Innovation in music. 2. David Byrne & Brian Eno.

2013_04_05 immagine 01Come un’anguilla che scivola e si dimena, sfuggendo a ogni tentativo di controllo/catalogazione, così ‘My Life In The Bush Of Ghosts‘ dà un’impressione straniante ai primi ascolti, per via della messe di spunti e stimoli che pian piano si accumulano nella mente dell’ascoltatore, che sconcertano e destabilizzano per il loro contrasto. Così scrive Onda Rock di un album che come una pietra miliare chiude il rock degli anni ’70 aprendo di colpo la finestra su quel mondo globalizzato che oggi diamo per scontato.

2013_04_05 immagine 03Senza questo disco (e i Talking Heads di ‘Remain in Light‘ di un anno prima) non ci sarebbe stata la world music di Peter Gabriel, le contaminazioni elettroniche e tribali dei Chemical Brothers (la cui antologia del 2002, comprendente ‘It began in Afrika‘, si chiama ‘Come with us’, come la traccia 10 del CD), i campionamenti (Moby e tantissimi altri), e tanti altri fino ai giorni nostri (DJShadow – ‘Endtroducing‘, il primissimo album interamente prodotto a partire da ‘samples’).

L’album viene realizzato sovrapponendo la musica a delle registrazioni provenienti da trasmissioni radiofoniche americane e da brani folkloristici mediorientali, nordafricani ed americani. Tra le diverse realtà comprese in tali registrazioni, vi sono quelle parlate di un commentatore radiofonico, un predicatore e persino un esorcista, musulmani algerini in preghiera, ecc. Particolarmente trascinante ed emblematica della mediazione culturale è ‘Regiment’, traccia dominata dagli energici ed armoniosi vocalizzi della montanara libanese Dunya Yusin.

2013_04_05 immagine 02Tutti i brani sono composti ed arrangiati da Eno e Byrne che suonano chitarra, basso, sintetizzatore, batteria, percussioni, oggetti vari, con la partecipazione di ospiti quali Chris Frantz (batteria, Talking Heads), Bill Laswell (basso) e altri. Le postille sotto le tracce segnalano, come da note di copertina, gli interpreti delle registrazioni sulle quali è stata sovrapposta la musica.

2013_04_05 immagine 05Lo splendido titolo – prosegue OndaRock – è solo l’ennesimo tocco di genio nel progetto: ‘La mia vita nel bosco degli spiriti’ è il nome di una novella degli anni 50 dello scrittore sudafricano Amos Tutuola, che smembrava e ricomponeva in una sorta di slang estatico la lingua per meglio descrivere le peripezie di un bambino in un bosco abitato da oscure presenze. Eno e Byrne non avevano letto il racconto, ma il titolo sembrò perfetto per dare un nome al loro work in progress: cos’altro erano quelle voci registrate ed estrapolate, catturate dall’etere, strappate alla loro vita in vinile, se non percezioni uni-sensoriali che pian piano si diffondevano ovunque, esalazioni che non presentavano un corpo da toccare, o altri sensi da esperire?

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Track listing

  1. America Is Waiting [Indignato commentatore radiofonico non identificato, San Francisco, Aprile 1980.]
  2. Mea Culpa [Radio ascoltatore infiammato e risposte di politico pacato, entrambi non identificati. Diretta telefonica con gli ascoltatori, New York, luglio 1979.]
  3. Regiment [Dunya Yusin, cantante delle montagne libanesi.]
  4. Help Me Somebody [Reverendo Paul Morton, sermone radiofonico, New Orleans, giugno 1980.]
  5. The Jezebel Spirit [Esorcista non identificato, New York, settembre 1980.]
  6. Qu’Ran [Musulmani algerini in una salmodia del Corano. Questa traccia è stata sostituita per motivi religiosi, a partire dall’edizione del 1987, da Very Very Hungry]
  7. Moonlight In Glory [The Moving Star Hall Singers, Sea Island, Georgia (USA).]
  8. The Carrier [Dunya Yusin]
  9. A Secret Life [Samira Tewfik, cantante popolare egiziana.]
  10. Come With Us [Predicatore evangelico radiofonico non identificato, aprile 1980.]
  11. Mountain Of Needles
  12. Pitch To Voltage (ristampa 2006 con 7 bonus tracks)
  13. Two Against Three (2006)
  14. Vocal Outtakes (2006)
  15. New Feet (2006)
  16. Defiant (2006)
  17. Number 8 Mix (2006)
  18. Solo Guitar With Tin Foil (2006)

Recensione di ‘My Life In The Bush Of Ghosts’ su OndaRock. Recensione su Rolling Stone.

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