EPOurban procede a tutto gas (risparmiato).

EPOurban geht mit vollgas (sparsam) weiter.

epo_logoProcede speditamente EPOurban, il progetto del Comune di Bolzano che si prefigge di sviluppare un nuovo modello efficace di risanamento energetico ‘partecipato’ per gli edifici residenziali privati. Il progetto è collocato all’interno del programma europeo di sviluppo della competitività territoriale Central Europe, è iniziato al termine del 2011 per completarsi alla fine del 2014. Oltre alla città di Bolzano sono partner di questa iniziativa, finanziata in toto dall’Unione Europea, Lipsia (Leipzig – D), Sopot (PL), Voitsberg (A), Praga (distretto 11 – CZ), Celje (SLO) e Bratislava (SK).

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Un workshop del progetto

L’obiettivo strategico è duplice: stabilire benefici di lungo termine per i proprietari privati di alloggi, nelle città dell’Europa centrale, fornendo loro piani d’azione pronti all’uso per l’utilizzo ottimale delle loro proprietà. Più in generale stimolare gli investimenti privati in aree urbane degradate, migliorando di conseguenza la coesione a livello locale ed europeo tra le città dell’Europa centrale ed europee in generale. Nel concreto, per quanto riguarda Bolzano, l’obiettivo specifico è quello di sviluppare un servizio di consulenza qualificato (gratuito, in quanto finanziato dal progetto) a beneficio dei proprietari privati per incentivare e agevolare interventi di efficientamento energetico su edifici residenziali della città di Bolzano. Gli edifici privati costituiscono la stragrande maggioranza del patrimonio edilizio cittadino, e per tale motivo interventi finalizzati a migliorarne le prestazioni energetiche (retrofitting) sono fondamentali per ridurre i consumi energetici e l’emissione di CO2 dell’intera città. Ma, trattandosi appunto di edifici privati, il Comune non può che intervenire in modo indiretto, cercando di facilitare questo processo virtuoso. Come si può capire, è una grande operazione strategica sul piano urbano (si può dire l’operazione più importante dei prossimi 20-30 anni, anche in termini di impatto sociale ed economico) in piena rispondenza con gli obiettivi del Patto europeo dei Sindaci, al quale il Comune di Bolzano ha aderito (Masterplan, Piano CO2 neutrale).

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Gli edifici di EPOurban:
Piazza Sernesi 34
(progetto Luis Plattner, 1951)

Nella prima fase del progetto (2012) coordinato da Sara Verones (Ripartizione 5. Pianificazione e Sviluppo del Territorio del Comune di Bolzano – direzione Stefano Rebecchi) con il Cluster Edilizia del TIS come advisor tecnico, un’indagine approfondita ha riscontrato i fabbisogni locali in tema di riqualificazione energetica e la disponibilità attuale di servizi correlati, rilevando le principali criticità e le opportunità per lo sviluppo dell’iniziativa definita dal progetto. Inoltre è stata fatta una mappatura dei cosiddetti stakeholders locali, ovvero le varie parti (sociali, imprenditoriali, economiche) portatrici di interesse nella tematica; passaggio fondamentale per mobilitare e aggregare tutte le forze e le competenze necessarie per condurre in porto un progetto dagli obiettivi, come si è visto, così strategici per il territorio. È chiaro infatti che il risultato positivo di un’iniziativa di questo spessore potrebbe avere, nell’interesse di tutta la comunità, ricadute fondamentali sul benessere dei cittadini (risparmio energetico e comfort abitativo) e sul sistema economico (rimessa in moto del settore delle costruzioni, con tutto l’indotto di servizi che questo comporta).

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Piazza Erbe 11 (XII° secolo)

Nella seconda fase, avviata quest’anno, si è entrati nel vivo degli aspetti operativi del progetto. Tramite una selezione pubblica il Comune ha costituito un gruppo di consulenti, esperti nei vari ambiti considerati fondamentali per lo sviluppo del progetto (tecnici, legali, finanziari). Architetti, ingegneri, docenti universitari, avvocati ed economisti provenienti da Bolzano, Trento, Ferrara e Milano (c’è anche quindi l’opportunità di confrontare approcci ed esperienze diverse di differenti città) sono ora alle prese con la fase di analisi di un gruppo di edifici, per sviluppare un nuovo modello di ‘smart audit’. Si intende smart perché si tratta di indagare le prestazioni energetiche del singolo edificio e proporre uno studio di fattibilità di uno o più interventi di risanamento energetico affrontando in modo sistematico e integrato non solo gli aspetti tecnici, che allo stato dell’arte sembrano essere il problema minore, ma soprattutto quelli giuridici, amministrativi ed economici-finanziari. Sono questi gli aspetti più critici che di fatto ad oggi non consentono l’avvio di un progetto su larga scala di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Per usare una locuzione tanto di moda, un audit 2.0, cioè un approccio (nel caso di EPOurban appunto di tipo ‘consulenziale’) che sappia utilizzare in modo esaustivo tutte le informazioni e gli strumenti disponibili per agire sugli edifici, ma che sappia farlo anche cogliendo in modo agile e snello le peculiarità delle singole tipologie di edificio. Si pensi ad esempio alle differenze di approccio tra un edificio di importanza storica rispetto ad una delle tante palazzine più o meno scadenti degli anni del boom economico. In sintesi, una ‘mass customization’ del retrofitting, operazione evidentemente difficile anche sotto il profilo delle ‘policies’ e della regia degli interventi.

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Via Rencio 2 (1970)

Il ‘dream team’ dei consulenti ha quindi preso in esame una decina di edifici bolzanini, rappresentativi per tipologie, periodo storico, circoscrizione, individuati con avviso pubblico, che serviranno come ‘casi pilota’ per sperimentare il modello di intervento che i tecnici stanno elaborando. Per ognuno degli edifici (dieci su dieci) la partecipazione al progetto è stata ratificata formalmente all’interno dell’assemblea condominiale. Altri dieci edifici seguiranno nel 2014, con la logica: implemento il modello, lo applico, riscontro gli errori, sistemo il modello e lo riapplico su altri edifici per arrivare alla conclusione del progetto con un prodotto ‘validato’. Seguirà poi un periodo di 5 anni di rodaggio (sempre gratuito per i privati in quanto finanziato dal progetto – una grande opportunità !) per perfezionare un sistema in grado poi di procedere autonomamente. Insomma, un progetto di grande importanza strategica completamente allineato con le politiche di efficienza energetica e sostenibilità che l’Europa si sta dando in questi anni, con gli obiettivi di risparmio fissati per il 2020. Tre sono a mio avviso le sfide principali del progetto.

L’audit ‘intelligente’.

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Via Leonardo da Vinci 3 (1955)

Il modello di approccio al risanamento energetico di edifici privati sin qui adottato non ha funzionato in modo sistematico. Stiamo parlando in generale di edifici residenziali privati multipiano, più del 70% del patrimonio edilizio italiano, dove la proprietà è all’80 % suddivisa tra singoli proprietari (non mi riferisco quindi a grandi patrimoni immobiliari la cui proprietà è concentrata nelle mani di singole immobiliaristi o finanziarie, con una maggiore facilità decisionale e operativa). E’ la situazione tipica di Bolzano ma anche della maggior parte delle città italiane. Un approccio nel quale tipicamente un condomino (magari architetto, ingegnere, geometra), oppure l’amministratore condominiale, affiancato dal ‘tecnico di fiducia’ oppure da una società di facility-energy management o da una ESCo (Energy Service Company) propone nella ‘fossa dei leoni’ (l’assemblea condominiale …) l’intervento di risanamento energetico su tutto l’edificio (isolamento a cappotto, serramenti, caldaia e quant’altro). Si scatena la ‘bagarre’ dove ognuno dei condomini porta i propri interessi, accomunati da una generale mancanza di liquidità (il problema principale), dalla poca chiarezza delle regole e delle opportunità, dalle difficoltà operative. E tutto sfuma nel nulla. Ciò che EPOurban si prefigge di fare è appunto portare alle assemblee condominiali un modello di approccio al risanamento energetico – smart audit – (tecnico, giuridico, economico, anche comunicativo !) a 360° nel quale tutti gli aspetti (e le opportunità) siano stati preventivamente analizzati e sperimentati. Un approccio qualificato, trasparente e validato, presentato in modo imparziale con il coordinamento dell’amministrazione pubblica (se questa proposta arriva dal proprio Comune – garante dell’operazione – assume per il singolo condomino un aspetto ben diverso).

Il modello di business.

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Via Leonardo da Vinci 2a (1880)

Ma perché tutta l’operazione funzioni è necessario approntare un modello di business che garantisca un adeguato ritorno economico per gli operatori interessati. Non si parla solo del modello di business che sosterrà a regime l’attività consulenziale promossa dal Comune (potrebbe diventare uno ‘Sportello energia’ a beneficio dei cittadini, attualmente destinatari a Bolzano di una mole di informazioni non adeguatamente coordinate e a volte contradditorie). Mi riferisco appunto ad una soluzione win-win per il risanamento energetico residenziale. Quale sia il beneficio per i singoli proprietari è evidente, un risparmio energetico (ottenuto con soluzioni efficienti e impiego di energie rinnovabili) che si tramuta subito in risparmio economico e riduzione dalla dipendenza dai combustibili fossili. Ma tutto ciò possibilmente senza sborsare un euro (la mancanza di liquidità di cui sopra) e comunque continuando a pagare le stesse bollette fino alla concorrenza dell’investimento sostenuto. Chi è quindi che può gestire l’intera operazione dal punto di vista economico, tecnico e giuridico, tenendo conto soprattutto che gli interventi di risanamento più efficaci sono anche i più costosi e quindi quelli con tempi di ritorno dell’investimento più lunghi? Non certo il singolo condomino, non il condominio nel suo complesso (la cui identità è poco chiara in termini di responsabilità legali e finanziarie). L’idea può essere quella della ESCo una società che investe negli interventi di questo tipo ripagandosi con i risparmi energetici derivanti), meglio se una ESCo mista pubblico-privata che coinvolga appunto il Comune (per le garanzie di cui sopra e per la mission sociale che l’amministrazione pubblica dovrebbe avere) e tutti gli operatori principali interessati (gli stakeholders di cui sopra) che a Bolzano sono chiaramente definiti (associazioni dei condomini, artigiani e costruttori, ordini professionali, l’Agenzia CasaClima che certifichi la validità degli interventi). E ovviamente gli istituti di credito e/o per quanto possibile le risorse economiche provinciali eventualmente accantonate (il fondo di rotazione?) ecc. Coinvolgere il Comune vuol dire coinvolgere la municipalizzata (in questo caso l’Azienda Energetica). E qui sta chiaramente un’altra contraddizione (apparente?). Come può un’azienda energetica, che produce e comunque acquista e vende energia, essere interessata ad un’operazione finalizzata alla riduzione del consumo energetico? Potrebbe esserlo, in una logica di diversificazione dei servizi: ‘non vendo semplicemente energia, divento il partner energetico del cittadino, lo aiuto a risparmiare, lo coinvolgo nella micro produzione locale (le smart grid), gli vendo altri servizi correlati, ecc.’. Non dimentichiamo che le aziende energetiche stanno in un mercato liberalizzato dove la battaglia solo sul prezzo dell’energia può mettere in difficoltà municipalizzate poco avvezze ad innovare. Insomma, un modello tutto da costruire ma il cui risultato potrebbe non essere scontato, se visto in un’ottica complessiva di sviluppo territoriale.

Un processo partecipato.

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Una conferenza stampa del progetto

Un progetto di questa portata ha bisogno come linfa vitale di un adeguato sistema di comunicazione. Non a caso questo è uno dei punti premianti dell’iniziativa che potrebbe trasformare in elementi di successo anche alcuni aspetti apparentemente contraddittori. Una comunicazione a più livelli. Tra i partner del progetto: è di estremo interesse mettere ad esempio a confronto l’esperienza di Bolzano con quella di Lipsia, che ha già sperimentato questo processo consulenziale negli anni ’90 con circa tremila proprietari, oppure con quella di Celje (cittadina caratterizzata quasi integralmente da edifici di importanza storica). Tra il Comune e i partner e stakeholders locali: è stato istituito un tavolo di confronto permanente denominato ‘Cantiere EPOurban’ con l’obiettivo di trasmettere periodicamente e bilateralmente informazioni sull’avanzamento del progetto e spunti di sviluppo. Tra i tecnici del progetto: si è già detto delle competenze trasversali e multidisciplinari che dovrebbero costituire l’elemento fondante del valore aggiunto del progetto. Ma, soprattutto, la comunicazione ‘con gli edifici’ ovvero con i singoli e i nuclei famigliari che all’interno di quegli edifici abitano, in una logica partecipativa con approccio il più possibile ‘bottom-up’ (evitando le soluzioni ‘paracadutate’ dall’alto alle quali facevo riferimento nella premessa). Se l’obiettivo è quello di trasformare un insieme di approcci episodici alla tematica in un ‘movimento del risanamento energetico’ (‘Occupy Energy‘ ??) è necessario attivare il coinvolgimento urbano con una logica di massima partecipazione, anche per condividere un linguaggio comune per il momento ancora troppo tecnico. Lo scenario potrebbe essere ad esempio quello di una grande assemblea condominiale (la ‘madre di tutte le assemblee condominiali’) dove condividere i risultati parziali del progetto e sperimentare la condivisione di una diversa visione del futuro.

Per informazioni sul progetto: link al sito del Comune. Pagina Facebook.

EPOurban’s general objective is to establish long-term benefits to final beneficiaries of the project (private house / flat / property owners) in Central Europe Cities, by providing them with ready-to-use action plans to optimally utilize their property. The project is a counter measure to social segregation, an undertaking to overcome market failure in the private housing markets, caused by social, economic and demographic change. In addition core outputs of EPOurban are a proactive measure to raise the quality of life for citizens under the aspect of increasing attractiveness of districts, enhancing the value of private property and revitalizing deprived urban areas. The project is a counter measure to social segregation, an undertaking to overcome market failure in the private housing markets, caused by social, economic and demographic change. In addition core outputs of EPOurban are a proactive measure to raise the quality of life for citizens under the aspect of increasing attractiveness of districts, enhancing the value of private property and revitalizing deprived urban areas [web site EPOurban project].

EPOurban ist ein EU-finanziertes Projekt, dessen Schwerpunkt in der Aktivierung und Unterstützung der privaten Hauseigentümer bei der energetischen Sanierung des Wohngebäudebestandes liegt. Das Projekt fügt sich damit in den weiter gefassten Kontext der Stadterneuerung ein, ein Thema, dem derzeit besondere Aufmerksamkeit zuteil wird. Die Laufzeit des Projekts, das im Rahmen des EU-Programms “Central Europe” realisiert wird, beträgt 3 Jahre (bis November 2014). Partnerstädte sind u. a. Leipzig (Deutschland), Sopot (Polen), Prag (Tschechische Republik), Celje (Slowenien), Bratislava (Slowakei) und die Kernraumallianz Voitsberg (Österreich). Es zeichnete sich letzthin immer deutlicher ab, dass in dieser wirtschaftlich prekären Lage, die auch unser Land nicht verschont hat, mit innovativen Konzepten, die insbesondere auf die Sanierung des Gebäudebestandes fokussieren, zeitnah konkrete Erfolge erzielt werden können. Die Stadt Bozen hat bereits entsprechende Zeichen gesetzt und sich durch die Unterzeichnung des Konvents der Bürgermeister dazu verpflichtet, einen Aktionsplan für nachhaltige Energie und zur Senkung der CO2-Emissionen vorzulegen und umzusetzen [Web Seite Stadt Bozen].

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