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The RESTORE web site is online.

The RESTORE web site is on line 😊

We are happy to announce that the RESTORE website is now up and running. You can visit it at http://www.eurestore.eu

The RESTORE Action aims at a paradigm shift towards restorative sustainability for new and existing buildings, promoting forward thinking and multidisciplinary knowledge, leading to solutions that celebrate the richness of design creativity while enhancing users’ experience, health and wellbeing inside and outside buildings, in harmony with urban ecosystems, reconnecting users to nature.

The RESTORE website is designed to provide you the most important information about RESTORE COST Action. You will be able to find all necessary details about the people involved, their work, the work and outputs from the Working Groups, but also about Short Training Scientific Mission funding opportunities and Training Schools.

Many sections of the website are still under development, but our goal is to make these web pages your hub for RESTORE information. We plan to communicate and disseminate the outcomes of the Action, but we also want to provide you with the information about the activities and involvement of our members. If you are organising any kind of event that might be of interest of other RESTORE participants, please contact us. We will happily share the information.

A reminder that applications for our First Training School are now invited. Please spread the word and be sure to apply if you are at all interested in Restorative Sustainability. Click here for more information.

Our goal is to make this page your hub for RESTORE information. We plan to communicate and disseminate the outcomes of the Action, but we also want to provide you with the information about the activities and involvement of our members. If you are organising any kind of event that might be of interest of other RESTORE participants, please contact us. We will happily share the information.

We look forward to seeing you engage with other RESTORE participants through the important and vibrant discussions and information sharing on our Twitter account and Facebook pages.

The website is based upon work from COST Action CA16114 RESTORE, supported by COST Programme (European Cooperation in Science and Technology).

Copyright © 2017 COST Action CA16114 RESTORE, All rights reserved.

  

 

 

 

Il piccolo mondo di MUJI.

Fai un prodotto piccolo e attraente, mettici un buon ricarico di prezzo e vendine tantissimi. Non so se questa sia una ricetta garantita per fare un buon business (a dire il vero mi vengono in mente molti esempi) ma è quanto si adatta al successo di MUJI.

2015_09_16-01 MujiMuji è una multinazionale giapponese che produce dal 1980 complementi di arredo, capi di abbigliamento, accessori da viaggio e prodotti da ufficio ed è nota per il suo stile essenziale e privo di loghi e simboli. Investe molto nel riciclo dei materiali e nell’assenza di imballaggi e packaging. Il nome, usato dal 1999, deriva dalla frase “Mujirushi Ryōhin“, che in giapponese significa “buoni prodotti senza marchio“. Tutte cose piccole piccole e adorabili.

Confesso che quando entro in un negozio Muji resto come intrappolato in un campo magnetico e faccio una fatica terribile a schiodarmi. Notare che sono più o meno sempre gli stessi conosciutissimi prodotti, gli stessi in tutti i negozi. E quando entro so già cosa troverò e dove sono esposti gli articoli (i negozi o corner sono tutti simili) e che acquisterò l’ennesimo gel ink pen set (confezione cilindrica da 12 o a parallelepipedo da 15?). Insomma, qualcosa di molto rassicurante, come i biscotti al cioccolato nella tazza di latte fresco la mattina a colazione.

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MUJI a Manhattan, NYC

Gli oggetti di Muji sono belli, sono funzionali e soprattutto sono piccoli. Insomma, ti danno l’idea di Giappone al 100%, fatta di cose semplici, di un’intrinseca bellezza fatta di essenza e sottrazioni, nella cura della dimensione e degli spazi. Non dimentichiamo che il Giappone è grande circa un 20% più dell’Italia ma ha il doppio degli abitanti…

Credo che dietro quest’apparente semplicità industriale ci sia in realtà una strategia di business ben marcata. Muji è lean, non c’è dubbio. Prodotti piccoli, leggeri, senza imballaggi, facili ed economici da trasportare in giro per il mondo (“compact life” è uno degli slogan). Negozi piccoli (perché i prodotti sono piccoli) e quindi possibilità di sostenere affitti anche in zone prestigiose (l’ultimo che ho visitato è all’interno di Rinascente in Piazza Duomo a Milano). I materiali sono legno, alluminio, plastica. Qualità buona e prezzi tutto sommato bassi rispetto a prodotti analoghi (ma, ripeto, è il ricarico sul costo industriale che conta …). E un design minimalista, quasi “Bauhaus”. Insomma, quel che si dice (anche se non si dovrebbe mai dire perché la realtà non è mai così facile) “un prodotto che si vende da solo”.

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Dai 40 prodotti iniziali negli anni ’80 ora il catalogo comprende 7.000 articoli, anche se la diversificazione delle linee di business – ci sono anche i ristoranti Muji – riguarda più che altro il Giappone, mentre nel resto del mondo i prodotti venduti sono quelli citati all’inizio. Oltre a più di 260 negozi e 120 outlet in Giappone, la presenza nel mondo è in 22 paesi con oltre 250 negozi (10 in Italia). Tranne alcune eccezioni, il nome dei designer non viene mai esplicitato, così come quello delle aziende produttrici (a parte una collaborazione con Tonet).

La check-list (lo strumento di PM per eccellenza ...)

La check-list (lo strumento di PM per eccellenza …)

The human is not the centre of everything, but on the same level of everything.” dice Sam Hecht, direttore creative di Muji Europe. Molto … giapponese. Secondo Key Suzuki, direttore della divisione prodotti domestici (“Muji Executive Kei Suzuki On Future Growth Of Japan’s ‘No Brand’ Retailer” su Forbes), i quattro principi chiave che Muji rappresenta sono:

  1. An antithesis to the consumption society
  2. We leave room for the individuality of the customers
  3. No name, anonymous
  4. We try to take the viewpoint of the purchasers, consumers

È tempo per IKEA (29 miliardi € fatturato 2014) circa 18 volte Muji, di iniziare a guardarsi le spalle?

FACE2. Façades reloaded.

Corso di alta formazione sulle facciate innovative per edifici FACE | Fa̤ades Architecture Construction Engineering. 2^ edizione, 9 Aprile Р21 Novembre 2015.

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Foto: Stahlbau Pichler

EURAC e il Cluster Edilizia del TIS propongono un percorso formativo che mira ad accrescere il know-how di aziende e liberi professionisti operanti nel settore delle facciate tecnologiche complesse per edifici. Il corso intende trasferire a liberi professionisti e personale tecnico di aziende concetti e metodi innovativi relativamente al settore delle facciate tecnologiche complesse. Il percorso didattico presenta una struttura completa per quanto riguarda gli argomenti trattati, in modo da fornire concetti, strumenti e metodi innovativi, stimolando l’aumento di competenze locali in un settore, quello delle costruzioni, sempre più soggetto a regolamentazioni di natura ambientale ed energetica e gravemente colpito dalla crisi economica globale.

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Foto: Frener & Reifer

Attraverso questo percorso si mira ad accrescere il know-how specifico di aziende e liberi professionisti operanti nel settore e si cerca di costruire una rete di operatori tecnici e soggetti specializzati che possano porsi sul mercato con qualità e competenza, al fine di raggiungere importanti obiettivi in termini di posizionamento e fatturato. Lo scopo è quindi quello di formare una figura professionale specializzata che sia in grado di padroneggiare le conoscenze tecniche e gestionali per sfruttare al massimo le potenzialità dell’involucro edilizio, partendo dalla progettazione e finendo con la corretta esecuzione.

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Foto: Glas Müller

Il corso è suddiviso in 6 unità, per un totale di 15 giornate di corso. È caratterizzato da un forte orientamento alla pratica e si avvale di relatori esperti in materia e conosciuti per le loro competenze nel settore. Tutti i contenuti sono stati concepiti e ideati con lo scopo di affrontare le principali tematiche relative all’ideazione, progettazione, calcolo, produzione, installazione e manutenzione delle facciate complesse degli edifici. È previsto un viaggio studio a Milano per analizzare da vicino esempi particolarmente significativi di innovazione tecnologica nel campo delle facciate. Il corso include lo sviluppo di un project work che verrà completato e discusso a dicembre 2015. Il corso è realizzato con la collaborazione del Gruppo Facciate del TIS. 2015_02_13-01 FACE2Scarica qui la brochure del corso con il programma, i contenuti, le date e i docenti. Informazioni e iscrizioni: Marco Cecchellero – education@eurac.edu Tel. +39 0471 055 444

Design for simplicity.

The poet William Wordsworth once wrote, “The world is too much with us.” If this was true in the bucolic 18th and 19th centuries when Wordsworth lived, it is even more true today, when every gadget comes with an incomprehensible 100-page instruction manual.

2015_01_14 immagine 02Thus, simplifying people’s lives with your products and services is a surefire path to business success; it will endear you to your customers forever. In his aphoristic little book The laws of simplicity, graphic designer John Maeda has distilled all he knows about simplicity into 10 laws and three key ideas (thanks to Alessandro Garofalo for suggesting this book !). He sprinkles mnemonics, icons and graphics throughout, which you may enjoy if you’re a visual learner or find baffling if you’re not. If you really like the icons, you can download them from the web site Maeda put together to complement the book.

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Here are the 10 laws …

  1. REDUCE. The simplest way to achieve simplicity is through thoughtful reduction.
  2. ORGANIZE. Organization makes a system of many appear fewer.
  3. TIME. Savings in time feel like simplicity.
  4. LEARN. Knowledge makes everything simpler.
  5. DIFFERENCES. Simplicity and complexity need each other.
  6. CONTEXT. What lies in the periphery of simplicity is definitely not peripheral.
  7. EMOTION. More emotions are better than less.
  8. TRUST. In simplicity we trust.
  9. FAILURE. Some things can never be made simple.
  10. THE ONE. Simplicity is about subtracting the obvious, and adding the meaningful.

… and the three keys:

  1. AWAY. More appears like less by simply moving it far, far away.
  2. OPEN. Openness simplifies complexity.
  3. POWER. Use less, gain more.

Here is John Maeda in his TED talk of 2007.

 

2015_01_14 immagine 01John Maeda is a computer scientist, visual artist, graphic designer and professor of media arts and sciences at MIT. He has received many design awards. Former president of the Rhode Island School of Design, he is dedicated to linking design and technology. Through the software tools, web pages and books he creates, he spreads his philosophy of elegant simplicity.

Basta capi e capetti.

Zappos adotta Holacracy®.

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Tony Hsieh, Zappos

Innanzitutto chi è Zappos. Dalla sua fondazione nel 2009, Zappos è cresciuta fino a diventare il più grande negozio on-line di scarpe. Nel luglio 2009 l’acquisizione da parte di Amazon per 1,2 miliardi $ (!). Alla guida di Zappos c’è Tony Hsieh, che ha spostato la sede della società da Henderson (Nevada) all’ex municipio di un sobborgo di Las Vegas, una della zone più depresse d’America, all’interno di un bellissimo progetto di riqualificazione, Downtown Project. La notizia che Zappos ha deciso di diventare holacratic è apparsa in un articolo di Aimee Groth sul media blog Quartz, il 30.12.2013. La notizia è forse passata inosservata ai più, ma la portata rivoluzionaria del cambiamento adottato da Zappos è notevole (e dimostra la capacità visionaria di Hsieh). Holacracy è probabilmente l’approccio più innovativo all’organizzazione delle aziende.

2014_02_26 immagine 02Il termine holacracy deriva dal termine holarchy (olarchia), coniato da Arthur Koestler nel 1967 nel suo libro The Ghost in the Machine (sì, lo stesso che ha ispirato Ghost in the Machine, il quarto album della band The Police, pubblicato nell’ottobre 1981). Un’olarchia è composta da oloni (holons, in greco: ὅλον, dove holon è la forma neutra di ὅλος, che sta per ‘inter’) ovvero unità che sono autonome e autosufficienti, ma anche dipendenti dall’insieme più grande del quale fanno parte. In tal senso una olarchia è una gerarchia di oloni che si regolamentano e disciplinano da soli e che funzionano sia come interi autonomi sia come parti dipendenti. Il sistema holacracy è stato incubato (come startup) alla Ternary Software, di Exton (Pennsylvania) una società già nota per avere lavorato su forme sperimentali di governance. Il fondatore, Brian Robertson ha ‘distillato’ le migliori pratiche in un sistema organizzativo che poi è diventato Holacracy nel 2007, che si basa su una piattaforma softwre GlassFrog™ Holacracy Software e sulla Holacracy Constitution, ovvero il manuale che riporta i principi fondamentali e le pratiche del sistema. Holacracy ha aiutato (anche tramite interventi di consulenza e formazione che ovviamente fanno parte del business) e sta sostenendo lo sviluppo organizzativo di numerose organizzazioni negli USA, in Francia, Germania, Nuova Zelanda, Australia e, appunto, Zappos. Holacracy si ispira anche ai principi dell’ Agile software development e ai processi di Lean Manufacturing. Qui di seguito Brian Robertson introduce brevemente Holacracy.

Come funziona Holacracy? Order doesn’t require bosses – sostiene Brian Robertson. La differenza più evidente è che con Holacracy salta la gerarchia aziendale tradizionale. Il principio è organizzare il lavoro, non le persone. Altro passaggio fondamentale è l’enfasi che viene data ai ruoli (e ogni persona può ovviamente coprirne più di uno). I centri organizzativi (autoregolati) diventano quindi i cerchi (circles) ai quali le persone partecipano in virtù di volta di volta del ruolo che ricoprono e che è pertinente con i compiti del circolo. Come sono definiti i compiti delle persone? Il compito di ognuno è di dare energia al/ai ruolo/i che ricopre all’interno dell’organizzazione. L’autorità non è stabilita gerarchicamente, ma deriva dal ruolo che la persona incarna. Holacracy sembra dunque molto innovativo e adatto proprio a quelle organizzazioni che puntano a sviluppare al massimo i processi creativi.

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Insomma, il punto di partenza è rendersi conto che il vero organigramma di un’azienda o di un’organizzazione non è quello che disegnamo all’interno del manuale per la gestione della qualità, ma è più o meno una cosa del genere …

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La differenza tra organizzazioni convenzionali e olocratiche:

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La costituzione di Holacracy, che potete scaricare qui, si basa su 5 articoli:

Articolo I | I ruoli ‘energizzanti’

Un ruolo è il mattone fondamentale della struttura organizzativa di Holacracy. L’articolo descrive le autorità di base e i doveri in capo alla persona che ricopre un ruolo.

Articolo II | Struttura a ‘cerchi’

Un cerchio contiene ed integra molti ruoli . L’articolo descrive come è strutturato un cerchio e come al proprio interno i ruoli vengono assegnati, definiti o aggregati in ulteriori sotto-cerchi.

Articolo III | Il processo di governance

Il processo di governance all’interno di un cerchio viene utilizzato per definire i suoi ruoli e le regole. L’articolo descrive il processo di governance e le regole di base per proporre cambiamenti o obiezioni alle proposte.

Articolo IV | Il processo operativo

I membri di un cerchio si affidano l’un l’altro per portare a termine il lavoro. L’articolo descrive i doveri dei membri del gruppo riguardo al mutuo sostegno, e come funzionano le riunioni nelle quali vengono elaborate le tattiche di azione.

Articolo V | Il processo di adozione (che è fondamentale)

L’articolo parla del processo di transizione dalla fase pre-Holacracy, a quella operativa, che non è una cosa semplice; anzi, le tensioni che ne nascono vanno opportunamente incanalate per distendere la struttura organizzativa. Sulla base della ‘Costituzione’ fornisce inoltre regole per quando Holacracy viene adottata all’interno della struttura di un consiglio di amministrazione invece che tramite i collegamenti puntuali tra i vari cerchi (Lead Link).

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Tensions: the sense of a specific gap between what is
and a potential (image: Holacracy)

Complicato? Abbastanza. Ma Brian Robertson ci viene in aiuto con questo webinar.

Ovviamente c’è chi pensa che questa olocrazia, che abbatte le vecchie e polverose strutture organizzative, non sia tutta rose e fiori. Steve Denning, in un articolo su Forbes on-line del 15.01.2014, dal titolo Making Sense Of Zappos And Holacracy, ha cercato di smontare gli entusiasmi. Secondo Denning, invece di eliminare la gerarchia, le decisioni all’interno dell’organizzazione vengono incanalate a imbuto da un cerchio all’altro proprio con una struttura gerarchica. E ogni volta un cerchio finisce per avere una visione generale molto meno ampia di quella del cerchio che lo precede. Inoltre l’obiezione è che Holacracy mal si adatta a quelle aziende che non sono agili e decisamente orientate al cliente (non è il caso di Zappos, tutt’altro). Olivier Compagne, di Holacracy, gli ha risposto punto per punto sul blog della società.

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Abbiamo citato i Police di The Ghost in the Machine. Vi lascio con un video da quell’album del periodo d’oro che conteneva Spirits in the material World, Every little thing she does is magic, Hungry for you e, profeticamente, … Too much information. Play it loud. Bye.

2014_02_26 immagine 03Holacracy is a social technology or system of organizational governance in which authority and decision-making are distributed throughout a fractal holarchy of self-organizing teams rather than being vested at the top of a hierarchy.Holacracy has been adopted in numerous for-profit and non-profit organizations in the U.S, France, Germany, New Zealand, Australia, and the UK. The term holacracy is derived from the term holarchy, coined by Arthur Koestler in his 1967 book The Ghost in the Machine. A holarchy is composed of holons (Greek: ὅλον, holon neuter form of ὅλος, holos ‘whole’) or units that are autonomous and self-reliant, but also dependent on the greater whole of which they are part.Thus a holarchy is a hierarchy of self-regulating holons that function both as autonomous wholes and as dependent parts [Wikipedia].