Clic ! L’innovazione di un rompitratta.

Quando l’innovazione produce oggetti essenziali, apparentemente semplici, così insostituibili da segnare decenni di storia della vita quotidiana di milioni di noi, si compie una specie di miracolo. Il design nasce per continue sottrazioni e crea un gesto, un comando, un suono (clic!), la funzione di un istante. Un oggetto che potrebbe far parte di un immaginario catalogo calviniano di oggetti maturi, da portare nel nostro nuovo millennio (leggerezza, rapidità, esattezza …). Riporto integralmente l’articolo di Marco Vinelli sul Corriere del 27.04.2013 su un oggetto che ha fatto la storia del design italico.

Due fratelli per un ‘clic’: un successo senza interruzione. Il rompitratta VLM di Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

2013_05_16 immagine 01«L’oggetto di cui sono più fiero? L’interruttore rompitratta del 1968 – diceva Achille Castiglioni, autore del progetto insieme al fratello Pier Giacomo – Ma ti rendi conto? Sono entrato nelle case di tutti». Prodotto da Vlm, azienda di Buccinasco (cittadina alle porte di Milano), specializzata nel settore dei componenti elettrici per l’illuminazione, il piccolo interruttore è stato realizzato in oltre 25 milioni di pezzi e, nonostante siano passati 45 anni dal lancio, è ancora a catalogo, anche se con qualche piccolo cambiamento (ad esempio nel materiale, una differente resina termoplastica rispetto a quella impiegata per i primi esemplari).

2013_05_16 immagine 02Facile da produrre, il corpo dell’oggetto è formato da due semi-gusci stampati in materiale sintetico; sull’elemento superiore, con bordi a spigolo, è sistemata una rientranza circolare che accoglie il nottolino per attivare il contatto, mentre i bordi della parte inferiore sono arrotondati per facilitare i movimenti sul piano d’appoggio. E quando viene azionato, fa un bel «clic» inconfondibile. Diffusissimo grazie alle sue caratteristiche di bellezza, economicità e funzionalità, l’interruttore (che non ha un nome ma solo un numero di catalogo: 450 o 475/2) lo si può trovare già montato su numerosi apparecchi elettrici oppure, come ricambio, nei negozi che vendono articoli per il bricolage o il fai da te.

Il bello è che per molto tempo, i suoi autori sono rimasti sconosciuti anche agli stessi addetti i lavori. Un interruttore piccolo, umile, verrebbe da dire, utilizzato dal semplice elettricista al divo del cinema, dalla massaia al famoso luminare: «Spesso, quando sono in una camera da letto in qualche albergo in giro per il mondo, mi capita di allungare la mano per accendere la lampada sul comodino – spiegava Castiglioni – E allora mi trovo tra le dita il nostro rompitratta».

[Marco Vinelli © Corriere della Sera, 27.04.2013]

Achille CastiglioniAchille Castiglioni. Ha vissuto da protagonista la stagione d’oro del design italiano. Con la produzione di oltre 150 pezzi di eccellenza tra cui alcuni dei più geniali oggetti della modernità. Pluripremiati con nove Compassi d’oro. Spesso firmati insieme ai fratelli: in particolare Pier Giacomo, con cui Achille mette a punto un binomio creativo basato sui concetti di ridisegno e readymade. Evidenti in arredi quali la sedia Lierna, reinvenzione neoliberty, Mezzadro, lo sgabello ottenuto dal riuso di un sedile da trattore, la lampada da terra Toio ricavata da un faro di automobile.  Unendo la sperimentazione alla razionalità: un mix di semplicità, ironia e leggerezza, uniti all’attenzione per l’uso, la tecnologia e i nuovi materiali, che nel tema della luce e nel sodalizio con Flos trova la massima espressione. Attraverso lampade che hanno fatto la storia del disegno industriale italiano (da AT Casa).

Gli aforismi di Achille Castiglioni:

  • L’esperienza non dà certezza né sicurezza, ma anzi aumenta la possibilità di errore. Direi che è meglio ricominciare ogni volta da capo con umiltà perché l’esperienza non rischi di tramutarsi in furbizia.
  • Sento molto il rapporto di reciproca simpatia tra chi progetta e chi adopera. Questo rapporto è molto importante e credo che sia una delle guide del mio modo di operare nel campo del design e dell’architettura.
  • Bisognerebbe progettare partendo da quello che non si deve fare per poi trovare alla fine quello che si deve fare.
  • Cancellare, cancellare, cancellare e alla fine trovare un componente principale di progettazione; noi mentre progettavamo eravamo contro l’invadenza del disegno, eravamo alla ricerca del tratto minimo che serviva alla funzione; volevamo arrivare a dire: meno di così non si può fare.
  • Gli oggetti devono fare compagnia.

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