Innovation in music. 6. Steely Dan.

Gli Steely Dan appartengono alla ristretta élite dei musicisti universali, capaci di catturare gli ascoltatori più disparati per gusti e attitudini. Nelle loro canzoni, infatti, l’istinto pop – indispensabile per sedurre il grande pubblico – si unisce a una tecnica quasi avanguardistica che non può passare inosservata anche alle orecchie più esigenti. La loro musica è un jazz alle fragole, fruibile e strepitoso, tutto intriso di proclami di raffinatezza sonora e di amore per l’ambiente sofisticato. Un collage variopinto, frutto di molteplici influenze – jazz, certo, ma anche rock, pop, country, soul, blues, funk – che collimano fra loro, bilanciandosi in perfetto equilibrio.

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2014_05_30 immagine 04Così Claudio Fabretti su Ondarock in un articolo per l’uscita nel 2000 di Two Against Nature del rinnovato duo Donald Fagen (voce e tastiere) e Walter Becker (chitarra e basso). Steely Dan è un termine ripreso dal ‘Pasto nudo’ di W.S. Burroughs (numerose sono le sue ispirazioni in copertine dei loro album), dove indicava un vibratore a vapore (!). Innovazione, per questa band nata negli USA negli anni ’70,  significa soprattutto l’inconfondibile stile musicale e sonoro derivante dalla fusione soprattutto di jazz e pop, oltre a funk, rhythm and blues, un’esplorazione che anticipa di diverso tempo molte delle tendenze dei decenni successivi. Ma oltre all’eleganza infinita del loro sound, l’innovazione risiede anche nell’eccelsa professionalità e maniacale ricerca della perfezione. Memorabile è la storia della travagliata genesi di Gaucho (1980), che li vede impegnati in sala d’incisione per un tempo superiore alle 1000 ore di registrazione. Gaucho segna l’apice ma anche la chiusura del gruppo e del percorso iniziato con Can’t buy a thrill del 1972.

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2014_05_30 immagine 06Il duo pubblicherà un nuovo lavoro, appunto Two Against Nature, solo 20 anni dopo. In mezzo, reciproche produzioni dei rispettivi lavori solisti; tra questi un assoluto capolavoro di Donald Fagen, The nightfly (1983)  un album semplicemente perfetto, un gioiellino notturno che contiene alcune gemme come I.G.Y., Ruby Baby, New Frontier. La carriera di Donald proseguirà poi con Kamakiriad (1993), Morph the Cat (2006) e Sunken Condos (2012). Insieme, gli Steely Dan avevano realizzato anche Countdown to Ecstasy (1973), 2014_05_30 immagine 05l’ottimo Pretzel Logic (1974), Katy Lied (1975) e The Royal Scam (1977), il tutto con la collaborazione di uno stuolo di musicisti sopraffini tra i quali vanno ricordati per lo meno Larry Carlton, Lee Ritenour tra i chitarristi, Steve Gadd, Jeff Porcaro alla batteria, bassisti come Marcus Miller, tastieristi come Joe Sample, una sezione di fiati stratosferica con Michael e Randy Brecker, David Sanborn, Wayne Shorter, Tom Scott e per concludere le voci di Michael McDonald e Valerie Simpson.

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Ma il punto più alto della loro classe è probabilmente Aja, uscito nel 1977, che contiene l’hit Peg. Così Ondarock descrive il disco: tutto è maniacale, su Aja, dal lavoro sul sound, sempre curato e levigatissimo (Grammy come Best Engineered Non-Classical Recording dell’anno), alla scrittura dei brani, i più lunghi e jazzati del loro repertorio, eppure capaci di piazzare sempre il ritornello accattivante al momento giusto, intrappolando l’ascoltatore. E maniacale è anche la sua lavorazione dove il gruppo racconta che l’incisione dei brani avveniva attraverso due passaggi: il raggiungimento della perfezione e il suo superamento, che conferiva al lavoro un afflato più ‘umano’. Una specie di odissea perfezionista trascorsa per mesi in studio da Becker e Fagen, in compagnia di favolosi musicisti […] fuori c’è l’inferno – il 1977 è l’anno dell’esplosione mondiale del punk – ma negli studi di produzione di Gary Katz si vive semplicemente su un altro pianeta, dove può bastare un filo di fruscio a compromettere giorni di lavoro. Uno splendido documentario della serie ‘Classic Albums’ ripercorre, con la guida di Donald Fagen e Walter Becker, il ‘making of’ di quel capolavoro. Guardatelo tutto (una goduria) fino all’ultima scena, che forse meglio di ogni altra rappresenta lo strepitoso ‘understatement’ della perfezione targata Steely Dan.

Classic Albums: Aja

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