Il ritorno di Dilbert.

2013_10_15 immagine 01Dilbert è tornato. Il 22 ottobre prossimo è in uscita il nuovo libro di Scott Adams, dal titolo ‘How to Fail at Almost Everything and Still Win Big: Kind of the Story of My Life‘. Prospettiva quanto mai attuale (‘Imparate a fallire’ lo ha detto anche Hitendra Patel dell’IXL Center di Boston al recente Innovation Festival di Bolzano). Scott Adams ha lavorato con gli ingegneri di telecomunicazione alla Crocker National Bank di San Francisco tra il 1979 e il 1986, e alla Pacific Bell tra il 1986 e il giugno 1995, dalla quale si è licenziato. Poi si è ispirato alle personalità dei colleghi per sviluppare le caratteristiche dei personaggi delle strisce di Dilbert, basate sulle disavventure dell’impiegato tipo alle prese con strategie di marketing, scelte organizzative, budget e indicatori di performance. Per me i suoi libri fondamentali sono i seguenti.

2013_10_15 immagine 04The Dilbert’s principle (1996 – Il principio di Dilbert), il capostipite. Scott teorizza che le aziende tendono a promuovere sistematicamente a manager i loro impiegati meno competenti (generalmente al livello di middle-management) in modo da limitare la quantità di danni che possono creare. La prima pubblicazione del concetto è in un articolo del Wall Street Journal del 1995. Il principio di Dilbert è vicino a quello di Laurence J. Peter (educatore canadese), per il quale le persone invece vengono promosse perché sono competenti. I compiti richiesti dalle posizioni professionali più alte, alle quali vengono chiamati, richiedono capacità che essi non posseggono. Così vengono promossi a posizioni nelle quali sono incompetenti (‘percussive sublimation‘) in tal modo venendo tolti dalla fascia degli impiegati produttivi. In contrasto, il principio di Dilbert assume che la gerarchia serva per spostare gli incompetenti verso posizioni manageriali che hanno poca rilevanza sulla produttività dell’azienda, salvando quindi la reale produzione dell’azienda, quella realizzata dalla fascia di persone nel livello sottostante della scala gerarchica.

2013_10_15 immagine 05In Dogbert’s Top Secret Management Handbook (1996 – Il manuale di management di Dogbert) il protagonista è appunto il cane di Dilbert. Dogbert è un cane megalomane che comincia a frequentare il luogo di lavoro del suo padrone (l’ufficio fatto di ‘cubicoli‘, ovvero l’open space con le scrivanie divise da paretine a mezz’altezza ) diventando ben presto consulente strategico del capo di Dilbert, che spinge ad azioni illogiche e ad assurde riorganizzazioni aziendali, al solo fine di vessare ulteriormente gli impiegati. Tra questi, appunto il suo padrone Dilbert che così finisce per essere succube delle malefatte del suo stesso animale domestico. Particolarmente irresistibile è il frequente riferimento alla fantomatica Repubblica di Elbonia, un ex stato comunista dell’Europa dell’Est, ora diventato capitalista, dove la società di Dilbert dà lavoro in outsourcing a operai poverissimi e barbuti (mentre l’Elbonia del Nord rimane uno stato totalitario).

2013_10_15 immagine 092013_10_15 immagine 10Oltre a Dogbert ci sono anche Catbert e Ratbert (sempre infidi animaletti). Catbert appare per la prima volta nei fumetti di Adams nel 1994, quando attacca Ratbert e riavvia il computer di Dilbert, prima che Dogbert lo prenda a calci e lo sbatta fuori dell’ufficio. Successivamente Catbert viene ‘riassunto’, diventa direttore delle risorse umane (evil director of human resources) e avvia un micidiale processo di downsizing aziendale. Ratbert è infine un topo sfuggito a degli esperimenti scientifici che si intrufola in casa di Dilbert. La sua più grande ambizione è diventare amato e accettato, e protegge Dilbert dai soprusi in numerose occasioni.

2013_10_15 immagine 08The Dilbert Future (1997 – Il futuro secondo Dilbert) racconta scenari futuribili dove l’umanità è spinta a livelli di stupidità via via più grotteschi. In particolare Adams introduce il termine di ‘confusopolio‘ (confusopoly), un misto di confusione e monopolio (oppure oligopolio), rappresentato da un gruppo di aziende con prodotti molto simili che intenzionalmente confondono le idee ai consumatori, invece di fare una sana competizione sul prezzo. Tra gli esempi di questo tipo di aziende troviamo … telefonia, assicurazioni, società di mutui ipotecari, banche e servizi finanziari (selezione prevedibile, no…?).

2013_10_15 immagine 06L’ultimo che vorrei segnalare è Dilbert and the Way of the Weasel (2002 – Dilbert e la strategia del fur(b)etto, dove si parla sia di furetti che di furbetti …). E’ un po’ un rimaneggiamento (o un aggiornamento) del Principio di Dilbert, che teorizza come l’essere umano, nel suo comportamento quotidiano, non sia in sé né fondamentalmente onesto né criminale, ma piuttosto ‘donnola’ (furetto, nella trasposizione italiana). Adams ne analizza il comportamento, spesso facendo riferimento alle proprie esperienze personali, e declinando i vari modi di ‘essere donnola’ (come essere una donnola, parole di donnola, come contrastare una donnola, ecc.).

Ma ecco di seguito l’anteprima del nuovo libro, dal sito di Amazon.

Everything you want out of life is in that bubbling vat of failure. The trick is to get the good stuff out.

2013_10_15 immagine 07Scott Adams has likely failed at more things than anyone you’ve ever met or anyone you’ve even heard of. So how did he go from hapless office worker and serial failure to the creator of Dilbert, one of the world’s most famous syndicated comic strips, in just a few years? In How to Fail at Almost Everything and Still Win Big, Adams shares the strategy he has used since he was a teen to invite failure in, embrace it, then pick its pocket.
   No career guide can offer advice that works for everyone. As Adams explains, your best bet is to study the ways of others who made it big and try to glean some tricks and strategies that make sense for you. Adams pulls back the covers on his own unusual life and shares how he turned one failure after another into something good
  and lasting.
Adams reveals that he’s failed at just about everything he’s tried, including his corporate career, his inventions, his investments, and his two restaurants. But there’s a lot to learn from his personal story, and a lot of humor along the way. Adams discovered some unlikely truths that helped to propel him forward. For instance:
  • Goals are for losers. Systems are for winners.
  • “Passion” is bull. What you need is personal energy.
  • A combination of mediocre skills can make you surprisingly valuable.
  • You can manage your odds in a way that makes you look lucky to others.

Adams hopes you can laugh at his failures while discovering some unique and helpful ideas on your own path to personal victory. As he writes: “This is a story of one person’s unlikely success within the context of scores of embarrassing failures. Was my eventual success primarily a result of talent, luck, hard work, or an accidental just-right balance of each? All I know for sure is that I pursued a conscious strategy of managing my opportunities in a way that would make it easier for luck to find me.”

E qui, l’articolo ‘Scott Adams’ Secret of Success: Failure‘ sul Wall Street Journal del 12.10.2013, compresa un’intervista a Scott Adams di Gary Rosen, direttore del WSJ, su come ricavare lezioni, competenze e idee dai propri fallimenti e perché seguire solamente la propria passione potrebbe portare (come sostiene Scott) all’insuccesso professionale.

Scott AdamsScott Adams (born June 8, 1957) is the American creator of the Dilbert comic strip and the author of several nonfiction works of satire, commentary, business, and general speculation. His Dilbert series came to national prominence through the downsizing period in 1990s America and was then distributed worldwide. A former worker in various roles at big businesses, he became a full-time cartoonist in 1995. Adams writes in a satirical, often sarcastic way about the social and mental landscape of white-collar workers in modern corporations and other large enterprises [Source: Wikipedia].

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Dilbert e Dogbert © Scott Adams

Il sito web di Dilbert: qui.

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