Morti di territorio.

Non so come altro definire le quattro persone che purtroppo hanno perso la vita, oltre alla ventina di feriti, poco prima della mezzanotte di sabato 2 agosto a Molinetto della Croda (Tv), nell’area del Prosecco. Il Molinetto della Croda è un antico mulino ad acqua ubicato in area paesaggistica di rilievo della provincia di Treviso, nella valle del Lierza, lungo la strada che collega l’abitato di Refrontolo (comune al quale il monumento appartiene) a quello di Rolle. E’ il territorio che si è preso le loro vite? E’ la Natura (e scrivo Natura maiuscolo) che si è ripresa il proprio spazio? Sono ‘morti di Natura‘? oppure ‘morti di mancata manutenzione del nostro territorio‘? E’ difficile comprendere, men che meno accettare ciò che è successo. Si alza come al solito un fronte invisibile tra ambientalisti e fatalisti: «Colpa dei vitigni», «No, dei boschi». I primi danno la colpa alle azioni antropiche che hanno modificato il territorio, sostituendo i boschi con i vigneti, riducendo così la capacità della vegetazione e del suolo di rallentare e drenare le acque delle piogge e dei temporali. I secondi (tra questi pare esserci anche il governatore della Regione Veneto – «Una tragedia che lascia attoniti per violenza e imprevedibilità») appunto al fato assegnano le cause di questo disastro.

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Molinetto della Croda (Foto: Wikipedia)

C’è un errore di fondo, credo, che è quello di cercare una o più cause dominanti, perdendo di vista l’approccio sistemico all’evento (ancora una volta si scontrano riduzionismo e complessità). E’ forse l’errore che si compie abdicando in favore di scelte (politiche) non integrate in una visione olistica di governo ambientale del territorio. E’ difficile prendere una posizione, anche leggendo i due articoli apparsi sul Corriere del 04.08.2014, quello di Gianantonio Stella (Gli assalti alla natura nelle terre del Prosecco) – posso dire che Stella è il più grande giornalista italiano? – e quello a firma di Marzio Breda (Quelle colline «degli dei» cantate dai poeti).

Stella, di solito di una precisione scientifica nell’analisi, questa volta non affonda il colpo, credo che anche lui abbia voluto fare un passo indietro di fronte ad un evento che per la sua violenza sembra davvero inaudito. Breda afferma peraltro che il rapporto dei locali con la natura e con la propria storia si è mantenuto tutto sommato saldo e abbastanza sano e l’estensione delle aziende sulla strada del vino è comunque ridotta. Il problema principale sembra comunque il seguente: i terrazzamenti drenano l’acqua o distruggono il territorio, smorzandone la capacità di assorbirla? Vedi anche l’articolo La guerra del Prosecco dopo la tragedia di Refrontolo. Intanto la magistratura di Treviso ha aperto un’inchiesta; arriverà ad una conclusione utile e tempestiva?

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Le terre del Prosecco e la zona colpita (foto: Corriere della Sera)

2014_08_06 immagine 03Partendo dal disastro di Refrontolo si è parlato di maltempo, dissesto idrogeologico e cambiamento climatico, lunedì 04.08 a Radio anch’io su RaiRadio1. Tra gli ospiti: il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, il presidente del Veneto Luca Zaia, il capo di Italia Sicura Erasmo D’Angelis, Roberto Tonellato direttore della Protezione Civile del Veneto, il climatologo Luca Mercalli. Qui trovate la registrazione della puntata, con la moderazione del bravissimo Giorgio Zanchini. Si è parlato soprattutto di manutenzione o meglio, di mancanza di manutenzione.

Il punto chiave è ovviamente: abbiamo e siamo in grado di destinare un budget (cioè soldi) per fare la manutenzione necessaria sul territorio nazionale? E oltre a ciò (perché non basta avere i soldi ma serve anche spenderli in modo efficiente) abbiamo la capacità di organizzare questo servizio in modo efficace? Si è fatto anche riferimento nella trasmissione a quel Genio Civile che una volta era la struttura pubblica di presidio idrogeologico del territorio, con la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari di regimazione di fiumi e torrenti, nonché delle opere di protezione ambientale. In varie regioni, come la Lombardia, il Genio Civile è stato progressivamente chiuso e le sue funzioni sono state assorbite da altri enti. La Provincia Autonoma di Bolzano così come quella di Trento hanno una propria struttura per la difesa, la protezione e la manutenzione del territorio: a Bolzano è la Ripartizione 30. Opere Idrauliche, ottanta persone che si occupano di progettazione e realizzazione delle opere di difesa e regolazione dei corsi d’acqua, di consolidamento dei versanti e di protezione dalle valanghe. E nelle altre regioni, com’è la situazione?

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