Archivi tag: GBC

Un divano come si deve.

Come tutti, immagino, siete bombardati dalle pubblicità (soprattutto) di una nota marca di divani, che ormai da tempo, cogliendo lo spirito del fare “manuale” tanto di moda ultimamente e tipicamente Made in Italy, ci segnala incessantemente da quali mani esperte nascono i propri divani. E se proprio non riesce a convincervi, ecco ribadito che il mega sconto è ancora disponibile fino alla prossima domenica (mi pare che la promozione perduri da anni ormai, essendo diventata ormai di fatto permanente). A giudicare dal tam-tam pubblicitario di questa e di altre marche, pare proprio che l’aspirazione principale degli italiani sia quella di acquistare un divano.

Ma com’è fatto davvero un divano? O, allargando il discorso, visto che parliamo di “qualità”, come si assembla un divano davvero “sostenibile” o “green”, se così vogliamo chiamarlo? A questo dubbio ho dato la risposta nella mia ultima trasferta a Seattle, dove ho scoperto che c’è qualcuno che davvero realizza divani … come si dovrebbe.

Ecobalanza si potrebbe definire una start-up dei divani, per come è nata e si è sviluppata, grazie alla passione e all’impegno di Aimee Robinson. Aimee – brillante imprenditrice di origine messicana trapiantata a Seattle dove coordina un gruppo di lavoranti tutti messicani, con buona pace dell’attuale presidente americano – si è messa in testa di realizzare “the ultimate sofa”. E’ il divano che manda in soffitta tutti gli altri, perché realizzato unicamente (e senza compromessi) in maniera artigianale, senza componenti chimici e con materiali biologici. E il più possibile “a chilometri zero”. Un divano con tutte queste caratteristiche, ma che sia anche e soprattutto bello e confortevole. La vision non è da poco: “We are working to build the most comfortable, beautiful and environmentally responsible luxury upholstered furniture in the world”.

Come si realizza un divano così (non lo chiamo “di nuova generazione” perché dovrebbe essere il divano della generazione alla quale ci siamo dimenticati di appartenere). Due azioni convinte sono necessarie: 1. Andare nel dettaglio e 2. Studiare molto.

La cura del dettaglio non è solo un modo di dire. Per capire dove rendere più sostenibile ambientalmente un divano bisogna scomporlo nei suoi componenti, capire perché servono e perché servono determinati materiali, da dove questi materiali provengono e come sono stati realizzati, con quali materie prime, da quali mani (toccare davvero la responsabilità sociale). Davvero il diavolo sta nei dettagli.

Le molle di un divano EcoBalanza (sopra) e quelle di un divano “comune” (sotto)

Studiare: bisogna studiare come funziona un divano, e quali sono le prestazioni necessarie, richieste dal cliente, gradite. Un divano deve sorreggere un peso (statico o dinamico), deve essere confortevole, al tatto, all’olfatto, alla vista … deve essere resistente, duraturo, trasportabile, ignifugo, lavabile, ecc. ecc. E deve essere anche producibile, fattibile artigianalmente e non eccessivamente complicato, per far sì che i costi non schizzino alle stelle. Bisogna studiare per capire come ottenere le prestazioni con materiali più sostenibili, naturali, biologici, in totale assenza di componenti o additivi chimici. Bisogna studiare per trovare delle alternative accettabili al 100%, anche cambiando i componenti o ottenendo le stesse prestazioni con una struttura diversa. Aimee non è cresciuta … producendo divani. È una passione che è emersa nel suo percorso professionale e per la quale da dieci anni ha studiato tanto per essere preparata, padroneggiare la materia e avere gli strumenti della conoscenza indispensabili per cambiare lo status quo.

See, smell (annusa!), feel, & learn about the materials and techniques we use to handcraft luxury upholstered furniture that is safe for homes & businesses and kind to the environment” – recita l’invito sul sito web dell’azienda. Nella visita alla produzione, Aimee mi ha mostrato com’è fatto un divano come la stragrande maggioranza di quelli che siamo abituati a vedere (e acquistare) e come viene invece realizzato il divano di EcoBalanza, spiegandomi, pezzo per pezzo, materiale per materiale, dove lei ha … ha cambiato le regole del gioco.

I colori per i rivestimenti

Chiaramente un divano così costa di più del solito divano (ma non così tanto come mi sarei aspettato) e, dopotutto, è personalizzato secondo le richieste del singolo cliente, alla quale il processo e le condizioni di acquisto sono spiegate in maniera chiara e trasparente. È altresì ovvio che costa di più e perché costa di più, e la considerazione che ho fatto al termine di questo viaggio nel mondo dei divani è che più che altro ho capito perché gli altri divani costano così poco. Perché vale poco l’ambiente che ci circonda? Perché vale poco la vita delle persone che lavorano per realizzare il divano sul quale siate accovacciati? Perché vale poco la nostra salute, abituati sempre di più come siamo a riempirci la casa di sostanze chimiche a basso prezzo e dannose?

Aimee è inoltre convinta dell’importanza delle certificazioni di sostenibilità. In esse non vede solo l’aspetto di marketing; lo ritiene vincente, sì, ma non ne ha bisogno per farsi strada nel mercato dei divani: dopotutto vuole mantenersi su numeri bassi, altrimenti sa che perderebbe quella artigianalità (lei sì! …) che rappresenta uno dei suoi valori distintivi. Nelle etichette di sostenibilità EcoBalanza vede il riconoscimento neutrale (di parte terza) della qualità e della coerenza ambientale di ciò che sta facendo. “We believe we can make our world safer and more sustainable one sofa, one chair, one ottoman and one upholstered headboard at a time.”

Legno FSC. No VOC. Sostenibilità e impatto sulla salute sono stati valutati e certificati per ogni componente e materia prima.

E più questi protocolli sono rigorosi e sfidanti, meglio è, perché il fine ultimo e il rigore dei principi sui quali ha fondato il suo business valgono l’impegno. Sta perseguendo la certificazione Living Product Challenge (che rappresenta la naturale evoluzione di quanto tracciato da Declare). Le chiedo “Ma non sei spaventata dall’impegno necessario, anche economico?” “Perché dovrei, mi risponde, lo devo fare perché questo riconoscimento senza pari è pienamente allineato con ciò che sto facendo”. E l’International Living Future Institute ha scelto proprio un suo divano per accogliere i propri ospiti nella lobby 😊 E scopro che la nostra battaglia per un futuro diverso può partire per cominciare proprio dal sofà dal quale sto scrivendo.

Aimee e Pinuta (Peanuts)

Carlo Battisti ha esperienza pluriennale nella verifica della conformità di materiali, componenti e sistemi per l’edilizia rispetto ai requisiti degli standard di certificazione della sostenibilità. Ha creato il sito web greenmap.it, il primo database italiano di prodotti per le costruzioni conformi ai requisiti dei crediti LEED®, per il quale ha coordinato l’analisi puntuale della conformità di più di 800 prodotti. È professionista accreditato LEED AP BD+C e ID+C, in conformità alla norma ISO/IEC 17024. Assiste i produttori nella verifica di conformità e nella certificazione dei propri prodotti secondo i più diffusi e rigorosi protocolli e marchi di sostenibilità internazionali e nazionali quali LEED, Living Building Challenge, Living Product Challenge, Declare, BREEAM, GBC Italia. Ha fornito negli ultimi otto anni 350+ servizi di consulenza tecnologica per conto di IDM Alto Adige e ha seguito alcuni progetti R&S per lo sviluppo di prodotti innovativi. Oltre alle aziende, assiste le amministrazioni pubbliche sui Criteri Ambientali Minimi (Decreto del Ministero dell’Ambiente 11 gennaio 2017) collegati al nuovo Codice degli Appalti.

Maggiori informazioni e contatti qui.

Anno nuovo, nuovo logo (ma non solo).

logo Carlo BattistiBuon Anno! … che comincia con il logo rimesso a nuovo (by Ideenfabrik). Gestione e consulenza di progetti di innovazione sostenibile, nell’ambiente costruito (ma non solo). Se pensate che passiamo il 90% della nostra giornata all’interno di edifici – per vivere, lavorare e studiare – e quando ci muoviamo lo facciamo spesso per spostarci da un edificio all’altro… Insomma la sostenibilità dell’ambiente costruito è importante, rappresenta un valore e un’opportunità di innovazione che va affrontata con un approccio di project management. Qui trovate la lista aggiornata dei servizi di Carlo Battisti | Sustainable Innovation Management & Consulting. E qui i principali progetti in corso. Se poi credete nell’aggiornamento continuo e nel valore dei contatti e delle reti, qui trovate una lista dei principali eventi di quest’anno di interesse su innovazione, sostenibilità, project management. Buon lavoro 😉

A proposito, io mi occupo di questo, ma … cosa fanno gli altri 7.476.672.269 (circa) persone nel mondo ?? (grafica di Funders and Founders)

7-billion-people

business-cardHappy New Year! … which begins with an updated logo. Management and consulting for sustainable innovation projects in the built environment (but not limited to). If you only think that we spend 90% of our time inside buildings – to live, work and study – and when we move we commute from one building to another … shortly, sustainability of the built environment matters, it is a value and an innovation opportunity that should be addressed with a project management approach. Here you may find the updated list of Carlo Battisti services | Sustainable Innovation Management & Consulting. And here the main projects in progress. Lastly, if you believe in the value and continuous learning and networking, here is a list of this year’s main events in the fields of innovation, sustainability, and project management. All the best 😉

Caccia al radon.

No, non è il titolo di un nuovo thriller nelle sale cinematografiche, né la creazione di allarmi eccessivi sui pericoli negli edifici. Ma è un problema da non sottovalutare. Ne hanno parlato in questi giorni molti media locali, sulla spinta del corso di due giornate ‘Risanare gli edifici dal radon‘ che si è tenuto al TIS il 12-13.05.2014. Tra i vari articoli usciti, riporto integralmente quello dello Speciale Edilizia del Corriere del Trentino del 31.05.

2014_06_04 immagine 01Il radon è un gas nobile radioattivo presente soprattutto nelle rocce con presenza di granito e gneiss, quindi in pratica riscontrabile, anche se con valori diversi, in quasi tutto il territorio della nostra regione [Trentino – Alto Adige]. Se inalati, il radon e altri prodotti derivati radioattivi si depositano nei tessuti polmonari e causano un’irradiazione cancerogena, soprattutto nei bronchi. Si infiltra soprattutto nelle cantine e nei pianterreni e costituisce un serio pericolo per la salute: è la seconda causa di tumore polmonare [dopo il fumo, n.d.r.]. Negli edifici dovrebbe dunque essere sempre considerato questo importante fattore ed evitata, nel modo più assoluto, la concentrazione di radon.

2014_06_04 immagine 03

Il tecnico del Laboratorio di chimica fisica di Bolzano alle prese con l’installazione di un dosimetro

In Alto Adige sono numerosi gli edifici che superano il limite di legge per la concentrazione di radon. Le zone maggiormente interessate da questo problema sono la Val Venosta e la Val Pusteria, ma anche in altri comuni si registrano casi critici. Talvolta il superamento è addirittura provocato dall’intervento di risanamento energetico dell’edificio, che per via della migliore tenuta all’aria, trattiene anche maggiori quantità di radon. Ogni edificio costituisce comunque un caso a sé stante, è possibile che due edifici adiacenti e di simile costruzione presentino concentrazioni diverse. Presa consapevolezza del problema è necessario intervenire con la bonifica, ma questi complessi progetti devono essere realizzati da professionisti specificamente preparati ad affrontare il tema. Nonostante la conoscenza e la documentazione su questo argomento fino ad oggi mancava ancora un’informazione diffusa e la formazione specifica. Finora c’era una forte carenza di professionisti competenti che sapessero procedere correttamente alla bonifica degli edifici in cui si riscontra la presenza di questo pericoloso gas naturale […].

2014_06_04 immagine 02

I 15 esperti di risanamento dal radon

La situazione viene monitorata e seguita da anni da parte del Laboratorio di chimica fisica dell’Agenzia per l’Ambiente della Provincia di Bolzano. Nell’ambito del Gruppo di Lavoro ‘Qualità dell’aria e dell’ambiente indoor’ gestito dal Cluster Edilizia del TIS, si è così organizzato un corso ad hoc per formare degli esperti. Il corso di due giorni, organizzato con l‘Ordine degli Architetti della Provincia di Bolzano, il Laboratorio Provinciale di chimica fisica, il Centro competenza radon della SUPSI (CH) e gli esperti del Gruppo di Lavoro, ha così fornito nozioni, metodi ed esperienze utili a quindici tra architetti, geometri, tecnici ed ingegneri del settore pubblico e privato [Speciale Edilizia, Corriere TN 31.05.2014].

L’importanza del risanamento dal radon è riconosciuta anche dalle certificazioni di sostenibilità degli edifici. E’ ad esempio uno dei requisiti di CasaClima Nature, che richiede una concentrazione di gas radon Rn-222 all’interno degli ambienti <200 Bq/m3 (Bq=bequerel) per edifici nuovi e <400 Bq/m3 per edifici esistenti. La certificazione GBC Home di Green Building Council Italia tiene conto del radon nel prerequisito 3 (i prerequisiti sono necessari per la certificazione) della sezione Qualità ambientale Interna (QI) – Ridurre l’esposizione al gas radon per gli occupanti dell’edificio – e nel credito QI 8 (protezione avanzata dal radon).

Radon: si apre la strada ad una nuova professione per i tecnici locali? …

2014_06_04 immagine 04

A better future for our past.

Yes, we should give a better future to our past. I’m talking about the architectural and cultural value of our buildings, we have the duty to preserve and transfer it to the generations that will come after us. I used in the title a quote by Loredana Bruma, an architect who is carrying out as president of the Rhabillage Association a lot of important activities to create awareness of the risks involved in the loss of architectural heritage in Bucharest. Furthermore she has coordinated RePAD, the first guide in Romania to approach the heritage in all its complexity.

2014_04_04 immagine 01

Aula Paolo VI, Rome

The conservation and renovation of historic properties is an important part of a sustainable, smart growth approach. The renovation of an historic property is often a starting point and anchor for the redevelopment of a block, street, or district. An historic building or district can be a tangible symbol of a community’s interest in honouring its heritage, valuing its character and sense of place, getting the most out of prior investments in infrastructure and development, and encouraging growth in already-developed areas. Rehabilitating historic properties can also be a critical part of promoting energy efficiency by preserving the energy already represented by existing buildings (known as ‘embodied energy’), rather than expending additional energy for new construction.

2014_04_04 immagine 07

It is estimated that a new, green, energy-efficient office building that includes as much as 40 percent recycled materials would nevertheless take approximately 65 years to recover the energy lost in demolishing a comparable existing building. Furthermore, repurposing old buildings—particularly those that are vacant—reduces the need for construction of new buildings and the consumption of land, energy, materials, and financial resources that they require [US Environmental Protection Agency]. Cultural heritage (‘national heritage’ or just ‘heritage’) is the legacy of physical artefacts (cultural property) and intangible attributes of a group or society that are inherited from past generations, maintained in the present and bestowed for the benefit of future generations. The deliberate act of keeping cultural heritage from the present for the future is known as preservation (American English) or conservation (British English).

2014_04_04 immagine 02

Museo del Forte, Fortezza (Bolzano)

EPBD, the European Energy Performance of Buildings Directive, establishes that member States may decide not to set or apply the requirements referred to [from 1 January 2014, 3 % of the total floor area of heated and/or cooled public buildings is renovated each year to meet at least the minimum energy performance requirements of Directive 2010/31/EU] to buildings officially protected as part of a designated environment, or because of their special architectural or historical merit, in so far as compliance with certain minimum energy performance requirements would unacceptably alter their character or appearance. But at the same time we perfectly know that improving energy efficiency in the historical heritage is an urgent and topical issue, now undervalued by the legislation, which tends to act more incisively on new constructions.

2014_04_04 immagine 03Recent studies (Eurostat, 2009) have shown that act by imposing limits on consumption only to new buildings is not enough to achieve these goals. The intervention to improve the efficiency of existing homes, most clearly in the case of goods identified as belonging to the cultural heritage, always poses a fundamental question linked to the risks of a transformation that could lead to a decrease in the value of the building.So, what to do? Sustainability and energy efficiency against heritage conservation? The issue is complex, there are several research and development ongoing projects that are studying technological solutions as well as defining a methodological approach. The project 3ENCULT coordinated by EURAC Research (Institute for Renewable Energy) for example bridges the gap between conservation of historic buildings and climate protection, which is not an antagonism at all: historic buildings will only survive if maintained as living space. Energy efficient retrofit is useful for structural protection as well as for comfort reasons, like comfort for users and ‘comfort’ for heritage collections. 3ENCULT will demonstrate the feasibility of a considerable reduction in energy demand, depending on the case and the heritage value.

2014_04_04 immagine 06In other words, is sustainability in historic buildings possible? Yes, if we read the third cornerstone of sustainability (see the Brundtland definition), the protection of the social aspects of life in buildings, also as ‘related to the life of the buildings’ because the culture related to the preservation of historic buildings is a social must. For this reason GBC Italia has started in 2012 a project for the development of a standard that would take account of this. Paola Boarin, of the Faculty of Architecture of Ferrara is leading with perseverance the development of GBC Historic Building, a voluntary certification protocol of the level of sustainability of conservation, rehabilitation, recovery and integration works on historic buildings with different uses. A short version and the checklist of the protocol are actually available for consultation, while the long version of the handbook will be completed within the first half of this year, also thanks to the work of about 60 professionals (volunteers) and the valuable contributions of the case studies; the process of certification for historic buildings will then begin.

2014_04_04 immagine 05Considering only the aspects of management and operation of historic buildings, also the LEED EB:O&M (LEED for Existing Buildings: Operations and Maintenance) standard can be used. It’s the case of Ca’ Foscari, the University of Venice headquarter, a Venetian Gothic palazzo built in 1453 and overlooking the Grand Canal. It’s the oldest LEED certified building in the world, thus overtaking the Empire State Building. Water efficiency, energy and atmosphere, materials and resources, indoor environmental quality, sustainable sites, these are the sustainability areas assessed and improved during the certification process. Not considering the installation of new heat generators with high efficiency and the optimization of centralized HVAC control systems (available in free loan from the general contractor) the ROI (return on investments) is very good: about 18 months. Assuming stable energy prices, carried out works will lead to estimated average savings of € 23,400/year (13.5% out of total annual costs (electricity + gas) of about € 173,000) [Source: Habitech].