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Riciclo, dunque sono.

2013_08_09 immagine 07E‘ in atto in questi giorni a Bolzano una ‘strisciante’ polemica, una specie di brontolio sommesso sul nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, che a volte sfocia in prese di posizione (si veda l’articolo su Alto Adige del 7 agosto ‘Rifiuti: amministratori pronti ai ricorsi’ sulla illegittimità delle multe eventualmente comminate ai condomini nel caso in cui nel bidoncino del residuo finiscano rifiuti ‘vietati’). E’ l’iniziativa di SEAB battezzata ‘Il mio bidone‘. Nel nuovo ‘bidoncino’ condominiale vanno conferiti solo i rifiuti non riciclabili, come ad esempio: ossi, gusci d’uovo, valve di molluschi, noccioli della frutta, cotone idrofilo, spazzolino da denti, involucri di carta oleata, carta plastificata, pannolini, pannoloni e assorbenti, sacchetti dell’aspirapolvere, cartoni delle bibite e cartoni del latte (Tetrapak), oggetti domestici di plastica, ornamenti, giocattoli, CD e musicassette (ci sono ancora? ..), lettiera per animali domestici. In caso di dubbi sulla destinazione del residuo, sul sito c’è anche un ‘riciclabolario‘.

2013_08_09 immagine 03Come tutti i processi di cambiamento, anche questo sembra soggetto ad un alto tasso di resistenza, dovuta anche a pigrizia mentale. La svolta è il passaggio, per quanto riguarda i rifiuti indifferenziati – quindi non quelli riciclabili e non l’umido – da un sistema a container pubblici ad uno basato sui cassonetti condominiali (chiusi con serratura – no, non è per contrastare il furto dei rifiuti, è per impedire la loro ‘delocalizzazione’ !). Cosa che in altre città europee (vedi Berlino nella famosa puntata di Report del 23.11.2008 ‘L’oro di Roma‘) è prassi comune e che a Bolzano sconta qualche inevitabile problema transitorio: i nuovi bidoncini non vengono ancora utilizzati al 100%, ci sono per strada ancora 1200 container pubblici ‘vecchio tipo’ (non è che si potevano far sparire in una notte … !); c’è chi abbandona i rifiuti per strada (voglio credere che sia magari qualche anziano colto di sorpresa dal cambiamento repentino) come puntualmente documentato fotograficamente sui media – una situazione evidentemente sconosciuta ai bolzanini. Il nuovo sistema, fondato sulla ‘titolarietà dei rifiuti’ dovrebbe a regime incentivare la raccolta differenziata e, perché no, la riduzione stessa della produzione di residui.

2013_08_09 immagine 01Se di resistenza al cambiamento si tratta, bisogna rendersi conto che questo cambiamento non può che essere considerato necessario e auspicabile e che siamo solo all’inizio del cammino. Basta spostarsi in un piccolo Comune della vicina Val di Non, per vedere come funziona un riciclaggio dei rifiuti che possa essere considerato corretto ma soprattutto efficace. Qui da tempo sono scomparse dalle strade le ‘campane’ per i residui riciclabili (vetro, plastica, carta, cartone). Il motivo? La gente non differenziava correttamente, gettando di tutto nei container, e il ritiro nei punti disseminati per il paese era comunque antieconomico. Soluzione? Ora, fatto salvo il residuo secco e umido, è compito di ogni abitante portare presso il centro di riciclaggio comunale i propri rifiuti riciclabili. Presso il CRM (Centro di raccolta materiali) ci sono degli operatori che danno le indicazioni per smaltire correttamente i residui (se Ti sbagli e metti un tetrapak nel container dei cartoni o un barattolino dello yogurt in quello delle bottiglie di plastica vieni direttamente scaraventato nel ‘container dei cittadini cattivi’ – ok, sto scherzando). E’ una vera e propria formazione sul posto. Oggi ho contato 32 (trentadue) container grandi e piccoli, diversi. Vuol dire 32 diverse categorie di rifiuto, vuol dire 32 percorsi e processi diversi per il recupero delle sostanze, che in molti casi possono diventare di nuovo materie prime. Obiezione: questo sistema è fattibile in un paese di un migliaio di abitanti, non in una città di 100.000 anime come Bolzano; ma intanto mettiamoci in quest’ordine di idee e pensiamo il nostro sviluppo urbano anche in quest’ottica – i rifiuti non si buttano ‘via’, non esiste più un ‘via’, quel ‘via’ è comunque ‘da un’altra parte’, ma dove? E come? Obiezione: questo sistema fa sì che i cittadini, una volta la settimana o giù di lì, prendano l’auto per portare i rifiuti al centro di riciclaggio. Quanta CO2 prodotta in più, ecc. ecc. Ma facciamo un bilancio ambientale di questa operazione, complessivo per tutta la comunità e poi vediamo se questa impostazione non apporta comunque un beneficio.

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2013_08_09 immagine 06Bisogna rendersi conto che, se la strada virtuosa ed efficace è questa, c’è poco da recalcitrare, conviene prenderne atto e riprogrammare il proprio comportamento pensando all’intero ‘ciclo di vita’ di tutto ciò che acquistiamo, per alimentarci, per vestirci, per muoverci, per svolgere le nostre attività di cittadini ‘moderni’. E’ evidente che riciclare è solo l’ultima delle tre R che dovrebbe essere attivata, quando abbiamo fatto del nostro meglio con le altre due: R come ‘riusa‘ ma soprattutto R come ‘riduci, come sostiene Annie Leonard, la ‘pasionaria’ di ‘The story of stuff’ (vedi il libroThe Story of Stuff: The Impact of Overconsumption on the Planet, Our Communities, and Our Health-And How We Can Make It Bettered‘ ed il sito web del progetto). Un ‘taglio alla fonte’, in pratica. L’obiettivo per le comunità ‘green’ di diventare a ‘rifiuti zero’ (vedi l’articolo di Francesco Battistini ‘La giornata a rifiuti zero di Capannori’ sul Corriere del 23.06.2013) potrebbe non essere così irraggiungibile.

Innovation School 2013. Scuola di innovazione sostenibile.

Una lezione su ‘Sustainable Innovation Management’.

E’ partita questa settimana la 3^ edizione dell’Innovation School, la scuola di innovazione sostenibile. Innovation School è un metodo sviluppato da EURAC e TIS, per facilitare il trasferimento tecnologico e l’innovazione, avvicinando ricerca e imprese. Partecipanti selezionati da tutta Italia hanno formato 3 gruppi, ciascuno coordinato da un imprenditore e da un tutor del TIS o dell’EURAC, per sviluppare insieme alle aziende delle idee di progetto per prodotti o servizi innovativi, concrete e immediatamente attuabili. I temi affrontati da Innovation School presentano un alto grado di innovazione e sono orientati alle tecnologie per la sostenibilità. Alcuni esempi di applicazione sono i NZEB (Net o Nearly Zero Energy Building), edifici ad elevatissima efficienza energetica (edizione 2011), i prodotti da costruzione sostenibili e le tematiche legate al ciclo di vita e all’utilizzo delle risorse rinnovabili (edizione 2012). Il tema di quest’anno è più che mai attuale: la riqualificazione sostenibile degli edifici. Il corso si sviluppa secondo due fasi, una teorica ed una pratica:

  • Workshop formativi – 10 moduli di alta formazione sui temi legati all’innovazione, alla sostenibilità e alla riqualificazione del patrimonio costruito;
  • Job training – due settimane di collaborazione intensiva tra i partecipanti e le aziende. Tre gruppi di studenti vengono ospitati dalla imprese e assistiti da un tutor nell’elaborazione delle idee di progetto.

A conclusione del percorso, la presentazione delle 3 idee di progetto nella cornice della nuova edizione dell’Innovation Festival (Bolzano, 26-27-28 settembre 2013). Per i partecipanti è una grande opportunità di ricevere una formazione di alto livello, referenziata e orientata ai nuovi trend, spendibile immediatamente nella propria professione ed entrare in contatto diretto con imprese di spicco nel settore dell’edilizia, orientate all’innovazione e alla ricerca. Le aziende partner altoatesine di quest’anno sono Wolf Artec (facciate ed elementi esterni ed interni innovativi ad alte prestazioni e funzionalità), Eurotherm (soluzioni per il riscaldamento e il raffrescamento radiante) ed Expan (sistemi di costruzione leggeri con pannelli metallici coibentati per l’edilizia commerciale). I risultati della Scuola sono particolarmente efficaci: uno dei team dell’edizione 2011 è giunto tra i cinque finalisti italiani 2012 della business competition Clean Tech Challenge organizzata dalla London Business School e dal MIP, Business School del Politecnico di Milano.

Nel programma di quest’anno, focalizzato al tema della riqualificazione energetica e sostenibile degli edifici, è stato dato spazio agli aspetti di gestione dell’innovazione, in modo da fornire ai partecipanti, tipicamente competenti e specializzati negli aspetti tecnici, un supporto metodologico orientato a fare emergere gli aspetti innovativi dell’idea e a prefigurarne un possibile sviluppo industriale. E’ possibile teorizzare un concetto di Sustainable Innovation Management?

idea 2Ne ho parlato nella lezione di ieri dove ho prima di tutto cercato di definire l’innovazione, i vari modi in cui può essere declinata e quali sono i principali concetti che la guidano: immaginazione, competenza, prodotti nuovi, prodotti o processi ottimizzati, invenzione e innovazione, innovazione incrementale e radicale, cooperazione, design, normative, serendipity, supporto economico all’innovazione, ecc. Il TIS sta avendo un ruolo a livello locale sempre più centrale e importante, in questo senso, in particolare differenziando strategicamente i modi nei quali aiutare ad innovare le piccole e medie imprese altoatesine. Il ventaglio dei servizi offerti ormai si è molto allargato: il metodo TIS, basato sui 4 concetti My input, My network, My product e My office comprende tante attività a supporto: viaggi tecnologici, le visite Enertour, eventi come La Lunga Notte della Ricerca o Wake up!, i convegni come Questioni di Facciata, i progetti in rete come Pro Green, l’attività dei Cluster, i Gruppi di Lavoro (come quello delle Facciate), l’assistenza allo sviluppo di nuovi prodotti, anche nell’ambito di progetti R&S in cooperazione tra aziende e università, l’incubazione delle start-up, la formazione sull’innovazione (Innovation School, FACE), la vetrina dell’Innovation Festival, occasione di network e di rilancio di nuove idee strategiche di sviluppo, la competizione di idee di innovazione (Start-Up!, Open Innovation), i progetti europei (Enerbuild, EPOurban), ecc. ecc. Insomma, mi sembra che la struttura sia ormai molto attiva e i risultati arrivino. Quest’innovazione non può ormai più prescindere dai concetti di sostenibilità.

3RMa come definire la sostenibilità? Anche in questo caso ho cercato di suggerire dei concetti principali. Il tentativo di misurare e certificare la sostenibilità ha portato purtroppo al proliferare di una miriade di marchi e sistemi di certificazione e spesso si perde la cosiddetta ‘big picture’. La filosofia alla base del metodo di The Natural Step punta ad uno sguardo di insieme allo sviluppo sostenibile che consenta di pianificare strategicamente le azioni per arrivare a cambiare il declino ambientale e sociale che i modelli economici degli ultimi decenni hanno provocato. Altri sistemi di pensiero come Cradle to Cradle, Biomimicry vanno in questa direzione. E’ necessario ad esempio ‘chiudere il ciclo’ dei rifiuti, non possiamo più pensare di continuare a riempire la Terra di scarti, di buttare via le cose (via non esiste; via è comunque = da un’altra parte sulla Terra). Le aziende hanno una grande responsabilità e opportunità di un business più sostenibile in tal senso, anche gestendo in modo più snello (lean construction) i propri processi. Lo stesso dicasi per la progettazione e gestione sostenibile degli interventi (operiamo soprattutto sul costruito!) sugli edifici: LEED, CasaClima Nature, ecc.

PM toolsInfine, la gestione per progetti. Sviluppare in modo efficace ed efficiente i progetti e processi di innovazione sostenibile richiede un approccio serio di project management che, al solito, tenga conto dei 5 aspetti fondamentali: tempi, costi, qualità , scopo e rischi. Ciò può avvenire seguendo metodologie consolidate come la IPMA Competence Baseline (46 ! aspetti cruciali della gestione di progetti che debbono essere tenuti sott’occhio) anche cogliendo, nella gestione, le differenze che ci sono tra un progetto tradizionale ed un progetto più incerto e a rischio di risultato come è tipicamente un progetto R&S. Sviluppare progetti per un’innovazione orientata chiaramente alla sostenibilità, con un approccio concreto e metodico di project management può essere la svolta strategica verso un successo sostenibile, per le aziende, per le organizzazioni, per le persone, per tutti noi. Sustainable Innovation Management, in sintesi. Buon lavoro…

SIM

© Carlo Battisti

Facciate innovative. Un viaggio tecnologico.

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Artikel in deutscher Sprache: hier.

I Viaggi tecnologici del TIS sono: viaggi e visite con aziende e istituzioni dell’Alto Adige a interessanti strutture e/o eventi, organizzati e supportati dal TIS al fine di trasmettere determinati contenuti innovativi.  Il 24.05.2013 si è svolto Facciate Innovative,  organizzato dal Gruppo di lavoro Facciate, una trasferta in Lombardia per visitare tre contesti: Nord Zinc (San Gervasio Bresciano BS), Styl-Comp (Zanica BG) e il centro di ricerca i.lab di Italcementi (Bergamo). Al viaggio hanno preso parte tecnici delle aziende delle facciate dell’Alto Adige, progettisti e dirigenti tecnici dell’amministrazione pubblica.

2013_05_27 immagine 01Nord Zinc offre protezione e finitura per i manufatti in acciaio, con particolare attenzione all’ambiente: tutta la produzione aziendale dispone di dichiarazione ambientale di prodotto (EPD). Durante la visita Alessio Pesenti (Responsabile Marketing & Vendite) ha fornito un aggiornamento su caratteristiche, normative e tecnologia dei trattamenti di zincatura a caldo e verniciatura a polvere, In particolare: la zincatura a caldo secondo la UNI EN ISO 1461:2009, la verniciatura secondo la UNI EN ISO 12944, gli aspetti di sostenibilità e studio del ciclo di vita legati alla produzione dell’azienda. In seguito la visita dello stabilimento ha consentito di osservare processi e tecnologie di trattamento sia per quanto riguarda la zincatura a caldo che la verniciatura a polvere. Nord Zinc ha messo a punto un ciclo chiamato Sistema Triplex, costituito dal connubio tra processo di zincatura a caldo e processo di verniciatura a polvere, passando per una serie di speciali trattamenti superficiali intermedi, che preparano la superficie dei manufatti a ricevere successivamente le fasi di protezione.

2013_05_27 immagine 04Di particolare interesse la procedura di rintracciabilità implementata dall’azienda. Attraverso un pannello di controllo accessibile ai clienti mediante UserID e password, è possibile verificare lo stato delle commesse in tempo reale (con i riferimenti ai DDT e le descrizioni del materiale), gestire lo storico delle ordinazioni (completo di Certificati di Conformità, DDT e riferimenti alla fattura di consegna), monitorare le date di consegna relative agli ordini in corso, aggiornare i dati dell’anagrafica Cliente (se in stato operativo) e ottenere informazioni riguardo a eventuali “non-conformità” relative a commesse in  lavorazione.

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Zincatura a caldo (immagine: Nord Zinc)

2013_05_27 immagine 02Styl-Comp è da oltre mezzo secolo attiva nel settore dell’architettura industrializzata a base cementizia, produce manufatti fondendo tradizione costruttiva e innovazione tecnologica. Con Ivo Allas, Business design manager, abbiamo visto una panoramica sulle tipologie di elementi prefabbricati cementizi, realizzati in buona parte con l’aggiunta di TX Active di Italcementi (un principio attivo fotocatalitico per prodotti cementizi in grado di abbattere gli inquinanti organici e inorganici presenti nell’aria), i sistemi di fissaggio, le forme e le finiture possibili dei manufatti (anche tramite la partnership con Graphic Concrete), i principali progetti realizzati e le composizione del gruppo aziendale, con diverse aziende a seconda delle fasi del processo costruttivo.

2013_05_27 immagine 05In particolare, Styl-Comp, progetta e realizza i componenti prefabbricati in conglomerato cementizio armato, con il brand Pietre FuseTechne progetta e ingegnerizza le casseforme necessarie per lo specifico progetto (la realizzazione è sempre su commessa), con vari tipi di materiali che assicurino la miglior resa estetico-tattile del prodotto finito anche su disegno personalizzato, e i prodotti metallici essenziali all’ottimizzazione del processo di produzione. B.S. Italia realizza soluzioni per la connessione, il sostegno, l’ancoraggio, il sollevamento, la sicurezza degli elementi prefabbricati di calcestruzzo, sulla base di logiche di miglioramento, semplificazione, industrializzazione della produzione, qualità totale del risultato e velocità di utilizzo. L’esigenza principale è la flessibilità necessaria ad adattarsi alle esigenze del progetto architettonico, anche all’interno di una produzione seriale, con una regolabilità millimetrica, in alcuni casi anche sui tre assi cartesiani. Dopo la visita presso l’esposizione delle varie tipologie di manufatti realizzati, i tecnici di Styl-Comp ci hanno accompagnato ad un sopralluogo presso i.lab.

2013_05_27 immagine 03i.lab è il Centro Ricerca e Innovazione di Italcementi, realizzato all’interno del Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso su progetto dell’architetto americano Richard Meier. L’edificio si sviluppa su uno spazio di 23mila metri quadrati e ospita circa 120 ricercatori impegnati nello studio e nello sviluppo di innovazioni tecnologiche, funzionali ed estetiche dei nuovi materiali per le costruzioni. Italcementi Group, con una capacità produttiva annua pari a 68 milioni di tonnellate di cemento attraverso 53 cementerie è il quinto produttore di cemento a livello mondiale. A fianco dell’attività di produzione di cemento completano il dispositivo industriale del Gruppo 10 centri di macinazione, 7 terminali di trading e 449 centrali di calcestruzzo. Il Gruppo integra l’esperienza, il know-how e le culture di 22 paesi in 4 continenti del mondo con un fatturato consolidato di circa 4,5 miliardi di euro. E’ fra le prime dieci società industriali italiane e quotata in Borsa. ll budget annuo destinato alle attività di Ricerca e Sviluppo è di circa 13 milioni di euro con una incidenza sul fatturato fra le più significative del settore. Negli ultimi 10 anni Italcementi ha depositato 60 brevetti. Il tasso di innovazione del Gruppo, ovvero il rapporto tra i ricavi derivanti da progetti di innovazione e il totale delle vendite, è attualmente pari a 4 mentre nel 2007 era 2,5, in progressivo aumento secondo i programmi. L’obiettivo è di stabilizzare a medio-lungo termine un ratio pari a 5.

2013_05_27 immagine 08Andrea Parodi, Product Manager Innovative Products di Italcementi ci ha illustrato insieme ai colleghi quattro soluzioni innovative impiegate nell’edificio: TX Active, il cemento fotocatalitico “mangiasmog”, i.light, il cemento trasparente già utilizzato per ricoprire parte del padiglione italiano all’ EXPO di Shangai del 2010, Effix Design, il cemento utilizzato per realizzare complementi di arredo e di design e per gli esterni e i.idro DRAIN un particolare cemento drenante che rispetta il ciclo naturale dell’acqua.

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TX Active (immagine: Italcementi)

Progettato e costruito in osservanza dello standard LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), i.lab ha ricevuto la certificazione Platinum e risponde infatti a severi requisiti di efficienza energetica, che consentono di ottenere un risparmio di energia fino al 60% in più rispetto a un edificio tradizionale di pari dimensioni e destinazione d’uso, grazie alle modalità di costruzione adottate, ai materiali utilizzati nell’involucro e all’impiego di energie rinnovabili. In i.lab sono stati installati 420 pannelli fotovoltaici che permettono di produrre annualmente 96.000 kWh di energia elettrica con un risparmio annuo complessivo di 52 tonnellate di CO2; sono stati posizionati 50mq di pannelli solari termici che soddisfano il 65% del fabbisogno annuo di acqua calda dell’edificio e sono stati predisposti 51 pozzi geotermici, che scendono nel terreno fino a una profondità di 100 metri dal livello stradale. L’impianto geotermico contribuisce al riscaldamento d’inverno e al raffrescamento nei mesi caldi, con un risparmio energetico fino al 50% nel primo caso e fino al 25% nel secondo.

Vi aspettiamo al prossimo viaggio tecnologico … !