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Verge SF 2014.

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You didn’t attend Verge SF 2014? No problem, Verge brings the conference into your home with Verge virtua event. Here are the links to the streaming vision of the three days, Oct 28-29-30th. Enjoy and … thank you GreenBiz 🙂

Sustainability’s next tipping point. Interconnected technologies for energy, buildings and transportation enable radical efficiencies and huge opportunities. VERGE reveals these opportunities, bringing together corporations, entrepreneurs, and public officials for practical, scalable, solutions-oriented conversations.

Agenda (presented by Joel Makeower)

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Day #1

  • Changing the World by Sharing Your Bed | Joe Gebbia, Co-Founder and Chief Product Officer Airbnb
  • Making Sense of Sensors & Data | Deb Frol, Global Executive Director, ecomagination
  • The New Business of Drones | Chris Anderson, CEO & John Cherbini, VP 3D Robotics
  • Overcoming Barriers to Technology Integration in Cities | Jesse Berst, Chairman Smart Cities Council
  • How a Living Building Comes to Life | Denis Hayes, President & CEO Bullitt Foundation
  • VERGE Accelerate | Dawn Lippert, Director, Energy Excelerator
    Pacific International Center for High Tech Research (PICHTR) & Rodrigo Prudencio, CEO TunariCorp
  • Scaling U.S. Energy Innovation | David Danielson, Assistant Secretary for Energy Efficiency and Renewable Energy US Department of Energy & Peter Davidson, Executive Director of the Loan Programs Office (LPO) Department of Energy
  • How Big Data Saves Species | M. Sanjayan, Executive Vice President and Senior Scientist Conservation International & Gabi Zedlmayer, Vice President & Chief Progress Officer Hewlett-Packard Company
  • Visualizing Data to Accelerate Systems Thinking | David McConville, Co-Founder, Board Elumenati, Buckminster Fuller Institute
  • Running the Industrial Age Backwards | Janine Benyus, Founder Biomimicry 3.8 & Paul Hawken, Author and Entrepreneur

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Day #2

  • Rethinking Security for the 21st Century | Mark “Puck” Mykleby, Colonel USMC (Retired) & Jon Wellinghoff, Partner Stoel Rives LLP
  • Unleashing the Power of Distributed Energy Resources | Sunil Cherian, Founder and CEO Spirae
  • Removing Carbon From the Atmosphere and Insights For Systemic Sustainability | David Addison, Manager – Virgin Earth Challenge
    Virgin
  • Are Smart Cities Really Necessary? | Emma Stewart, Head, Sustainability Solutions Autodesk
  • Project 100: Car Sharing for Everyone | Zach Ware, Founder & CEO Project 100
  • The Future of Connected Cars | Jon Lauckner, CTO General Motors
  • How Biomimicry Will Shape the Next Industrial Revolution | Jay Harman, President & CEO Pax Scientific
  • What Climate and Weather Data Mean for Business | Tom Di Liberto, Meteorologist and America’s Science Idol Climate Prediction Center at the National Oceanic & Atmospheric Administration
  • Doing Data Differently | Tate Cantrell, Chief Technology Officer Verne Global & Paris Georgallis, SVP, Cloud Platform Operations
    RMS
  • Big Data Meets the Small Screen | Darrell Smith, Director of Facilities and Energy Microsoft Corporation
  • Put Humans at the Center and Start a Sustainability Renaissance | Rao Mulpuri, CEO View
  • Addressing Climate Change Through Data Innovation | David Friedberg, CEO The Climate Corp & Rebecca Moore, Engineering Manager Google Earth Outreach & Bina Venkataraman, Director of Global Policy Initiatives, Broad Institute MIT & Harvard (formerly at the Executive Office of the President)

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Day # 3

  • A World Beyond GMOs | Matthew Dillon, Cultivator, Seed Matters Clif Bar Family Foundation & Robb Fraley, CTO Monsanto
  • Changing Everything: Will ‘Savings-As-A Service’ Become the Way Energy Efficiency is Done? | Joe Costello, CEO Enlighted
  • Smart Cities from the Ground Up | Antwi Akom, Co-Founder Institute for Sustainable Economic Educational and Environmental Design (I-SEEED)
  • How Data Transforms Cities | Jen Pahlka, Founder & Executive Director Code for America
  • The Solutions Project: Getting to 100% Renewables | Mark Jacobson, Professor of Civil and Environmental Engineering Stanford University & Marco Krapels, Partner Pegasus Capital Advisors
  • VERGE Accelerate | Andrew Beebe, VP, Distributed Generation
    NextEra Energy Resources
  • Sustainability Leadership, from Autodesk to Atlanta | Carl Bass, CEO Autodesk & Kasim Reed, Mayor City of Atlanta
  • Drones and the New Logistics | Paola Santana, CRO Matternet
  • The Role of Grid as Integrator | Kevin Dasso, Sr Director of Technology & Information Strategy PG&E & Carla Peterman, Commissioner California Public Utilities Commission
  • Does Efficiency or Innovation Drive Our Energy Future? | Amory Lovins, Chairman/Chief Scientist Rocky Mountain Institute & Matthew Nordan, Co-Founder and Managing Partner MNL Partners
  • Closing Keynote: Swinging for the Fences | Lisa Jackson, VP of Environmental Initiatives Apple
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Joel Makeower and the GreenBiz editorial staff

2014_11_14 immagine 04GreenBiz (‘Defining and acceleratimg the business of sustainability’) advances the opportunities at the intersection of business, technology and sustainability. Through its websites, events, peer-to-peer network and research, GreenBiz promotes the potential to drive transformation and accelerate progress — within companies, industries and in the very nature of business.

Highlights from the Innovation Festival | Day #1.

E’ partito l’Innovation Festival 2013 a Bolzano. Dopo l’anteprima di mercoledì con Hubert Jaoui su Business, creatività e innovazione e l’inaugurazione ufficiale di ieri mattina, ha preso il via il cartellone di eventi che si svolgono i vari punti tutti molto vicini della città, in particolare presso il Museion, l’Università, la Casa della Cultura | Kulturhaus e lo spazio all’aperto di Palais Campofranco. E’ attivo anche il sito dell’Innovation Festival con una serie di link molto utili: My Festival – l’applicazione per il proprio calendario personalizzato la sezione Twitter – l’hashtag per connettersi a tutti i messaggi sul tema è #innofestbz seguite anche @battisti_c (partecipo a questi eventi e Vi tengo informati, date un’occhiata anche alla sezione Twitter sulla destra della pagina …) Flickr, con le foto dell’Innovation Festival gli eventi in streaming, in particolare oggi e domani:

  • Venerdì, 27/09/2013
    • 16:00 – 17:30 Libera Università di Bolzano, Pensato e disegnato per tutti
    • 16:00 – 17:30 Museion, Smart City Forum
  • Sabato, 28/09/2013
    • 14:00 – 15:30 Museion, Mumbai, Francoforte, Alto Adige
    • 14:00 – 15:30 Libera Università di Bolzano, Cosa resta da scoprire e perché?
    • 18:30 – 20:00 Casa della Cultura, Destinazione turistica o location economica?
    • 21:00 – 22:00 Museion, Live Singapore!
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Silvia Balzan, Alberto Piancastelli, Gabriele Zini e Helmut Moratelli (titolare di Wolf Artec)

L’evento che ha aperto la sezione ‘operativa’ del Festival ieri è stato l’atto finale dell’Innovation School 2013 (3^ edizione) del Cluster Edilizia presso il Museion, Dopo una presentazione del concetto e del funzionamento di questa efficace iniziativa e alcune testimonianze, è stata la volta dei tre team di studenti, affiancati dai responsabili aziendali e dai tutor (Giulia Faiella del TIS, Roberto Lollini di EURAC, oltre al sottoscritto). Queste le tre idee di innovazione sviluppate in 8 giorni di lavoro presso le aziende e pronte per dare il via a progetti R&S finalizzati a portarle sul mercato. Il tema era quest’anno il risanamento energetico sostenibile e abbiamo quindi visto: un pannello di facciata prefabbricato coibentato per edifici industriali e commerciali (Expan), un pavimento radiante a basso spessore per ristrutturazioni (Eurotherm) ed un sistema di facciata attivo con struttura in legno per edifici residenziali (Wolf Artec). Rispetto all’edizione precedente, quest’anno lo stage presso l’azienda è stato allungato di tre giorni per approfondire anche gli aspetti di business e opportunità di mercato legati al prodotto ideato.

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La conferenza con Michael Renner

A seguire, presso l’Università, interessante testimonianza di Michael Renner del Worldwatch Institute. Dobbiamo ripensare completamente il nostro stile di vita e le nostre aspettative per il futuro, e dobbiamo farlo tutti assieme’. Questo il punto centrale del messaggio lanciato. Michael Renner fa ricerca da quasi 30 anni presso il World Watch Institute di Washington, dove tra l’altro collabora alla stesura della notissima pubblicazione annuale ‘State of the World’. ‘Il concetto di sostenibilità – ha spiegato Renner – è popolare da molti anni, e ormai non si applica più soltanto alle questioni ecologiche, ma viene utilizzato anche in politica, nello sport, oppure nel turismo’. Facendo riferimento a questo fatto, Renner ha parlato di ‘abuso’ del termine, utilizzando l’espressione inglese ‘Sustainababble‘, in parole povere le chiacchiere sulla sostenibilità. ‘Occorre fare chiarezza – ha aggiunto Michael Renner – affinchè i consumatori non vengano tratti in inganno da questo utilizzo sconsiderato’. (Per ulteriore approfondimento: news sulla rassegna stampa del Festival).

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Ron Dembo

In serata, presso la Casa della Cultura, Ron Dembo, fondatore di Zerofootprint, ha affermato ‘Un sistema che sappia ripagare le persone per il loro impegno può favorire la sostenibilità ambientale’. Prima di fondare la propria impresa ‘Zerofootprint’, il canadese Ron Dembo operava con la sua azienda di software nel settore del Risk-Management, e poteva annoverare tra i suoi clienti i più grandi istituti di credito. ‘I processi innovativi che prevedono l’inserimento di misure a sostegno dell’ambiente – ha spiegato Dembo all’Innovation Festival – non possono essere portati avanti solo con le leggi. Per farli funzionare serve un sistema in grado di ripagare le persone quando le stesse si comportano in maniera virtuosa’. (Per ulteriore approfondimento: news sulla rassegna stampa del Festival).

Oggi si continua, con, tra gli altri: Philippe Daverio | Pensato e disegnato per tutti, ore 16:00-17:30. Libera Università di Bolzano – Piazza Università 1. Jessica Jackley | Kiva-Thinking: microcrediti per il mondo, ore 18:30-20:00. Casa della Cultura – Via Sciliar 1. Hitendra Patel | Making social innovation real, ore 21:00-22:00. Palais Campofranco & Infopoint – Ingresso da Piazza Walther. Stay tuned … !

EPOurban procede a tutto gas (risparmiato).

EPOurban geht mit vollgas (sparsam) weiter.

epo_logoProcede speditamente EPOurban, il progetto del Comune di Bolzano che si prefigge di sviluppare un nuovo modello efficace di risanamento energetico ‘partecipato’ per gli edifici residenziali privati. Il progetto è collocato all’interno del programma europeo di sviluppo della competitività territoriale Central Europe, è iniziato al termine del 2011 per completarsi alla fine del 2014. Oltre alla città di Bolzano sono partner di questa iniziativa, finanziata in toto dall’Unione Europea, Lipsia (Leipzig – D), Sopot (PL), Voitsberg (A), Praga (distretto 11 – CZ), Celje (SLO) e Bratislava (SK).

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Un workshop del progetto

L’obiettivo strategico è duplice: stabilire benefici di lungo termine per i proprietari privati di alloggi, nelle città dell’Europa centrale, fornendo loro piani d’azione pronti all’uso per l’utilizzo ottimale delle loro proprietà. Più in generale stimolare gli investimenti privati in aree urbane degradate, migliorando di conseguenza la coesione a livello locale ed europeo tra le città dell’Europa centrale ed europee in generale. Nel concreto, per quanto riguarda Bolzano, l’obiettivo specifico è quello di sviluppare un servizio di consulenza qualificato (gratuito, in quanto finanziato dal progetto) a beneficio dei proprietari privati per incentivare e agevolare interventi di efficientamento energetico su edifici residenziali della città di Bolzano. Gli edifici privati costituiscono la stragrande maggioranza del patrimonio edilizio cittadino, e per tale motivo interventi finalizzati a migliorarne le prestazioni energetiche (retrofitting) sono fondamentali per ridurre i consumi energetici e l’emissione di CO2 dell’intera città. Ma, trattandosi appunto di edifici privati, il Comune non può che intervenire in modo indiretto, cercando di facilitare questo processo virtuoso. Come si può capire, è una grande operazione strategica sul piano urbano (si può dire l’operazione più importante dei prossimi 20-30 anni, anche in termini di impatto sociale ed economico) in piena rispondenza con gli obiettivi del Patto europeo dei Sindaci, al quale il Comune di Bolzano ha aderito (Masterplan, Piano CO2 neutrale).

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Gli edifici di EPOurban:
Piazza Sernesi 34
(progetto Luis Plattner, 1951)

Nella prima fase del progetto (2012) coordinato da Sara Verones (Ripartizione 5. Pianificazione e Sviluppo del Territorio del Comune di Bolzano – direzione Stefano Rebecchi) con il Cluster Edilizia del TIS come advisor tecnico, un’indagine approfondita ha riscontrato i fabbisogni locali in tema di riqualificazione energetica e la disponibilità attuale di servizi correlati, rilevando le principali criticità e le opportunità per lo sviluppo dell’iniziativa definita dal progetto. Inoltre è stata fatta una mappatura dei cosiddetti stakeholders locali, ovvero le varie parti (sociali, imprenditoriali, economiche) portatrici di interesse nella tematica; passaggio fondamentale per mobilitare e aggregare tutte le forze e le competenze necessarie per condurre in porto un progetto dagli obiettivi, come si è visto, così strategici per il territorio. È chiaro infatti che il risultato positivo di un’iniziativa di questo spessore potrebbe avere, nell’interesse di tutta la comunità, ricadute fondamentali sul benessere dei cittadini (risparmio energetico e comfort abitativo) e sul sistema economico (rimessa in moto del settore delle costruzioni, con tutto l’indotto di servizi che questo comporta).

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Piazza Erbe 11 (XII° secolo)

Nella seconda fase, avviata quest’anno, si è entrati nel vivo degli aspetti operativi del progetto. Tramite una selezione pubblica il Comune ha costituito un gruppo di consulenti, esperti nei vari ambiti considerati fondamentali per lo sviluppo del progetto (tecnici, legali, finanziari). Architetti, ingegneri, docenti universitari, avvocati ed economisti provenienti da Bolzano, Trento, Ferrara e Milano (c’è anche quindi l’opportunità di confrontare approcci ed esperienze diverse di differenti città) sono ora alle prese con la fase di analisi di un gruppo di edifici, per sviluppare un nuovo modello di ‘smart audit’. Si intende smart perché si tratta di indagare le prestazioni energetiche del singolo edificio e proporre uno studio di fattibilità di uno o più interventi di risanamento energetico affrontando in modo sistematico e integrato non solo gli aspetti tecnici, che allo stato dell’arte sembrano essere il problema minore, ma soprattutto quelli giuridici, amministrativi ed economici-finanziari. Sono questi gli aspetti più critici che di fatto ad oggi non consentono l’avvio di un progetto su larga scala di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Per usare una locuzione tanto di moda, un audit 2.0, cioè un approccio (nel caso di EPOurban appunto di tipo ‘consulenziale’) che sappia utilizzare in modo esaustivo tutte le informazioni e gli strumenti disponibili per agire sugli edifici, ma che sappia farlo anche cogliendo in modo agile e snello le peculiarità delle singole tipologie di edificio. Si pensi ad esempio alle differenze di approccio tra un edificio di importanza storica rispetto ad una delle tante palazzine più o meno scadenti degli anni del boom economico. In sintesi, una ‘mass customization’ del retrofitting, operazione evidentemente difficile anche sotto il profilo delle ‘policies’ e della regia degli interventi.

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Via Rencio 2 (1970)

Il ‘dream team’ dei consulenti ha quindi preso in esame una decina di edifici bolzanini, rappresentativi per tipologie, periodo storico, circoscrizione, individuati con avviso pubblico, che serviranno come ‘casi pilota’ per sperimentare il modello di intervento che i tecnici stanno elaborando. Per ognuno degli edifici (dieci su dieci) la partecipazione al progetto è stata ratificata formalmente all’interno dell’assemblea condominiale. Altri dieci edifici seguiranno nel 2014, con la logica: implemento il modello, lo applico, riscontro gli errori, sistemo il modello e lo riapplico su altri edifici per arrivare alla conclusione del progetto con un prodotto ‘validato’. Seguirà poi un periodo di 5 anni di rodaggio (sempre gratuito per i privati in quanto finanziato dal progetto – una grande opportunità !) per perfezionare un sistema in grado poi di procedere autonomamente. Insomma, un progetto di grande importanza strategica completamente allineato con le politiche di efficienza energetica e sostenibilità che l’Europa si sta dando in questi anni, con gli obiettivi di risparmio fissati per il 2020. Tre sono a mio avviso le sfide principali del progetto.

L’audit ‘intelligente’.

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Via Leonardo da Vinci 3 (1955)

Il modello di approccio al risanamento energetico di edifici privati sin qui adottato non ha funzionato in modo sistematico. Stiamo parlando in generale di edifici residenziali privati multipiano, più del 70% del patrimonio edilizio italiano, dove la proprietà è all’80 % suddivisa tra singoli proprietari (non mi riferisco quindi a grandi patrimoni immobiliari la cui proprietà è concentrata nelle mani di singole immobiliaristi o finanziarie, con una maggiore facilità decisionale e operativa). E’ la situazione tipica di Bolzano ma anche della maggior parte delle città italiane. Un approccio nel quale tipicamente un condomino (magari architetto, ingegnere, geometra), oppure l’amministratore condominiale, affiancato dal ‘tecnico di fiducia’ oppure da una società di facility-energy management o da una ESCo (Energy Service Company) propone nella ‘fossa dei leoni’ (l’assemblea condominiale …) l’intervento di risanamento energetico su tutto l’edificio (isolamento a cappotto, serramenti, caldaia e quant’altro). Si scatena la ‘bagarre’ dove ognuno dei condomini porta i propri interessi, accomunati da una generale mancanza di liquidità (il problema principale), dalla poca chiarezza delle regole e delle opportunità, dalle difficoltà operative. E tutto sfuma nel nulla. Ciò che EPOurban si prefigge di fare è appunto portare alle assemblee condominiali un modello di approccio al risanamento energetico – smart audit – (tecnico, giuridico, economico, anche comunicativo !) a 360° nel quale tutti gli aspetti (e le opportunità) siano stati preventivamente analizzati e sperimentati. Un approccio qualificato, trasparente e validato, presentato in modo imparziale con il coordinamento dell’amministrazione pubblica (se questa proposta arriva dal proprio Comune – garante dell’operazione – assume per il singolo condomino un aspetto ben diverso).

Il modello di business.

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Via Leonardo da Vinci 2a (1880)

Ma perché tutta l’operazione funzioni è necessario approntare un modello di business che garantisca un adeguato ritorno economico per gli operatori interessati. Non si parla solo del modello di business che sosterrà a regime l’attività consulenziale promossa dal Comune (potrebbe diventare uno ‘Sportello energia’ a beneficio dei cittadini, attualmente destinatari a Bolzano di una mole di informazioni non adeguatamente coordinate e a volte contradditorie). Mi riferisco appunto ad una soluzione win-win per il risanamento energetico residenziale. Quale sia il beneficio per i singoli proprietari è evidente, un risparmio energetico (ottenuto con soluzioni efficienti e impiego di energie rinnovabili) che si tramuta subito in risparmio economico e riduzione dalla dipendenza dai combustibili fossili. Ma tutto ciò possibilmente senza sborsare un euro (la mancanza di liquidità di cui sopra) e comunque continuando a pagare le stesse bollette fino alla concorrenza dell’investimento sostenuto. Chi è quindi che può gestire l’intera operazione dal punto di vista economico, tecnico e giuridico, tenendo conto soprattutto che gli interventi di risanamento più efficaci sono anche i più costosi e quindi quelli con tempi di ritorno dell’investimento più lunghi? Non certo il singolo condomino, non il condominio nel suo complesso (la cui identità è poco chiara in termini di responsabilità legali e finanziarie). L’idea può essere quella della ESCo una società che investe negli interventi di questo tipo ripagandosi con i risparmi energetici derivanti), meglio se una ESCo mista pubblico-privata che coinvolga appunto il Comune (per le garanzie di cui sopra e per la mission sociale che l’amministrazione pubblica dovrebbe avere) e tutti gli operatori principali interessati (gli stakeholders di cui sopra) che a Bolzano sono chiaramente definiti (associazioni dei condomini, artigiani e costruttori, ordini professionali, l’Agenzia CasaClima che certifichi la validità degli interventi). E ovviamente gli istituti di credito e/o per quanto possibile le risorse economiche provinciali eventualmente accantonate (il fondo di rotazione?) ecc. Coinvolgere il Comune vuol dire coinvolgere la municipalizzata (in questo caso l’Azienda Energetica). E qui sta chiaramente un’altra contraddizione (apparente?). Come può un’azienda energetica, che produce e comunque acquista e vende energia, essere interessata ad un’operazione finalizzata alla riduzione del consumo energetico? Potrebbe esserlo, in una logica di diversificazione dei servizi: ‘non vendo semplicemente energia, divento il partner energetico del cittadino, lo aiuto a risparmiare, lo coinvolgo nella micro produzione locale (le smart grid), gli vendo altri servizi correlati, ecc.’. Non dimentichiamo che le aziende energetiche stanno in un mercato liberalizzato dove la battaglia solo sul prezzo dell’energia può mettere in difficoltà municipalizzate poco avvezze ad innovare. Insomma, un modello tutto da costruire ma il cui risultato potrebbe non essere scontato, se visto in un’ottica complessiva di sviluppo territoriale.

Un processo partecipato.

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Una conferenza stampa del progetto

Un progetto di questa portata ha bisogno come linfa vitale di un adeguato sistema di comunicazione. Non a caso questo è uno dei punti premianti dell’iniziativa che potrebbe trasformare in elementi di successo anche alcuni aspetti apparentemente contraddittori. Una comunicazione a più livelli. Tra i partner del progetto: è di estremo interesse mettere ad esempio a confronto l’esperienza di Bolzano con quella di Lipsia, che ha già sperimentato questo processo consulenziale negli anni ’90 con circa tremila proprietari, oppure con quella di Celje (cittadina caratterizzata quasi integralmente da edifici di importanza storica). Tra il Comune e i partner e stakeholders locali: è stato istituito un tavolo di confronto permanente denominato ‘Cantiere EPOurban’ con l’obiettivo di trasmettere periodicamente e bilateralmente informazioni sull’avanzamento del progetto e spunti di sviluppo. Tra i tecnici del progetto: si è già detto delle competenze trasversali e multidisciplinari che dovrebbero costituire l’elemento fondante del valore aggiunto del progetto. Ma, soprattutto, la comunicazione ‘con gli edifici’ ovvero con i singoli e i nuclei famigliari che all’interno di quegli edifici abitano, in una logica partecipativa con approccio il più possibile ‘bottom-up’ (evitando le soluzioni ‘paracadutate’ dall’alto alle quali facevo riferimento nella premessa). Se l’obiettivo è quello di trasformare un insieme di approcci episodici alla tematica in un ‘movimento del risanamento energetico’ (‘Occupy Energy‘ ??) è necessario attivare il coinvolgimento urbano con una logica di massima partecipazione, anche per condividere un linguaggio comune per il momento ancora troppo tecnico. Lo scenario potrebbe essere ad esempio quello di una grande assemblea condominiale (la ‘madre di tutte le assemblee condominiali’) dove condividere i risultati parziali del progetto e sperimentare la condivisione di una diversa visione del futuro.

Per informazioni sul progetto: link al sito del Comune. Pagina Facebook.

EPOurban’s general objective is to establish long-term benefits to final beneficiaries of the project (private house / flat / property owners) in Central Europe Cities, by providing them with ready-to-use action plans to optimally utilize their property. The project is a counter measure to social segregation, an undertaking to overcome market failure in the private housing markets, caused by social, economic and demographic change. In addition core outputs of EPOurban are a proactive measure to raise the quality of life for citizens under the aspect of increasing attractiveness of districts, enhancing the value of private property and revitalizing deprived urban areas. The project is a counter measure to social segregation, an undertaking to overcome market failure in the private housing markets, caused by social, economic and demographic change. In addition core outputs of EPOurban are a proactive measure to raise the quality of life for citizens under the aspect of increasing attractiveness of districts, enhancing the value of private property and revitalizing deprived urban areas [web site EPOurban project].

EPOurban ist ein EU-finanziertes Projekt, dessen Schwerpunkt in der Aktivierung und Unterstützung der privaten Hauseigentümer bei der energetischen Sanierung des Wohngebäudebestandes liegt. Das Projekt fügt sich damit in den weiter gefassten Kontext der Stadterneuerung ein, ein Thema, dem derzeit besondere Aufmerksamkeit zuteil wird. Die Laufzeit des Projekts, das im Rahmen des EU-Programms “Central Europe” realisiert wird, beträgt 3 Jahre (bis November 2014). Partnerstädte sind u. a. Leipzig (Deutschland), Sopot (Polen), Prag (Tschechische Republik), Celje (Slowenien), Bratislava (Slowakei) und die Kernraumallianz Voitsberg (Österreich). Es zeichnete sich letzthin immer deutlicher ab, dass in dieser wirtschaftlich prekären Lage, die auch unser Land nicht verschont hat, mit innovativen Konzepten, die insbesondere auf die Sanierung des Gebäudebestandes fokussieren, zeitnah konkrete Erfolge erzielt werden können. Die Stadt Bozen hat bereits entsprechende Zeichen gesetzt und sich durch die Unterzeichnung des Konvents der Bürgermeister dazu verpflichtet, einen Aktionsplan für nachhaltige Energie und zur Senkung der CO2-Emissionen vorzulegen und umzusetzen [Web Seite Stadt Bozen].

Natural Capitalism. Il capitalismo sostenibile.

Trim TabL’intervista a Paul Hawken sull’ultimo numero di Trim Tab, il magazine trimestrale del Living Future Institute, è l’occasione per parlare di ‘capitalismo naturale’, la teoria introdotta dallo stesso Hawken insieme a Amory B. Lovins e L. Hunter Lovins nel libro ‘Natural Capitalism’ del 1999. ‘Creating the Next Industrial Revolution’ è il sottotitolo di quello che può essere considerato contemporaneamente il manifesto, la Bibbia e il manuale operativo della nuova rivoluzione ‘green’ improntata alla sostenibilità. Dice Peter Senge (The Fifth Discipline): ‘If Adam Smith’s The Wealth of Nations was the bible for the first Industrial Revolution, then Natural Capitalism may well prove to be it for the next.’

blog_Natural-Capitalism-10th-Anniversary-Edition-279x300Le precedenti rivoluzioni industriali si erano concentrate sull’aumento della produttività per consentire il progresso sfruttando risorse naturali apparentemente illimitate. Oggi (all’epoca dell’uscita del testo, cioè 14 anni fa) siamo di fronte ad un altro modello di sviluppo che vede lo scontro drammatico tra aumento esponenziale della popolazione del globo, riduzione della necessità di manodopera legata alla tecnologia e alle macchine, diminuzione inesorabile del capitale naturale. È questo un primo concetto chiave: la definizione di ‘capitale naturale’: le risorse naturali della Terra e dei sistemi ecologici a supporto della vita. Un patrimonio di inestimabile valore anche perché, semplicemente è in assenza di valide alternative conosciute e di possibilità efficaci di rigenerarsi (la Terra è un sistema chiuso rispetto alla materia – primo principio della termodinamica !). Fino ad oggi abbiamo utilizzato queste risorse come se fossero illimitate, gratuite e l’impatto negativo (ambientale e sociale) del modello di economia fosse comunque risolvibile.

Contrapposto al modello tradizionale, il capitalismo naturale è alla base del cambiamento di paradigma legato alla sostenibilità. Una ‘green economy’ che tenga conto del valore del capitale naturale ma che sia comunque in grado di fornire delle grandi opportunità di sviluppo, basate su 4 grandi cambiamenti di mentalità:

  1. Radically increase the productivity of natural resources. Aumentare radicalmente la produttività delle risorse naturali, il che significa che le aziende più innovative in tema di sostenibilità stanno da tempo sviluppando processi produttivi che utilizzano le risorse naturali in modi 5, 10 anche 100 volte più efficienti. E quindi risparmiano queste risorse, così come costi, tempi e capitali utili per implementare gli ulteriori 3 modelli seguenti.
  2. Shift to biologically inspired production models and materials. Virare verso modelli produttivi e prodotti ispirati al comportamento della natura. È il concetto di biomimicry (biomimesi, biomimetica). Non solo ridurre i rifiuti ma eliminarne totalmente il concetto – vedi anche Cradle to Cradle – così come avviene in natura (non esistono ‘rifiuti’, gli scarti di una specie diventano nutrimento per un successivo processo naturale, in un ciclo continuo). I processi produttivi così strutturati recuperano le materie prime incluse nei prodotti al termine del loro utilizzo e impiegano fonti energetiche rinnovabili.
  3. Move to a “service-and-flow” business model. Spostarsi verso un modello di business basato sui servizi, in un flusso continuo. Un altro radicale cambiamento di approccio: il modello tradizionale di business si basa sulla vendita di beni (prodotti). Nel nuovo modello il valore è dato invece dall’offerta di un servizio, senza la necessità per il cliente di possedere fisicamente il bene. Non vendo automobili, offro un servizio di car-sharing (ciò che interessa è usufruire della mobilità, non possedere un veicolo). È una visione che allinea comunque gli interessi di clienti e fornitori ottenendo i benefici (ambientali, economici, sociali) di una migliore produttività delle risorse.
  4. Reinvest in natural capital. Reinvestire in capitale naturale. Una società che sta esaurendo il proprio capitale (naturale) sta minando la propria futura prosperità. È la nota metafora dell’omino che sta segando il ramo sul quale è seduto… Aumentano sempre più per le aziende i costi ambientali, aumentano i bisogni (ahimè, anche i desideri) umani, aumenta la consapevolezza ambientale dei consumatori. Queste pressioni possono creare, se adeguatamente incanalate, nuove opportunità per un business sostenibile.

2013_08_05 immagine 08Si può trarre profitto da questi 4 principi (‘a more environmentally friendly business model’), lo dimostrano le pagine di questo libro, ricche di decine e decine di esempi concreti di quanto tutto ciò sia già possibile, in tutti gli ambiti umani ed economici che conosciamo (mobilità, gestione dei rifiuti, industrie, edifici, alimentazione, acqua, clima, società). L’approccio non può che essere necessariamente sistemico: la carenza di lavoro, di speranza nel futuro, di soddisfazione, di sicurezza, non sono patologie isolate ma scaturiscono da una gestione globale imperniata sullo spreco di risorse, di denaro, di persone. Le soluzioni sono quindi intrecciate e sinergiche: un’impresa che ridimensiona il proprio consumo di risorse può mantenere più persone, che possono favorire un’innovazione che guidi il miglioramento futuro.

Il sito dedicato a ‘Natural Capitalism’ contiene molte risorse utili e tra l’altro diffonde (anche vista l’importanza dei temi) gratuitamente il messaggio (anche se una copia del volume non può mancare nella Vostra libreria !): tutti i capitoli del libro sono scaricabili ai seguenti link

Preface

1. The Next Industrial Revolution.

2. Reinventing the Wheels: Hypercars and Neighborhoods.

3. Waste Not.

4. Making the World.

5. Building Blocks.

6. Tunneling Through the Cost Barrier.

7. Muda, Service, and Flow.

8. Capital Gains.

9. Nature’s Filaments.

10. Food for Life.

11. Aqueous Solutions.

12. Climate: Making Sense and Making Money.

13. Making Markets Work.

14. Human Capitalism.

15. Once Upon a Planet.

Nell’intervista su Trim Tab, fatta durante l’ultima conferenza Living Future (15-17 maggio 2013 a Seattle), Paul Hawken è citato come ‘transformational people’. Rimando per l’intervista completa al sito di Living Future Institute, ma riporto di seguito alcuni passaggi che mi sembrano significativi, anche in relazione a come si sta evolvendo nel mondo la cultura della sostenibilità.

Una prima domanda riguarda lo sviluppo esponenziale del movimento di pensiero legato ai ‘green building’ che sembra aver occupato tutta la scena della sostenibilità (all’inizio il tema degli edifici era co-optato in una tematica molto più ampia, ora sembra che la situazione si sia invertita). Hawken ne approfitta per muovere un’osservazione anche verso la pubblicizzazione delle pratiche green fatte da alcune star di Hollywood. È un approccio fuorviante (‘brown’) che può fare pensare che modificare qualche semplice azione quotidiana (se fai questo, se mangi quello, ecc.) possa consentire di realizzare facilmente una sostenibilità che invece necessita di un cambiamento complessivo radicale del nostro stile di vita.

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Image: Trim Tab

Un’altra critica di Hawken va al catastrofismo che il movimento ambientalista ha usato soprattutto come strumento per raccogliere in questi decenni fondi e ottenere una sensibilizzazione generale. Questa visione apocalittica del futuro non è efficace per convincere le persone nel profondo del loro cuore e della loro mente e ha creato una contrapposizione (anche veicolata dai media) tra punti di vista opposti e ‘gridati’. La polarizzazione erode la possibilità del dialogo, che invece dovrebbe esssre l’approccio più naturale per l’essere umano.

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Image: Trim Tab

Trim Tab chiede poi qual è la ‘storia’ che lui sta raccontando abitualmente in questo periodo e Paul Hawken ne approfitta per sfatare un altro mito, quello di vedere il carbonio come ‘male assoluto’. Sembra che ce ne dobbiamo liberare a tutti i costi ! – sottolinea Hawken – Ma il carbonio (e l’anidride carbonica) sono alla base della vita che stiamo cercando di ripristinare sulla Terra. Quando ci alziamo la mattina, la colazione che mangiamo è … carbonio. Lo stesso dicasi per il pranzo e per la cena. Siamo creature a base di carbonio, che lo ossidano ogni giorno in modo da poter cantare, ballare, pensare, lavorare, aver cura degli altri, vivere. Abbiamo letteralmente bisogno di ri-inverdire (re-green) una biosfera che è stata ‘decarbonizzata’. Quando bruciamo una tonnellata di gas, bruciamo tonnellate di materia ‘green’ creata nel passato.

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Image: Trim Tab

Come si fa a mantenere l’ottimismo, chiede ancora la redazione di Trim Tab? La risposta è in un certo senso spiazzante. ‘Non cerco di essere ottimista – dice Hawken – quando tenti di essere fiducioso o ottimista, stai tagliando fuori tutto ciò che potrebbe farti sentire altrimenti. La speranza è una sorta di narcotico mentale che usiamo per mascherare le nostre paure. Se non hai paura, non c’è necessità di essere fiducioso. Penso che abbiamo bisogno di guardare alle nostre paure e fare amicizia con questi sentimenti. […] La nostra felicità non viene dal cercare di essere felici. Viene dall’essere presenti, dall’essere incantati, da guardare tutto quello che succede con occhi nuovi. Ciò che succede quando si invecchia è che perdiamo la capacità innata che ha un bambino di vedere il mondo in modo nuovo ogni momento. […] Abbiamo perso quelle qualità. Sono coperte dalla nostra intelligenza. Possiamo portare alla luce quelle abilità originali infantili, vedere il mondo così com’è ed essere profondamente grati per il semplice fatto di essere vivi’.

declare_label_Metals%20Sales%20Wall%20and%20Roof%20PanelsPerché equità e giustizia sociale sono importanti per il movimento ambientalista? C’è qualcosa che manca? – è un’altra questione posta a Paul Hawken .- Ciò che il Living Future Institute sta facendo con DeclareTM (un nuovo database di prodotti per le costruzioni per i quali i produttori hanno dichiarato tutti gli ingredienti nell’etichetta – n.d.r.) e JUST (una certificazione aziendale sull’equità sociale) è molto importante. Penso che siamo pronti per questo tipo di comunicazione e trasparenza ovunque. […]

Una volta qualcuno dopo un colloquio mi ha detto – ma non sei solo un sognatore? Ho detto, sì, ma qualcuno deve sognare un futuro vivibile. Se non sogniamo un futuro vivibile, allora, in un certo senso, stiamo consegnando i nostri figli ad un incubo. E’ un regalo per il futuro sognare ciò che è possibile. […] Penso a un futuro vivibile come un processo, non un risultato. Lo vedo come il modo in cui le persone parlano tra loro e il modo nel quale rispettano ogni forma di vita. Lo vedo come una consapevolezza relazionale (mindfullness) che si manifesta in tutto ciò che facciamo e tutto quello che diciamo. […] Dobbiamo chiederci se le molteplici crisi che affliggono il mondo stanno accadendo a noi o per noi. C’è una profonda differenza interna tra le due risposte. Se sta accadendo a te, tu sei una vittima. ‘Per noi’ porta all’innovazione, devozione e gioia.

PHPaul Hawken is a business leader, environmentalist, and author. He is considered one of the leading architects and proponents of corporate reform with respect to ecological practices. He has founded several companies, and has written such best-selling books as The Ecology of Commerce and Growing a Business. He helped found The Natural Step in the United States and internationally, and advises many major companies on sustainability issues. Paul Hawken began his career as an entrepreneur in the 1960s, when he founded Erewhon Trading Company, a natural foods wholesaling business. He went on to co-found Smith & Hawken, the retail and catalog company, in 1979, and Datafusion, a knowledge synthesis software company, in 1995. The Ecology of Commerce (1993), has become a classic text on business and the environment, and continues to have a large impact on government and business. He is also the author of Seven Tomorrows (with Peter Schwartz and Jay Ogilvy; 1980) and The Next Economy (1983).

C’è un Paese che non s’arrende.

La crisi e qualche segnale dalle imprese. Riporto e commento L’articolo integrale di Dario Di Vico sul Corriere della Sera del 19.01.2013.

In altre stagioni ci saremmo divisi tra ottimisti e pessimisti. Oggi, purtroppo, non c’è partita e i dati del Bollettino economico di Banca d’Italia lo ribadiscono. Peggiorano le stime sul Pil che nel 2013 scenderà dell’1% e non dello 0,2% come indicato in precedenza e anche l’occupazione subirà un ulteriore taglio dell’1%. Scattata e condivisa la fotografia dei guasti della recessione, si sente però l’esigenza di completare l’operazione e di parlare a quella parte del Paese che non solo non si arrende ma qualche risultato lo porta a casa pur camminando controvento. E sì, perché la recessione non equivale a una caduta verticale delle attività, anche questa volta è un mutamento di pelle che, rispetto al passato, sconta in vari settori un arretramento più secco e una drastica contrazione dell’offerta. Lo stesso documento della Banca d’Italia, ad esempio, riconosce la straordinaria vitalità delle nostre aziende esportatrici, che tra l’altro stanno animando una discreta campagna di acquisizioni all’estero. Troppo spesso dimentichiamo che a fare la differenza tra i tedeschi e noi, più che la qualità del prodotto industriale, è l’efficienza della catena distributiva. E purtroppo noi italiani, salvo qualche lodevole eccezione, in logistica e vendita al dettaglio non siamo mai stati tra i primi della classe.

Immagine: Marazzi

Immagine: Marazzi

Interpretare il mutamento di pelle è sempre un esercizio difficile ma ci sono episodi che in qualche modo vanno colti perché possono segnare la transizione. Uno di questi è lo sbarco a Sassuolo del colosso americano Mohawk che ha comprato la Marazzi (un’altra acquisizione straniera di un gioiello del made in Italy delle costruzioni, dopo quella altrettanto clamorosa nel 2011 di Permasteelisa da parte dei giapponesi di JS Group, n.d.r.) .

2013_01_21 immagine 01Quello emiliano della ceramica è il fratello maggiore dei distretti del made in Italy e le dinamiche che lo coinvolgono sono anticipatrici. Sarà dunque interessante vedere come l’arrivo americano rimodulerà i rapporti, spingerà o meno i Piccoli a mettersi assieme, aprirà magari nuove opportunità di collaborazione finalizzate ai mercati terzi. Il cambiamento vede protagoniste anche diverse multinazionali che operano da tempo in Italia, si sono radicate e in qualche modo ibridate. I loro country manager sono degli alleati che qualsiasi governo dovrebbe cercare di portare dalla sua/nostra parte affinché si stabiliscano in Italia nuove localizzazioni produttive e affluiscano risorse per gli investimenti necessari a globalizzare i nostri marchi.

2013_01_21 immagine 03Dove il mutamento di pelle fatica a venir fuori è il mercato interno, troppo debole perché ci possano essere prospettive rosee per le piccole imprese che non esportano e di conseguenza per i livelli occupazionali che hanno garantito finora. Allora i dossier da prendere in mano subito – prima delle urne – possono essere anche solo due: la filiera dell’edilizia e i pagamenti pregressi della pubblica amministrazione. Nel primo caso è stato annunciato un tavolo per monitorare la concessione dei mutui alle famiglie. In quella sede per sostenere la domanda di abitazioni si dovrà valutare l’ipotesi di tornare alla tradizione delle cartelle fondiarie sottoscritte in una prima fase da investitori istituzionali, magari a partire dalla Cassa depositi e prestiti (ma bisogna partire soprattutto con la riqualificazione, soprattutto energetica, del patrimonio edilizio pubblico e privato italiano; una manovra già in atto in altri paesi – vedi Green Deal nel Regno Unito – che allontanerebbe l’Italia fuori dalla dipendenza dai combustibili fossili e rimetterebbe in moto il settore delle costruzioni, che è il motore dell’economia, n.d.r.). Quanto ai pagamenti siamo ancora in fase di stallo perché troppe pubbliche amministrazioni, comprese alcune Procure della Repubblica, non hanno i soldi per pagare e le banche faticano a scontare i crediti pur perfettamente certificati. Ma non si può lasciare che tutto marcisca (la direttiva 2011/7/UE ci obbliga al pagamento massimo a 30 giorni, cosa che avviene nelle economie che funzionano, vedi Germania; se le imprese vengono pagate hanno liquidità per operare, aumenta la fiducia per investire e si imprime un’accelerazione alla ripresa, n.d.r.).

[Dario Di Vico, Corriere della Sera 19.01.2013]

Cominciavano a chiamarle Green Communities

 Il Progetto “Green Communities nelle Regioni Obiettivo Convergenza” si colloca all’interno del Programma Operativo Interregionale (POI) “Energie rinnovabili e risparmio energetico (FESR) 2007-2013”, finanziato dai fondi comunitari e nazionali.

UNCEM, con il Manifesto della Montagna e i suoi progetti, è da tempo impegnata a sostenere i piccoli comuni nelle azioni di sviluppo basate su servizi di rating degli investimenti e dei rendimenti delle risorse “in custodia” e sulla riconsiderazione dei livelli di sussidiarietà con i territori urbani. Il Manifesto della Montagna è pubblicato nel libro “La sfida dei territori nella green economy”, a cura di Enrico Borghi ed Enrico Letta, Il Mulino, 2009. Vedi anche l’allegato operativo ‘Valorizzazione sostenibile del territorio’ a cura di Paolo Gurisatti.

Pollino

Come stabilito nella convenzione stipulata il 28 luglio 2010 con il MATTM Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione Generale per lo Sviluppo Sostenibile, il Clima e l’Energia, UNCEM, quale beneficiario del progetto, intende offrire un contributo all’attuazione degli interventi finanziati con le risorse del POI Energia e concorrere al raggiungimento degli obiettivi comunitari stabiliti nel pacchetto “clima-energia”. Con un approccio integrato, UNCEM vuole raggiungere i seguenti obiettivi:

a) promozione di interventi integrati finalizzati all’aumento della produzione di FER in territori individuati per il loro valore ambientale e naturale, compresi piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili nelle aree naturali protette e nelle isole minori, secondo l’approccio partecipativo delle Comunità Sostenibili.

b) perseguimento di efficienza energetica ed adozione di nuovi stili/modelli di consumo attraverso interventi dimostrativi su edifici, utenze pubbliche ed ambiti territoriali aventi carattere “esemplare” .

Madonie

Il progetto si concentra su:

  • studi di fattibilità aventi ad oggetto interventi emblematici di efficienza energetica;
  • definizione di un sistema di gestione, manutenzione e valorizzazione del patrimonio forestale delle Regioni Convergenza a fini energetici e climatici;
  • attività di disseminazione degli studi, dei progetti e dei risultati conseguiti.

Il progetto segue 3 linee di attività corrispondenti alle voci: territorio, edifici, patrimonio boschivo oltre ad un’attività trasversale di disseminazione dei risultati.

Per quanto riguarda la linea di attività relativa agli edifici, il progetto è culminato nella ‘Diagnosi energetica sulle diverse tipologie di edifici e strutture pubbliche e conseguente predisposizione di studi di fattibilità aventi ad oggetto interventi emblematici di efficienza energetica’. Gli edifici esaminati sono 40, distribuiti nei 4 territori in 32 diversi Comuni.

I territori

Cilento

Il progetto Green Communities interviene sulle Regioni “Obiettivo Convergenza” (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). In particolare la diagnosi energetico/climatica dei sistemi comunali e territoriali, specialmente montani e marginali, oggetto del POI Energia, è stata effettuata nelle seguenti “aree di intervento”:

Gli edifici dei territori

Dopo una indagine preliminare su più di 130 edifici, la scelta delle strutture da sottoporre ad audit energetico e conseguenti studi di fattibilità è ricaduta su 40 edifici pubblici situati nei Comuni di

Le tipologie edilizie ricorrenti sono quelle delle strutture scolastiche o municipali degli anni ’60 e ’70 ma ci sono diversi edifici di pregio, oltre ad alcuni rifugi di montagna. Dati storici sui Comuni interessati e le descrizioni sintetiche degli edifici analizzati si trovano nella pagina di Facebook Green Communities. Il completamento del progetto e la diffusione dei risultati sono previste entro la fine del 2012.

Alto Tammaro – Titerno