Piastrelle on demand.

La piastrella come vuoi Tu.

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Riporto integralmente l’articolo di Francesca Gugliotta per ‘Le Guide di RCasa’ su La Repubblica di ieri 15.09.2013. L’occasione dell’imminente Cersaie 2013 nei prossimi 23-27 settembre a Bologna, la fiera di riferimento per ceramiche e piastrelle, introduce alcune novità interessanti di tecnologia e design. Si parla di piastrelle personalizzate secondo la richiesta del cliente con stampa 3D. Un prodotto artigianale realizzato industrialmente.

Tre cose sono necessarie per un buon pianista, diceva Mozart: la testa, il cuore e le dita. Un mantra che ben si sposa con il mondo della ceramica: qui, per realizzare capolavori servono progetto, creatività e maestria artigiana. Il risultato? Piastrelle tailor made, confezionate su misura e su disegno del cliente. Personalizzazione è la parola d’ordine e la tendenza che si toccherà con mano a Cersaie 2013, il salone di riferimento per il settore (dal 23 al 27 settembre a BolognaFiere). La piastrella è on demand, un ‘tessuto’ sul quale poter disegnare il proprio motivo e ritagliarlo.

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Slimtech di Lea Ceramiche

Lea Ceramiche, per esempio, presenta il servizio LeaLab: basta andare su www.ceramichelea.it, scegliere il formato (dal modulo 50×50 centimetri fino alle maxilastre 100×300), caricare la propria immagine o disegno e specificare il numero dei pezzi. E, dopo tre settimane, si riceve a casa la fornitura personalizzata stampata su sottilissime lastre Slimtech. [Slimtech sono lastre di dimensioni record (cm 300 x cm 100) abbinate ad una straordinaria leggerezza grazie allo spessore di soli 3 mm, n.d.r.].

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Dot-to-Dot di Tagina

Si possono personalizzare non solo le piastrelle per interni, ma anche quelle per le facciate: a proporlo Tagina, che presenta Dot-to-Dot, singoli moduli ceramici adatti per gli esterni. Sono elementi tridimensionali che si incastrano tra loro per comporre qualsiasi figura e rivestire anche grandi costruzioni. «Dot-to-Dot è un elemento tridimensionale ceramico personalizzabile per forma, colore e dimensione», afferma Mario Moriconi di Tagina. «Il progettista disegna il pattern al computer, noi lo correggiamo e lo trasferiamo alle macchine che realizzano i vari pixel ceramici 3D». Realizzare un prodotto artigianale in serie industriale: è questa la rivoluzione. La stampa 3D permette di imprimere qualsiasi motivo grafico su vari formati – dai micromosaici alle lastre XL – e di decorare con precisione le superfici. «Con le macchine digitali», continua Moriconi, «possiamo portare all’estremo la bellezza della ceramica».

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Mozart realizzato con Dot-to-Dot di Tagina

Ma quali sono i decori 2013? «Quest’anno si vedrà un forte ritorno alla decorazione tradizionale, per esempio i motivi delle ceramiche siciliane », dice Mauro Vandini di Marazzi Group. «Il floreale, le righe e le geometrie restano tendenze evergreen». E, tra i prodotti più richiesti: «I mosaici tono su tono», continua Vandini, «oppure caratterizzati dall’inserimento di tessere con differente finitura superficiale, come l’effetto specchio cromato e metallo, che aumenta la luminosità degli spazi».

[Francesca Gugliotta © Le Guide di RCasa| La Repubblica, 15.09.2013]

2013_09_16 immagine 05Basteranno il design e la tecnologia a salvare un settore in crisi come quello delle piastrelle? Tra aziende fallite o in crisi, aziende acquisite da gruppi stranieri (vedi Mohawk e Marazzi), l’apertura di aziende ceramiche in molti paesi dove l’energia, la manodopera e i costi di gestione sono infinitamente più bassi rispetto a quelli italiani, tanti accordi di Cassa Integrazione in scadenza quest’anno, la situazione appare davvero difficile. Non sembra inoltre che il distretto della ceramica di Sassuolo abbia imboccato con convinzione la strada della green economy, forse l’unica luce in fondo al tunnel in questo periodo storico. Nessuna azienda con certificazione EPD di prodotto, qualche azienda con certificazione ISO 14000, una scarsa attenzione ancora alla certificazione energetica e ambientale LEED® che si sta imponendo a passi da gigante sul mercato internazionale e che vuol dire grandi opere, grandi budget, in paesi in forte sviluppo. Sarebbe questa ad esempio un’occasione da non perdere, per un Made in Italy riconosciuto ancora all’estero come sinonimo di qualità ma a volte non sufficientemente sostenuto dalla necessaria capacità gestionale che la competizione globale richiede.

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