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Matera. Benessere e felicità riscoprendo il proprio passato.

[Questo articolo, scritto in collaborazione con Giuseppe Larato, Michele Massaro e Michele Scavetta, è la versione estesa in italiano dell’articolo “Matera, Italy: the original Living Community“, pubblicato sull’ultimo numero di Trim Tab (vol. 33) dell’International Living Future Institute, che potete leggere qui].

Matera, da vergogna nazionale a patrimonio dell’umanità.

Matera rappresenta il paradigma dell’evoluzione di un insediamento umano riferibile essenzialmente a due elementi che nei Sassi[1] hanno un’evidenza particolare:

  • un assetto spaziale organizzato attorno a spazi comuni che determina pratiche collaborative tra gli abitanti nella gestione delle attività quotidiane;
  • una piena integrazione dell’insediamento umano nell’ambiente naturale, ottenuta sviluppando e perfezionando tecniche di costruzione finalizzate a utilizzare le caratteristiche orografiche per adattarsi al clima arido del sito. L’elemento che ha condizionato in modo determinate l’evoluzione urbana è la necessità di garantire l’approvvigionamento idrico attraverso la raccolta e l’accumulo dell’acqua sorgiva e piovana con un sistema capillare e diffuso di canalizzazioni e cisterne.

Gli studi, che hanno interessato Matera nell’immediato dopoguerra, hanno enfatizzato la vita comunitaria che caratterizzava l’assetto sociale dei Sassi considerando il “vicinato” come modello da conservare e trasferire nei nuovi insediamenti che si andavano realizzando.

La scarsa considerazione assegnata dagli studi alla “qualità” dell’insediamento urbano nelle sue componenti relative alla sostenibilità e alla resilienza può essere addebitata alle particolari condizione abitative che caratterizzavano i Sassi nell’immediato dopoguerra riconducibili:

  • ai fenomeni di sovraffollamento delle abitazioni determinatasi storicamente nel periodo tra le due guerre che aveva visto Matera passare dai 20.163 abitanti del censimento del 1931 ai 30.390 del Censimento del 1951;
  • alle evidenti criticità che il sovraffollamento aveva creato, squilibrando il rapporto tra risorse, unità abitative e popolazione.

La mancanza di salubrità delle abitazioni dei Sassi non è stata considerata una condizione contingente ma una “vergogna” da sanare con il trasferimento in abitazioni “moderne”, senza cogliere le possibilità, recuperando la sapienza costruttiva accumulata nel corso dei secoli dagli abitanti, di traghettare con continuità l’insediamento dei Sassi nella “modernità”.

Solo nel 1993, con l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’umanità, viene riconosciuto ai Sassi, dopo 40 anni di abbandono il loro valore di:

  • “eccezionale testimonianza … per le generazioni future per il modo di utilizzare la qualità dell’ambiente naturale per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua” (Criterio 3)
  • “esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico testimone di momenti significativi della storia dell’umanità” che hanno portato alla realizzazione di “sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo” (Criterio 4)
  • “rilevante esempio di insediamento umano tradizionale … che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale e un equilibrio tra intervento umano ed ecosistema per oltre nove millenni” (Criterio 5)

Le leggi speciali che hanno accompagnato l’evoluzione di Matera e dei Sassi da “Vergogna nazionale” a “Patrimonio dell’Umanità” e recentemente a “Capitale europea della cultura 2019” hanno svolto un ruolo rilevante.

Dalle prime leggi che hanno previsto lo sfollamento dei Sassi, il trasferimento della popolazione nei nuovi quartieri e il conferimento al demanio statale delle abitazioni abbandonate, con la legge 771/1986 si è arrivati ad avviare un vasto intervento di recupero che ha visto come protagonisti il Comune e i privati, attraverso l’istituto della subconcessione onerosa[2], i cui risultati sono evidenti.

Le particolari suggestioni che oggi la città di Matera offre possono essere ricondotte alla sensazione di “coerenza” complessiva dell’insediamento che gli interventi di recupero sono riusciti a realizzare nei singoli elementi costruttivi. Questo fa sì che i Sassi di Matera possano rappresentare, in modo esemplare, i valori presenti in molte città bacino del mediterraneo.

Matera, la comunità biofilica e sana.

L’antica città di Matera è un modello insediativo caratterizzato da un rapporto stretto con la natura del luogo.  Una città mediterranea, un “rifugio” scavato nella roccia, che ha i principi basilari di una comunità sana e felice. L’ambiente, a misura d’uomo, è fatto di luoghi sani, biofilici ed è costituito da invisibili connessioni che consentono flessibilità, efficienza e libertà.

Da ogni punto della città antica, dal Sasso Barisano, alla Civita, al Sasso Caveoso, ci si rapporta strettamente alla gravina[3]. Tale solco torrentizio non è che l’immagine della preistoria, appartenenza ancestrale alla madre terra, MATER- Matera.

Le caratteristiche ambientali costruiscono la città in una molteplicità di stratificazioni. C’è il colore cangiante della roccia, il suono dell’acqua della gravina, colonna sonora del giorno; c’è il senso di grande respiro che sale verso il cielo lungo i pendii.  Il sole e le ombre si seguono fino in fondo alle grotte scavate in obliquo, magiche e misteriose meridiane.

Una moltitudine di giardini pensili, di piante di vite si arrampicano come ragni alle pareti scavate a coprire i patii a mezzogiorno. Il paesaggio geologico diventa materiale costruttivo e attore protagonista della vita quotidiana. Tra le macchie e lungo il torrente non è raro scorgere una volpe con la fulgida coda come un pennello a dipingere il sentiero.

Le forme naturali sono nei sentieri curvi, disegnati per gli asini, un fiorire di segni botanici. Tutto si avvolge in se stesso come i canali di raccolta dell’acqua che con vortici veloci e le fenditure nette si riposano in ampie e placide cisterne, immobili ed eterne. Tutto è biomimesi, tutto appare come natura umanizzata. I percorsi e gli ambienti interni sono variabili alle stagioni e al tempo; sistemi aperti e chiusi s’intrecciano tra loro in una successione tra pubblico e privato in cui tutto è interconnesso. C’è una gerarchia complessa, come arterie e capillari nel corpo degli esseri viventi.

La luce naturale, simbolo di vita e colore, ha costruito questi ambienti, indicando la linea di scavo delle grotte fino a illuminarne le profondità.

Matera è spazio dell’anima, connessa con la storia umana e con la cultura materiale. Il senso che pervade la città è la verità e l’autenticità. Si esprime un grande senso di empatia, di forte connessione d’animo. E’ un equilibrio perfetto tra l’antico e il moderno in cui l’essere umano può sentirsi parte integrante della natura, sicuro rifugio. Un complesso sistema di stratificazioni che non esprime mai disordine ma continuo senso di scoperta e sicurezza. La contiguità nel vicinato esprime affezione umana, confronto in uno scambio di umanità. Un modello di comunità di grande spiritualità e bellezza che come diceva Stendhal “… è una promessa di felicità”.

Matera, Living Community?

La città di Matera è un luogo unico dove non è più possibile distinguere l’ambiente naturale e il luogo antropizzato perché il primo ha invaso il secondo e viceversa, un luogo in cui grotte naturali diventano casa e grotte scavate diventano naturali in un continuo rapporto osmotico che perdura anche oggi. Le abitazioni conservano quelle caratteristiche che le hanno connaturate per millenni, in un efficace dialogo con la contemporaneità che contribuisce alla sua stessa tutela.

L’impossibilità di raggiungere tutte le abitazioni con mezzi a motore regala inaspettati silenzi e una qualità della vita all’aperto ineguagliabile, oltre che un ambiente salubre e sicuro, in cui la mobilità lenta allontana i rischi prodotti dagli autoveicoli.

Da un punto di vista energetico potremmo immaginare che l’intero rione Sassi sia un’immensa massa con grande inerzia termica, se questo impone apporti energetici durante il periodo invernale, annulla l’utilizzo di metodi di raffrescamento estivi che sono preponderanti a queste latitudini.

L’essere Patrimonio Mondiale UNESCO, insieme con enormi vantaggi legati alla visibilità e al valore intrinseco del riconoscimento, impone degli obblighi, obblighi di rispetto del patrimonio stesso e del suo valore. Ne segue la necessità di utilizzare unicamente materiali della tradizione, privi quindi di agenti inquinanti. Pietra (tufo), legno, vetro e ferro li ritroviamo nelle facciate, nelle porte di accesso alle grotte, nelle piccole finestre e nelle ringhiere che disegnano il prospetto dei sassi, perché i Sassi questo sembrano, un unico indistinguibile prospetto nel quale colori e materiali in una danza silenziosa si uniscono agli spuntoni di roccia e all’azzurro del cielo per donarci immagini meravigliose.

Alicia Daniels Uhlig (International Living Future Institute)

Living Buildings e Living Communities: la sfida della rigenerazione, Matera, 6 febbraio 2018

L’evento organizzato dal Living Building Challenge Collaborative: Italy, ha portato il protocollo e la filosofia LBC nel cuore dell’estremo sud d’Italia. All’interno di Casa Cava – un’ex cava di tufo nei Sassi di Matera adibita a spazio per eventi culturali – si sono riuniti più di 120 architetti e ingegneri dalla Puglia e dalla Basilicata.

Alicia Daniels Uhlig, in collegamento da Seattle, ha illustrato il protocollo Living Community Challenge, con alcuni paralleli interessanti con l’esperienza di Matera. Nell’introduzione all’evento Michele Massaro, del Collaborative Italy, ha sottolineato come le buone pratiche di sviluppo urbano di Matera, siano un esempio ancora molto attuale di sostenibilità dell’ambiente costruito. Giuseppe Larato, pure del Collaborative, ha poi sintetizzato i più diffusi protocolli sulla sostenibilità degli edifici, aprendo la strada a una riflessione su LBC. Dal Politecnico di Bari, Francesco Fiorito ha evidenziato l’importanza di ridurre l’effetto isola di calore all’interno dei centri urbani; mentre Fabio Fatiguso ha analizzato i Sassi come caso studio di resilienza urbana per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Carlo Battisti, facilitatore del Collaborative italiano, ha infine fornito una panoramica sul protocollo LBC e sulla missione dell’International Living Future Institute.

I principi di LBC si ritrovano anche nelle attività di RESTORE (REthinking Sustainability TOwards a Regenerative Economy), un progetto di 4 anni finanziato dall’Unione Europea, che mira a creare le condizioni per una sostenibilità ristorativa dell’ambiente costruito, grazie ad una rete di più di 140 professionisti e ricercatori da 38 nazioni europee e internazionali.

Qui di seguito le presentazioni dell’evento:

[1] Con il nome “Sassi” a Matera s’intendono due grandi quartieri che costituiscono, insieme alla “Civita” e al “Piano”, il centro storico della città di Matera.

[2] Il concessionario di un bene demaniale può dare in uso a terzi, a titolo oneroso e dietro corrispettivo, locali facenti parte del demanio, sia mediante locazione che mediante subconcessione.

[3] La gravina è una tipica morfologia carsica della Murgia. Le gravine sono incisioni erosive profonde anche più di 100 metri, molto simili ai Canyon, scavate dalle acque meteoriche nella roccia calcarea. Le loro pareti, molto inclinate e in alcuni casi verticali, possono distare tra loro da poche decine a più di 200 metri.

This article, written in collaboration with Giuseppe Larato, Michele Massaro and Michele Scavetta, is the extended version of ‘Matera, Italy: the original Living Community’, featured on the last number of Trim Tab (Issue 33) of the International Living Future Institute, that you may read here.

Living Communities a Matera.

Living Buildings & Living Communities: la sfida della rigenerazione.

Quando: martedì 6 febbraio 2018, ore 15:30-19:00
Dove: Casa Cava
Indirizzo: Via S. Pietro Barisano, Matera
L’evento è gratuito, previa registrazione qui. Posti limitati.

Living Building Challenge

Il Living Building Challenge (LBC) è il più rigoroso standard prestazionale dell’ambiente costruito. Prevede la progettazione e realizzazione di edifici funzionanti in modo pulito, bello ed efficiente così come lo richiede un’architettura ispirata alla natura. Questi sono i “Petali” LBC (le categorie prestazionali di sostenibilità Living Building Challenge): PLACE (Luogo), WATER (Acqua), ENERGY (Energia), HEALTH & HAPPINESS (Salute e felicità), MATERIALS (Materiali), EQUITY (Equità), BEAUTY (Bellezza).

Maggiori informazioni: http://living-future.org/lbc

Obiettivi

I partecipanti acquisiranno una conoscenza di base del Living Building Challenge – una filosofia, uno strumento di patrocinio ambientale e un programma di certificazione che affrontano lo sviluppo sostenibile a tutti i livelli. Per essere certificati secondo LBC, i progetti devono soddisfare una serie di requisiti prestazionali ambiziosi misurati per un minimo di 12 mesi di occupazione continua.

Come possiamo estendere questi concetti a livello di comunità? Con la guida di Alicia Daniels Uhlig dell’International Living Future Institute di Seattle (WA, USA) scopriremo il Living Community Challenge, uno strumento di pianificazione urbana, progettazione e costruzione per creare una relazione simbiotica tra le persone e tutti gli aspetti dell’ambiente costruito.

Con la partecipazione di:

Living Building Challenge Collaborative: Italy, un gruppo di professionisti volontari impegnati per la sostenibilità, la formazione e l’attuazione del Living Building Challenge, lo standard di sostenibilità dell’ambiente costruito più avanzato al mondo.
Naturalia-BAU, l’azienda altoatesina che da 25 anni propone prodotti e sistemi naturali di alta qualità per una casa sana e rappresenta in Italia un importante punto di riferimento del settore bio-edile.
DICATECh, il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica del Politecnico di Bari.

Programma

Alicia Daniels Uhlig è un architetto e appassionato sostenitore della bioedilizia, con 20 anni di esperienza nella progettazione sostenibile. Alicia è direttore per l’International Living Future Institute del protocollo Living Community Challenge e responsabile per le policies, è impegnata ad accelerare la creazione di comunità vivaci, sane e sostenibili. Prima di unirsi a ILFI, ha praticato la libera professione di architetto a Seattle (Washington, USA) con GGLO, in California con Van der Ryn Architects e nelle Isole Vergini americane. Il focus di Alicia sulla sostenibilità l’ha portata anche a lavorare su progetti di architettura locale in Italia (segue).

Informazioni e registrazione

Dove: Casa Cava, via San Pietro Barisano 47, Matera
Parcheggi: consigliato Via Roma/Piazza Matteotti.  Tuteliamo l’ambiente, prediligiamo mezzi pubblici o mezzi in condivisione.
Informazioni:  +39 340 8003909
Registrazione: Partecipazione gratuita, posti limitati. Iscrizione tramite Eventbrite qui.
Scadenza per la registrazione: lunedì 05.02.2018.
Crediti formativi professionali: verranno riconosciuti 3 CFP per gli ingegneri, in accordo con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera.

Vi aspettiamo 🙂

Casa Cava, Matera

La visione di Tony.

Inspiring and empowering people to follow their passions to create a vibrant, connected urban core (Tony Hsieh).

2013_03_11 immagine 01Dalla sua fondazione nel 2009, Zappos è cresciuta fino a diventare il più grande negozio on-line di … scarpe. Nel luglio 2009 l’acquisizione da parte di Amazon per 1,2 miliardi $ (!). Alla guida di Zappos c’è Tony Hsieh, che sta spostando la sede della società da Henderson (Nevada) all’ex municipio di un sobborgo di Las Vegas, una della zone più depresse d’America. Si badi bene, non stiamo parlando della Las Vegas tutta luci, casinò, club, e hotel extra lusso, ma di un sobborgo con il maggior numero di pignoramenti degli US e con il tasso di disoccupazione più alto della nazione.

Image © Downtown Project

Image © Downtown Project

Non vi parlo oggi dello sviluppo incredibile di questa start-up, ma del progetto di riqualificazione urbana Downtown Project che Tony Hsieh e i suoi soci (non legati ad Amazon) si sono messi in testa di realizzare. 350 milioni $ di investimento per trasformare Las Vegas nella metropoli più ‘collettiva’ del mondo (the most community-focused large city in the world). La strategia è appunto ispirare e sviluppare il potenziale delle persone per seguire le loro passioni e creare un nucleo urbano vibrante e connesso. È un progetto che mira, tramite un fondo chiamato VegasTech Fund, a creare un eco-sistema, unico nel suo genere, fatto di aree residenziali, piccole attività economiche, centri di formazione, e start-up tecnologiche.

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Hsieh è intervenuto all’ultimo Verge a San Francisco il 12-13 novembre 2012. Verge è un programma itinerante di conferenze internazionali creato da GreenBiz, l’organizzazione guidata da Joel Makeower, che è attualmente a mio avviso la numero uno nella divulgazione della sostenibilità, anche tramite questi eventi fortemente interattivi. The city as a startup, questo il titolo della presentazione.

2013_03_11 immagine 03L’ispirazione di Hsieh proviene anche dal libro di Edward Glaeser, professore di economia ad Harvard, Triumph of the City, che dichiara quanto le città siano i luoghi più sani, green e ricchi (dal punto di vista culturale ed economico) per vivere. C’è una ricerca che sostiene ad esempio che ogni volta che la città raddoppia di dimensione, l’innovazione e la produttività per abitante crescono del 15% (mentre ciò non è vero per le aziende che si ingrandiscono, dove la produttività per impiegato si riduce).

When people live closely together, they interact more frequently which creates more opportunities for them to learn from each other.

Accelerate serendipity → Accelerate learning → Accelerate productivity and innovation

Image © Downtown Project

Image © Downtown Project

Nel caso di Downtown Project l’obiettivo è quello di attivare un circolo virtuoso tra aziende, città e comunità (l’eco-sistema di cui sopra), che si basa su 3 C:

1. Collisioni (collisions) ovvero le conversazioni casuali anche al di fuori del contesto lavorativo, che producono idee creative e che per fare ciò possono essere anche catalizzate. Hsieh fa l’esempio dell’attuale sede aziendale, dove all’inizio tutte le porte verso l’esterno erano aperte così che gli impiegati potessero defluire dall’edificio da ogni parte. Ora invece tutte le porte secondarie sono chiuse (spero non ci siano problemi in caso di incendio ! ..) e gli impiegati sono forzati così a uscire tutti dall’ingresso principale, aumentando enormemente la possibilità di ‘collidere’ tra di loro. Lo stesso tipo di intensificazione dei contatti può essere ricreata a livello di città, se la distribuzione planimetrica è progettata con questo obiettivo.

2. Formazione condivisa (co-learning) ovvero un tipo di formazione spontanea e auto-generata all’interno della comunità, ottenuta investendo in una miriade di piccole attività (small businesses) che aiutino a consolidare un senso di comunità e vicinato. E allora il fiorista potrebbe insegnare il suo modo di far marketing al gestore del bar che potrebbe spiegare il suo modo di relazionarsi con i clienti al … ecc. ecc. Tutti vicini, smart e interattivi … Un ulteriore modo per costituire una comunità forte e non un insieme di ‘isole’.

3. Comunità (community) ovvero la serendipità (serendipity) assunta a paradigma delle relazioni. Incontrare casualmente, magari in pausa pranzo, diverse persone che conosci, aiuta a creare un senso di famigliarità e di serendipità, il che contribuisce alla fine a rafforzare l’essenza della comunità.

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Tony Hsieh @ Verge SF

La città ideata da Tony non è certo la prima città volutamente pianificata, ce ne sono diverse; sembra essere però una delle poche ad avere una filosofia alla sua base, un genius loci, si potrebbe dire, utilizzando un’espressione mutuata nell’architettura.

Tony Hsieh @ Verge SF

L’aspetto infine più innovativo del progetto è quello di considerare Las Vegas (!) una possibile piattaforma per startup. La finalità è creare soluzioni per i temi sociali e ambientali, anche legate alla trasformazione urbana di aree, che, come questa, possono diventare luoghi ideali per vivere, lavorare e giocare. 4 i criteri per valutare e selezionare le idee di business proposte:

  1. Sei appassionato della tua idea?
  2. La tua idea contribuisce in qualche modo alla comunità?
  3. Sei in grado di realizzare la tua idea di business?
  4. Il tuo modello di business è sostenibile?

Una città insomma basata sulla propria comunità e un luogo di ispirazione, formazione, innovazione, produttività e, soprattutto … felicità. Più che il ROI (return on investment) interessa il … ROC (return on community).

Culture is to a Company as Community is to a City

Downtown project goals:

  • Live/Work/Play – Walking Distance
  • The Most Community-Focused Large City in the World
  • The Co-working Capital of the World

ROI vs. ROC

Instead of maximizing short-term ROI: Return On Investment. We focus on maximizing long-term ROC: Return On Community.

Accelerating Community, Learning & Serendipity

…will lead to…

Accelerating Happiness, Innovation & Productivity

2013_03_11 immagine 08In 1999, at the age of 24, Tony Hsieh (pronounced Shay) sold LinkExchange, the company he co-founded, to Microsoft for $265 million. He then joined Zappos as an advisor and investor, and eventually became CEO, where he helped Zappos grow from almost no sales to over $1 billion in gross merchandise sales annually, while simultaneously making Fortune Magazine’s annual ‘Best Companies to Work For’ list. In November 2009, Zappos was acquired by Amazon.com in a deal valued at $1.2 billion on the day of closing. In addition to his responsibilities as CEO of Zappos.com, Hsieh is leading the ‘Downtown Project‘, a group committed to transforming downtown Las Vegas into the most community-focused large city in the world.  This transformation includes the relocation of the Zappos offices from Henderson, Nevada to what was the old City Hall in downtown Las Vegas. (from http://www.greenbiz.com).

Qui il video della presentazione di Tony Hsieh a Verge SF, 13.11.2012.