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Arcipelago fondi.

L’arcipelago dei fondi UE per la ricerca e l’innovazione.

Quello dei finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, soprattutto a livello europeo ma anche nazionale e regionale, è un vero e proprio arcipelago dove è facile perdersi. Ecco di seguito una mappa sintetica dei principali programmi e “framework” europei 2014-2020.

Horizon 2020

Horizon 2020 (H2020) è il Programma Quadro dell’Unione Europea (UE) per la ricerca e l’innovazione relativo al periodo 2014-2020. I Programmi Quadro, di durata settennale, sono il principale strumento con cui l’Unione Europa (UE) finanzia la ricerca in Europa.

Horizon 2020 unifica in un unico strumento finanziario tre programmi precedenti (2007-2013) finalizzati a supportare la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico: il Settimo Programma Quadro (7PQ), il Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione (CIP) e l’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT). La sua elaborazione è stata avviata nel 2011, quando i capi di Stato e di governo della UE hanno invitato la Commissione europea, per il periodo 2014-2020, a integrare in un quadro strategico comune i diversi strumenti dedicati a sostenere la ricerca e l’innovazione. La Commissione ha avviato così un’ampia consultazione che ha coinvolto tutti gli attori principali in tema di ricerca e ha portato all’istituzione del Programma.

Lo scopo di Horizon 2020 è sostenere la ricerca e l’innovazione: uno dei cinque obiettivi principali a cui mira Europa 2020, la strategia dell’Unione Europea per il decennio 2010-2020. In linea con questa Strategia, H2020 si propone di contribuire, in particolare, alla realizzazione di una società basata sulla conoscenza e sull’innovazione, orientata verso le grandi priorità indicate dall’Agenda europea per il 2020: crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. [fonte. MIUR]

Portale per i partecipanti
H2020 (english)

Horizon 2020

Alpine Space

Il Programma Spazio Alpino 2014-2020 è un Programma transnazionale di “Cooperazione Territoriale Europea” e, assieme ad altri 15 Programmi, contribuisce al miglioramento della cooperazione tra le regioni europee.

In questo Programma, attori nazionali, regionali e locali, collaborano a livello transnazionale in diversi progetti, con una visione comune: supportare uno sviluppo regionale sostenibile nella regione Alpina. Contribuendo alla strategia EU 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, fornisce agli stakeholder un contesto per sviluppare, testare, implementare e coordinare nuove idee.

Il programma interessa un’area di quasi 450.000 km quadrati e una popolazione di circa 70 milioni di persone, rappresentando una delle regioni più diversificate d’Europa. Spazio Alpino  si occupa di:

  • coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione Europea
  • crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (EU 2020)
  • sviluppo e cambiamento della regione alpina

A partire dall’analisi dei bisogni del sistema economico e sociale dello Spazio Alpino e della rilevanza del livello transnazionale, la strategia di intervento del Programma è stata concepita concentrando le risorse su 4 degli 11 obiettivi tematici proposti dai regolamenti europei che sono stati a loro volta articolati nelle seguenti 4 Priorità:

  • Asse 1 – SPAZIO ALPINO INNOVATIVO
  • Asse 2 – SPAZIO ALPINO A BASSE EMISSIONI DI CARBONIO
  • Asse 3 – SPAZIO ALPINO VIVIBILE
  • Asse 4 – SPAZIO ALPINO BEN GOVERNATO

[fonte: sito web Alpine Space]
Alpine Space (home page)

Central Europe

Central Europe

Il programma CENTRAL EUROPE supporta la cooperazione regionale tra i Paesi dell’Europa centrale nel periodo di programmazione 2014-2020, in particolare tra le regioni dei 9 Stati dell’Europa centrale coinvolti: Austria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Ungheria, Regioni orientali della Germania, e Regioni settentrionali dell’Italia.

Il programma CENTRAL EUROPE 2020 ha individuato quattro obiettivi tematici per le priorità di investimento.

  • Collaborare sull’innovazione per rendere l’Europa centrale più competitiva: i progetti saranno volti a maggiori investimenti nel campo della ricerca, innovazione e istruzione affrontando le disparità regionali in tema di conoscenza ed istruzione.
  • Cooperare sulle strategie per la riduzione delle emissioni di carbonio in Europa centrale: i progetti dovranno favorire l’uso di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica creando l’opportunità di nuovi posti di lavoro nel settore low-carbon.
  • Cooperare sulle risorse naturali e culturali per una crescita sostenibile in Europa centrale: i progetti dovranno favorire la protezione e gestione del patrimonio naturale e culturale, sempre più vulnerabili alle pressioni ambientali ed economiche.
  • Cooperare sul trasporto per collegare meglio l’Europa centrale: i progetti mirano a migliorare i collegamenti delle regioni e delle città alle reti di trasporto europee e rafforzare il trasporto passeggeri e merci sviluppando e rafforzando sistemi di trasporto eco-compatibili [fonte: Regione Lombardia]

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COST (Cooperation europeenne dans le domaine de la recherche Scientifique et Technique)

L’iniziativa COST è nata nel 1971 come quadro intergovernativo di cooperazione europea nella ricerca scientifica e tecnologica. Il finanziamento COST avviene tramite progetti, detti Azioni (Action), ciascuna delle quali dura quattro anni.

In totale ci sono 36 Stati Membri COST:

  • 35 Stati Membri: Austria, Belgio, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria, Turchia e Regno Unito.
  • 1 Stato Cooperante: Israele.

Questa tipologia di coordinamento serve in particolare per favorire lo sviluppo di ricerche di base e pre-competitive, che difficilmente possono accedere ad altre modalità di finanziamento europeo. E’ importante osservare che il COST finanzia esclusivamente il coordinamento di ricerche nazionali e che non finanzia l’attività di ricerca in sé: i fondi COST possono aiutare a sostenere spese di mobilità dei partecipanti alle Azioni, ma non eventuali costi della ricerca; per esempio non prevedono l’acquisto di materiale sperimentale e non possono essere utilizzati per l’assunzione di personale.

In generale, il singolo ricercatore non può rivolgersi al COST per ottenere direttamente un finanziamento, ma può trovare una rete di colleghi che collabori allo sviluppo di un progetto comune da sottomettere in una area tematica (Domain), esclusivamente tramite l’interfaccia informatica del sito COST, dapprima in forma preliminare e, previa una valutazione positiva, in forma estesa.

I progetti approvati diventano Action e i loro obiettivi sono definiti in un Memorandum of understanding, firmato dai Governi dei Paesi coinvolti. Sono previste due scadenze annuali per la sottomissione dei progetti e per la loro valutazione: una in primavera ed una in autunno [fonte: sito web MIUR]

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FSE (Fondo Sociale Europeo)

Il Fondo sociale europeo (FSE) è il principale strumento utilizzato dall’UE per sostenere l’occupazione, aiutare i cittadini a trovare posti di lavoro migliori e assicurare opportunità lavorative più eque per tutti. A questo fine, l’FSE investe nel capitale umano dell’Europa: i lavoratori, i giovani e chi è alla ricerca di un lavoro. Grazie a una dotazione di 10 miliardi di euro l’anno, l’FSE aumenta le prospettive occupazionali di milioni di cittadini europei, prestando particolare attenzione a chi incontra maggiori difficoltà a trovare lavoro.

Il Fondo Sociale Europeo è istituito dal Trattato sul Funzionamento dell´Unione Europea all´art. 162, il quale prevede che: “per migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori nell’ambito del mercato interno e contribuire così al miglioramento del tenore di vita, è istituito un Fondo Sociale europeo che ha l’obiettivo di promuovere all’interno dell’Unione le possibilità di occupazione e la mobilità geografica e professionale dei lavoratori, nonché di facilitare l’adeguamento alle trasformazioni industriali e ai cambiamenti dei sistemi di produzione, in particolare attraverso la formazione e la riconversione professionale” [fonte: sito web Ripartizione Europa, Provincia Autonoma di Bolzano].

FSE (home page)

FESR

FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale)

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) è uno dei fondi strutturali dell’Unione europea. È lo strumento principale della sua politica regionale ed è gestito dal Commissario europeo per la Politica Regionale

Il FESR concentra gli investimenti su diverse aree prioritarie chiave. Tale approccio assume il nome di «concentrazione tematica»:

  • innovazione e ricerca;
  • agenda digitale;
  • sostegno alle piccole e medie imprese (PMI);
  • economia a basse emissioni di carbonio.

Le risorse FESR stanziate a favore di tali priorità dipendono dalla categoria di regione:

  • nelle regioni più sviluppate almeno l’80 % dei fondi deve concentrarsi su almeno due priorità;
  • nelle regioni in transizione la concentrazione concerne il 60 % dei fondi;
  • nelle regioni in ritardo di sviluppo la concentrazione concerne il 50 % dei fondi.

Alcune risorse FESR, inoltre, devono essere specificamente destinate a progetti attinenti all’economia a basse emissioni di carbonio:

  • regioni più sviluppate: 20 %;
  • regioni in transizione: 15 %;
  • regioni in ritardo di sviluppo: 12 %.

Il FESR riserva particolare attenzione alle specificità territoriali. La sua azione mira a ridurre i problemi economici, ambientali e sociali che affliggono le aree urbane, investendo principalmente nello sviluppo urbano sostenibile. Almeno il 5 % delle risorse FESR è destinato alle specificità territoriali mediante le «azioni integrate» gestite dalle città.

Le aree svantaggiate dal punto di vista geografico (in quanto isolate, montagnose o a scarsa densità demografica) ricevono un trattamento particolare. Le aree più periferiche, infine, godono di specifici aiuti economici da parte del FESR per far fronte agli eventuali svantaggi derivanti dalle condizioni di lontananza [fonte: portale InfoRegio Commissione Europea].

FESR (Home page)

Interreg Italia – Austria

Interreg Italia – Austria

Interreg V-A Italia – Austria fa parte dei programmi di cooperazione territoriale europea per il periodo 2014-2020. Il programma promuove lo sviluppo equilibrato e sostenibile e l’integrazione armoniosa nell’area di confine tra Italia e Austria. Il programma è finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e da contributi pubblici nazionali per un totale di 98 milioni di euro.

Con questi fondi, il programma promuove progetti di cooperazione italiana-austriaca nel campo della ricerca e innovazione, natura e la cultura, espansione delle competenze istituzionali e lo sviluppo regionale a livello locale.

Scopo principale del programma è il rafforzamento della cooperazione territoriale e il mantenimento della qualità della vita e della competitività nell’area di confine tra Italia e Austria. Tali obiettivi saranno raggiunti attraverso azioni mirate a superare le barriere date ai confini, alla creazione di nuove sinergie transfrontaliere, all’incremento dell’attrattività dei territori, alla crescita regionale in un’ottica sostenibile e al raggiungimento di alti livelli di termini di occupazione, produttività e coesione sociale.

La strategia del PC Interreg V-A Italia-Austria ha scelto quattro assi tematici, ovvero assi prioritari (PA), nell’ambito del quale il PC sosterrà progetti transfrontalieri nei prossimi 7 anni. Ogni PA è diviso in una (o più) priorità di investimento (IP), che definisce l’orientamento del PA e per ciascuno dei quali è stato definito un obiettivo specifico

  • Ricerca e innovazione
  • Natura e cultura
  • Istituzioni
  • Sviluppo regionale a livello locale (CLLD)

[fonte: sito web Interreg IT-AU]

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Interreg Italia – Svizzera

Il Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020 contribuisce a conseguire gli obiettivi della Strategia Europa 2020 in linea con i Regolamenti comunitari e la Nuova Politica regionale svizzera (NPR), individuando i bisogni comuni ai due versanti della frontiera in ordine a: obiettivi, priorità, risultati attesi, azioni.

La strategia di Programma si declina in 5 Assi, oltre quello dedicato all’Assistenza tecnica, che rispecchiano gli ambiti di intervento in cui la collaborazione tra gli attori dei due versanti della frontiera è in grado di apportare un significativo valore aggiunto nei due Paesi:

  • Asse 1 Competitività delle imprese
  • Asse 2 Valorizzazione del patrimonio naturale e culturale
  • Asse 3 Mobilità integrata e sostenibile
  • Asse 4 Servizi per l’integrazione delle comunità
  • Asse 5 Rafforzamento della governance transfrontaliera
  • Asse 6 Assistenza tecnica

L’area di Programma costituisce una delle frontiere esterne dell’Unione Europea ed è situata in posizione strategica sia rispetto al continente europeo nel suo insieme sia alle aree di cooperazione transnazionale del Mediterraneo, del Centro Europa e dello Spazio Alpino.

La dotazione finanziaria di Programma ammonta a € 158.435.912,00 di cui € 100.221.466 a valere sul FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) da parte dell’Unione europea, € 17.686.145,00 di parte nazionale e di € 40.528.301,00 (pari a 42.960.000 CHF) da parte della Confederazione svizzera (dei quali CHF 21.480.000,00 di finanziamento federale e cantonale) [fonte: sito web Interreg IT-CH].

Interreg Italia – Svizzera (home page)

Legge provinciale di Bolzano 13 dicembre 2006, n. 14 ”Ricerca e innovazione”

La legge provinciale 13 dicembre 2006, n. 14 “Ricerca e innovazione” stabilisce i presupposti per un finanziamento mirato e pluriennale della ricerca scientifica, di base e applicata.

La legge

  1. definisce il sistema provinciale della ricerca scientifica e dell’innovazione,
  2. disciplina gli strumenti di programmazione, promozione e monitoraggio della Provincia nell’ambito della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico,
  3. disciplina l’ambito delle attività meritevoli di essere sostenute e definisce i soggetti ammissibili,
  4. individua le risorse finanziarie necessarie per il conseguimento delle finalità della presente legge.

[fonte: portale web Provincia Autonoma di Bolzano]

LP 14/2006 Provincia di Bolzano – Innovazione (home page)

Guida ai finanziamenti UE (2017)

Guide to EU funding (2017)

 

 

 

Carlo Battisti è ingegnere civile e Project Manager certificato IPMA®. Dal 2009 si occupa di progetti di innovazione sostenibile nel settore delle costruzioni, soprattutto come consulente di IDM Südtirol Alto Adige. Ha assistito una dozzina di progetti di ricerca e sviluppo nel campo delle costruzioni e ha fornito 350+ servizi di consulenza tecnologica.

Ha seguito e coordina attualmente la partecipazione a bandi e la gestione di progetti nell’ambito di programmi di finanziamento locali, nazionali ed europei quali: Legge provinciale Bolzano 13 dicembre 2006, n. 14 ”Ricerca e innovazione”, Fondo sociale europeo (FSE), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Industria 2015 (Ministero dello Sviluppo Economico – MISE), Programma Operativo Interregionale (POI) “Energie rinnovabili e risparmio energetico”, Central Europe, Alpine Space, COST, Interreg Italia-Austria, Interreg Italia-Svizzera.

Maggiori informazioni e contatti qui.

Abbiamo lanciato il sasso nello stagno.

E ora discutiamo delle onde nell’acqua.

La mega-assemblea condominiale di EPOurban. 

10 edifici x 250 alloggi x 2 ore e mezzo di confronto.

2013_11_15 immagine 01Ciò a cui abbiamo assistito lunedì sera a Bolzano è per certi versi un evento che può cambiare il modo di affrontare il tema dell’efficienza energetica e del risanamento sostenibile degli edifici, residenziali ma non solo, a Bolzano, ma non solo. In una fredda serata di San Martino si sono incontrate presso il Centro Parrocchiale a pochi passi dal Duomo di Bolzano circa 80 persone che in comune hanno una cosa sola: abitano in un alloggio, e considerata la situazione tipica di Bolzano, in un alloggio spesso di proprietà e comunque all’interno di un edificio pluripiano.

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Le assessore Patrizia Trincanato (ambiente) e Maria Chiara Pasquali (urbanistica)

L’incontro è nato con l’obiettivo primario di spiegare e discutere i risultati della prima fase operativa del progetto, dieci audit ‘smart’ (vedremo più avanti cosa intendiamo per ‘smart’) su dieci edifici residenziali bolzanini, per un totale di circa 250 alloggi. Ma al di là dei freddi aspetti tecnici, la serata si è presto trasformata in un’ampia e multi-localizzata discussione itinerante sul tema dell’efficienza energetica nelle nostre case. Un’introduzione generale sul progetto nella sala plenaria, poi discussioni parallele nelle sale divise tra edifici storici, edifici tutelati ed edifici anni ’60-’70 (le tipologie architettoniche di Bolzano) e infine di nuovo nella plenaria per confrontare i temi emersi. Tenere 80 persone (alcune anziane) fino alle 23 di un lunedì sera per parlare di efficienza energetica in una specie di mega assemblea condominiale (se è noiosa una tipica assemblea condominiale immaginate quanto può esserlo una allargata a dieci condomini) è già di per sé una notizia. Forse sbaglio a dire che si è trattato della prima assemblea condominiale ‘distribuita’ (dieci condomini in un colpo solo) d’Italia su questo tema, ma di certo questo schema di approccio (anche comunicativo) rappresenta un primo codice caratteristico di EPOurban.

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Norbert Klammsteiner spiega le proposte di risanamento
per gli edifici anni ’60

Un pubblico già in molti casi competente (vivaci discussioni sulla ventilazione meccanica controllata, vantaggi e svantaggi – la casa passiva non è una cosa astrusa e se ne parla come una scelta praticabile). Non è mancato qualche profeta ante litteram: ‘Io l’ho sempre detto che dobbiamo mettere i pannelli fotovoltaici sul tetto !! …’. Ehi, una volta per tutte, l’efficienza energetica non sono le fonti rinnovabili, è chiaro questo punto? Prima abbatti il consumo di energia con un involucro energeticamente efficiente e con impianti moderni, poi e solo poi produci quel po’ di energia che ti serve con le rinnovabili. Ma nessuno per fortuna ipotizza più ‘Ma il prezzo del combustibile non potrà mica continuare a salire, no?’ Sì, aumenta sempre: il prezzo medio del gasolio era 838 € per 1000 litri a ottobre 2003, 1.410 € a ottobre 2013, pari al +68% in dieci anni. È decisamente più dell’inflazione.

Insomma lunedì, cito Norbert Klammsteiner, uno degli esperti del team di consulenti di EPOurban, abbiamo lanciato il sasso nello stagno, ora discutiamo delle onde nell’acqua (ma prima dovevamo lanciare il sasso !).

L’innovazione di EPOurban

epo_logoIl progetto e l’approccio EPOurban sono a mio avviso innovativi per almeno 10 punti, che provo a sintetizzare di seguito:

  1. Multidisciplinarietà. EPOurban non è solo gli aspetti tecnici e tecnologici del risanamento energetico, che comunque sono importanti. Diciamo che la tecnologia non è un problema. Il progetto affronta gli aspetti finanziari e sociali e lo fa con esperti di finanza, di diritto del condominio, di processi decisionali. Lo fa coinvolgendo i proprietari privati e gli stakeholders sin dal primo momento e anche in seguito, dopo aver sviluppato uno studio di fattibilità. È, in questo senso, un audit ‘smart’ che non si limita agli aspetti tecnici del processo, per poi depositare una fredda relazione tecnica sul tavolo di qualche amministratore, ma che prende in esame tutti gli aspetti del problema, declinando le opportunità dell’edificio.
  2. Centralità del proprietario. È lui il protagonista del processo, è lui che ha in mano l’efficienza energetica. Non è il tecnico, non è l’amministratore condominiale. Possiamo discutere delle situazioni in cui l’alloggio è in affitto, l’affittuario paga le bollette dell’energia e il proprietario non ha interesse alla riduzione dei consumi. Ma efficienza energetica e sostenibilità avanzano se il proprietario diventa centrale (anche ‘stanandolo’ per partecipare a momenti di confronto come quello descritto).
  3. Un nuovo amministratore condominiale. Serve una nuova figura di amministratore del condominio. Reso ancor più responsabile dal nuovo regolamento nazionale, stretto tra le sollecitazioni ‘top-down’ delle opportunità di efficienza energetica, rese possibili dalla tecnologia, e i bisogni ‘bottom-up’ avanzati dai condòmini amministrati, è l’amministratore condominiale che deve capire che non ha alternative; cavalcare l’onda della sostenibilità e farla diventare un programma d’azione per i prossimi anni oppure rimanere confuso tra obblighi e oneri e perdere il treno, magari a favore di nuovi amministratori più ‘imprenditori’ di se stessi e del condominio.
  4. Lavoro di squadra. Non è un gioco da ragazzi. La sostenibilità è una cosa complessa, da misurare e gestire con il bilancino e buone pratiche continue. A semplificarla si rischia di banalizzarla, alimentare false illusioni e vanificare i giusti sforzi. L’approccio multidisciplinare deve diventare multilivello (sensibilizzazione, informazione, formazione, consulenza diretta, confronto tra buone pratiche ed esperienze comuni). Serve una manovra ‘a tenaglia’ per affrontare il problema da tutte le direzioni, codificando soluzioni intelligenti ed efficaci (non sono infinite).
  5. Project management. Questo è un progetto o se preferite un programma o un portfolio di progetti. Quindi servono i project manager, per passare dalla teoria all’azione, dall’analisi ai risultati. Servono PM di nuova generazione. PM della sostenibilità o ancora meglio dell’innovazione sostenibile (è la matrice di questo blog). Intrinsecamente tecnici, ma sempre più trasversali, orientati ad un obiettivo futuro spesso non definito chiaramente a priori, se non nella sua mission. Mutanti. Che utilizzano gli strumenti del project management declinati nelle forme di gestione e comunicazione moderne (dal calcolo della trasmittanza di una muratura esterna fino alla comunicazione attraverso i  social network).
  6. Popolarità. Non auspico che l’efficienza energetica e la sostenibilità diventino di colpo discorsi da bar, come il calcio, nel senso deteriore del termine (ci improvvisiamo tutti allenatori, ognuno può dire la propria sul calcio, tanto nessuno ne ha la controprova) ma nel senso della popolarità dei concetti, sì. Diffondiamo l’efficienza energetica a partire dall’elite dei tecnici e facciamola diventare materia di discussione comune. Ancora una volta, parliamo delle onde nell’acqua. Non discutiamo il ‘se’ e il ‘perché’ ma il ‘come’ e il ‘quanto’.
  7. Tecnici evangelisti. Il ruolo del tecnico assume un’aura diversa, quella, perché no, di un ‘evangelista’ che diffonde il verbo ma in modo concreto, in grado di abbracciare fasce e profili sociali diversi. Dall’anziano attento al portafoglio sino al giovane che si disinteressa totalmente di efficienza energetica ma magari è inconsapevolmente abituato a ottimizzare le risorse (ricicla i rifiuti e si interfaccia online con il mondo). Informazioni chiare, senza pessimismo né facili entusiasmi, soprattutto sugli aspetti finanziari. Un consulente che sta dalla parte del consumatore e diffonde il messaggio per un fine comune.
  8. Abbiamo lanciato il sasso. Il merito di EPOurban è di aver lanciato il sasso (e non aver nascosto la mano…). Dopo l’assemblea di lunedì sera qualcosa è cambiato. La partecipazione dei proprietari è un segnale forte che non va diluito. C’eravamo abituati a pensare che gli interventi di risanamento energetico dovessero necessariamente rimanere progetti complicati, finanziariamente inarrivabili. Qualcosa solo per la singola villetta, non condivisibile in una riunione di condominio. Scopriamo che la realtà non è solo o bianca o nera, ci sono diverse sfumature di possibili interventi, per tutte le tasche e le tempistiche di ritorno dell’investimento.
  9. Il portafoglio. Ormai è chiaro, non è solo una questione ambientale o da ambientalisti. L’efficienza energetica riguarda in primis il nostro portafogli. In una crisi con recessione perdurante non possiamo non-scegliere di risparmiare. Non possiamo confrontare i cartellini al supermercato e poi disperdere ‘su per il camino’ energia e denaro che si potrebbe risparmiare. Non possiamo accettare di spartire l’inefficienza rinunciando ad esempio alla contabilizzazione individuale del calore. Vogliamo continuare a girare con una vettura ‘Euro 0’? Non credo. Serve un volano per partire, certo, ma anche qui le strade possono essere più aperte di quanto sembra.
  10. Il comfort. Non è solo ambiente ma è il comfort nostro e dei nostri figli. E, estendendo, il comfort nelle scuole dei nostri figli, negli uffici nei quali noi lavoriamo o lavorano i nostri cari. Non è solo tutela dell’ambiente, non è solo efficienza energetica, è qualità del vivere. Si tratta di invertire la tendenza e fare un retrofit non solo ‘del motore’ ma anche della qualità dell’ambiente (aria, suono, luce) in cui passiamo il 90% della nostra giornata. Prendiamocene cura tutti, singolarmente e nelle vivaci comunità che il progetto EPOurban ci sta facendo conoscere, poco a poco.

Prossimo appuntamento ufficiale del progetto: ai primi di dicembre a Lipsia per condividere con gli altri partner europei (Lipsia, Praga, Bratislava, Celje, Sopot, Voitsberg) i rispettivi piani d’azione e confrontarsi su strategie e … ricette magiche (che magiche non sono).

Articoli collegati:

C’è un EPO ‘buono’. Si chiama EPOurban.

EPOurban procede a tutto gas (risparmiato).

EPOurban procede a tutto gas (risparmiato).

EPOurban geht mit vollgas (sparsam) weiter.

epo_logoProcede speditamente EPOurban, il progetto del Comune di Bolzano che si prefigge di sviluppare un nuovo modello efficace di risanamento energetico ‘partecipato’ per gli edifici residenziali privati. Il progetto è collocato all’interno del programma europeo di sviluppo della competitività territoriale Central Europe, è iniziato al termine del 2011 per completarsi alla fine del 2014. Oltre alla città di Bolzano sono partner di questa iniziativa, finanziata in toto dall’Unione Europea, Lipsia (Leipzig – D), Sopot (PL), Voitsberg (A), Praga (distretto 11 – CZ), Celje (SLO) e Bratislava (SK).

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Un workshop del progetto

L’obiettivo strategico è duplice: stabilire benefici di lungo termine per i proprietari privati di alloggi, nelle città dell’Europa centrale, fornendo loro piani d’azione pronti all’uso per l’utilizzo ottimale delle loro proprietà. Più in generale stimolare gli investimenti privati in aree urbane degradate, migliorando di conseguenza la coesione a livello locale ed europeo tra le città dell’Europa centrale ed europee in generale. Nel concreto, per quanto riguarda Bolzano, l’obiettivo specifico è quello di sviluppare un servizio di consulenza qualificato (gratuito, in quanto finanziato dal progetto) a beneficio dei proprietari privati per incentivare e agevolare interventi di efficientamento energetico su edifici residenziali della città di Bolzano. Gli edifici privati costituiscono la stragrande maggioranza del patrimonio edilizio cittadino, e per tale motivo interventi finalizzati a migliorarne le prestazioni energetiche (retrofitting) sono fondamentali per ridurre i consumi energetici e l’emissione di CO2 dell’intera città. Ma, trattandosi appunto di edifici privati, il Comune non può che intervenire in modo indiretto, cercando di facilitare questo processo virtuoso. Come si può capire, è una grande operazione strategica sul piano urbano (si può dire l’operazione più importante dei prossimi 20-30 anni, anche in termini di impatto sociale ed economico) in piena rispondenza con gli obiettivi del Patto europeo dei Sindaci, al quale il Comune di Bolzano ha aderito (Masterplan, Piano CO2 neutrale).

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Gli edifici di EPOurban:
Piazza Sernesi 34
(progetto Luis Plattner, 1951)

Nella prima fase del progetto (2012) coordinato da Sara Verones (Ripartizione 5. Pianificazione e Sviluppo del Territorio del Comune di Bolzano – direzione Stefano Rebecchi) con il Cluster Edilizia del TIS come advisor tecnico, un’indagine approfondita ha riscontrato i fabbisogni locali in tema di riqualificazione energetica e la disponibilità attuale di servizi correlati, rilevando le principali criticità e le opportunità per lo sviluppo dell’iniziativa definita dal progetto. Inoltre è stata fatta una mappatura dei cosiddetti stakeholders locali, ovvero le varie parti (sociali, imprenditoriali, economiche) portatrici di interesse nella tematica; passaggio fondamentale per mobilitare e aggregare tutte le forze e le competenze necessarie per condurre in porto un progetto dagli obiettivi, come si è visto, così strategici per il territorio. È chiaro infatti che il risultato positivo di un’iniziativa di questo spessore potrebbe avere, nell’interesse di tutta la comunità, ricadute fondamentali sul benessere dei cittadini (risparmio energetico e comfort abitativo) e sul sistema economico (rimessa in moto del settore delle costruzioni, con tutto l’indotto di servizi che questo comporta).

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Piazza Erbe 11 (XII° secolo)

Nella seconda fase, avviata quest’anno, si è entrati nel vivo degli aspetti operativi del progetto. Tramite una selezione pubblica il Comune ha costituito un gruppo di consulenti, esperti nei vari ambiti considerati fondamentali per lo sviluppo del progetto (tecnici, legali, finanziari). Architetti, ingegneri, docenti universitari, avvocati ed economisti provenienti da Bolzano, Trento, Ferrara e Milano (c’è anche quindi l’opportunità di confrontare approcci ed esperienze diverse di differenti città) sono ora alle prese con la fase di analisi di un gruppo di edifici, per sviluppare un nuovo modello di ‘smart audit’. Si intende smart perché si tratta di indagare le prestazioni energetiche del singolo edificio e proporre uno studio di fattibilità di uno o più interventi di risanamento energetico affrontando in modo sistematico e integrato non solo gli aspetti tecnici, che allo stato dell’arte sembrano essere il problema minore, ma soprattutto quelli giuridici, amministrativi ed economici-finanziari. Sono questi gli aspetti più critici che di fatto ad oggi non consentono l’avvio di un progetto su larga scala di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Per usare una locuzione tanto di moda, un audit 2.0, cioè un approccio (nel caso di EPOurban appunto di tipo ‘consulenziale’) che sappia utilizzare in modo esaustivo tutte le informazioni e gli strumenti disponibili per agire sugli edifici, ma che sappia farlo anche cogliendo in modo agile e snello le peculiarità delle singole tipologie di edificio. Si pensi ad esempio alle differenze di approccio tra un edificio di importanza storica rispetto ad una delle tante palazzine più o meno scadenti degli anni del boom economico. In sintesi, una ‘mass customization’ del retrofitting, operazione evidentemente difficile anche sotto il profilo delle ‘policies’ e della regia degli interventi.

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Via Rencio 2 (1970)

Il ‘dream team’ dei consulenti ha quindi preso in esame una decina di edifici bolzanini, rappresentativi per tipologie, periodo storico, circoscrizione, individuati con avviso pubblico, che serviranno come ‘casi pilota’ per sperimentare il modello di intervento che i tecnici stanno elaborando. Per ognuno degli edifici (dieci su dieci) la partecipazione al progetto è stata ratificata formalmente all’interno dell’assemblea condominiale. Altri dieci edifici seguiranno nel 2014, con la logica: implemento il modello, lo applico, riscontro gli errori, sistemo il modello e lo riapplico su altri edifici per arrivare alla conclusione del progetto con un prodotto ‘validato’. Seguirà poi un periodo di 5 anni di rodaggio (sempre gratuito per i privati in quanto finanziato dal progetto – una grande opportunità !) per perfezionare un sistema in grado poi di procedere autonomamente. Insomma, un progetto di grande importanza strategica completamente allineato con le politiche di efficienza energetica e sostenibilità che l’Europa si sta dando in questi anni, con gli obiettivi di risparmio fissati per il 2020. Tre sono a mio avviso le sfide principali del progetto.

L’audit ‘intelligente’.

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Via Leonardo da Vinci 3 (1955)

Il modello di approccio al risanamento energetico di edifici privati sin qui adottato non ha funzionato in modo sistematico. Stiamo parlando in generale di edifici residenziali privati multipiano, più del 70% del patrimonio edilizio italiano, dove la proprietà è all’80 % suddivisa tra singoli proprietari (non mi riferisco quindi a grandi patrimoni immobiliari la cui proprietà è concentrata nelle mani di singole immobiliaristi o finanziarie, con una maggiore facilità decisionale e operativa). E’ la situazione tipica di Bolzano ma anche della maggior parte delle città italiane. Un approccio nel quale tipicamente un condomino (magari architetto, ingegnere, geometra), oppure l’amministratore condominiale, affiancato dal ‘tecnico di fiducia’ oppure da una società di facility-energy management o da una ESCo (Energy Service Company) propone nella ‘fossa dei leoni’ (l’assemblea condominiale …) l’intervento di risanamento energetico su tutto l’edificio (isolamento a cappotto, serramenti, caldaia e quant’altro). Si scatena la ‘bagarre’ dove ognuno dei condomini porta i propri interessi, accomunati da una generale mancanza di liquidità (il problema principale), dalla poca chiarezza delle regole e delle opportunità, dalle difficoltà operative. E tutto sfuma nel nulla. Ciò che EPOurban si prefigge di fare è appunto portare alle assemblee condominiali un modello di approccio al risanamento energetico – smart audit – (tecnico, giuridico, economico, anche comunicativo !) a 360° nel quale tutti gli aspetti (e le opportunità) siano stati preventivamente analizzati e sperimentati. Un approccio qualificato, trasparente e validato, presentato in modo imparziale con il coordinamento dell’amministrazione pubblica (se questa proposta arriva dal proprio Comune – garante dell’operazione – assume per il singolo condomino un aspetto ben diverso).

Il modello di business.

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Via Leonardo da Vinci 2a (1880)

Ma perché tutta l’operazione funzioni è necessario approntare un modello di business che garantisca un adeguato ritorno economico per gli operatori interessati. Non si parla solo del modello di business che sosterrà a regime l’attività consulenziale promossa dal Comune (potrebbe diventare uno ‘Sportello energia’ a beneficio dei cittadini, attualmente destinatari a Bolzano di una mole di informazioni non adeguatamente coordinate e a volte contradditorie). Mi riferisco appunto ad una soluzione win-win per il risanamento energetico residenziale. Quale sia il beneficio per i singoli proprietari è evidente, un risparmio energetico (ottenuto con soluzioni efficienti e impiego di energie rinnovabili) che si tramuta subito in risparmio economico e riduzione dalla dipendenza dai combustibili fossili. Ma tutto ciò possibilmente senza sborsare un euro (la mancanza di liquidità di cui sopra) e comunque continuando a pagare le stesse bollette fino alla concorrenza dell’investimento sostenuto. Chi è quindi che può gestire l’intera operazione dal punto di vista economico, tecnico e giuridico, tenendo conto soprattutto che gli interventi di risanamento più efficaci sono anche i più costosi e quindi quelli con tempi di ritorno dell’investimento più lunghi? Non certo il singolo condomino, non il condominio nel suo complesso (la cui identità è poco chiara in termini di responsabilità legali e finanziarie). L’idea può essere quella della ESCo una società che investe negli interventi di questo tipo ripagandosi con i risparmi energetici derivanti), meglio se una ESCo mista pubblico-privata che coinvolga appunto il Comune (per le garanzie di cui sopra e per la mission sociale che l’amministrazione pubblica dovrebbe avere) e tutti gli operatori principali interessati (gli stakeholders di cui sopra) che a Bolzano sono chiaramente definiti (associazioni dei condomini, artigiani e costruttori, ordini professionali, l’Agenzia CasaClima che certifichi la validità degli interventi). E ovviamente gli istituti di credito e/o per quanto possibile le risorse economiche provinciali eventualmente accantonate (il fondo di rotazione?) ecc. Coinvolgere il Comune vuol dire coinvolgere la municipalizzata (in questo caso l’Azienda Energetica). E qui sta chiaramente un’altra contraddizione (apparente?). Come può un’azienda energetica, che produce e comunque acquista e vende energia, essere interessata ad un’operazione finalizzata alla riduzione del consumo energetico? Potrebbe esserlo, in una logica di diversificazione dei servizi: ‘non vendo semplicemente energia, divento il partner energetico del cittadino, lo aiuto a risparmiare, lo coinvolgo nella micro produzione locale (le smart grid), gli vendo altri servizi correlati, ecc.’. Non dimentichiamo che le aziende energetiche stanno in un mercato liberalizzato dove la battaglia solo sul prezzo dell’energia può mettere in difficoltà municipalizzate poco avvezze ad innovare. Insomma, un modello tutto da costruire ma il cui risultato potrebbe non essere scontato, se visto in un’ottica complessiva di sviluppo territoriale.

Un processo partecipato.

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Una conferenza stampa del progetto

Un progetto di questa portata ha bisogno come linfa vitale di un adeguato sistema di comunicazione. Non a caso questo è uno dei punti premianti dell’iniziativa che potrebbe trasformare in elementi di successo anche alcuni aspetti apparentemente contraddittori. Una comunicazione a più livelli. Tra i partner del progetto: è di estremo interesse mettere ad esempio a confronto l’esperienza di Bolzano con quella di Lipsia, che ha già sperimentato questo processo consulenziale negli anni ’90 con circa tremila proprietari, oppure con quella di Celje (cittadina caratterizzata quasi integralmente da edifici di importanza storica). Tra il Comune e i partner e stakeholders locali: è stato istituito un tavolo di confronto permanente denominato ‘Cantiere EPOurban’ con l’obiettivo di trasmettere periodicamente e bilateralmente informazioni sull’avanzamento del progetto e spunti di sviluppo. Tra i tecnici del progetto: si è già detto delle competenze trasversali e multidisciplinari che dovrebbero costituire l’elemento fondante del valore aggiunto del progetto. Ma, soprattutto, la comunicazione ‘con gli edifici’ ovvero con i singoli e i nuclei famigliari che all’interno di quegli edifici abitano, in una logica partecipativa con approccio il più possibile ‘bottom-up’ (evitando le soluzioni ‘paracadutate’ dall’alto alle quali facevo riferimento nella premessa). Se l’obiettivo è quello di trasformare un insieme di approcci episodici alla tematica in un ‘movimento del risanamento energetico’ (‘Occupy Energy‘ ??) è necessario attivare il coinvolgimento urbano con una logica di massima partecipazione, anche per condividere un linguaggio comune per il momento ancora troppo tecnico. Lo scenario potrebbe essere ad esempio quello di una grande assemblea condominiale (la ‘madre di tutte le assemblee condominiali’) dove condividere i risultati parziali del progetto e sperimentare la condivisione di una diversa visione del futuro.

Per informazioni sul progetto: link al sito del Comune. Pagina Facebook.

EPOurban’s general objective is to establish long-term benefits to final beneficiaries of the project (private house / flat / property owners) in Central Europe Cities, by providing them with ready-to-use action plans to optimally utilize their property. The project is a counter measure to social segregation, an undertaking to overcome market failure in the private housing markets, caused by social, economic and demographic change. In addition core outputs of EPOurban are a proactive measure to raise the quality of life for citizens under the aspect of increasing attractiveness of districts, enhancing the value of private property and revitalizing deprived urban areas. The project is a counter measure to social segregation, an undertaking to overcome market failure in the private housing markets, caused by social, economic and demographic change. In addition core outputs of EPOurban are a proactive measure to raise the quality of life for citizens under the aspect of increasing attractiveness of districts, enhancing the value of private property and revitalizing deprived urban areas [web site EPOurban project].

EPOurban ist ein EU-finanziertes Projekt, dessen Schwerpunkt in der Aktivierung und Unterstützung der privaten Hauseigentümer bei der energetischen Sanierung des Wohngebäudebestandes liegt. Das Projekt fügt sich damit in den weiter gefassten Kontext der Stadterneuerung ein, ein Thema, dem derzeit besondere Aufmerksamkeit zuteil wird. Die Laufzeit des Projekts, das im Rahmen des EU-Programms “Central Europe” realisiert wird, beträgt 3 Jahre (bis November 2014). Partnerstädte sind u. a. Leipzig (Deutschland), Sopot (Polen), Prag (Tschechische Republik), Celje (Slowenien), Bratislava (Slowakei) und die Kernraumallianz Voitsberg (Österreich). Es zeichnete sich letzthin immer deutlicher ab, dass in dieser wirtschaftlich prekären Lage, die auch unser Land nicht verschont hat, mit innovativen Konzepten, die insbesondere auf die Sanierung des Gebäudebestandes fokussieren, zeitnah konkrete Erfolge erzielt werden können. Die Stadt Bozen hat bereits entsprechende Zeichen gesetzt und sich durch die Unterzeichnung des Konvents der Bürgermeister dazu verpflichtet, einen Aktionsplan für nachhaltige Energie und zur Senkung der CO2-Emissionen vorzulegen und umzusetzen [Web Seite Stadt Bozen].

C’è un EPO ‘buono’. Si chiama EPOurban.

La potenzialità della riqualificazione energetica per il patrimonio edilizio italiano è ormai arci-nota. Basti pensare che a Bolzano circa l’88 % degli edifici residenziali risale a prima del 1981 (dati ASTAT). Se si mettesse mano seriamente ad almeno la metà di questi alloggi (circa 7.000 appartamenti) si otterrebbe un risparmio medio di circa 50 GWh/anno e di più di 12.000 tonnellate di CO2, con una spesa ammortizzabile in una decina d’anni (simulazione CNA Bolzano). Sto parlando ovviamente a livello teorico, perché la pratica è tutt’altra cosa. Non mi riferisco agli edifici pubblici, dove gli enti locali potrebbero avere mano più libera (dico potrebbero perché di fatto non lo stanno facendo, alle prese come sono con problemi di budget del breve periodo). La situazione dell’ediilizia residenziale è ben più complicata; in Alto Adige la casa è all’80% di proprietà e a Bolzano si tratta nel 90 % di singoli proprietari, non grandi gestori immobiliari quindi, come potrebbe essere in alcune grandi città italiane (Milano, Roma, Torino). Una situazione molto complicata dal punto di vista operativo, perché quando si cerca di affrontare le singole situazioni si va incontro a tutta una serie di ostacoli che è arduo rimuovere: problemi di liquidità, in primis, ma anche normative non chiare o ancora inefficaci, regole del condominio che richiedono l’accordo tra tanti piccoli proprietari.

EPOurban sta per Enabling Private Owners of Residential Buildings to Integrate them into Urban Restructuring Processes. Questo lungo titolo definisce un progetto nato all’interno del programma Central Europe che cerca di affrontare per la prima volta in modo sistematico questo problema. Bolzano è la più ‘meridionale’ di un ristretto gruppo di città dell’Europa Centrale (Lipsia, Praga, Bratislava, Sopot, Celje) che sta cercando di sviluppare un approccio diverso al problema. L’idea portante del progetto è tanto semplice nella sua elaborazione quanto complessa nel suo sviluppo.

Il Comune di Bolzano vorrebbe intervenire per risanare il patrimonio edilizio locale, per tutta una serie di motivi che non sono legati solamente alla questione del rispamio energetico. Come abbiamo visto si tratta nella stragrande maggioranza di casi di edifici che hanno più di trent’anni e che quindi stanno diventando obsoleti e necessitano di manutenzione straordinaria se non di interventi di ristrutturazione pesante. Fortissimo poi è l’aspetto sociale. Migliorare la qualità del patrimonio edilizio significa migliorare le condizioni di vita delle persone, così come il contesto urbano (negozi, servizi, ecc.). C’è poi la necessità di rispondere alla domanda abitativa. In una città come quella di Bolzano, dove le aree per costruzioni ex-novo sono esaurite, gli interventi possibili sono (e meno male) necessariamente sul già costruito. Non esiste alternativa, se non spostata troppo avanti nel futuro (riqualificazione dell’areale ferroviario). Ma il problema è ovviamente che il Comune non ha mezzi e potestà per avviare questi interventi. Quello che invece sta cercando di fare con EPOurban è di creare a beneficio dei proprietari privati, un sistema gratuito di consulenza qualificata, multidisciplinare, codificata, in grado di superare i principali ‘colli di bottiglia’. Il tutto deve essere analizzato, progettato, sviluppato e messo in pratica su una ventina di edifici pilota a Bolzano, in due tornate, nel 2013 e nel 2014 (per migliorare, nel ‘secondo giro’ i difetti del modello riscontrati nel ‘primo giro’). C’è quindi la possibilità concreta, all’interno del progetto finanziato dalla UE, di intervenire su edifici e aree cittadine di diversa tipologia. Dal 2015, al termine del progetto, se tutto ha funzionato a dovere, questa ‘commissione’ dovrebbe diventare un servizio stabile (uno ‘sportello’?) per la cittadinanza bolzanina.

Immagine: Comune di Bolzano

In questo interessante esperimento (il primo in Italia) di confronto compartecipato con i cittadini sulle strategie operative di sviluppo urbano, Bolzano ha la possibilità di misurarsi appunto con altre città europee di diversa tipologia, da piccole cittadine di circa 40-50.000 abitanti, a quartieri centrali di grandi città (Praga 11) a città di medie dimensioni, di circa 4-500.000 abitanti (Lipsia, Bratislava), condividendo problematiche, esperienze e approcci differenti. Ad esempio Lipsia ha già sperimentato negli anni ’90 questo sistema consulenziale, applicandolo a circa 3.500 alloggi, nell’intento di promuovere la riqualificazione di una ‘brutta edilizia’ precedente. Mentre l’edilizia di Bolzano è generalmente in buone condizioni e necessita soprattutto di cogliere l’opportunità del risparmio energetico, altre città partner del progetto sono invece alle prese con l’esigenza di migliorare un patrimonio edilizio anonimo sviluppato nel dopo guerra senza particolari principi qualitativi.

Quartiere Casanova (immagine: Comune di Bolzano)

La prima fase di analisi, delle condizioni ‘al contorno’ e del fabbisogno di consulenza, sviluppata per conto del Comune di Bolzano dal Cluster Edilizia del TIS, ha visto il confronto con una dozzina di stakeholders locali coinvolti nel tema della riqualificazione energetica (Agenzia CasaClima, ANACI, APE, Centro Casa, CNA, Collegio Costruttori, EURAC, IpES, IRE Camera di Commercio, LVH, Raiffeisenkasse) fornendo già una serie di informazioni utili e proposte risolutive per i principali ostacoli allo sviluppo del mercato.

Le prossime attività prevedono la pubblicazione del bando per la selezione e la costituzione di una commissione di consulenti esperti che andranno opportunamente formati sul ‘modello EPOurban’ così da avviare nel 2013 gli audit (energetici, amministrativi e finanziari) sul primo stock di edifici residenziali cittadini.

Comunicato stampa del Comune di Bolzano 03.10.2012

Rapid social and demographic change in Central European transformation cities exposes residential areas to an extreme pressure to adapt. As a consequence, most of the cities have some dysfunctional residential areas and are in urgent need of integrated development strategies. The deprived city areas are seldom interesting for large private investors and in­dividual owners do not possess capacities for action. A great lack is identified in sufficient informational, conceptual, financial capabilities for a convenient development of their prop­erty. These obstacles aggravate as the location of a building is problematic (magistrals, inst­able neighborhoods) or as the ownership structures are complicated. Hence a market failure in the housing-market can be observed, which at the same time is an important bottleneck in the revitalisation process. The integration of private owners of residential buildings into the overall revitalisation strategies is therefore essential for urban development. The EPOur­ban Project will attempt to remove this bottleneck by the implementation of innovative meth­ods in combination with well-established instruments.

EPOurban helps to supply private residential owners with knowledge on: housing market trends, adapted use concepts, financing/funding possibilities, renovation procedures, state-of-art building equipment, marketing and management aspects and thereby counteracts the lack of resources and skills by private owners.

[dal sito web di EPOurban]