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Facciate a Milano.

Trasferta a Milano con il corso FACE |  Façades Architecture Construction Engineering venerdì 16.05.2014 in visita alle facciate di alcuni tra gli edifici più importanti di Milano. Dal primo ‘grattacielo’ di Milano, la Torre Velasca, inaugurata nel 1958 insieme al ‘Pirellone’ (il grattacielo Pirelli), ai complessi edilizi che stanno cambiando lo skyline della città: Porta Nuova e CityLife. E’ stato il penultimo appuntamento del corso, prima della conclusione (si spera ‘col botto’) con la discussione finale dei Project Work venerdì 6 giugno presso EURAC Bolzano (ore 9-13 discussione dei PW, ore 14-18 ‘Fassadentour’ riservato ai corsisti dedicato alle facciate di alcuni edifici moderni di Bolzano, ore 18 proclamazione, aperitivo e saluti).

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Angelo Lucchini, Paolo Rigone e gli studenti di FACE sulla terrazza dell’edificio C di Porta Nuova

Con la guida competente e qualificata di Angelo Lucchini, ordinario di Design e Progettazione Tecnologica dell’Architettura al Politecnico di Milano e Paolo Rigone, associato di Architettura Tecnica, docente di Progettazione dell’involucro edilizio, sempre al Poli, nonché direttore tecnico di UNCSAAL, i partecipanti sono stati introdotti all’approccio metodologico alla progettazione, gestione e al controllo di cantieri complessi di risanamento di facciate e/o di facciate per edifici nuovi di grandi dimensioni. In particolare abbiamo durante le visite in cantiere abbiamo discusso gli aspetti di:

  • Gestione di cantieri di facciate complesse.
  • Controllo qualità in accettazione ed esecuzione.
  • Strategie operative in interventi complessi di retrofitting di facciata.
  • Direzione Lavori.
  • Principali problematiche tecniche e gestionali.
  • Interfaccia con aziende partner e fornitori.
  • Gestione della sicurezza del cantiere nella fase di progettazione e di esecuzione.
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Porta Nuova

Porta Nuova è il naturale prolungamento di via Manzoni e di via Turati, a soli 1.500 metri dal Duomo. Da qui in pochi minuti a piedi è possibile raggiungere piazza San Babila, il Castello Sforzesco e i giardini di Porta Venezia. Porta Nuova accoglie la sfida di riqualificare un’area dismessa e degradata. I quartieri circostanti sono stati fonte di ispirazione e di un dialogo volto a ricomporre l’armonia e l’equilibrio delle architetture esistenti integrandole con i progetti per i tre quartieri: Garibaldi, Varesine e Isola. Porta Nuova ha una storia fatta di “percorsi” e di comunicazione. Già nel XIX secolo, quando la Stazione Centrale di Milano era in piazza della Repubblica, i treni che percorrevano la Lombardia attraversavano le aree di Garibaldi, delle Varesine e di Isola. Nei primi decenni del XX secolo, quando la stazione Centrale fu spostata nella sede attuale, lasciò spazio nell’area delle Varesine alla stazione di Porta Nuova. Negli anni Sessanta, l’arretramento dall’area delle Varesine portò alla realizzazione della stazione di Porta Garibaldi lasciando quest’area strategica per Milano sospesa per oltre quarant’anni. Si generò così una ferita nel tessuto urbano, che portò la zona a “disconnettersi” non solo dalla città ma anche dai quartieri circostanti. Finalmente, nel 2007, le tessere del mosaico cittadino vengono ricomposte nell’area di Porta Nuova.

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La torre Unicredit dal sottopassaggio piazza G. Aulenti

Porta Nuova, attraverso la ricomposizione dei tre progetti Garibaldi, Varesine e Isola,si estende complessivamente per oltre 290.000 metri quadrati. La riqualificazione del tessuto urbano è il naturale sviluppo dei quartieri esistenti. È stato possibile così realizzare un sistema pedonale continuo, caratterizzato da aree verdi, piazze, ponti e un grande parco che può garantire un collegamento sicuro e facile tra i diversi quartieri [dalla documentazione commerciale di Hines Italia]. Oltre alla visita generale dell’area, da Via Confalonieri attraverso la nuova Piazza Gae Aulenti fino a Corso Como, abbiamo visto più da vicino il complesso ‘Bosco Verticale’ (progetto Boeri Studio), la torre Unicredit (Pelli Clarke Pelli Architects) e visitato l’edificio per uffici con facciata a cellule ‘C’ (William McDonough + Partners) che ospiterà a breve la sede milanese di Google.

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CityLife

CityLife è una città nella città. Al centro di CityLife sorge il Business & Shopping District, che racchiude in sé le tre area commerciale con oltre 100 negozi e servizi di qualità. Il distretto è il cuore pulsante di CityLife e contribuisce, insieme al Parco, alle residenze e ai due poli culturali presenti nel intera città. Chi abiterà, chi lavorerà, chi trascorrerà il tempo offerta ricca e diversificata di ristoranti, bar, locali e negozi di qualità, servizi alle persone e alle imprese. Il Business District è composto dalle tre torri progettate da Arata Isozaki, Zaha Hadid e Daniel Libeskind nelle quali lavoreranno 10.000 persone per un totale di 130.000 metri quadri.

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Torre Isozaki

Sono edifici certificati LEED a conferma dell’approccio ‘green’ di tutto il progetto CityLife, un quartiere interamente pedonale e ad emissioni zero [dalla documentazione commerciale di CityLife S.p.A., società di Assicurazioni Generali S.p.A.]. In particolare, oltre ad una panoramica sul progetto descritta dalla Direzione Lavori, l’impresa Colombo Costruzioni ci ha illustrato e ci ha condotto alla visita della torre attualmente in costruzione, la Torre Isozaki. Particolarmente complesso il ‘progetto nel progetto’ ovvero la realizzazione dell’involucro vetrato, raccontataci dal project manager di Focchi S.p.A. azienda riminese di facciate giunta al traguardo dei 100 anni di storia. La torre Isozaki si sviluppa nella parte fuori terra per complessivi 46+3 moduli e un’altezza di circa 200 metri.

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La Torre Velasca

A conclusione di una giornata pienissima l’appuntamento è con una signora milanese di 56 anni, la Torre Velasca. A raccontarci la storia di questo edificio simbolo di Milano, oltre al prof. Lucchini, direttore dei lavori di restauro, è stato il prof. Alberico Belgiojoso, figlio di Lodovico ed erede del gruppo BBPR, il gruppo di architetti composto da Gian Luigi Banfi, L. Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers.

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Alberico Belgiojoso e Angelo Lucchini raccontano il concetto della torre Velasca e il progetto di restauro

Con un’altezza di 99 metri, la torre ha un impianto strutturale decisamente originale e che ne determina l’architettura della facciata: la struttura in c.a. è costituita da un nucleo centrale controventante, pilastri perimetrali (8 m di interasse) che delineano l’aspetto esterno della facciata, travi parapetto allineate al filo esterno, solai in laterizi. Il disegno architettonico della facciata è composto da elementi prefabbricati in c.a., aggettanti, ancorati alla struttura portante, e lastre 40×222×4 cm in graniglia di marmo. Proprio la facciata, ammalorata in più parti e al centro di un intervento di restauro che deve aderire fedelmente all’aspetto originario, dato che per il suo interesse storico-artistico, nel 2011 la Soprintendenza per i Beni Culturali l’ha sottoposta a vincolo culturale.

Le classifiche delle università. Graduatorie per migliorare.

ArwuL’uscita delle annuali classifiche delle migliori università del mondo suscita come al solito polemiche, in particolare da parte di francesi e italiani, che lamentano la presa in esame dei soli corsi di laurea in inglese. Le graduatorie confrontate dal Corriere della Sera del 18.08.2013 si riferiscono a quattro classifiche: Arwu (Academic Ranking of World Universities) della Jiao Tong University di Shanghai, l’ultima in ordine di tempo, il Taiwan Ranking e le inglesi QS (Quacquarelli Symonds) World University Rankings e Times Higher Education. Colpiscono le rilevanti differenze tra una classifica e l’altra, ad esempio la Johns Hopkins compare al 2° posto per la Taiwan Ranking ma non compare tra le prime dieci nelle altre tre classifiche. Per Taiwan è insolita anche la posizione dell’MIT (decima), che nelle altre tre classifiche compare tra il 1° e il 4° posto. Per fare un po’ di chiarezza ho provato a mediare i risultati delle 4 classifiche (assegnando convenzionalmente la posizione 11° nel caso in cui l’università in questione non fosse presente in una o più delle classifiche) determinando la nuova classifica complessiva seguente:

  1. Harvard
  2. MIT
  3. Cambridge (UK)
  4. Stanford
  5. Berkeley
  6. Oxford (UK)
  7. Princeton
  8. Johns Hopkins
  9. UCLA
  10. Washington – Seattle
  11. London College (UK)
  12. Caltech
  13. Michigan – Ann Arbor
  14. Chicago
  15. London Imperial College (UK)
  16. Yale
  17. Toronto (CAN)
  18. Columbia
  19. Tokyo (JAP)
MIT

Edifici del campus MIT

La sostanza non cambia di molto, se consideriamo che tra le prime dieci ce ne sono ben otto di americane! In particolare, in base alla media dei risultati conseguiti nei quattro studi, svetta Harvard (prima in tre su quattro), seguita a una certa distanza dall’MIT, poi da Cambridge (UK) e Stanford, da Berkeley e Oxford (UK) e, ulteriormente staccate, da un gruppo di università che comprende Princeton, Johns Hopkins. UCLA, Washington Seattle, London College (UK), Caltech e così via.

Stanford

Un edificio a Stanford

Le migliori italiane sono oltre la 100.a posizione: Milano (Università degli Studi e Politecnico), Padova, Pisa, Roma La Sapienza, Bologna. Risultato scoraggiante, anche se nelle prime 500 c’’è un indice di concentrazione delle italiane abbastanza alto, secondo Marino Regini, esperto di sistemi universitari. Ma in ogni caso il divario è impressionante. Ciò che viene messo in discussione è però il metodo utilizzato per stilare le classifiche, che è basato su due criteri principali: quello linguistico e quello quantitativo. Da una parte le due classifiche asiatiche privilegiano gli studi in inglese escludendo tutti quelli in italiano, francese, tedesco. Dall’altra vengono premiate soprattutto le pubblicazioni scientifiche (su riviste ad esempio come Nature e Science), il che finisce per favorire le grandi istituzioni accademiche (ma anche questo è un indicatore essenziale) e penalizza un po’ i risultati delle facoltà umanistiche.

Berkeley

Un edificio a Berkeley

Andrea Ichino, nell’articolo ‘Le classifiche delle università: possiamo davvero fidarci’ del Corriere del 18.08.2013 prova a tracciare una metodologia più trasparente, riferendosi soprattutto al lavoro svolto dall’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), basato sui seguenti criteri: tenere distinte le singole materie e inoltre indicare, oltre al risultato medio di ogni dipartimento, anche se tale risultato è omogeneo oppure derivi da punte di eccellenza combinate con zone d’ombra. Ichino suggerisce inoltre che sia lo Stato a rendere disponibili queste informazioni, in modo trasparente, tramite un sito web che gestisca informazioni sulle università a livello di singolo dipartimento. Informazioni riguardanti: ricerca, strutture, dimensioni, didattica, risultati ottenuti dai laureati nel mercato del lavoro (!) ecc., in modo che si riducano le infruttuose discussioni di principio e ci sia la possibilità per l’utente di interrogare il sistema ottenendo risultati efficaci e utili per la proprie scelte.

FinancialTimesAltre classifiche internazionali sono disponibili, ad esempio: Education World’s Best di US News oppure il ranking delle business school del Financial Times. Nel 2014 è atteso l’arrivo di una classifica tutta europea (anche come finanziamento pubblico) che analizzerà circa 700 atenei di tutto il mondo. Si tratta di ‘U-Multirank’, evidentemente una risposta alle quattro classifiche in questione. Al di là dei risultati, mi sembra logico che questi sistemi di informazioni vengano utilizzati dalle università ‘nostrane’ (pur con il finanziamento insufficiente con il quale fa attualmente i conti il sistema universitario italiano) come spunto di riflessione per il miglioramento. Ad esempio tramite il potenziamento del legame tra conoscenza e mondo produttivo, come commenta Franco Mosconi, in riferimento alla situazione dell’Emilia-Romagna, sul Corriere di Bologna del 19.08.2013. Secondo questo esempio queste classifiche sono l’occasione per puntare a consolidare un sistema – ad esempio come quello emiliano romagnolo – che includa distretti produttivi (macchine per l’imballaggio – Bologna, meccatronica – Reggio, farmaceutica – Parma, wellness – Cesena), poli tecnologici (ICT – Bologna e Modena, biomedicale – Mirandola) e una rete regionale di università a ‘cooperazione rafforzata’ (che equivale a network + massa critica) tra Bologna, Ferrara, Modena-Reggio e Parma), per una ‘Via Emilia dell’innovazione’.

EuregioE’ qualcosa di analogo a ciò che è già realtà con l’accordo di cooperazione transfrontaliera firmato ieri ad Alpbach tra le università di Bolzano, Trento e Innsbruck. Dopo il protocollo di intenti firmato il 05.05.2012 a San Michele all’Adige, si tratta di un accordo programmatico che prevede una serie di progetti in comune nell’ambito sia della ricerca sia della didattica, nelle aree disciplinari che vedono eccellere le tre provincie (Bolzano, Trento, Tirolo): ingegneria, fisica, informatica, lettere e filosofia, scienze cognitive. In concreto, ci sarà la possibilità per i ricercatori di prestare la loro attività su più sedi, per gli studenti di frequentare i corsi nelle diverse sedi, ecc. Una vera e propria ‘Università dell’Euregio’, seppur virtuale, dove comunque ogni ateneo possa consolidare la propria specializzazione; ad esempio, per Bolzano, l’orientamento alla tutela dell’ambiente e del futuro e la spinta verso uno sviluppo equilibrato. Il tutto già in piena sintonia con gli obiettivi di Horizon 2020, il nuovo programma europeo sulla ricerca e innovazione, che prevede sinergie internazionali di questo tipo.

Link alle interviste dei rettori di Bolzano e Trento sull’accordo Euregio di Alpbach.

I 9+ colori dell’innovazione.

BannerHome1In un settore tradizionale e competitivo come quello delle costruzioni, due scelte sono fondamentali per le piccole e medie imprese: innovare e cooperare in filiera.

I partner del progetto nove+, assistiti dal Cluster Edilizia del TIS, sono riusciti a combinare le due strategie in un progetto di Ricerca e Sviluppo portato a termine con risultati ad alto valore aggiunto. Una ‘best practice’ che dimostra che quando le imprese vogliono innovare, mettendo in gioco le proprie competenze senza pregiudizi, trovando in alleati complementari le risorse che da sole non sarebbero in grado di produrre e lavorando in modo ostinato allo sviluppo dei progetti, il risultato arriva e crea nuovi spazi di mercato prima impensabili. Innovare coincide in questo caso proprio con … costruire.

costruire

-007Il progetto nove+ assicura la realizzazione di edifici abitativi multipiano di elevato profilo qualitativo, a costi competitivi ben rispondenti alla domanda immobiliare, sia pubblica sia privata. Questo nuovo processo progettuale, produttivo e costruttivo combina la prefabbricazione, la razionalizzazione del cantiere e l’uso consapevole dei materiali in modo fortemente innovativo, per ottenere prestazioni di alto livello a costi realizzativi molto competitivi.

-009Il sistema costruttivo 9+ è il risultato di un progetto di Ricerca & Sviluppo, cofinanziato dall’Assessorato all’Innovazione della Provincia Autonoma di Bolzano, che quattro aziende altoatesine, Calligione, LignoAlp, Schmidhammer e Obrist, guidate dall’arch. Silvia Cappelli, hanno portato a termine in due anni come risposta alla sfida di ridefinire il processo edile, dalla progettazione alla costruzione, secondo criteri improntati alla standardizzazione, alla qualità e al reale fabbisogno degli utenti di oggi.  Le aziende hanno sviluppato un sistema costruttivo per edifici in legno pluripiano, ad alte prestazioni e costo contenuto, destinato al mercato del ‘social housing’.

-013Il supporto scientifico è stato garantito da una collaborazione continua del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, che dopo aver analizzato lo stato dell’arte e il contesto normativo di partenza, ha validato tutte le fasi cruciali del progetto (progettazione, prototipazione, risultati), portando il sistema ad un elevato contenuto di innovazione e qualità, funzionale e prestazionale. Il Centre for Aesthetics in Practice della Facoltà di Filosofia dell’Università di Trento ha invece guidato l’indagine iniziale sull’abitare, concetto che non riguarda solo i professionisti del settore che deve spingere a costruire in sintonia con il cuore della società che cambia.

-015Il Cluster Edilizia del TIS ha seguito passo a passo tutto il progetto, dalla definizione dell’idea iniziale fino al prodotto finale, fornendo servizi di gestione dell’innovazione ad alto valore aggiunto e integrando le competenze dei partner nelle fasi strategiche di sviluppo del sistema.

Ecco i 9+ colori dell’innovazione, nove concetti di innovazione sostenibile che integrati in un unico processo portano ad un risultato finale ad alto valore aggiunto (+), in grado di proporre su mercato una soluzione particolarmente interessante e competitiva. Costruire con il 9+ vuol dire …

  1. 1 flessibilitàFlessibilità: griglia di costruzione ottimizzata, che regola la flessibilità del sistema in termini di utilizzo, lay-out, tecnologia e modulabilità delle prestazioni, dell’involucro e dell’edificio stesso, in armonia tra le soluzioni strutturali e le possibili combinazioni delle unità funzionali, degli spazi accessori esterni e degli elementi modulari di facciata.
  2. 2 sostenibilitàSostenibilità ambientale: legno proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile e certificate PEFC o FSC. Il legno non ha bisogno di energia esterna per essere creato, si “autoproduce” naturalmente ed è l’unico materiale davvero rinnovabile ed illimitato
  3. 3 risparmio energeticoRisparmio energetico: potere termoisolante, inerzia termica e volano igrometrico, con un taglio dei costi energetici, sia durante l’inverno che in estate. Il sistema assicura livelli prestazionali da Casa Clima A (fabbisogno termico < 30 kWh/m²anno – casa da 3 litri).
  4. 4 comfortMassimo comfort abitativo: doppio affaccio che favorisce un’efficace e gradevole ventilazione naturale, dotazione, su richiesta di arredo base comprendente cucina, armadi in nicchia nelle camere da letto e nei disimpegni e bagno/i già completamente attrezzato/i. Ventilazione meccanica controllata e un raffinato sistema di deumidificazione e di riscaldamento/raffrescamento a regolazione automatica.
  5. 5 qualitàQualità controllata: La produzione in stabilimento dei principali elementi costruttivi, in condizioni ambientali controllate, al riparo dagli agenti atmosferici e con metodiche costantemente soggette a verifica, garantisce una qualità accertata sin dall’origine e su livelli difficilmente ottenibili in elementi realizzati direttamente in opera.
  6. 6 tempiRiduzione dei tempi: gli impianti vengono integrati all’interno delle pareti e dei solai già in stabilimento, durante la fase di prefabbricazione. Per ridurre ulteriormente il numero di lavorazioni in opera è previsto l’impiego di cellule bagno prefabbricate, che una volta posizionate, richiedono solamente rapide operazioni di collegamento alle reti elettrica, idrica e di scarico. I tempi realizzativi sono così nettamente più brevi e sicuri, rispetto ad una commessa tradizionale, con ulteriore vantaggio per l’utente finale.
  7. 7 sicurezzaSicurezza in cantiere: Il sistema costruttivo adottato consente di procedere alla realizzazione dell’edificio in assoluta sicurezza: vengono gettati in opera solo la platea di fondazione ed i nuclei dei corpi scala e dei vani ascensore: questa è l’unica fase per la quale vengono temporaneamente eretti i ponteggi tradizionali, subito smontati al termine dei getti.
  8. 8 sicurezzaSicurezza garantita: statica, dinamica, antincendio. Le strutture proposte sono ampiamente verificate rispetto alle sollecitazioni sismiche, per le quali le pannellature lignee adottate garantiscono resistenza ottimale. In caso di incendio l’edificio infatti non collassa ma mantiene inalterata la propria struttura e la portanza per un tempo garantito dall’appropriato dimensionamento delle sezioni resistenti.
  9. 9 risparmioSostenibilità economica: la progettazione integrata dell’intero sistema costruttivo, l’efficienza del processo di prefabbricazione, il controllo e la riduzione delle lavorazioni in cantiere e dei tempi di edificazione garantiscono oltre a prestazioni certe e ben definite preventivamente, un notevole risparmio economico all’utente finale, dell’ordine di oltre il 20% rispetto ad una commessa tradizionale di pari livello qualitativo.

E per ultimo … ma non per importanza, Il progetto nove+ offre ai suoi clienti un servizio ‘chiavi in mano’ che comprende la realizzazione dell’edificio dalla progettazione preliminare al rilascio della licenza d’uso.

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9+ … i 9 lati vincenti del sistema costruttivo

Per informazioni: www.progettonove.net

Questioni di facciata (reloaded).

immagine evento facciate (stretta)Ritorna giovedì 07 marzo 2013 a Bolzano il format Questioni di facciata | Alles Fassade, il convegno sull’innovazione nella progettazione, costruzione e gestione di facciate complesse per edifici organizzato dal Gruppo di Lavoro Facciate del Cluster Edilizia del TIS innovation park di Bolzano. Dopo il primo evento Questioni di Facciata del 15.12.2011 la nuova edizione del workshop sarà giovedì 7 marzo mattina ore 09:30-12:45 all’interno di KlimaInfisso. Il convegno prevede l’intervento di diversi relatori partner del GL Facciate, con il focus quest’anno su retrofit, diagnosi e manutenzione delle facciate.

Foto: Sede Inpek, Vipiteno (Bz)

Foto: Sede Inpek, Vipiteno (Bz)

Questo è il programma dell’incontro:

09:30   Saluti e introduzione

09:40  Architettura e tecnologia delle facciate | Angelo Lucchini, Politecnico di Milano – Dipartimento ABC

10:05   Il ruolo della normativa tecnica nella progettazione e costruzione delle facciate | Paolo Rigone, Politecnico di Milano – Dipartimento ABC, UNCSAAL

10:30  Sperimentare facciate multifunzionali per il retrofit energetico degli edifici | Roberto Lollini, EURAC – Istituto per le Energie Rinnovabili

11:10   Valutazione delle prestazioni energetiche e di comfort delle componenti vetrate delle facciate | Andrea Gasparella, Facoltà di Scienze e  Tecnologie, Libera Università di Bolzano

11:35  Diagnosi e manutenzione delle facciate continue: dal ripristino all’upgrade | Giuliano Venturelli, Sistemi & Progetti.

12:00  Manutenzione e pulizia delle facciate | Thomas Mazzoleni, Somain Italia

12:30  Domande e risposte. Conclusioni

Per iscriversi, cliccare qui.

KIF13-0561206-120x120pxl-itKlimainfisso, del quale il TIS è partner tecnico, è un salone rivolto alla filiera produttiva di finestre, porte e facciate con esclusione del prodotto finito e destinato, come visitatori, a serramentisti, falegnami, commercianti, costruttori metallici, progettisti termotecnici, ingegneri, architetti e progettisti. I settori merceologici trattati comprendono: profili per facciate, finestre e porte; semilavorati; materiali e supporti costruttivi; dispositivi di ventilazione; sistemi di ombreggiamento; ferramenta; tecniche di fissaggio e posa; dispositivi di sicurezza; macchinari, impianti ed utensili per le lavorazioni; elementi costruttivi e prefabbricati; vetro, acciaio, alluminio, legno, PVC e altri materiali plastici.
Con Klimainfisso, Fiera Bolzano crea una vetrina di riferimento nazionale per un settore che ha grandi potenzialità future.