Capolavori di micromeccanica.

Non saprei come altrimenti definire le innovazioni tecnologiche raccontate nello Speciale Orologi del Corriere della Sera del 13.06.2013. Abbiamo già parlato dell’innovazione radicale espressa dallo Swatch, che è anche molto innovazione tecnologica se pensiamo al lavoro fatto per semplificare il meccanismo dell’orologio portandolo da 90 a solamente 50 componenti. Oggi l’attenzione va invece allo stato dell’arte rappresentato da alcuni marchi prestigiosi; cosa si può innovare, che non sia già stato fatto nel mondo dell’orologio, a parte il design? Nuovi materiali? Nuovi meccanismi? Nuove tecnologie? La storia di oggi è una storia fatta di magnetismo, bilancieri, rotazioni ed energia solare…

Omega. La sfida al magnetismo.

2013_06_26 immagine 01L’idea mi è venuta quando Nick Hajek (Presidente del gruppo Swatch, proprietario di Omega – oltre che di Blancpain, Breguet, Longines, Rado, Tissot e altri … non male per l’azienda di orologi in plastica che ha salvato l’orologeria svizzera) mi ha chiesto di inventare una complicazione non estrema per Omega – racconta ad Augusto Veroni Jean–Claude Monachon, responsabile R&S di Omega. Risposta: e se facessimo un orologio veramente antimagnetico?’.

La maggior parte delle lamentele sul cattivo funzionamento di un orologio hanno in genere due tipi di cause, interne ed esterne. Interne, riferite alla ricarica dell’orologio. Una vita sedentaria riduce la possibilità di ricarica con i movimenti del polso e porta l’orologio a lavorare male ed essere meno preciso. Come cause esterne, la tendenza alla magnetizzazione permanente degli assi dei perni, a causa dell’esposizione a campi. Il sistema tradizionale per ridurre questo fenomeno è incamiciare il meccanismo in una guaina di latta, ma se i flussi magnetici (dati da altoparlanti dei cellulari, cuffie, frigoriferi) superano i mille gauss, ne va comunque della precisione dell’orologio. La soluzione? NivaGauss, una lega inventata tutta in casa Omega, che la casa svizzera utilizza per sostituire tutte le parti ferrose dell’orologio, che diventa così insensibile a campi magnetici fino a 150.000 gauss (forse di più, ma quello è attualmente il limite degli strumenti di misura …).

Bilanciere magnetico per il super orologio TAG Heuer.

2013_06_26 immagine 02Ma la prima a muoversi per risolvere la ‘questione magnetica’ che sta dominando la scena dell’orologeria, è stata TAG Heuer. Tanto interesse sul tema fa capire la segretezza nel fornire informazioni da parte delle case produttrici. Non ci sono dati per esempio sul margine di errore del Carrera MikroPendulum che misura (meccanicamente !) il centesimo di secondo. In questo orologio la parte tempo e la parte cronografica sono parzialmente sdoppiate. La seconda è regolata da un bilanciere ad altissima frequenza (360.000 alternanze/ora), privo di spirale, che è stata sostituita da un sistema magnetico concettualmente semplice: ogni volta che il bilanciere viene fatto oscillare in un senso (spinto dalla molla di carica) viene riportato indietro da un magnete che respinge quello sul bilanciere stesso. Il tic è meccanico, il tac è magnetico … Sembra semplice a dirlo ma i ricercatori di TAG hanno dovuto risolvere problemi rilevanti quali la variabilità dei campi magnetici al variare della temperatura, risolto con una combinazione tra la scelta dei materiali e la loro forma.

L’ora ruotata di 90°. Il Bugatti di Parmigiani Fleurier.

2013_06_26 immagine 03‘Spetta all’orologeria risolvere problemi impossibili attraverso rivoluzioni tecnologiche’ spiega – a Peppe Arquaro – Michel Parmigiani, l’orologiaio per eccellenza, nato a Couvet da genitori italiani. Quando l’orologio è al polso, il movimento, ruotando di 90 gradi, ti permette di vedere l’ora anche sul fianco. Sei in una riunione di lavoro? Conserva pure il tuo ‘aplomb’ dando un’occhiata all’orologio, tanto nessuno se ne accorge. I ponti del bilanciere e la ruota di scappamento disegnano un arco che ricorda la tipica forma ovale Bugatti. Per portare a termine il primo Bugatti sono trascorsi cinque anni, dai primissimi disegni alla realizzazione finale. Due anni dopo l’inizio del progetto nel 2009, invece, il PF 372 era già in fabbricazione. Nel frattempo: prove su prove, perché ‘l’orologeria non è come la meccanica: ha bisogno di serenità e di pause di riflessione’ (per creare un capolavoro fatto di 333 componenti dietro 6 vetri di zaffiro …).

L’ora green dal Giappone.

2013_06_26 immagine 04L’orologeria nipponica hi-tech punta sulle fonti d’energia naturali per alimentare gli esemplari al quarzo. L’orologio elettronico al quarzo, d’altronde, lo hanno inventato loro. I primi modelli Seiko richiedevano il cambio batteria ogni anno. Poi la serie Kinetik, senza più alimentazione, l’elettricità viene generata dal movimento del polso che aziona un motore oscillante interno. Inizialmente con pochi giorni di autonomia, ora si superano i sei mesi. La novità di Astron, nuovo modello di Seiko alimentato ad energia solare, consiste in un ricevitore GPS a basso consumo energetico, che riceve il segnale di ora e data dalle reti satellitari; così le lancette si regolano automaticamente sul fuso orario con la precisione di un orologio atomico.

2013_06_26 immagine 05Il Citizen Eco-Drive invece cattura la luce del sole e quella artificiale, la converte in energia elettrica e infine la accumula per una riserva di carica inesauribile, eliminando in modo definitivo la batteria. Ci sono voluti vent’anni di ricerca per raggiungere questo traguardo, ottenendo un risultato ‘green’. È il moto perpetuo. Bastano solo due minuti di esposizione alla luce solare, o a quella di una comune lampadina, per ottenere una carica di 24 ore. L’energia generate in eccesso viene immagazzinata in un micro-accumulatore integrato, che una capacità di carica di durata superiore alla vita del prodotto. In definitiva, l’orologio può essere riposto in un cassetto e continuare a funzionare (in riserva di carica, fino a… 7 anni). I vantaggi per l’ambiente sono chiari: niente batterie da smaltire, niente preoccupazione per il rifornimento; il serbatoio di energia è infinito.

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