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Ritorna “Questioni di facciata”. Ed è BIM.

Questioni di facciata 2017. Innovazione e BIM nelle facciate.

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New York City – “Gondola” per la pulizia della facciata

La facciata di un edificio, oltre a essere il biglietto da visita della creatività degli architetti più importanti, è un elemento essenziale: è l’interfaccia tra interno ed esterno, protegge dalle intemperie e dai rumori, contribuisce a mantenere la temperatura interna costante, scambia energia e consente la trasmissione della luce.

Il Building Information Modelling (BIM) è un metodo per l’ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione delle costruzioni tramite l’aiuto di un software. Come il BIM può aiutare per una progettazione e realizzazione a regola d’arte dell’involucro?

Il convegno, organizzato dall’Ecosystem Construction di IDM Südtirol – Alto Adige, in collaborazione con EURAC research e UNICMI, punta ad aprire una discussione locale sul tema. L’evento segna inoltre la conclusione della 2a edizione del corso di alta formazione sulle facciate FACE | Façades Architecture Construction Engineering.

Con gli interventi di

2017_02_09-03-edmondo-occhipintiEdmondo Occhipinti, Fondatore e amministratore delegato di 3-im, Milano.
BIM: innovazione obbligata per migliorare processi e prodotti. Razionalizzare i costi, non solo per grandi cantieri.

2017_02_09-02-aroldo-tegonAroldo Tegon, Designer e BIM Manager, CMB Cooperativa Muratori e Braccianti, Carpi.
L’esperienza della torre e del padiglione commerciale Hadid presso CityLife a Milano. BIM dal progetto alla realizzazione.

2017_02_09-04-alberto-pavanAlberto Pavan, Coordinatore del gruppo di lavoro UNI/CT 033/GL 05, Politecnico di Milano.
Gestire digitalmente i processi informativi delle costruzioni. Un nuovo scenario, con la norma UNI 11337.

E inoltre, tutte le presentazioni dei risultati dei Project Work dei partecipanti (progettisti, aziende di facciate, ricercatori) della 2a edizione del corso FACE: sistemi, prodotti e processi innovativi affrontati dal punto di vista tecnico e gestionale.

Programma

Destinatari
Aziende, professionisti dell‘architettura e dell‘ingegneria, committenti pubblici e privati, centri di ricerca.

Crediti formativi professionali
La partecipazione all’evento dà diritto a 3 (tre) crediti formativi professionali (CFP) per gli ingegneri.

Quando
Venerdì 17 marzo 2017, ore 08:30 – 14:30

Dove
IDM Südtirol – Alto Adige, Via Siemens 19, 39100 Bolzano

Iscrizione
Gratuita, entro 10 marzo 2017 (posti limitati). Qui su Eventbrite.

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L’importanza di essere normato.

ISO-logoAlcuni interessanti video promozionali di ISO, International Organization for Standardization, ci aprono le porte al mondo delle norme. Le norme sono intorno a noi, verrebbe da dire. ISO and food safety ad esempio: quando mangi o bevi qualcosa, ti sei mai interrogato sul lungo tragitto che porta gli alimenti dal produttore al consumatore? Le norme ISO rappresentano fiducia e sicurezza in tal senso.

ISO and energy management invece sottolinea come le sfide energetiche influenzeranno pesantemente e sempre di più il futuro prossimo. Migliorare l’efficienza energetica contribuisce a tagliare i costi e a ridurre il riscaldamento globale. C’è una norma anche per questo: la ISO 50001 (recepita in Italia con la UNI CEI EN ISO 50001:2011 ‘Sistemi di gestione dell’energia – Requisiti e linee guida per l’uso’).

Cos’è una norma? Semplicemente un documento che dice ‘come fare bene le cose’, garantendo sicurezza, rispetto per l’ambiente e prestazioni certe. Secondo il Regolamento UE 1025 del Parlamento Europeo per norma si intende: ‘una specifica tecnica, adottata da un organismo di normazione riconosciuto, per applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi, e che appartenga a una delle seguenti categorie:

  1. norma internazionale: una norma adottata da un organismo di normazione internazionale;
  2. norma europea: una norma adottata da un’organizzazione europea di normazione;
  3. norma armonizzata: una norma europea adottata sulla base di una richiesta della Commissione ai fini dell’applicazione della legislazione dell’Unione sull’armonizzazione;
  4. norma nazionale: una norma adottata da un organismo di normazione nazionale’.

Le norme, quindi, sono documenti che definiscono le caratteristiche (dimensionali, prestazionali, ambientali, di qualità, di sicurezza, di organizzazione ecc.) di un prodotto, processo o servizio, secondo lo stato dell’arte e sono il risultato del lavoro di decine di migliaia di esperti in Italia e nel mondo. [dal sito di UNI(*)]. Tutto è normato, si potrebbe dire. Se ne ricava che ogni prodotto immesso sul mercato ne deve tener conto. Quando un’azienda sviluppa un prodotto innovativo, l’analisi tecnica che ne è alla base deve occuparsi anche delle norme alle quali questo prodotto dovrà essere rispondente. Ma se il prodotto è veramente innovativo, le norme già esistenti sono in grado di contemplarne le caratteristiche? O sono necessarie nuove norme o norme aggiornate? Insomma, è nato prima l’uovo o la gallina? Prima il prodotto o prima la norma? Si intuisce allora che lo sviluppo di una norma assume un’importanza strategica per il posizionamento del prodotto sul mercato. E’ sufficiente pensare all’iter tradizionale di elaborazione di una norma. I rappresentanti delle parti economico/sociali interessate possono prendere parte attivamente ai lavori dello specifico organo tecnico (gruppo di lavoro, sottocommissione o commissione tecnica) insediato per elaborarla. Chiaro, no? Alla de Coubertin, qui l’importante è … partecipare.

(*) Al TIS innovation park di Bolzano, punto UNI regionale per il Trentino-Alto Adige trovate informazioni e consulenza sulle norme, in particolare delle costruzioni (Cluster Edilizia | Bau).

iecplug_thumbnailChe le norme incidano continuamente sulla nostra vita quotidiana, emerge anche da un divertente articolo di Linkiesta (che si sta affermando ormai come il più vivace quotidiano web based in circolazione, n.d.r.) Spine e prese elettriche, l’atlante mondiale, con una sorprendente rassegna dei 14 (quattordici !) tipi diversi di prese elettriche che ci potrebbe capitare di dover usare viaggiando nel mondo. Tutte normate e standardizzate, naturalmente. Solo Israele ha la sua, diversa da tutti gli altri Stati (il tipo H). Alle Maldive se ne usano addirittura sette tipi. In Italia ci limitiamo a tre (la C, la F e la L). Anche tensione e frequenza variano (da 100 a 240 V e a 50 o 60 Hz).

Purtroppo il tentativo di standardizzazione è arrivato tardi. Ci sta lavorando la IEC, International Electrotechnical Commission, con scarsi risultati, perché nessuno Stato vuole affrontare investimenti giganteschi per un cambio simile. Quattordici, eccole di seguito (trovate tutti i dati tecnici sul sito di IEC, alla pagina World Plugs).

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Per ogni presa selezionata nella tabella, una mappa mondiale Vi indica in quali paesi questa presa è in uso.

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A – N/C America, JPN

B_3d_plug_l

B – N/C America, JPN

C_3d_plug_l

C – Europe

D_3d_plug_l

D – India

E_3d_plug_l

E – France

F_3d_plug_l

F – Germany

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G – UK, Ireland

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H – Israel

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I – Australia

J_3d_plug_l

J – Switzerland

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K – Denmark

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L – Italy

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M – South Africa

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N – Brazil

Non siamo tutti uguali. Lo dice la carbon footprint.

2013_09_13 immagine 03Lo spunto per parlare di carbon footprint è questa bella infografica realizzata dallo studio Stanford Kay. Originariamente concepita per l’edizione internazionale di Newsweek, questa immagine è stata pubblicata sul numero di aprile del mensile Atlantic. L’immagine è composta da cerchi la cui dimensione si riferisce alle emissioni di gas serra di ogni nazione, con un colore corrispondente al continente. La versione finale di questa infografica riporta invece una seconda carbon footprint relativa alle emissioni pro capite. In questo caso la ‘classifica’ cambia; al primo posto Gibilterra seguita dalle Isole Vergini. Gli USA sono al 12° posto mentre la Cina scende verso la parte bassa della lista a causa della sua enorme popolazione. Risulta che le nazioni che non crescono o producono poco hanno l’impronta più alta perché sono costrette a importare quasi tutto ciò di cui hanno bisogno.

2013_09_13 immagine 06La carbon footprint è una misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio. In conformità al Protocollo di Kyoto, i gas ad effetto serra da includere sono: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido d’azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFCs), esafluoruro di zolfo (SF6) e perfluorocarburi (PFCs). La tCO2e (tonnellate di CO2 equivalente) permette di esprimere l’effetto serra prodotto da questi gas in riferimento all’effetto serra prodotto dalla CO2, considerato pari a 1 (ad esempio il metano ha un potenziale serra 25 volte superiore rispetto alla CO2, e per questo una tonnellata di metano viene contabilizzata come 25 tonnellate di CO2 equivalente).

2013_09_13 immagine 07La misurazione della carbon footprint di un prodotto o di un processo richiede in particolare l’individuazione e la quantificazione dei consumi di materie prime e di energia nelle fasi selezionate del ciclo di vita dello stesso. A questo proposito l’esperienza degli ultimi anni suggerisce che il label di carbon footprint è percepito dai consumatori come un indice di qualità e sostenibilità delle imprese. Le aziende, oltre a condurre l’analisi e la contabilizzazione delle emissioni di CO2, si impegnano a definire un sistema di carbon management finalizzato all’identificazione e realizzazione di quegli interventi di riduzione delle emissioni, economicamente efficienti, che utilizzano tecnologie a basso contenuto di carbonio. Le misure di riduzione possono essere integrate dalle misure per la neutralizzazione delle emissioni (carbon neutrality), realizzabili attraverso attività che mirano a compensare le emissioni con misure equivalenti volte a ridurle con azioni economicamente più efficienti o più spendibili in termini di immagine (es. piantumazione di alberi, produzione di energia rinnovabile, etc.). [dal sito del Ministero dell’Ambiente].

2013_09_13 immagine 04La specifica tecnica ISO/TS 14067Greenhouse gases – Carbon footprint of products – Requirements and guidelines for quantification and communication” – recentemente pubblicata da ISO e per cui è in corso l’iter di adozione come norma nazionale UNI – definisce i principi, i requisiti e le linee guida per il calcolo dell’impronta climatica dei prodotti, in collaborazione con le norme sulla valutazione del ciclo di vita (UNI EN ISO 14040 e 14044) e sulle etichette e dichiarazioni ambientali (UNI EN ISO 14020, 14024 e 14025). Dopo l’incontro di presentazione del 16.07.2013, UNI organizza per il prossimo 18.09.2013, un corso finalizzato a trasmettere le basi tecniche e normative della carbon footprint di prodotto (CFP). Saranno esaminate le sfide e le opportunità legate all’applicazione della CFP, analizzando il panorama dello stato dell’arte internazionale ed approfondendo gli aspetti legati alla parte di comunicazione. Al termine del corso il partecipante dovrà essere in grado di valutare la complessità dello sviluppo della CFP per i propri prodotti e le opportunità legate al proprio mercato di riferimento.

2013_09_13 immagine 01Un altro prossimo evento importante sulla tematica è la presenza di Ron Dembo all’Innovation Festival di Bolzano. Ron Dembo è fondatore e CEO di Zerofootprint, Toronto (CAN).

2013_09_13 immagine 02Zerofootprint punta a ridurre il più possibile l’impronta ecologica attraverso l’impiego delle tecnologie mentre la fondazione omonima supporta in tutto il mondo città, comuni e provincie nella loro lotta contro i cambiamenti climatici. Dembo parlerà di come ridurre l’impronta ecologica il giorno 26 settembre dalle 19:30 alle 21:oo presso la Casa della Cultura, in Via Crispi a Bolzano.

EDA_132*185_capitolo_2livelliConsiglio inoltre di leggere ‘Carbon footprint. Calcolare e comunicare l’impatto dei prodotti sul clima’ di Daniele Pernigotti. Aggiornato, completo e interessante anche per capire le dinamiche che stanno dietro lo sviluppo delle norme internazionali.