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CAM (Criteri ambientali minimi): il diavolo sta nei dettagli.

Cosa sono i CAM.

2016_02_10-01 MATTM I “Criteri Ambientali Minimi” o “CAM”, adottati con Decreto Ministeriale dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) riportano delle indicazioni generali volte a indirizzare gli enti pubblici verso una razionalizzazione dei consumi e degli acquisti e forniscono delle “considerazioni ambientali”, collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, caratteristiche tecniche premianti collegati alla modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto) volte a qualificare dal punto di vista della riduzione dell’impatto ambientale sia le forniture sia gli affidamenti lungo l’intero ciclo di vita del servizio/prodotto.

In altre parole, adottano l’approccio degli Acquisti Verdi o GPP (Green Public Procurement) che, come definito dalla Commissione europea, è quello in base al quale “le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”. I CAM vengono quindi sviluppati da apposite commissioni nell’ambito del Piano d’azione nazionale per il GPP (PAN GPP).

2016_02_10-02 GPP

Vista l’importanza dell’argomento, ho accolto con estremo interesse il D.M. 24 dicembre 2015 (G.U. n. 16 del 21 gennaio 2016) che ha stabilito l’adozione dei CAM per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione (oltre a, e non si capisce il perché, le forniture di ausili per l’incontinenza … mah) e mi sono affrettato a leggerlo. Il documento di circa quaranta pagine descrive i criteri ambientali – si badi bene – minimi che le amministrazioni pubbliche devono applicare per lavori di edilizia, se vogliono qualificare come “green” le proprie gare d’appalto. E il fatto che un appalto debba o meno essere “green” non è più una questione di nicchia, dato che già l’obiettivo nazionale per il 2015 era quello di raggiungere una quota di almeno il 50% (in termini di numero e di importo economico) di appalti “verdi” sul totale di appalti aggiudicati.  Puntualmente disatteso – in Italia solo il 9,3% degli acquisti è green, secondo CompraVerde-BuyGreen.

I CAM per l’edilizia pubblica. Un patchwork (a tanti colori).

L’iniziativa del MATTM non è estemporanea, dato che la nuova direttiva 2014/24/UE in materia di appalti pubblici del 26.02.2014 ha già introdotto un’enfasi decisamente maggiore sull’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, con l’attribuzione di un punteggio tecnico a prestazioni ambientali e sociali più elevate per prodotti e servizi.

L’impressione che ricavo dalla prima lettura dei CAM è controversa. Resta l’idea di un tentativo encomiabile, ma di un’occasione mancata, attraverso una serie di contraddizioni, fughe in avanti, tentennamenti, diktat e “brodini caldi” (nel senso normativo) che di fatto renderanno i criteri di volta in volta inapplicabili, inutili, incompresi. È palese la scrittura a più mani e la mancanza di una regia “illuminata”, dove le varie “lobby” hanno tirato la coperta ora da una parte ora dall’altra, senza una visione globale equilibrata e mettendo sullo stesso piano principi fondamentali e questioni del tutto marginali o di dettaglio. Ma c’è anche qualche elemento di novità che pone ottimismo sul futuro di un settore trainante per il Paese.

L’approccio olistico non s’improvvisa

2016_02_10-03 LEED“LEED, ma non posso” verrebbe da parafrasare. L’approccio alla sostenibilità della progettazione, costruzione, riqualificazione e gestione degli edifici non può che essere olistico, ormai è risaputo. Un esempio su tutti: USGBC lavora da più di vent’anni allo sviluppo del sistema di valutazione LEED, che è “voluntary, consensus, market-driven and based on proven technology” ovvero volontario, basato sul consenso, indirizzato al mercato e sostenuto da tecnologie garantite. Dietro USGBC c’è una macchina che conta su più di 13.000 organizzazioni socie che partecipano allo sviluppo dello standard. Difficile riproporre nei CAM qualcosa di alternativo, senza percorrere un processo di sviluppo e condivisione adeguati. Si sarebbe quindi potuto dichiarare semplicemente “Edifici sostenibili = Edifici certificati LEED”? Il risultato è un insieme di prescrizioni (quindi “si deve” e non “si può”, il che sovverte la logica di LEED) che sono state estrapolate da LEED, ma senza un collegamento organico. E per salvare capra e cavoli, con l’aggiunta pressoché in ogni paragrafo del seguente testo:

Verifica: Per dimostrare la conformità al presente criterio, il progettista deve presentare una relazione tecnica, con allegato un elaborato grafico, nella quale sia evidenziato lo stato ante operam, gli interventi previsti, i conseguenti risultati raggiungibili e lo stato post-operam. Qualora il progetto sia sottoposto ad una fase di verifica valida per la successiva certificazione dell’edificio secondo uno dei protocolli di sostenibilità energetico-ambientale degli edifici (rating system) di livello nazionale o internazionale, (così, generico, in pratica sono tutti uguali, CasaClima, ITACA, LEED, BREEAM, Living Building Challenge, ecc.) la conformità al presente criterio può essere dimostrata se nella certificazione risultano soddisfatti tutti i requisiti riferibili alle prestazioni ambientali richiamate nel presente criterio. In tali casi il progettista è esonerato dalla presentazione della documentazione sopra indicata, ma è richiesta la presentazione degli elaborati e/o dei documenti previsti dallo specifico protocollo di certificazione di edilizia sostenibile perseguiti.”

2016_02_10-05 Phipps

Phipps Conservatory and Botanical Gardens, Pittsburgh (PA) – certificato Living Building Challenge, LEED e WELL

Insomma, si poteva dire in premessa: “se è LEED va bene”. O comunque – “va bene un edificio certificato secondo un qualsiasi altro sistema per la valutazione degli edifici verdi rilasciato da un ente terzo, indipendente, imparziale che sia stato accreditato o dimostri di possedere i requisiti richiesti dalla norma ISO/IEC 17021 e, quando disponibile, dalla norma ISO/IEC 17065″.

Talmente restrittivo da risultare inapplicabile, con alcune incongruenze.

Dove il decreto dei CAM vuole essere “più realista del re”, i risultati sono inapplicabili, a volte contradditori e inspiegabili, anche perché si entra direttamente nel dettaglio dei numeri e delle misure. Si badi che è quasi sempre un “deve”, più che un “può”, “il progettista deve”, “l’appaltatore deve”, ecc. Alcuni esempi:

  • Possesso da parte dell’offerente di una registrazione EMAS oppure una certificazione secondo la norma ISO14001 (tutto bello, ma quante imprese in Italia?).
  • Un’attenzione esagerata a tutti gli aspetti legati alla sistemazione aree a verde (si vede che la lobby dei paesaggisti o dei giardinieri era agguerrita …); il tasso (inteso come pianta) pare che sia altamente velenoso, quindi, bandito.
  • Scotico superficiale di almeno 60 cm (prescrizione che ricorre diverse volte).
  • Rimozione di rifiuti e di materiale legnoso depositatosi nell’alveo e lungo i fossi in caso di nuovi edifici prossimi (quanto?) a corsi d’acqua. Per quale estensione? E chi paga?
  • Copertura dei parcheggi (sempre devono) realizzate con pensiline fotovoltaiche a servizio dell’illuminazione del parcheggio (la lobby del fotovoltaico?)
  • Raccolta delle acque piovane per l’innaffiamento delle aree verdi e per gli scarichi sanitari (anche qui, obbligo).
  • Garantire l’aerazione naturale diretta (bye bye casa passiva?)
  • Piano di manutenzione che deve includere anche le prestazioni ambientali, compreso il monitoraggio e controllo della qualità dell’aria interna dell’edificio.
  • Grande enfasi sul contenuto di riciclato, per qualsiasi prodotto (compreso quelli di legno).
  • EPD obbligatorie per praticamente ogni categoria di prodotti (compresi i rubinetti, per i quali forse era più urgente l’efficienza idrica e gli impianti aeraulici).
  • Verifiche (dal punto di vista ambientale) programmate dell’attività di cantiere da parte di un organismo di valutazione (?)
  • Dichiarazione da parte dell’impresa (in sede di gara) di quali materiali soddisfino il criterio della distanza produttiva dal cantiere (350 km), con il calcolo delle distanze percorse, ecc.

Good news

Le buone notizie sono almeno tre.

C’è un giro di vite sulla composizione chimica dei materiali e anche sulla messa al bando di prodotti contenenti sostanze dannose per lo strato d’ozono (sappiamo comunque che il buco nell’ozono si sta chiudendo, pare che ce la farà entro il 2050 – stime ONU). Sul primo punto, non sono ammesse sostanze elencate nella Candidate List o per le quali è prevista una “autorizzazione per usi specifici” ai sensi del Regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorization and Restriction of Chemicals). È qualcosa di molto simile alla Red List di Living Building Challenge.

EPD_BV_4cL’altra notizia è appunto che grande spazio viene dato alle Environmental Product Declaration (EPD) ovvero le dichiarazioni ambientali di Tipo III, conformi alla norma UNI EN ISO 15804 e alla ISO 14025. Il settimo requisito del Regolamento 305/2011 (Construction Product Regulation, CPR) che prevede un uso sostenibile delle risorse naturali – “le opere da costruzione devono essere concepite, realizzate e demolite in modo che l’uso delle risorse naturali sia sostenibile” va nella direzione delle EPD (dove l’Italia è indietro di anni, non ha un Program Operator come altre nazioni e ha pochissimi prodotti per le costruzioni con questa dichiarazione). E quindi nei CAM, EPD per qualsiasi prodotto, con gli eccessi citati sopra.

2016_02_10-06 LEED ID+CInfine al punto “Specifiche tecniche premianti” (non è quindi obbligatorio ma dà dei punti nella gara d’appalto), nel caso di servizi di progettazione, viene introdotta la figura del “professionista accreditato dagli organismi di certificazione energetico-ambientale degli edifici accreditati secondo la norma ISO/IEC 17024”. Quindi, in pratica, il LEED AP (secondo GBCI), o anche il BREEAM Assessor (secondo UKAS). Non l’esperto ITACA, non il consulente CasaClima.

Conclusioni

Ciò che ricavo è che questo decreto sui CAM probabilmente farà venire il mal di testa a qualche RUP (Responsabile unico del procedimento). Se è nobile l’intenzione, il risultato è così complesso e contraddittorio da diventare inattuabile, di certo nella sua interezza. Si sarebbe potuto ottenere un’azione più efficace (ma vedremo nei prossimi mesi) nei confronti delle amministrazioni pubbliche o ammettendo in blocco i protocolli di sostenibilità degli edifici, senza ulteriori distinguo, oppure limitandosi alla stesura di Linee Guida. Nel primo caso un esempio viene dall’Olanda, che nel 2014 ha recepito l’utilizzo di LEED e BREEAM (in particolare LEED nella sua versione più recente, dimostrando un approccio innovativo del governo) come certificazioni idonee per ottenere un’agevolazione fiscale sugli immobili. Sul secondo punto, è chiaro che è più facile mettersi d’accordo sui principi che sui dettagli applicativi. Nel momento in cui stabilisco che devo “prevedere una superficie territoriale permeabile non inferiore al 60% della superficie di progetto” è evidente che magari in alcuni casi può andar bene, magari in altri no e poi perché 60% e non 55 oppure 65%.

2016_02_10-07 LEED Netherlands

Foto: USGBC

E per concludere, i tanto proclamati aspetti sociali dei CAM si riassumono in poche righe all’ultima pagina. Clausola sociale – I lavoratori dovranno essere inquadrati con contratti che rispettino almeno le condizioni di lavoro e il salario minimo dell’ultimo contratto collettivo nazionale CCNL sottoscritto. Verifica: l’appaltatore dovrà fornire il numero ed i nominativi dei lavoratori che intende utilizzare in cantiere. Inoltre su richiesta della stazione appaltante, in sede di esecuzione contrattuale, dovrà presentare i contratti individuali dei lavoratori che potranno essere intervistati (!) per verificare la corretta ed effettiva applicazione del contratto.

Ci mancherebbe altro.

L’autunno è green con il nuovo ciclo di convegni MDS.

Dopo il buon riscontro della prima edizione del 2014, ritorna l’appuntamento con “Sostenibilità e valorizzazione del patrimonio edilizio“, il ciclo di 5 convegni organizzato da Macro Design Studio sempre il giovedì, nei giorni 08.10, 29.10, 12.11, 26.11 e 10.12.2015, presso Progetto Manifattura Rovereto, orario 14:00 – 18:30. Sulla base dei risultati del primo ciclo, ci sono diversi relatori nuovi e i contenuti sono stati aggiornati. Il programma vale quindi anche come aggiornamento professionale (sono disponibili 20 crediti formativi per architetti e periti industriali) anche per coloro che avessero già partecipato nel 2014. Sconto del 20% per gli architetti e ingegneri iscritti alla Fondazione Inarcassa.
Di tutto rilievo i numeri di quest’anno:

  • 5 eventi tematici
  • 20 0re di formazione qualificata
  • 27 relatori
  • 21 partner
  • 20 CFP – crediti formativi professionali (architetti e periti)

2015_09_11-01 Ciclo MDS

Come nella prima edizione, 5 sono gli “hashtag” ovvero le tematiche attuali che caratterizzano quello che è ormai diventato il programma di aggiornamento professionale nel settore delle costruzioni sostenibili di riferimento a livello regionale.

#retrofit
2015_09_11-02 Ciclo MDS
Il risanamento del patrimonio edilizio è la vera grande sfida oggi per il rilancio economico e il risparmio energetico del settore delle costruzioni. Obiettivo del seminario è quello di dare strumenti utili al fine di risanare il patrimonio edilizio esistente sia per quanto riguarda le prestazioni passive che per quelle attive. Il convegno si rivolge a professionisti del settore delle costruzioni che hanno interesse nella riqualificazione del patrimonio esistente e nella conservazione delle risorse e delle energie, nello sviluppo sostenibile e nella qualità dell’abitare degli edifici e della città. Appuntamento con RISANAMENTO DEL PATRIMONIO EDILIZIO: 8 ottobre 2015, ore 14:00-18:30.

#standard
2015_09_11-03 Ciclo MDS
La sempre maggior richiesta di qualità e sostenibilità ambientale nel mondo dell’edilizia ha portato ad un proliferare di protocolli di certificazione. Obiettivo del seminario è quello di fare chiarezza sullo stato dell’arte dei più diffusi protocolli di certificazione di sostenibilità degli edifici, anche alla luce delle nuove normative europee. Il convegno si rivolge a professionisti del settore delle costruzioni che hanno interesse nella riqualificazione del patrimonio esistente e nella conservazione delle risorse e delle energie, nello sviluppo sostenibile e nella qualità dell’abitare degli edifici e della città. Appuntamento con CERTIFICARE GLI EDIFICI: 29 ottobre 2015, ore 14:00-18:30.

#facciate
2015_09_11-04 Ciclo MDS
L’involucro è diventato ormai il sistema più importante di un edificio. Architettura, durabilità ma soprattutto scambio energetico tra interno ed esterno. Obiettivo del seminario è quello di dare una panoramica sull’innovazione nelle facciate e descrivere lo stato dell’arte tramite progetti realizzati e attività di ricerca e sviluppo focalizzate sugli aspetti energetici. Il convegno si rivolge a professionisti del settore delle costruzioni che hanno interesse nella riqualificazione del patrimonio esistente e nella conservazione delle risorse e delle energie, nello sviluppo sostenibile e nella qualità dell’abitare degli edifici e della città. Appuntamento con INVOLUCRO TRASPARENTE: 12 novembre 2015, ore 14:00-18:30.

#legno
2015_09_11-05 Ciclo MDS
L’involucro è diventato ormai il sistema più importante di un edificio. Architettura, durabilità ma soprattutto scambio energetico tra interno ed esterno. Obiettivo del seminario è quello di dare una panoramica sull’innovazione nelle facciate e descrivere lo stato dell’arte tramite progetti realizzati e attività di ricerca e sviluppo focalizzate sugli aspetti energetici. Il convegno si rivolge a professionisti del settore delle costruzioni che hanno interesse nella riqualificazione del patrimonio esistente e nella conservazione delle risorse e delle energie, nello sviluppo sostenibile e nella qualità dell’abitare degli edifici e della città. Appuntamento con COSTRUZIONI IN LEGNO: 26 novembre 2015, ore 14:00-18:30.

#EPD
2015_09_11-06 Ciclo MDS
Da materia prettamente accademica, le analisi del ciclo di vita dei prodotti stanno diventando sempre più un’occasione per ripensare i processi produttivi delle costruzioni. Obiettivo del seminario è quello di descrivere l’applicabilità di queste analisi e l’importanza delle etichette ambientali nel nostro settore, anche nell’integrazione con i protocolli ambientali. Il convegno si rivolge a professionisti del settore delle costruzioni che hanno interesse nella riqualificazione del patrimonio esistente e nella conservazione delle risorse e delle energie, nello sviluppo sostenibile e nella qualità dell’abitare degli edifici e della città. Appuntamento con VALUTAZIONE LCA ED EPD DEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI: 10 dicembre 2015, ore 14:00-18:30.

Scarica il programma. Per informazioni: eventi@macrodesignstudio.it
Iscrizioni (entro 3 giorni prima del convegno) su Eventbrite qui

#EPD

foto(1)Come Environmental Product Declaration, ovvero dichiarazioni ambientali di prodotto. Si conclude con un vivace confronto sulla sostenibilità dei materiali e prodotti da costruzione il ciclo di eventi di Macro Design Studio su sostenibilità e valorizzazione del patrimonio edilizio. La tematica è centrale: gli edifici sono responsabili nella loro operatività per il 40% circa di consumo di energia primaria così come di emissioni di CO2. Ma gli edifici non sono altro che un assemblaggio di materiali e prodotti edili e questi a loro volta nascono da processi industriali spesso energivori e inquinanti. Insomma, oltre ad una realizzazione e gestione più efficienti delle strutture nelle quali viviamo, dobbiamo concentrare la nostra attenzione su questi processi produttivi, se vogliamo davvero invertire la tendenza e ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività.

fotoDa materia prettamente accademica, le analisi del ciclo di vita (Life Cycle Analysis, LCA) dei prodotti stanno diventando sempre più un’occasione per ripensare i processi produttivi delle costruzioni. Obiettivo del seminario del 18.06 presso Manifattura a Rovereto è stato quello di descrivere l’applicabilità di queste analisi e l’importanza delle etichette ambientali nel nostro settore, anche nell’integrazione con i protocolli ambientali.

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Maria Cristina Grillo, Università degli Studi di Trento

Come di consueto, il format dei convegni MDS ha affrontato il contesto attuale e evidenziato le pratiche innovative attraverso i punti di vista di università, enti di certificazione e aziende manifatturiere del settore. Il programma del pomeriggio ha visto quindi succedersi davanti ad un pubblico eterogeneo (professionisti, universitari, associazioni e imprese di costruzione): Antonio Frattari e Maria Cristina Grillo, Università degli Studi di Trento (LCA come metodo scientifico di valutazione della sostenibilità), Michele Paleari, Dipartimento ABC., Politecnico di Milano (L’importanza della valutazione LCA), Marco Mari, Senior business developer, Bureau Veritas (Certificazione di terza parte: EPD – Environmental Product Declaration) e infine l’esperienza di tre aziende internazionali ‘apripista’ che hanno già affrontato il percorso di certificazione dei loro prodotti (Trasparenza delle prestazioni ambientali di prodotto a confronto): Luca Battaglia di Rockwool Italia, Emanuele Rotta di Fermacell e infine Alessandro Miliani di Ytong.

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Michele Paleari, Politecnico di Milano

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Marco Mari, Bureau Veritas

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Luca Battaglia, Rockwool Italia (a sin.)

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Emanuele Rotta, Fermacell

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Alessandro Miliani, Ytong

Nell’esposizione degli specialisti, l’LCA è apparsa una materia complessa, nella quale la sostenibilità viene valutata ‘con il bilancino’ e seguendo criteri scientifici rigorosi. Ma appunto, come in altri ambiti (esempio: progettazione e collaudo delle opere) il settore delle costruzioni richiede professionalità complesse in grado di fornire soluzioni e approcci innovativi. E’ opportuno e anche commercialmente logico che questi processi passino attraverso una validazione di terza parte di enti indipendenti. In questo modo le dichiarazioni dei produttori (EPD) sono oggettive, trasparenti e seguono delle procedure condivise a livello internazionale (ISO 14040). Tutto ciò a beneficio del cliente ed evitando derive di ‘green washing‘.

Particolarmente concrete e interessanti sono state le ‘storie’ dei percorsi verso l’EPD delle aziende intervenute. E’ emerso quanto è importante che questi processi di cambiamento non vengano vissuti solo come opportunità di mercato, ma siano parte integrante di una strategia di sviluppo sostenibile dell’azienda. In questo senso i produttori nordeuropei (Germania, Scandinavia) sono al momento più evoluti, mentre le aziende italiane del settore arrancano (le EPD sono invece per noi più diffuse ad esempio nel settore alimentare). E’ probabile che per l’adozione a regime di questi sistemi di valutazione ambientale (e la scelta da parte di clienti e progettisti) ci voglia del tempo, specie se in assenza di incentivi o imposizioni normative pubbliche (le EPD sono volontarie). Ma è chiaro che la strada è segnata e passa necessariamente attraverso la misurazione e l’attenuazione delle caratteristiche ambientali negative dei prodotti. E’ ancora una volta una prospettiva innovativa di sviluppo che speriamo il nostro sistema imprenditoriale sappia cogliere tempestivamente.

Si conclude così il ciclo SOSTENIBILITA’ E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO. con risultati più che soddisfacenti: 5 seminari tematici per 20 ore complessive di formazione e confronto, 3 mesi di lavoro, circa 30 relatori, un centinaio di partecipanti diversi e un gradimento medio del pubblico stabilmente sopra l’80%. Ma soprattutto, la creazione e il consolidamento di un network di appassionati della sostenibilità delle costruzioni, con il lancio di almeno 5 grandi tematiche di discussione che confidiamo vivano un ulteriore approfondimento nel prossimo futuro. Magari con ulteriori proposte di sensibilizzazione e formazione. Grazie da Macro Design Studio, a presto 🙂

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Name that sin !

Spot the greenwashing sins to become a smarter consumer ! The game was designed by UL (Underwriters Laboratories) Environment to increase our greenwashing awareness. You will be challenged by a variety of multiple choice questions asking you to identify either a real, legitimate eco-label from a fake eco-label (created by the manufacturer and placed on their products) or the correct Greenwashing Sin that a product claim is commtting.

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Green-wash (green’wash’, -wôsh’) – verb: the act of misleading consumers regarding the environmental practices of a company or the environmental benefits of a product or service.

What are the 7 Sins of Greenwashing, according to TerraChoice (now a part of UL Environment) ?

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1 | Sin of the hidden trade-off

A claim suggesting that a product is ‘green’ based on a narrow set of attributes without attention to other important environmental issues. Paper, for example, is not necessarily environmentally-preferable just because it comes from a sustainably-harvested forest. Other important environmental issues in the paper-making process, such as greenhouse gas emissions, or chlorine use in bleaching may be equally important.

2 | Sin of no proof

An environmental claim that cannot be substantiated by easily accessible supporting information or by a reliable third-party certification. Common examples are facial tissues or toilet tissue products that claim various percentages of post-consumer recycled content without providing evidence.

3 | Sin of vagueness

A claim that is so poorly defined or broad that its real meaning is likely to be misunderstood by the consumer. ‘All-natural’ is an example. Arsenic, uranium, mercury, and formaldehyde are all naturally occurring, and poisonous. ‘All natural’ isn’t necessarily ‘green’.

4 | Sin of worshiping false labels

A product that, through either words or images, gives the impression of third-party endorsement where no such endorsement exists; fake labels, in other words.

5 | Sin of irrelevance

An environmental claim that may be truthful but is unimportant or unhelpful for consumers seeking environmentally preferable products. ‘CFC-free’ is a common example, since it is a frequent claim despite the fact that CFCs are banned by law.

6 | Sin of lesser of two evils

A claim that may be true within the product category, but that risks distracting the consumer from the greater environmental impacts of the category as a whole. Organic cigarettes could be an example of this Sin, as might the fuel-efficient sport-utility vehicle.

7 | Sin of fibbing

Environmental claims that are simply false. The most common examples were products falsely claiming to be Energy Star certified or registered [from UL web site].

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Wallet card

2014_05_03 immagine 04TerraChoice joined the Underwriters Laboratories global network providing environmental services to companies around the world. UL Environment works to advance global sustainability, environmental health, and safety by supporting the growth and development of environmentally-preferable products, services, and organizations. UL Environment continues the tradition of the Sins of Greenwashing studies, which include: The Six Sins of Greenwashing (2007); The Seven Sins of Greenwashing (2009); and The Sins of Greenwashing: Home and Family Edition (2010).