Una vittoria solare.

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Foto Mario Grimaudo, RhOME for denCity

Mi riferisco ovviamente a quella del team RhOME for denCity e dell’Università di Roma Tre, che ha vinto la competizione internazionale per case solari autosufficienti realizzate da team universitari, Solar Decathlon Europe conclusasi a Versailles sabato scorso. Nell’acronimo del team c’è già tutto: Roma, Home (a home for Rome), city e density, perché il prototipo realizzato dalla squadra italiana nasce per risolvere i problemi delle aree suburbane densamente popolate e degradate come quella di Tor Fiscale a Roma. Ne avevamo parlato con Mario Grimaudo, contest captain ed energy strategy manager del progetto, al TIS il 17 aprile scorso, in un evento tutto dedicato al Solar Decathlon passato, presente e futuro (in bocca al lupo per Roma Tor Vergata, l’anno prossimo in California).

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Mario Grimaudo, Roma Tre

Dopo il brillante terzo posto del Solar Decathlon 2012 a Madrid, Roma Tre è incoronata leader a Parigi, in un campionato davvero mondiale che la vede eccellere davanti a università di USA, Giappone, Francia, Svizzera, Cile, Messico, Germania, Taiwan, Spagna, Romania, Thailandia, Costa Rica, India, Olanda. Insomma, mancherebbero giusto Brasile e Argentina … Per non parlare delle più di cento partecipanti al concorso escluse dalla fase finale riservata ai migliori 20. Insomma, la qualità del costruire italiano sostenibile, efficiente e di tradizione architettonica, che vede, come nel 2012 una forte impronta altoatesina nel team. Se infatti il ‘software’ è romano, l’hardware è sudtirolese: struttura e involucro sono nati nello stabilimento Rubner di Chienes (Bz) (sponsor principale del progetto), l’impianto riscaldante è della Eurotherm di Appiano (Bz) socia del Cluster Edilizia del TIS innovation park. Architettura romana e know-how altoatesino nel DNA di questa casa in legno del futuro, che confidiamo faccia da volano, con questo risultato, per il nostro settore delle costruzioni evidenziando il risultato forse più importante. La potenzialità della collaborazione tra il settore produttivo e le nostre università è d’importanza strategica per lo sviluppo del nostro paese: le aziende hanno bisogno di fondare la ricerca su basi scientifiche, studenti e ricercatori hanno la necessità di uscire dal loro ambiente spesso troppo teorico e accademico, per confrontare le proprie idee concretizzando efficaci progetti d’innovazione, anche sociale (come questo).

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Foto Mario Grimaudo, RhOME for denCity

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Foto Mario Grimaudo, RhOME for denCity

Di seguito, il doveroso spazio all’articolo di Claudia Voltattorni sul Corriere della Sera del 15.07.2014, che dà risalto all’impresa di Chiara Tonelli e della squadra di cinquanta studenti, ricercatori e professori delle facoltà (Architettura, Ingegneria ed Economia) di Roma Tre che hanno conquistato il successo a Parigi.

ROMA – Per il primo festeggiamento l’ingegnere del progetto ha cucinato una gigantesca pasta all’amatriciana che nel pomeriggio di ieri è stata offerta a tutti i «decatleti» come merenda post olimpiadi. E qualcuno ha pure intonato: «Tonelli meglio di Prandelli». E magari non ha tutti i torti. Perché Chiara Tonelli, che insegna Tecnologia dell’architettura alla facoltà di Architettura dell’università Roma Tre, è anche la team leader di una squadra di 50, tra studenti, ricercatori e professori di Architettura, Ingegneria ed Economia di Roma Tre, che appena due giorni fa ha vinto il «Solar Decathlon Europe 2014», come dire i Mondiali di bioarchitettura.
Gli unici italiani ad essere stati selezionati tra centinaia di progetti in tutto il mondo e ad essere arrivati alla finale a Versailles. I primi tra 20 squadre di università da Stati Uniti, Giappone, Francia, Svizzera, Cile, Messico, Germania, Taiwan, Spagna, Romania, Thailandia, Costa Rica, India, Olanda che tutte insieme in poco meno di un mese hanno realizzato a due passi dalla reggia del Re Sole una «Cité du Soleil», piccolo villaggio solare con 20 prototipi di eco-abitazioni. Sono state poi giudicate in 10 prove diverse. E «RhOME for denCity» ha vinto.

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Foto Mario Grimaudo, RhOME for denCity

Una casa per Roma

«Ho pianto come un bambino quando abbiamo sentito che il primo posto era il nostro, ho pianto sul palco perché ho pensato che l’Italia, la nostra Università, Roma hanno dimostrato che le idee grandi vincono e sono stato orgoglioso di tutto il lavoro fatto». E ha pianto Ugo Carusi, project engineer 28enne (lo chef dell’amatriciana), perché per lui «RhOME» è più di un prototipo premiato, «è un sogno, un’idea, una passione che seguo da un anno e mezzo da ricercatore del tutto volontario (l’università non ha soldi): vorrei che tutti i nostri concittadini potessero vederla e festeggiassero con noi».
«RhOME significa “A home for Rome» (“Una casa per Roma”) – sorride Chiara Tonelli -: è stata pensata per Roma, per il parco di Tor Fiscale, con la sua baraccopoli e i suoi monumenti, ma è replicabile e trasportabile in tutte quelle realtà urbane di periferia oggi abbandonate e degradate». La casetta rossa ricoperta di legno che gli italiani del gruppo semplicemente chiamano «La Casa» in realtà è un concentrato di efficienza energetica, innovazione, sostenibilità, design. E bellezza. Sessanta metri quadrati più due loggette esterne fatte di materiali ecocompatibili, ispirati al massimo del risparmio energetico, ma anche dei consumi, per produrre più energia di quanta se ne usi, seguendo il principio delle 5 R: rigenerazione urbana, relazione tra cittadini, rapidità di costruzione, riduzione di impatto ambientale, riuso.

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Foto Mario Grimaudo, RhOME for denCity

L’edificio nel container

Prima di arrivare a Parigi, per 4 mesi è stata a Casteldarne, Alto Adige, dove è stata testata. Poi è stata smontata pezzo per pezzo, caricata su un treno e portata a Versailles: «Anche qui il minimo impatto ambientale – dice Tonelli -: è un edificio concepito per entrare nei container dei treni merci». È stata ricostruita in una settimana. «Una casa di quel tipo costa 1.032 euro al metro quadro, inclusi gli arredi fissi – continua la team leader -: sarebbe perfetta come casa popolare e per Roma soprattutto». Ma nessuno delle istituzioni locali e nazionali se n’è accorto. A Versailles non si è visto nessuno del Comune di Roma, «peccato – dice Tonelli – perché il sindaco Ignazio Marino sarebbe il nostro primo interlocutore». Invece gli americani, che del Solar Decathlon sono gli inventori (con il Dipartimento di energia del governo) hanno lodato molto il gruppo italiano.
Ora la casetta rossa tornerà in patria. Dove? Non all’università Roma Tre, «ci hanno bloccato per motivi burocratici», racconta Tonelli. Il suo luogo naturale sarebbe nel parco di Tor Fiscale, come primo passo per la riqualificazione. Ma per non farla finire smontata e dimenticata in qualche magazzino, il principale sponsor del progetto, l’azienda di case in legno Rubner di Chienes (Bolzano), ha già pronto un grande spazio dove la metterà in bella mostra.

[ Claudia Voltattorni © Corriere della Sera, 15.07.2014]

2 risposte a “Una vittoria solare.

  1. La vittoria al Solar Decathlon con RhOME è stata proprio una bella soddisfazione! Il nostro impianto radiante Zeromax ha reagito molto bene a tutti i contest della gara e in particolare alla Prova del Comfort, dove ha conquistato un ragguardevole secondo posto.

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