Perdere la sabbia.

Cosa vuol dire “approccio sistemico”? Un approccio sistemico si basa su una visione complessiva ed integrata della realtà. E’ evidente che un processo decisionale su cruciali questioni ambientali, sociali ed economiche per lo sviluppo di un territorio debba basarsi su un approccio di questo tipo. Un caso esemplare lo racconta Edoardo Vigna su Sette del Corriere della Sera del 20.03.2015 (Sabbie troppo mobili) che riporto integralmente di seguito.

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Narendra Modi

Il piano di sviluppo abitativo annunciato dal primo ministro Narendra Modi – 590 milioni di indiani (quasi la metà) urbanizzati entro il 2030 – comporta un boom edilizio che richiede sabbia in quantità. Ne derivano il degrado sistematico dell’ambiente (alveo dei fiumi, estrazione di rocce da frantumare) e il crimine più o meno organizzato (Sand Mafia) che si alimenta con la sabbia rubata di frodo, in assenza di una vera e propria regolamentazione nazionale. Per risolvere un macro problema (sociale – la casa, se volete anche economico – la ripresa delle costruzioni) se ne creano immediatamente altri ancora più macro e difficilmente riparabili (ambientale – lo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, sociale – l’illegalità e pure economico – uno sviluppo disorto del mercato). Ancora una volta, basterebbe partire dal principio che la Terra (o la terra, intesa come territorio, ambiente, natura) non è nostra e come tale andrebbe considerata.

2015_03_25-02 Sand Mafia

Il boom edilizio richiede montagne di sabbia, l’estrazione rovina i fiumi e scatena il crimine

Ogni mattina, Pralath Matre si tuffa in uno dei fiumi che circondano la megalopoli Mumbai. Entra nell’acqua torbida, ci racconta Baba Umar di Al Jazeera, anche 300 volte al giorno, e ne riemerge con un secchio di sabbia. Si è anche ammalato per l’inquinamento — dermatiti, infiammazioni agli occhi, al naso, alle orecchie — per 800 rupie, 11,60 euro, al giorno. «Dieci anni fa, gli scarichi industriali hanno ucciso il pesce, e i pescatori si sono trasformati in cacciatori di sabbia. Ma ora, anche questa sta diminuendo rapidamente», ha detto, preoccupato.

Moltissimi sono gli indiani impiegati, nei corsi d’acqua di tutto il subcontinente, nella raccolta della sabbia. Ingrediente indispensabile alla febbre da costruzioni che ha colpito l’India. Alimentata anche dal primo ministro Narendra Modi, che ha annunciato un piano per sviluppare, nei prossimi anni, «100 Smart Cities, pari alla creazione di una “nuova Chicago” ogni 12 mesi». Se il piano funziona, 590 milioni di indiani (la metà dell’attuale popolazione) entro il 2030 sarà urbanizzata. Sempre che ci sia sabbia abbastanza per dare loro asilo in un palazzo di città. A sollevare i dubbi è P. R. Swarup, direttore generale del Construction Industry Development Coincil. Alla velocità attuale con cui vengono su gli edifici, la risposta sembra una sola: «Serve un naturale sostituto della sabbia naturale». Per esempio, quella creata artificialmente con lo sbriciolamento delle rocce.

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Taj Mahal in Agra on the banks of Yamuna

La realtà è tutta diversa. E più preoccupante. Perché, come sempre, a grandi interessi corrisponde subito grande illegalità. Se l’India consuma 500 milioni di tonnellate di sabbia estratta legalmente, infatti, ambientalisti e ricercatori sospettano una cifra pari a diversi multipli per quella rubata di frodo. Anche perché non esiste una vera e propria regolamentazione. Così, varie organizzazioni ecologiste hanno cominciato a combattere perché questa venisse adottata, nonostante le minacce subite dalle organizzazioni criminali — la Sand Mafia — che traggono ricchezza dalla deregulation.

L’effetto immediato della “corsa alla sabbia” è il depauperamento dei fiumi e lo squilibrio geologico: il corso dello Yamuna, importante affluente del Gange, e del fiume Sutlej, nel Punjab, sono stati già pesantemente alterati, così come sono stati saccheggiati anche il Gange stesso e il Narmada. La soluzione potrebbero essere le “M-sand” (m sta per manufactured), ricavate dalle rocce, anche se c’è chi ancora esprime perplessità sulla loro tenuta nelle costruzioni sul lungo periodo. E poi c’è la soluzione “riciclo” di cemento inutilizzato. Resta il fatto che, intanto, Sand Mafie e costruttori legali sono idrovore senza fondo. E una “casa per tutti” rischia di essere un progetto costruito su sabbie troppo mobili.

[Edoardo Vigna, Corriere della Sera – Sette 20.03.2015]

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