Raise your music.

La radio ai tempi del crowdfunding.

Segnalo questo articolo di Martina Pennisi sul Corriere della Sera del 26.10.2013 che fa una panoramica sul mondo del crowdfunding in Italia.

Bertallot 2Uno schema di finanziamento diffuso che sta sostenenendo la nuova ‘impresa’ musicale di Alessio Bertallot. Dopo la chiusura (o per meglio dire la non ri-conferma) di RaiTunes su Radio2, che dal settembre 2010 al giugno 2013 è stato il programma di riferimento per la musica alternativa (termine vastissimo per definire la musica non commerciale) è nata sul web la nuova trasmissione ‘Casa Bertallot’, diffusa attraverso la piattaforma Spreaker.

musicraiserE così noi ‘RaiTuners’, orfani del nostro programma preferito (48.375 followers su Facebook …), abbiamo ritrovato il Bertallot a trasmettere direttamente da casa sua e quindi siamo diventati … ‘Bertallodgers’ (lodger = inquilino, ospite). Prima una sola puntata, il lunedì, anche per motivi di risorse (economiche e tecniche). Ora, grazie a Musicraiser, il nostro sta raccogliendo fondi per le spese vive (attrezzature, collaboratori, ecc.) anche tramite annuncio su YouTube (vedi di seguito) e il programma potrebbe espandersi ad altre serate. Il tutto in piena indipendenza da qualsiasi tipo di ‘azionista di riferimento’, pubblico o privato, una radio fatta veramente dai propri ascoltatori.

Nell’articolo del Corriere interessante anche l’ipotesi di raccogliere capitali con lo schema del crowdfunding per riqualificare energeticamente un edificio di interesse pubblico. Con la potenzialità del risparmio energetico da una parte ma la cronica mancanza di liquidità del settore costruzioni dall’altra viene da dire ‘Perchè no?’ a questo ulteriore scenario.

Realizzare un documentario, un film o contribuire all’acquisto di un’opera d’arte. O, come nel caso del Magnolia, aiutare un’associazione culturale nell’attività di ristrutturazione e manutenzione. Il noto circolo milanese ha chiesto alla Rete, affidandosi al portale Eppela, 45 mila euro per migliorare l’edificio sotto il profilo energetico e di impatto ambientale. Hanno messo mano al portafoglio per dare una mano a un palco che li ha ospitati più volte anche gli Elio e le Storie Tese. La pratica ha un nome ben preciso:  crowdfunding . Ed è più semplicemente definibile come raccolta di contributi economici veicolata tramite Internet. Si presenta la propria idea, si comunica la cifra necessaria e ci si appella alla generosità degli internauti offrendo loro una ricompensa per la partecipazione.  Il Magnolia, ad esempio, ha regalato agli oltre 450 donatori tre pass per altrettante serate, borse e magliette in edizione limitata e una citazione sul muro interno del circolo. Dagli Stati Uniti è arrivato l’eco di progetti capaci di raccogliere più di 10 milioni di dollari, come lo smartwatch Pebble attraverso la piattaforma Kickstarter. A livello globale si parla di un fenomeno da più di un miliardo e mezzo di euro all?anno. In Italia tra ottobre 2012 e ottobre 2013 si sono mossi 11 milioni di euro. E siamo stati, soprattutto, il primo paese ad approvare un regolamento che permetterà anche alle start up di rivolgersi alla Rete per trovare investitori privati. Come riporta l’indagine di Ivana Pais e Daniela Castrataro, nei nostri confini le piattaforme attive per chiedere contributi sono 27. Il progetto di maggior successo è quello della Fondazione Cometa, che ha rastrellato la bellezza di 600 mila euro con la costruzione di un’area per accogliere famiglie, laboratori e botteghe artigiane su Terzo Valore. Anche noi abbiamo le nostre chicche tecnologiche, come lo smartwatch di Fabiano Zamuner che ha portato a casa più di 20 mila euro o il programma per controllare i robot fatti con il Lego di Daniele Benedettelli da seimila e 300 euro, ma gli internauti italiani si dimostrano più sensibili nei confronti di progetti artistici o a sfondo sociale. Dalla pellicola, ‘E fu sera e fu mattina’ , che ha portato a casa 70 mila euro su Produzioni dal basso al progetto musicale di Gianni Maroccolo, il bassista dei Litfiba, capace di sbloccare su Musicraiser 28 mila euro. C’è chi ha voluto dare un contributo alle spese legali degli attivisti del G8 di Genova, 13 mila euro su Buona Causa, o chi ha partecipato su Rete del Dono alla campagna contro la poliomelite da 29 mila euro. Funzionano bene anche le iniziative sul territorio: Ginger, ad esempio, si occupa dell’Emilia Romagna e l’idea di una micro sala cinematografica a Piacenza si sta avviando verso i 4 mila euro. Chi può contare su un marchio già noto o un seguito di persone consolidato può scegliere la via della raccolta online autonoma. Lo ha fatto Palazzo Madama, superando in due mesi 80 mila euro per riportare a Torino il servizio in porcellana dei d’Azeglio. Lo sta facendo Slowfood con la campagna per realizzare 100 orti in Africa; in poche settimane si è arrivati già a 27 mila euro. E lo farà Arianna Ciccone, l’organizzatrice del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che proprio grazie al crowdfunding  può provare a realizzare l’edizione 2014 della manifestazione, a rischio per mancanza di fondi. Lo strumento è alla portata di tutti, qualsiasi sia la forza mediatica dell’idea e dell’ideatore. Il consiglio è quello di esporsi in prima persona nel video di presentazione e chiedere il contributo nel modo più chiaro e trasparente possibile. Inoltre, più sarà sfiziosa e conveniente la ricompensa messa sul piatto, maggiori saranno le possibilità di successo: fate diventare i donatori personaggi del vostro film o portateli con voi a scegliere il colore di parte del prodotto. Anche online , insomma, bisogna saperci fare.

[Martina Pennisi © Corriere della Sera, 26.10.2013]

2 risposte a “Raise your music.

  1. Pingback: I 100 di Luna – parte I. | carlobattisti

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