auch in den Unternehmen, die am Innovationsbeschleuniger teilnehmen, umgesetzt werden können.

Programm
Ausbildungskalender

Kosten für die Anmeldung (nach der Auswahl): 290 + MwSt. Auswahl der Teilnehmer basierend auf: Lebenslauf, Motivation, Datum der Anmeldung.
Anmeldung bis 16. Oktober 2015 um 17:00 Uhr.
Kandidatur: hier
Weitere Informationen:
Carlo Battisti carlo.battisti@tis.bz.it  Tel. +39 0471 068118

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Arriva Shark Tank …

2015_04_29-02 Shark TankCinque investitori da un lato, aspiranti imprenditori dall’altro. Obiettivo? Convincerli a finanziare il proprio progetto. Su Italia 1 dal 21 maggio. Ecco in arrivo “Shark Tank”, il programma dove le startup sono sotto esame. In onda su Abc dal 2009, negli Stati Uniti Shark Tank è giunto alla quinta stagione, toccando una media complessiva di oltre 8 milioni di spettatori. Attualmente è prodotto in più di 20 Paesi, tra cui Regno Unito (11 stagioni su BBC), Australia e Canada, dov’è giunto all’ottava stagione. Shark Tank si rifà a Dragons’ Den, programma giapponese nato nel 2005 e dedicato ad imprese in cerca di finanziatori. Ecco la presentazione del programma nell’articolo di Nicola di Turi sul Corriere della Sera del 23.04.2015, che qui riporto integralmente.

Più di mille candidature ricevute. Oltre duecento provini sostenuti. Più di tre milioni di euro già investiti. Arriva su Italia 1 Shark Tank, il programma dedicato all’innovazione. Cinque imprenditori selezioneranno le migliori startup da finanziare. E dopo l’impegno sottoscritto davanti alle telecamere, entreranno direttamente nel capitale sociale, sborsando di tasca loro le quote sottoscritte. Il pitch sbarca così in prima serata, con gli squali pronti ad azzannare le prede più pregiate. Lontano anni luce dai precedenti incroci tra imprenditoria e tv come The Apprentice con Flavio Briatore, Shark Tank si rifà a Dragons’ Den, programma giapponese dedicato ad imprese in cerca di finanziatori. E fin dalla prima puntata dello show, assisteremo proprio allo stesso spettacolo.

2015_04_29-03 Dragons' DenA partire da giovedì 21 maggio su Italia 1, vedremo i fondatori delle startup presentare le loro idee a telespettatori e imprenditori. Al termine del pitch di presentazione, i founder espliciteranno la loro richiesta economica, giustificandola con gli investimenti da completare per sviluppare il prodotto. Andrà in onda così una vera e propria competizione tra gli startupper, decisi a dimostrare il valore della loro impresa, e i cinque squali, risoluti nel privilegiare solo gli investimenti potenzialmente più profittevoli per le loro attività. «È molto difficile investire in startup, è più facile perdere soldi», ragiona spiega Luciano Bonetti, presidente di Foppapedretti e tra i cinque Shark del programma. «Valutare settanta aziende in nove giorni è però una grande opportunità per noi. Ciascuno farà un’offerta, ed entreremo nel capitale della società», ragiona Fabio Cannavale, presidente di lastminute.com. Tra gli altri squali a far loro compagnia a bordo vasca ci saranno anche Mariarita Costanza (fondatrice Macnil, Gruppo Zucchetti), Gianpietro Vigorelli (pubblicitario) e Gianluca Dettori (presidente dpixel).

Gli investimenti

Cinque squali, per decine di startup pronte a presentare i loro progetti e soddisfare gli appetiti degli Shark. «Chiediamo 200 mila euro per il 20% della società», tra le richieste arrivate agli Shark. «Offro 150 mila euro per il 30%», invece, alcune tra le offerte presentate alle imprese, assieme ad un più laconico «mi chiamo fuori», formula di rito per liquidare i progetti meno interessanti. 2015_04_29-01 Shark TankDopodiché la palla passa alle startup, che devono decidere se aprire le porte della loro attività ai nuovi soci, autorizzati ad investire sia per conto proprio che in compartecipazione con gli altri squali. Finora delle quattordici startup che hanno ottenuto un finanziamento, tre sono state partecipate da tutti gli Shark, con la cifra richiesta equamente ripartita tra i cinque imprenditori. Nei due speciali in onda giovedì 21 e 28 maggio vedremo 70 pitch da circa 7 minuti ciascuno, con i quali le startup cercheranno di presentarsi a pubblico e investitori.

I settori

Delle decine di presentazioni registrate, ciascuna da sette minuti, gran parte riguarderanno il settore tecnologico e il cibo. Ma nella produzione Mediaset e Toro non mancheranno startup della moda, della domotica, dello sport e del design. Solo il 23% dei progetti presentati arrivano dal sud, mentre è il nord a confermarsi terra a forte vocazione imprenditoriale (55%). Se l’età media dei candidati è 35 anni, a Shark Tank sfileranno anche startupper 18enni. Solo un progetto su quattro, invece, è stato presentato da una donna.

2015_04_29-04 Shark TankCapacità espressiva, comprensibilità del prodotto e originalità dell’innovazione sono stati i parametri principali per la selezione delle startup, contattate direttamente dalla produzione, candidatesi in autonomia, o grazie alla segnalazione di incubatori e acceleratori. In onda su Abc dal 2009, negli Stati Uniti Shark Tank è giunto alla quinta stagione, toccando una media complessiva di oltre 8 milioni di spettatori. Attualmente è prodotto in più di 20 Paesi, tra cui Regno Unito (11 stagioni su BBC), Australia e Canada, dov’è giunto all’ottava stagione. Nella nuova Italia 1 del neo direttore Laura Casarotto, invece, per ora sono previste solo due puntate dello show. L’unico programma televisivo in cui le prede, per una volta, non vedono l’ora di farsi azzannare dagli squali.

[Nicola di Turi © Corriere della Sera 23.04.2015]

Gli auguri di Alesina e Giavazzi.

Ho pensato che questo articolo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere del 29.12.2014 – Le amnesie e le illusioni di fine anno – che qui riporto integralmente, potesse essere il necessario modo per iniziare questo nuovo anno italiano. E’ una specie di “ultima chiamata” che non possiamo ignorare, piena di lucide e amare riflessioni, dove forse le soluzioni sembrano più alla portata di mano di quanto possa sembrare. In bocca al lupo 😉

Senza un più profondo rinnovamento dell’economia i nostri figli saranno più poveri di noi, però vi sono delle politiche che ci possono aiutare a uscire dalla crisi. L’economia italiana continua ad arretrare. Non solo il Prodotto interno lordo scende da 13 trimestri (durante i quali abbiamo perso 600 mila posti di lavoro), ma è ormai dalla metà degli anni Novanta che cresciamo meno della già bassa media europea. Quasi un punto all’anno di minor crescita rispetto ai Paesi dell’euro. In un ventennio abbiamo perso rispetto alla Germania 14 punti di Pil. Oggi il rischio maggiore è assuefarci alla recessione. Parliamoci chiaro. Non esistono scorciatoie né ricette magiche per ricominciare a crescere. Vi sono delle politiche (nostre ed europee) che ci possono aiutare a uscire dalla crisi, ma senza un più profondo rinnovamento dell’economia i nostri figli saranno più poveri di noi.

Gli obiettivi: il primo è porre fine alla recessione

Cominciamo dal primo punto: porre fine alla recessione. La riforma del mercato del lavoro servirà a convincere le imprese ad assumere giovani con contratti a tempo indeterminato. Ma non basta. Ci vuole anche più domanda che va spostata dal settore pubblico a quello privato. Meno tasse, più consumi e investimenti privati, meno spesa pubblica. Soprattutto meno tasse sul lavoro che riducano i costi delle imprese. Dei circa 30 miliardi di maggiori tasse sul lavoro che gravano sulle imprese italiane rispetto a quelle tedesche, la legge di Stabilità ne taglia 5 il prossimo anno e promette di tagliarne altri 20 nei due successivi. Il segno è giusto (ed è la prima volta), ma la misura e i tempi non sono adeguati a un’economia che ha urgente bisogno di riprendersi. I tagli alla spesa pubblica assommano a circa 8 miliardi. Ma di questi solo 200 milioni recano «un nome e un cognome»: il resto sono riduzioni lineari a ministeri e tagli dei trasferimenti a Regioni, Province e Comuni che saranno molto probabilmente compensati da maggiori imposte locali. I sussidi alle imprese vengono ridotti di 87 milioni, su un totale di alcuni miliardi. Un granello di sabbia nel deserto.

Il piano Juncker

C’è chi si illude (e purtroppo sono in tanti) che la crescita verrà grazie agli investimenti pubblici promessi dall’Europa con il piano Juncker, un progetto aleatorio e dalla tempistica incerta. Alcuni investimenti, come portare collegamenti Internet veloci a tutti i cittadini, certamente aiutano: al Nord una famiglia su tre non ha ancora accesso a Internet, una su due al Centro-Sud. E la velocità media di navigazione è di 5 megabit per secondo in Italia contro gli 8 in Germania e i 12 in Olanda. Ma la maggior parte degli investimenti pubblici ha benefici dubbi. Per esempio: davvero, dopo quanto accaduto con il Mose di Venezia, pensiamo che ci convenga contribuire con 2 miliardi di denaro pubblico alla nuova autostrada Orte-Mestre, come prevede il decreto sblocca Italia? Sarebbe una gravissima illusione pensare che imprese faraoniche come l’Olimpiade o l’Expo possano imprimere la svolta necessaria alla nostra economia. Con investimenti come questi si continuano a premiare quegli imprenditori che vivono non di idee e di innovazione, ma di contatti con i ministeri e di partecipazione alla corruzione. Non a caso sono questi imprenditori a invocare più opere pubbliche. Ed è proprio qui il nesso con la crescita nel lungo periodo, al di là dell’attuale recessione. Un Paese avanzato come il nostro cresce grazie all’innovazione, alle idee, alla ricerca, all’introduzione di nuovi prodotti, che non significano solo alta tecnologia ma si possono sposare con tratti tipicamente italiani, dal turismo al design all’agricoltura di nicchia, per fare alcuni esempi.

Attesa per la legge sulla concorrenza

Una delle maggiori delusioni dei primi mesi del governo Renzi è la decisione di rimandare al prossimo anno la legge sulla concorrenza, una legge che dovrebbe essere varata ogni anno (e che per la verità nessun governo ha mai varato. «Entro sessanta giorni dalla data di trasmissione della relazione annuale dell’Antitrust, il governo presenta alle Camere il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza», art. 47 della Legge 23 luglio 2009, n. 99). Affinché nuove idee si trasformino in nuove imprese è necessario ribaltare l’assetto normativo. È impossibile scrivere leggi e regolamenti per imprese e prodotti che ancora non esistono ma vorrebbero nascere. Se le si sottopongono a regole costruite per settori che già esistono si rischia di farle abortire prima che si concretizzino. In California, la «culla dell’innovazione», esiste il «diritto a innovare»: un’impresa può sviluppare un nuovo prodotto e mentre lo sviluppa le autorità disegnano con l’impresa regole adatte a quel nuovo prodotto, nell’interesse della concorrenza e dei consumatori. Questo dovrebbe essere il primo articolo della nuova Legge sulla concorrenza. Abbiamo bisogno di imprese che, anche se nate piccole, poi crescano senza essere legate da norme disegnate per proteggere le aziende che già dominano il mercato e frequentano i corridoi dei ministeri per farsi aiutare appunto a sconfiggere gli innovatori.

Sono le grandi imprese private quelle che fanno crescere i Paesi avanzati

Il nanismo delle nostre imprese è un altro problema serio. I ragazzi di Apple hanno cominciato in un garage, ma non ci sono certo rimasti, altro che «piccolo è bello»! Sono le grandi imprese private, produttive, innovative, rivolte al mercato globale, che non vivono di contatti con la politica, quelle che fanno crescere i Paesi avanzati. Noi ne abbiamo troppo poche. Abbiamo invece troppe imprese familiari, disposte a rimanere relativamente piccole pur di restare in famiglia. Il governo deve agevolare i processi di crescita in nome dell’apertura e di una parola colpevolmente dimenticata: liberalizzazioni. Solo aprendosi alla concorrenza, accettando la sfida dei mercati mondiali si cresce. Vale per le aziende come per il Paese. [Alberto Alesina e Francesco Giavazzi © Corriere della Sera, 29.12.2014]

Alberto AlesinaAlberto Alesina. Professore all’Università Harvard. Dopo aver ottenuto il diploma al liceo classico Giovanni Berchet di Milano, frequenta Discipline Economiche e Sociali all’università Bocconi di Milano nel 1976  laureandosi nel 1981. Nel 1986 consegue il PhD in economics presso l’università di Harvard. È considerato uno dei maggiori esperti di politica economica. Al 2012 risulta uno tra gli Economisti italiani con maggiore indice di pubblicazioni H-index.

Francesco Giavazzi

Francesco Giavazzi. Laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano nel 1972, ha conseguito il dottorato in economia presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel 1978. Già professore all’Università di Padova e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, attualmente insegna politica economica all’Università Bocconi di Milano, della quale è stato pro-rettore alla ricerca fra il 2000 ed il 2002; inoltre è un regolare visiting professor all’MIT.

10 Must-See Documentaries for Entrepreneurs.

Selected by Kara Ohngren Prior of Entrepreneur, here are the business lessons in 10 must-see documentaries. Enjoy 🙂

1. Freakonomics The Movie (2010). Six top documentarians including Morgan Spurlock (Super Size Me) tackle a film adaptation of Steven Levitt and Stephen Dubner’s best-selling book on incentives-based thinking. Why it’s a must-see: The filmmakers weave brief, diverse tales aimed at answering the question: What really makes people do what they do? Lesson: If you understand the factors that motivate people to action, you just might be able to motivate them to become your biggest customer.

 

2. Once in a Lifetime. The extraordinary story of the New York Cosmos (2006). This film profiles the New York Cosmos, the rowdy-yet-successful North American Soccer League team owned by Steve Ross (Warner Communications) and Ahmet Ertegun (founder of Atlantic Records). Why it’s a must-see: Once in a Lifetime shows that the ability to attract top talent to your business cannot be overvalued. Lesson: If you hire the best, your company has the greatest shot at becoming the best.

 

3. Standing in the Shadows of Motown (2002). The untold story of Detroit’s Motown Records and The Funk Brothers, who played backup for all of the famous Motown vocalists including the Temptations, Supremes and Marvin Gaye. Why it’s a must-see: The Funk Brothers were responsible for more No. 1 hits than Elvis, The Beatles, The Beach Boys and The Rolling Stones combined. The lesson: It’s a top priority to place incredible people in your business’s high profile executive positions. But, it’s equally (if not more) important to staff the less visible support positions with gifted individuals.

 

4. Ayn Rand: In Her Own Words (2011). This documentary pieces together an exhaustive collection of interviews and readings from influential objectivist writer Ayn Rand (Atlas Shrugged, The Fountainhead). Why it’s a must-see: Long considered an inspiration to the ambitious businessperson, Rand is placed front and center in this documentary as she presents her philosophical arguments on the power of personal reasoning. Lesson: Rand’s words will remind you to keep a cool head during your biggest challenges, so you can focus on a logical solution.

 

5. The Call of the Entrepreneur (2007). Grand Rapids, Mich.-based Action Media tells the diverse and inspiring stories of a merchant banker, a dairy farmer and a refugee from communist China. These hardworking entrepreneurs all overcome adversity with innovation and creativity. Why it’s a must-see: This doc is a non-stop barrage of uplifting tales. Lesson: Sometimes all the modern-day entrepreneur needs is a little inspiration to press on, even though failure could be right around the corner.

 

6. Dogtown and Z-Boys (2001). Actor Sean Penn narrates this documentary, which focuses on the early days of Venice Beach’s Zephyr skate team (Stacy Peralta, Tony Alva, Jay Adams) and its revolutionary skateboarding style. Why it’s a must-see: The Zephyr team modernized skateboarding in the 1970s by taking it from a backyard pastime to a multi-million dollar industry by incorporating surf-style tricks and turns. Lesson: The cool kids always know about the next big thing before it’s even a thing.

 

7. Beer Wars (2009). A genuine David vs. Goliath story, America’s small artisanal brewers try to grab a piece of the market share from fizzy yellow giants like Anheuser-Busch. Why it’s a must-see: Any entrepreneur attempting to break into an established market can relate to the challenges faced by these craft breweries. Lesson: It’s your job to find a way to reach your customers in such a way that makes them realize they deserve better — and better you can provide.

 

8. Steve Jobs: One Last Thing (2011). Released on PBS just after his death, this doc is an intimate portrait of the peaks and valleys of Jobs’ career from the people who knew him best. Why it’s a must-see: Steve Jobs is an entrepreneurship poster boy: He’s bold, unflinching, inspirational and brilliant. The Lesson: It never hurts to have a top-notch mentor.

 

9. Startup.com (2001). This film follows the epic rise and fall of dot.com startup govWorks.com founded by high school best friends Tom Herman and Kaleil Isaza Tuzman, as a means of allowing people to efficiently deal with local governments online. Why it’s a must-see: The high business drama here is utterly compelling. The company goes from inception to a $50 million bankroll in less than a year. The Lesson: All the funding in the world will get you nowhere unless you can trust your team and provide a better product than the competition.

 

10. We Live In Public (2009). Award-winning filmmaker Ondi Timoner (Dig!) follows Internet television pioneer/eccentric Josh Harris of Pseudo.com over the course of a decade in the 1990s. Why it’s a must-see: Harris is a madman. He rigged his own apartment with cameras just as his new girlfriend was moving in. The Lesson: Don’t be afraid to innovate and push the envelope in your industry — even if some people call you crazy.

La tua T-shirt è OGM free?

Domenica 16.11 sera su RaiUno è andato in onda Behind the Label (2011), l’ottimo documentario sulla “doppia faccia” della coltivazione del cotone in India prodotto da Barbara Ceschi a Santa Croce e diretto da Sebastiano TecchioBehind the Label è un documentario importante perché in circa cinquanta minuti riesce a far conoscere una storia ignota ai più, la storia di un attentato al territorio, con conseguenze devastanti dal punto di vista ambientale ma soprattutto sociale, nell’indifferenza totale del governo, dei media, del mondo.

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L’obiettivo è quello di indurre le persone che acquistano una camicia, una maglietta, un qualsiasi indumento di cotone, a chiedersi se anche loro non contribuiscano ad arricchire un mercato che trae le sue basi da un uso indiscriminato delle risorse naturali a nostra disposizione, impoverendole inesorabilmente. L’obiettivo è quello di dimostrare che il 90% della coltivazione del cotone OGM si può ridurre sensibilmente permettendo a quella biologica di aumentare fino ad almeno un 50%, con conseguente aumento della qualità della vita di tutti. Attraverso testimonianze autorevoli (Vandana Shiva su tutti) vengono smascherati i danni irreversibili provocati dalle strategie commerciali di Monsanto in India. Il film si può rivedere qui, in streaming o acquistandolo.

Per approfondire, vedi anche lo studio di Greenpeace Picking Cotton, su “The choice between organic and genetically-engineered cotton for farmers in South India”.

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A seimila km di distanza Re-Bello, startup incubata presso il TIS innovation park di Bolzano nel 2011, è ormai un’azienda in forte espansione, con un marchio offerto in più di 250 punti di vendita in Italia, Austria, Svizzera, Germania, Benelux e Giappone. Re-Bello (Comfort by Nature) ha saputo coniugare sostenibilità ed un design moderno e piacevole. L’azienda di Daniel Tocca, Daniel Sperandio ed Emanuele Bacchin produce e commercializza T-shirt, felpe e abbigliamento in eucalipto (62% della produzione), bambù (32%) e lana riciclata (6%). Materiali rapidamente rinnovabili ma soprattutto certificati secondo rigorosi protocolli di sostenibilità della produzione tessile:

  • gots-logo1Global Organic Textile Standard (GOTS): leader mondiale nella definizione degli standard di lavorazione tessile di fibre organiche, inclusi criteri ecologici e sociali.
  • 500%20-%20CopyOrganic Content Standard è un certificato emesso dell’ente internazionale TextileExchange il quale, appoggiandosi a enti di certificazione terzi quali Soil Association, garantisce che il prodotto contiene una certa percentuale di cotone organico.
  • tencelTencel ®: più che un certificato, il Tencel ® è un brevetto registrato sul processo di produzione della fibra di eucalipto.
  • OEKO-TEX_100+_1000_120MM_160810OEKO-TEX ® Standard 100: sistema di controllo e certificazione indipendente per tutto il mondo tessile dalle materie prime, ai semilavorati fino ai prodotti finiti in tutte le fasi di lavorazione.
  • fwflogo_webrgb_largeFair Wear Foundation: organizzazione non-profit indipendente che lavora in stretto contatto con aziende e fabbriche con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavori di operai e lavoratori in genere occupati nell’industria tessile.
  • logo-cardatoCardato regenerated co2 neutral è il primo prodotto tessile certificato a ” zero emissioni”.

Insomma, un’altra via all’abbigliamento sostenibile, trainato da scelte responsabili del consumatore e certificato da enti terzi imparziali. Uno studio di goodpurpose® (Edelman) basato su un sondaggio tra 8.000 consumatori in 16 nazioni europee, ha messo in luce che la maggior propensione di acquisto legato ad aspetti di interesse globale, è relativa alla sostenibilità ambientale (una priorità per l’88% degli intervistati). Analogo è il risultato della Styling Sustainability Survey di Sustainable Brands, per il quale chi acquista abbigliamento tiene conto della sostenibilità nel 70% dei casi.

2014_11_21 immagine 01Perché invece di fatto gli acquisti “green” sono ancora marginali? Perché i consumatori non si fidano delle spesso false dichiarazioni delle aziende sull’impatto ambientale dei loro prodotti. Per questo sono importanti le dichiarazioni certificata da enti terzi, come EPD, ecc. Ma il cambiamento più importante è che iniziamo stabilmente, quando prendiamo in mano un capo di abbigliamento in uno dei negozi o dei grandi magazzini (in genere frequentatissimi dai giovani) a chiederci «Da dove viene questo prodotto? Come è stato realizzato? Da dove provengono le materie prime e come sono state coltivate?» Ma soprattutto «Ne ho veramente bisogno?» Ricordate la dirompente pubblicità di Patagonia «Non comprate questa giacca» … ? Uscito sul New York Times nel periodo del giorno del Ringraziamento 2011, il messaggio era «Pensate all’impatto ambientale dei nostri prodotti e comprate di meno». C’era anche un video di circa mezzora “Worn Wear” proiettato negli store Patagonia. Risultato? + 40% nelle vendite nei due anni successivi. La trasparenza paga 🙂

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Behind the Label | What lies behind the spread of genetically modified plants in cotton cultivation in India?  Who benefits from it? Is biotechnology really the solution for the development of Third World Countries? Who or What is Behind the Label?  India is one of the largest countries in the world, and it is the second largest producer of fibre textiles that are used by billions of men and women from all over the world for an endless variety of daily needs.
In just nine years, promising prosperity for Indian farmers, seeds produced by the multinational company Monsanto, have completely dominated the Indian cotton-growing market []

re-bello-1logoRe-Bello is joy for life. That is how they see Re-Bello and how they started their business. They are three young entrepreneurs that have started this venture for people like them, people that enjoy life and love the world around us. This philosophy is what they try to transmit to their co-workers, suppliers and customers. For the same reason they have decided to use only eco-sustainable fibers for their products and to employ the most comfortable textiles for each garment []

The start-up roadmap.

Hey, guys, you want to found a start-up? Follow the roadmap prepared by Funders & Founders. Put the dates next to the expected steps and then proceed, remembering the motto (by Denzel Washington, I do fully approve it): “Do what you have to do, to do what you want to do.” Simple, isn’t it? Or not? Good luck

How to start a start-up (Funders and Founders)

  • 1. Live in the FUTURE, ahead of your time
  • 2. What is MISSING in the world?
  • 3. Write it down and bounce IDEAS around
  • 4. Make a PROTOTYPE
  • 5. SHOW the prototype to 100 people
  • 6. ITERATE on the prototype until it makes sense
  • 7. Find a CO-FOUNDER
  • 8. Register your C-corp, split EQUITY
  • 9. Look for FUNDING and build version one a the same time
  • 10. LAUNCH. Let everyone know you have made something
  • 11. FOLLOW UP with users. Are they coming back?

a) yes, they are coming back; b) no, they came and left

if b) then 10.1 launch AGAIN (after iterating). Launch until users stay (AirBnB launched three times). Then, step 12.

if a) then

  • 12. Get to 1,000 users
  • 13. Grow 5% a WEEK (hard, but proven possible)
  • 14. Keep GROWING, for another 4 years, and at a rate you will reach 25 million users
  • 15. SUCCESS

R U ready for step 15? 😉