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My Klimahouse ’17.

2017_01_25-04-klimahouseMancano ormai poche ore a Klimahouse 2017, la fiera di riferimento a livello nazionale, che mette in mostra una serie di alternative ed economiche tecniche nell’edilizia in grado di garantire un consistente risparmio energetico. La formula vincente della manifestazione è una giusta miscela tra lo spazio espositivo con le novità di prodotto proposte da 450 aziende di settore selezionate da una giuria di qualità, e un fitto programma di eventi formativi e informativi, quali congressi e visite guidate.

Se volete qualche consiglio, ecco la mia personalissima selezione:

26-27 gennaio 2017 | ore 9-18

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Startup Innovation Day

La novità di questa edizione, organizzata da IDM Südtirol Alto Adige. Un premio dedicato alle startup italiane che lavorano ogni giorno per un futuro green e sostenibile migliorando l’efficienza energetica degli edifici. Ecco il primo Klimahouse Startup Award, premio nazionale che Klimahouse offre all’ecosistema italiano dell’innovazione con lo scopo di dare un impulso al settore green. Il premio offre alle 10 migliori startup del settore l’ingresso in una matching platform con le migliori imprese del green, un’opportunità concreta di business per accelerare il proprio sviluppo. Qui il programma della due giorni (26-27 gennaio). Ed ecco le 10 finaliste … io ho una mia preferenza 😉

Marco Parisi Fotografo

Foto © Marco Parisi

26-29 gennaio 2017 | ore 8:20-18:45

Enertour

Fitto programma con ben 11 visite tecniche guidate, a cura del team enertour di IDM Südtirol Alto Adige, da giovedì 26 fino a domenica 29. In aggiunta la visita al NOI park, il nuovo parco tecnologico di Bolzano in fase di costruzione sull’area ex Alumix, a bordo di un autobus a cella a combustibile alimentato ad idrogeno! Il luogo i cui negli anni ’30 e ’40 si producevano i due terzi di tutto l’alluminio italiano si avvia a diventare il primo quartiere certificato LEED in Italia.

Tra le trasferte in programma segnalo i due enertour organizzati in collaborazione con il Gruppo di Lavoro Indoor Environmental Quality (IEQ) di IDM:

Giovedì 26 gennaio 2017 | ore 13:50-17:30

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Condominio Aurum a Ora (BZ)

enertour 2Costruire condomini ad alta efficienza e massimo comfort:

  • Condominio Aurum a Ora (BZ), con guida: Ing. Oscar Stuffer, Solarraum
  • Condominio Toggenburg a Laives (BZ), con guida: Arch. Alessio Condotta

Venerdì 27 gennaio 2017 | ore 13:50-18:30

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Scuola elementare e scuola astronomica con planetario a San Valentino in Campo (foto © Günther Richard Wett)

enertour 9 School buildings Tour: quando architettura e pedagogia dialogano insieme (con la collaborazione della prof. Beate Weyland, pedagogista)

  •  Scuola elementare e scuola astronomica con planetario a San Valentino in Campo (BZ), con guida: Arch. Rinaldo Zanovello
  • Scuola per l’infanzia e asilo nido Casanova a Bolzano (in fase di cantiere avanzato), con guida: Arch. Antonio D’Alessandro e collaboratore Ligno Alp

27-28 gennaio 2017 | ore 9-14

Il convegno CasaClima – Putting sustainability into practice

2017_01_25-11-convegnoIn un mondo che cambia ad una velocità mai vista prima nella storia l’importante è non disperdere nessun tipo di risorsa. Con una parola: perseguire l’efficienza in tutti i settori è ormai un fatto ineludibile per garantire alle generazioni future cibo, acqua ed energia. Non perdetevi venerdì mattina Michael Braungart (Cradle to Cradle), Cino Zucchi (Nuovi approcci alla rigenerazione urbana), Luca Mercalli (Perché ignoriamo la crisi climatica?) e sabato Enrico Giovannini (L’Italia e la sfida dello sviluppo sostenibile). Qui il programma completo.

Le aziende dei gruppi di lavoro IDM @ Klimahouse

Per finire non perdetevi le novità dei partner dei gruppi di lavoro dell’Ecosystem Construction di IDM. Ecco la lista di chi visitare e dove:

immagine evento facciate (media)Gruppo di Lavoro Facciate
A Klimahouse 2017 trovate queste aziende:

EURAC research, Gallerie livello -1 :: Nr. stand – G-1/29
Inpek Srl/GmbH, Settore CD :: Nr. stand – D24/62
KlimaHaus Agentur, Settore AB :: Nr. stand – A04/26
Tip Top Fenster GmbH / Srl, Settore CD :: Nr. stand – D25/20
Vitralux GmbH / Srl, Settore CD :: Nr. stand – D25/50

IEQ (stretto) - CopiaGruppo di Lavoro Indoor Environmental Quality (IEQ)
a Klimahouse 2017 espongono:

EURAC research, Gallerie livello -1 :: Nr. stand – G-1/29
Eurotherm AG / Spa, Settore CD :: Nr. stand – C21/58
KlimaHaus Agentur, Settore AB :: Nr. stand – A04/26
Naturalia-BAU GmbH / Srl, Settore AB :: Nr. stand – A03/16, A03/18
Rotho Blaas SRL, Settore CD :: Nr. stand – D22/58
Wolf System GmbH / Srl, Settore CD :: Nr. stand – D22/62

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allora, ci vediamo in Fiera? … 😉

Design for simplicity.

The poet William Wordsworth once wrote, “The world is too much with us.” If this was true in the bucolic 18th and 19th centuries when Wordsworth lived, it is even more true today, when every gadget comes with an incomprehensible 100-page instruction manual.

2015_01_14 immagine 02Thus, simplifying people’s lives with your products and services is a surefire path to business success; it will endear you to your customers forever. In his aphoristic little book The laws of simplicity, graphic designer John Maeda has distilled all he knows about simplicity into 10 laws and three key ideas (thanks to Alessandro Garofalo for suggesting this book !). He sprinkles mnemonics, icons and graphics throughout, which you may enjoy if you’re a visual learner or find baffling if you’re not. If you really like the icons, you can download them from the web site Maeda put together to complement the book.

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Here are the 10 laws …

  1. REDUCE. The simplest way to achieve simplicity is through thoughtful reduction.
  2. ORGANIZE. Organization makes a system of many appear fewer.
  3. TIME. Savings in time feel like simplicity.
  4. LEARN. Knowledge makes everything simpler.
  5. DIFFERENCES. Simplicity and complexity need each other.
  6. CONTEXT. What lies in the periphery of simplicity is definitely not peripheral.
  7. EMOTION. More emotions are better than less.
  8. TRUST. In simplicity we trust.
  9. FAILURE. Some things can never be made simple.
  10. THE ONE. Simplicity is about subtracting the obvious, and adding the meaningful.

… and the three keys:

  1. AWAY. More appears like less by simply moving it far, far away.
  2. OPEN. Openness simplifies complexity.
  3. POWER. Use less, gain more.

Here is John Maeda in his TED talk of 2007.

 

2015_01_14 immagine 01John Maeda is a computer scientist, visual artist, graphic designer and professor of media arts and sciences at MIT. He has received many design awards. Former president of the Rhode Island School of Design, he is dedicated to linking design and technology. Through the software tools, web pages and books he creates, he spreads his philosophy of elegant simplicity.

Natural Capitalism. Il capitalismo sostenibile.

Trim TabL’intervista a Paul Hawken sull’ultimo numero di Trim Tab, il magazine trimestrale del Living Future Institute, è l’occasione per parlare di ‘capitalismo naturale’, la teoria introdotta dallo stesso Hawken insieme a Amory B. Lovins e L. Hunter Lovins nel libro ‘Natural Capitalism’ del 1999. ‘Creating the Next Industrial Revolution’ è il sottotitolo di quello che può essere considerato contemporaneamente il manifesto, la Bibbia e il manuale operativo della nuova rivoluzione ‘green’ improntata alla sostenibilità. Dice Peter Senge (The Fifth Discipline): ‘If Adam Smith’s The Wealth of Nations was the bible for the first Industrial Revolution, then Natural Capitalism may well prove to be it for the next.

blog_Natural-Capitalism-10th-Anniversary-Edition-279x300Le precedenti rivoluzioni industriali si erano concentrate sull’aumento della produttività per consentire il progresso sfruttando risorse naturali apparentemente illimitate. Oggi (all’epoca dell’uscita del testo, cioè 14 anni fa) siamo di fronte ad un altro modello di sviluppo che vede lo scontro drammatico tra aumento esponenziale della popolazione del globo, riduzione della necessità di manodopera legata alla tecnologia e alle macchine, diminuzione inesorabile del capitale naturale. È questo un primo concetto chiave: la definizione di ‘capitale naturale’: le risorse naturali della Terra e dei sistemi ecologici a supporto della vita. Un patrimonio di inestimabile valore anche perché, semplicemente è in assenza di valide alternative conosciute e di possibilità efficaci di rigenerarsi (la Terra è un sistema chiuso rispetto alla materia – primo principio della termodinamica !). Fino ad oggi abbiamo utilizzato queste risorse come se fossero illimitate, gratuite e l’impatto negativo (ambientale e sociale) del modello di economia fosse comunque risolvibile.

Contrapposto al modello tradizionale, il capitalismo naturale è alla base del cambiamento di paradigma legato alla sostenibilità. Una ‘green economy’ che tenga conto del valore del capitale naturale ma che sia comunque in grado di fornire delle grandi opportunità di sviluppo, basate su 4 grandi cambiamenti di mentalità:

  1. Radically increase the productivity of natural resources. Aumentare radicalmente la produttività delle risorse naturali, il che significa che le aziende più innovative in tema di sostenibilità stanno da tempo sviluppando processi produttivi che utilizzano le risorse naturali in modi 5, 10 anche 100 volte più efficienti. E quindi risparmiano queste risorse, così come costi, tempi e capitali utili per implementare gli ulteriori 3 modelli seguenti.
  2. Shift to biologically inspired production models and materials. Virare verso modelli produttivi e prodotti ispirati al comportamento della natura. È il concetto di biomimicry (biomimesi, biomimetica). Non solo ridurre i rifiuti ma eliminarne totalmente il concetto – vedi anche Cradle to Cradle – così come avviene in natura (non esistono ‘rifiuti’, gli scarti di una specie diventano nutrimento per un successivo processo naturale, in un ciclo continuo). I processi produttivi così strutturati recuperano le materie prime incluse nei prodotti al termine del loro utilizzo e impiegano fonti energetiche rinnovabili.
  3. Move to a “service-and-flow” business model. Spostarsi verso un modello di business basato sui servizi, in un flusso continuo. Un altro radicale cambiamento di approccio: il modello tradizionale di business si basa sulla vendita di beni (prodotti). Nel nuovo modello il valore è dato invece dall’offerta di un servizio, senza la necessità per il cliente di possedere fisicamente il bene. Non vendo automobili, offro un servizio di car-sharing (ciò che interessa è usufruire della mobilità, non possedere un veicolo). È una visione che allinea comunque gli interessi di clienti e fornitori ottenendo i benefici (ambientali, economici, sociali) di una migliore produttività delle risorse.
  4. Reinvest in natural capital. Reinvestire in capitale naturale. Una società che sta esaurendo il proprio capitale (naturale) sta minando la propria futura prosperità. È la nota metafora dell’omino che sta segando il ramo sul quale è seduto… Aumentano sempre più per le aziende i costi ambientali, aumentano i bisogni (ahimè, anche i desideri) umani, aumenta la consapevolezza ambientale dei consumatori. Queste pressioni possono creare, se adeguatamente incanalate, nuove opportunità per un business sostenibile.

2013_08_05 immagine 08Si può trarre profitto da questi 4 principi (‘a more environmentally friendly business model’), lo dimostrano le pagine di questo libro, ricche di decine e decine di esempi concreti di quanto tutto ciò sia già possibile, in tutti gli ambiti umani ed economici che conosciamo (mobilità, gestione dei rifiuti, industrie, edifici, alimentazione, acqua, clima, società). L’approccio non può che essere necessariamente sistemico: la carenza di lavoro, di speranza nel futuro, di soddisfazione, di sicurezza, non sono patologie isolate ma scaturiscono da una gestione globale imperniata sullo spreco di risorse, di denaro, di persone. Le soluzioni sono quindi intrecciate e sinergiche: un’impresa che ridimensiona il proprio consumo di risorse può mantenere più persone, che possono favorire un’innovazione che guidi il miglioramento futuro.

Il sito dedicato a ‘Natural Capitalism’ contiene molte risorse utili e tra l’altro diffonde (anche vista l’importanza dei temi) gratuitamente il messaggio (anche se una copia del volume non può mancare nella Vostra libreria !): tutti i capitoli del libro sono scaricabili ai seguenti link

Preface

1. The Next Industrial Revolution.

2. Reinventing the Wheels: Hypercars and Neighborhoods.

3. Waste Not.

4. Making the World.

5. Building Blocks.

6. Tunneling Through the Cost Barrier.

7. Muda, Service, and Flow.

8. Capital Gains.

9. Nature’s Filaments.

10. Food for Life.

11. Aqueous Solutions.

12. Climate: Making Sense and Making Money.

13. Making Markets Work.

14. Human Capitalism.

15. Once Upon a Planet.

Nell’intervista su Trim Tab, fatta durante l’ultima conferenza Living Future (15-17 maggio 2013 a Seattle), Paul Hawken è citato come ‘transformational people’. Rimando per l’intervista completa al sito di Living Future Institute, ma riporto di seguito alcuni passaggi che mi sembrano significativi, anche in relazione a come si sta evolvendo nel mondo la cultura della sostenibilità.

Una prima domanda riguarda lo sviluppo esponenziale del movimento di pensiero legato ai ‘green building’ che sembra aver occupato tutta la scena della sostenibilità (all’inizio il tema degli edifici era co-optato in una tematica molto più ampia, ora sembra che la situazione si sia invertita). Hawken ne approfitta per muovere un’osservazione anche verso la pubblicizzazione delle pratiche green fatte da alcune star di Hollywood. È un approccio fuorviante (‘brown’) che può fare pensare che modificare qualche semplice azione quotidiana (se fai questo, se mangi quello, ecc.) possa consentire di realizzare facilmente una sostenibilità che invece necessita di un cambiamento complessivo radicale del nostro stile di vita.

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Image: Trim Tab

Un’altra critica di Hawken va al catastrofismo che il movimento ambientalista ha usato soprattutto come strumento per raccogliere in questi decenni fondi e ottenere una sensibilizzazione generale. Questa visione apocalittica del futuro non è efficace per convincere le persone nel profondo del loro cuore e della loro mente e ha creato una contrapposizione (anche veicolata dai media) tra punti di vista opposti e ‘gridati’. La polarizzazione erode la possibilità del dialogo, che invece dovrebbe esssre l’approccio più naturale per l’essere umano.

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Image: Trim Tab

Trim Tab chiede poi qual è la ‘storia’ che lui sta raccontando abitualmente in questo periodo e Paul Hawken ne approfitta per sfatare un altro mito, quello di vedere il carbonio come ‘male assoluto’. Sembra che ce ne dobbiamo liberare a tutti i costi ! – sottolinea Hawken – Ma il carbonio (e l’anidride carbonica) sono alla base della vita che stiamo cercando di ripristinare sulla Terra. Quando ci alziamo la mattina, la colazione che mangiamo è … carbonio. Lo stesso dicasi per il pranzo e per la cena. Siamo creature a base di carbonio, che lo ossidano ogni giorno in modo da poter cantare, ballare, pensare, lavorare, aver cura degli altri, vivere. Abbiamo letteralmente bisogno di ri-inverdire (re-green) una biosfera che è stata ‘decarbonizzata’. Quando bruciamo una tonnellata di gas, bruciamo tonnellate di materia ‘green’ creata nel passato.

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Image: Trim Tab

Come si fa a mantenere l’ottimismo, chiede ancora la redazione di Trim Tab? La risposta è in un certo senso spiazzante. ‘Non cerco di essere ottimista – dice Hawken – quando tenti di essere fiducioso o ottimista, stai tagliando fuori tutto ciò che potrebbe farti sentire altrimenti. La speranza è una sorta di narcotico mentale che usiamo per mascherare le nostre paure. Se non hai paura, non c’è necessità di essere fiducioso. Penso che abbiamo bisogno di guardare alle nostre paure e fare amicizia con questi sentimenti. […] La nostra felicità non viene dal cercare di essere felici. Viene dall’essere presenti, dall’essere incantati, da guardare tutto quello che succede con occhi nuovi. Ciò che succede quando si invecchia è che perdiamo la capacità innata che ha un bambino di vedere il mondo in modo nuovo ogni momento. […] Abbiamo perso quelle qualità. Sono coperte dalla nostra intelligenza. Possiamo portare alla luce quelle abilità originali infantili, vedere il mondo così com’è ed essere profondamente grati per il semplice fatto di essere vivi’.

declare_label_Metals%20Sales%20Wall%20and%20Roof%20PanelsPerché equità e giustizia sociale sono importanti per il movimento ambientalista? C’è qualcosa che manca? – è un’altra questione posta a Paul Hawken .- Ciò che il Living Future Institute sta facendo con DeclareTM (un nuovo database di prodotti per le costruzioni per i quali i produttori hanno dichiarato tutti gli ingredienti nell’etichetta – n.d.r.) e JUST (una certificazione aziendale sull’equità sociale) è molto importante. Penso che siamo pronti per questo tipo di comunicazione e trasparenza ovunque. […]

Una volta qualcuno dopo un colloquio mi ha detto – ma non sei solo un sognatore? Ho detto, sì, ma qualcuno deve sognare un futuro vivibile. Se non sogniamo un futuro vivibile, allora, in un certo senso, stiamo consegnando i nostri figli ad un incubo. E’ un regalo per il futuro sognare ciò che è possibile. […] Penso a un futuro vivibile come un processo, non un risultato. Lo vedo come il modo in cui le persone parlano tra loro e il modo nel quale rispettano ogni forma di vita. Lo vedo come una consapevolezza relazionale (mindfullness) che si manifesta in tutto ciò che facciamo e tutto quello che diciamo. […] Dobbiamo chiederci se le molteplici crisi che affliggono il mondo stanno accadendo a noi o per noi. C’è una profonda differenza interna tra le due risposte. Se sta accadendo a te, tu sei una vittima. ‘Per noi’ porta all’innovazione, devozione e gioia.

PHPaul Hawken is a business leader, environmentalist, and author. He is considered one of the leading architects and proponents of corporate reform with respect to ecological practices. He has founded several companies, and has written such best-selling books as The Ecology of Commerce and Growing a Business. He helped found The Natural Step in the United States and internationally, and advises many major companies on sustainability issues. Paul Hawken began his career as an entrepreneur in the 1960s, when he founded Erewhon Trading Company, a natural foods wholesaling business. He went on to co-found Smith & Hawken, the retail and catalog company, in 1979, and Datafusion, a knowledge synthesis software company, in 1995. The Ecology of Commerce (1993), has become a classic text on business and the environment, and continues to have a large impact on government and business. He is also the author of Seven Tomorrows (with Peter Schwartz and Jay Ogilvy; 1980) and The Next Economy (1983).

Ci salverà la biomimesi?

Will biomimicry save us?

2013_07_19 immagine 02Con biomimesi si designa la disciplina, di recente formalizzazione, che studia e imita le caratteristiche degli esseri viventi come modello cui ispirarsi per il miglioramento di attività e tecnologie umane. L’etimologia è trasparente: da una parte il prefisso bio-, in uno dei suoi quattro principali significati, vale a dire quello più antico di ‘relativo alla vita, agli organismi viventi’ (dal greco bíos ‘vita’); dall’altro mimesi ‘imitazione’, che ci viene dal greco attraverso il latino. [Treccani]

Biomimicry_bk_cvr_loresQuesto termine presto entrerà definitivamente nei dizionari della lingua italiana, vista la crescente diffusione della disciplina, ampiamente documentata dalle occorrenze reperite in rete. Biomimesi è il titolo del testo di riferimento in materia: ‘Biomimicry‘ di Janine Benyus [Harper Collins, 1997] un libro che ha già sedici anni e che colpisce per l’accuratezza delle informazioni, la completezza dei casi presentati e soprattutto per una visione strategica della sostenibilità così convincente, che potrebbe renderlo di fatto ‘il’ libro sulla sostenibilità tout-court.

Velcro

Biomimesi:
dalla bardana al Velcro

Una sostenibilità operativa (vicina all’industrial ecology e al Natural Capitalism), non ideologica, con casi concreti e concetti dirompenti che sono successivamente entrati nella conoscenza comune come ad esempio ‘Use waste as a resource’ (usa i rifiuti come una ricorsa) una delle assunzioni principali del sistema di certificazione Cradle to Cradle. Non sono ancora molti i libri che parlano di biomimesi e non ci sono testi in italiano (e ad esempio il testo della Benyus non è stata ancora tradotto). Ma basterebbe il solo capitolo 7 del libro ‘How will we conduct business?’ per illuminare le nostre strategie di sviluppo sostenibile. Partendo dagli esempi della natura, J. Benyus ci dice che è un business ‘green’ è non solo possibile ma auspicabile, se poggia su 10 principi, nei quali troviamo l’ispirazione di molte scuole di pensiero e scenari di sostenibilità che si stanno imponendo da una decina d’anni a questa parte:

  1. Use waste as a resource. Da un sistema di produzione industriale ‘lineare’ (estraggo le materie prime, trasformo, produco, allontano i rifiuti) ad uno ‘ciclico’ (dove non produco più rifiuti).
  2. Diversify and cooperate to fully use the habitat. Più cresce la complessità del sistema, maggior cooperazione è necessaria ad esempio tra le aziende per razionalizzare i rispettivi cicli produttivi.
  3. Gather and use energy efficiently. L’efficienza energetica combinata con la produzione di energia da fonti rinnovabili.
  4. Optimize rather than maximize. Puntare alla qualità dei prodotti piuttosto che alla quantità.
  5. Use materials sparingly. Green design: fare di più con meno (risorse). Da una società basata sul possesso (degli oggetti) a una basata sui servizi (quando servono).
  6. Don’t foul their nests. Non produrre e rilasciare nell’ambiente sostanze tossiche !
  7. Don’t draw down resources. Due importanti corollari: a – non utilizzare risorse da fonti non rinnovabili più velocemente di quanto si possano sviluppare validi sostituti; b – non utilizzare risorse da fonti rinnovabili più velocemente della loro capacità di rigenerarsi.
  8. Remain in balance with the biosphere. Equilibrio nel ciclo della biosfera (emissioni di CO2, gas serra, riduzione dell’ozono).
  9. Run on information. Consolidare comunità green in grado di avviare efficaci azioni finalizzate alla sostenibilità tramite processi decisionali (anche politici, e a livello locale) veloci.
  10. Shop locally. I prodotti ‘a km zero’, dall’alimentare ai materiali per le costruzioni.
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Design inspired by nature

Se la teoria del caos ha trasformato la nostra visione dell’universo, la biomimesi sta trasformando la nostra vita sulla Terra. Biomimesi (o biomimetica) è quindi l’innovazione ispirata alla natura, che conta su 3,8 miliardi di anni di Ricerca e Sviluppo (!) sin dai primi batteri. Da qui il nome dell’istituto fondato e diretto da Janine Benyus, Biomimicry 3.8 Institute nel cui sito si possono trovare schedate più di 1.600 strategie classificate secondo la tassonomia della biomimesi. La biomimesi studia pertanto le migliori idee derivate dalla natura, quali: la fotosintesi, il potere del cervello, le conchiglie, per poterle adattare all’uso umano.

If chaos theory transformed our view of the universe, biomimicry is transforming our life on Earth. Biomimicry is innovation inspired by nature – taking advantage of evolution’s 3.8 billion years of R&D since the first bacteria. Biomimics study nature’s best ideas: photosynthesis, brain power, and shells – and adapt them for human use. They are revolutionising how we invent, compute, heal ourselves, harness energy, repair the environment, and feed the world. Science writer and lecturer Janine Benyus names and explains this phenomenon. She takes us into the lab and out in the field with cutting-edge researchers as they stir vats of proteins to unleash their computing power; analyse how electrons zipping around a leaf cell convert sunlight into fuel in trillionths of a second; discover miracle drugs by watching what chimps eat when they’re sick; study the hardy prairie as a model for low-maintenance agriculture; and more. [Amazon].

janine_benyusJanine Benyus is a natural sciences writer, innovation consultant, and author of six books. Benyus has evolved the practice of biomimicry, consulting with sustainable business, academic, and government leaders, serving on the Eco-Dream Team at Interface, Inc., and conducting seminars about what we can learn from the genius that surrounds us. In 1998, Benyus co-founded an education and innovation practice called Biomimicry Guild. Through workshops, research reports, biological consulting, and field excursions, the Guild helps innovators learn from and emulate natural models. Benyus is creating the Biomimicry Design Portal — a public database of biological literature organized by design function. She is also developing a “biology-taught-functionally” course for engineers and designers, the only biology most will encounter in their university education.

Di seguito: un’altra presentazione TED sulla biomimesi: Angela Belcher. With a bachelors in Creative Studies and a Ph.D. in Inorganic Chemistry, Angela Belcher has made a career out of finding surprising and innovative solutions to energy problems.

The Hannover Principles. Design for Sustainability.

2013_06_14 immagine 01Era il 1992 quando la città di Hannover, che si preparava ad organizzare l’EXPO del 2000, commissionò a William McDonough e Michael Braungart un insieme di istruzioni relative alla progettazione di edifici e oggetti con attenzione alla tutela dell’ambiente, il loro effetto sullo sviluppo sostenibile e il loro impatto complessivo sulla società. Nascevano così i 9 ‘princìpi di Hannover’. Con una società ormai rassegnata a dare per scontata comunque una certa quota di danno ambientale e ripiegata a discuterne l’ammontare tollerabile per legge, Bill McDonough e Michael Braungart invitarono per la prima volta l’opinione pubblica a considerare un’alternativa. Semplicemente, perché non progettare  prodotti e istituzioni in grado di sostenere l’ambiente, invece di danneggiarlo?

2013_06_14 immagine 02Design for Sustainability: Designing for sustainability requires awareness of the full short and long-term consequences of any transformation of the environment. Sustainable design is the conception and realization of environmentally sensitive and responsible expression as a part of the evolving matrix of nature. I principi di Hannover furono la prima espressione di quell’idea rivoluzionaria. In quelle 9 snelle dichiarazioni vengono costituiti allo stesso tempo un sistema di valori e una metodologia di progettazione che poi si ritroveranno ancora nel testo  Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make Things e nel sistema di certificazione omonimo. Eccoli, i 9 Hannover Principles.

The Hannover Principles

  1. Insist on rights of humanity and nature to co-exist in a healthy, supportive, diverse and sustainable condition.
  2. Recognize interdependence. The elements of human design interact with and depend upon the natural world, with broad and diverse implications at every scale. Expand design considerations to recognizing even distant effects.
  3. Respect relationships between spirit and matter. Consider all aspects of human settlement including community, dwelling, industry and trade in terms of existing and evolving connections between spiritual and material consciousness.
  4. Accept responsibility for the consequences of design decisions upon human well-being, the viability of natural systems and their right to co-exist.
  5. Create safe objects of long-term value. Do not burden future generations with requirements for maintenance or vigilant administration of potential danger due to the careless creation of products, processes or standards.
  6. Eliminate the concept of waste. Evaluate and optimize the full life-cycle of products and processes, to approach the state of natural systems, in which there is no waste.
  7. Rely on natural energy flows. Human designs should, like the living world, derive their creative forces from perpetual solar income. Incorporate this energy efficiently and safely for responsible use.
  8. Understand the limitations of design. No human creation lasts forever and design does not solve all problems. Those who create and plan should practice humility in the face of nature. Treat nature as a model and mentor, not as an inconvenience to be evaded or controlled.
  9. Seek constant improvement by the sharing of knowledge. Encourage direct and open communication between colleagues, patrons, manufacturers and users to link long term sustainable considerations with ethical responsibility, and re-establish the integral relationship between natural processes and human activity.

The Hannover Principles should be seen as a living document committed to the transformation and growth in the understanding of our interdependence with nature, so that they may adapt as our knowledge of the world evolves. [1992 © W. McDonough & M. Braungart].

William-McDonoughWilliam Andrews McDonough is an American designer, advisor, author, and thought leader. McDonough is founding principal of William McDonough + Partners, co-founder of McDonough Braungart Design Chemistry (MBDC) with German chemist Michael Braungart as well as co-author of Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make Things and The Upcycle: Beyond Sustainability—Designing for Abundance, also with Braungart. McDonough’s career is focused creating a beneficial footprint. He espouses a message that we can design materials, systems, companies, products, buildings, and communities that continuously improve over time.

Michael BraungartMichael Braungart is a German chemist who advocates that humans can make a positive instead of a negative environmental impact by redesigning industrial production and therefor that dissipation is not waste. A former Greenpeace activist who once lived in a tree as protest, he is now considered to be a visionary environmental thinker. Founder of EPEA International Umweltforschung GmbH in Hamburg, Germany, and co-founder of MBDC, Dr. Braungart is currently a professor of Process Engineering at the University of Applied Sciences in Suderburg, also serving as director of an interdisciplinary materials flow management masters program. He currently holds the Cradle-to-Cradle chair at the Erasmus University Rotterdam, the Netherlands. [Source: Wikipedia].

Innovation School 2013. Scuola di innovazione sostenibile.

Una lezione su ‘Sustainable Innovation Management’.

E’ partita questa settimana la 3^ edizione dell’Innovation School, la scuola di innovazione sostenibile. Innovation School è un metodo sviluppato da EURAC e TIS, per facilitare il trasferimento tecnologico e l’innovazione, avvicinando ricerca e imprese. Partecipanti selezionati da tutta Italia hanno formato 3 gruppi, ciascuno coordinato da un imprenditore e da un tutor del TIS o dell’EURAC, per sviluppare insieme alle aziende delle idee di progetto per prodotti o servizi innovativi, concrete e immediatamente attuabili. I temi affrontati da Innovation School presentano un alto grado di innovazione e sono orientati alle tecnologie per la sostenibilità. Alcuni esempi di applicazione sono i NZEB (Net o Nearly Zero Energy Building), edifici ad elevatissima efficienza energetica (edizione 2011), i prodotti da costruzione sostenibili e le tematiche legate al ciclo di vita e all’utilizzo delle risorse rinnovabili (edizione 2012). Il tema di quest’anno è più che mai attuale: la riqualificazione sostenibile degli edifici. Il corso si sviluppa secondo due fasi, una teorica ed una pratica:

  • Workshop formativi – 10 moduli di alta formazione sui temi legati all’innovazione, alla sostenibilità e alla riqualificazione del patrimonio costruito;
  • Job training – due settimane di collaborazione intensiva tra i partecipanti e le aziende. Tre gruppi di studenti vengono ospitati dalla imprese e assistiti da un tutor nell’elaborazione delle idee di progetto.

A conclusione del percorso, la presentazione delle 3 idee di progetto nella cornice della nuova edizione dell’Innovation Festival (Bolzano, 26-27-28 settembre 2013). Per i partecipanti è una grande opportunità di ricevere una formazione di alto livello, referenziata e orientata ai nuovi trend, spendibile immediatamente nella propria professione ed entrare in contatto diretto con imprese di spicco nel settore dell’edilizia, orientate all’innovazione e alla ricerca. Le aziende partner altoatesine di quest’anno sono Wolf Artec (facciate ed elementi esterni ed interni innovativi ad alte prestazioni e funzionalità), Eurotherm (soluzioni per il riscaldamento e il raffrescamento radiante) ed Expan (sistemi di costruzione leggeri con pannelli metallici coibentati per l’edilizia commerciale). I risultati della Scuola sono particolarmente efficaci: uno dei team dell’edizione 2011 è giunto tra i cinque finalisti italiani 2012 della business competition Clean Tech Challenge organizzata dalla London Business School e dal MIP, Business School del Politecnico di Milano.

Nel programma di quest’anno, focalizzato al tema della riqualificazione energetica e sostenibile degli edifici, è stato dato spazio agli aspetti di gestione dell’innovazione, in modo da fornire ai partecipanti, tipicamente competenti e specializzati negli aspetti tecnici, un supporto metodologico orientato a fare emergere gli aspetti innovativi dell’idea e a prefigurarne un possibile sviluppo industriale. E’ possibile teorizzare un concetto di Sustainable Innovation Management?

idea 2Ne ho parlato nella lezione di ieri dove ho prima di tutto cercato di definire l’innovazione, i vari modi in cui può essere declinata e quali sono i principali concetti che la guidano: immaginazione, competenza, prodotti nuovi, prodotti o processi ottimizzati, invenzione e innovazione, innovazione incrementale e radicale, cooperazione, design, normative, serendipity, supporto economico all’innovazione, ecc. Il TIS sta avendo un ruolo a livello locale sempre più centrale e importante, in questo senso, in particolare differenziando strategicamente i modi nei quali aiutare ad innovare le piccole e medie imprese altoatesine. Il ventaglio dei servizi offerti ormai si è molto allargato: il metodo TIS, basato sui 4 concetti My input, My network, My product e My office comprende tante attività a supporto: viaggi tecnologici, le visite Enertour, eventi come La Lunga Notte della Ricerca o Wake up!, i convegni come Questioni di Facciata, i progetti in rete come Pro Green, l’attività dei Cluster, i Gruppi di Lavoro (come quello delle Facciate), l’assistenza allo sviluppo di nuovi prodotti, anche nell’ambito di progetti R&S in cooperazione tra aziende e università, l’incubazione delle start-up, la formazione sull’innovazione (Innovation School, FACE), la vetrina dell’Innovation Festival, occasione di network e di rilancio di nuove idee strategiche di sviluppo, la competizione di idee di innovazione (Start-Up!, Open Innovation), i progetti europei (Enerbuild, EPOurban), ecc. ecc. Insomma, mi sembra che la struttura sia ormai molto attiva e i risultati arrivino. Quest’innovazione non può ormai più prescindere dai concetti di sostenibilità.

3RMa come definire la sostenibilità? Anche in questo caso ho cercato di suggerire dei concetti principali. Il tentativo di misurare e certificare la sostenibilità ha portato purtroppo al proliferare di una miriade di marchi e sistemi di certificazione e spesso si perde la cosiddetta ‘big picture’. La filosofia alla base del metodo di The Natural Step punta ad uno sguardo di insieme allo sviluppo sostenibile che consenta di pianificare strategicamente le azioni per arrivare a cambiare il declino ambientale e sociale che i modelli economici degli ultimi decenni hanno provocato. Altri sistemi di pensiero come Cradle to Cradle, Biomimicry vanno in questa direzione. E’ necessario ad esempio ‘chiudere il ciclo’ dei rifiuti, non possiamo più pensare di continuare a riempire la Terra di scarti, di buttare via le cose (via non esiste; via è comunque = da un’altra parte sulla Terra). Le aziende hanno una grande responsabilità e opportunità di un business più sostenibile in tal senso, anche gestendo in modo più snello (lean construction) i propri processi. Lo stesso dicasi per la progettazione e gestione sostenibile degli interventi (operiamo soprattutto sul costruito!) sugli edifici: LEED, CasaClima Nature, ecc.

PM toolsInfine, la gestione per progetti. Sviluppare in modo efficace ed efficiente i progetti e processi di innovazione sostenibile richiede un approccio serio di project management che, al solito, tenga conto dei 5 aspetti fondamentali: tempi, costi, qualità , scopo e rischi. Ciò può avvenire seguendo metodologie consolidate come la IPMA Competence Baseline (46 ! aspetti cruciali della gestione di progetti che debbono essere tenuti sott’occhio) anche cogliendo, nella gestione, le differenze che ci sono tra un progetto tradizionale ed un progetto più incerto e a rischio di risultato come è tipicamente un progetto R&S. Sviluppare progetti per un’innovazione orientata chiaramente alla sostenibilità, con un approccio concreto e metodico di project management può essere la svolta strategica verso un successo sostenibile, per le aziende, per le organizzazioni, per le persone, per tutti noi. Sustainable Innovation Management, in sintesi. Buon lavoro…

SIM

© Carlo Battisti

Wake up !

Sostenibilità, Innovazione, Progetti. Nachhaltigkeit, Innovation, Projekte.

Wake up ! Pianificare la competitività in edilizia è l’evento del Cluster Edilizia del TIS che parla di innovazione sostenibile. 05. Dicembre c/o TIS innovation Park, Bolzano, dalle ore 08:30.

Wake up ! Sessione 3

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Conviene orientarsi a una produzione più attenta all’ambiente e investire nella cosiddetta LCA (Life Cycle Assessment – valutazione ambientale del ciclo di vita dei prodotti)? Per capire quali nuove strategie possono usare le imprese per pianificare i propri progetti di innovazione, il Cluster Edilizia del TIS innovation park ha organizzato la giornata informativa “Pianificare la competitività in edilizia“. Il 5 dicembre al TIS si parlerà con esperti, enti e imprenditori del settore.

Obiettivo

La sessione mattutina sarà un evento “wake up”, che fornirà un quadro generale su temi e concetti legati all’”innovazione sostenibile”. Nelle tre sessioni brevi di approfondimento del pomeriggio verranno dati esempi concreti di come pianificare la propria strategia di innovazione sul tema della sostenibilità: quanto è sostenibile il vostro prodotto e quanto potrebbe esserlo, quali strategie adottano le istituzioni, le imprese e i settori limitrofi del legno e dell‘energia, come si organizzano le imprese per innovare attraverso gruppi di lavoro e come è possibile innovare nella filiera dell’edilizia.

Programma

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Wettbewerbsfähigkeit im Bausektor nach Plan

Lohnt es sich, auf umweltfreundlichere Produktionsverfahren zu setzen und in Maßnahmen zu investieren, welche die Auswirkungen der eigenen Produkte auf die Umwelt systematisch analysieren? Die Veranstaltung „Wettbewerbsfähigkeit im Bausektor nach Plan“, beschäftigt sich mit eben dieser Fragestellung. Im Verlaufe der Veranstaltung erläutern Experten erfolgversprechende Strategien für die Planung von Innovationsprojekten.

Ziel

Mit einem “Wake-up” startet die Veranstaltung in den Tag. Dabei werden generelle Informationen zu den Themen Nachhaltigkeit und Innovation gegeben. In den drei kurzen Nachmittagseinheiten wird an anschaulichen Beispielen auf- gezeigt, wie Unternehmen ihre eigene nachhaltige Innovationsstrategie planen können. Zudem wird besprochen wie nachhaltig die eigenen Produkte sind und wie nachhaltig sie sein könnten und welche Strategien Organisationen und Unternehmen nutzen einschließlich jener des Holz- und Energiesektors. Wie Innovation mit Hilfe von Arbeitsgruppen generiert und wie auch Prozessinnovationen umgesetzt werden können, wird zudem erläutert.

Programm

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