The Ethics of Jazz.

Le lezioni ad Harvard di Herbie Hancock.

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Foto © Tia Chapman, Mahindra Humanities Center – Harvard

Voglio presentarmi – ha esordito Hancock lunedì 03.02.2014 scorso al Sanders Theatre, il più grande auditorium del campus di Harvard (1.166 posti) – Mi chiamo Herbert Jeffrey Hancock e sono nato a Chicago il 12 aprile 1940. Non sono solo un musicista ma anche un marito, un americano, un attivista, un padre […] e, soprattutto, un essere umano. Comincia così la prime delle 6 lectures che Herbie Hancock è stato invitato a tenere in veste di Charles Eliot Norton Professor of Poetry 2014 per il Mahindra Humanity Center di Harvard. E’ il primo jazzista e il primo afroamericano a ricoprire questa cattedra fondata nel 1925 per promuovere la poesia nel senso più ampio del termine e che ha visto succedersi scrittori, musicisti, pittori e scultori quali T.S. Eliot, I. Stravinsky, J.L. Borges, I. Calvino (Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio) e L. Berio.

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Foto © Tia Chapman, Mahindra Humanities Center – Harvard

Dell’evento ne parla l’articolo con intervista di Alessandra Farkas nell’inserto La lettura del Corriere della Sera del 09.02.2014, al quale Vi rimando per il testo completo. Nel jazz non ci sono note giuste o sbagliate – precisa Hancock , e racconta di quella volta che Miles Davis lo chiamò nella sua band per insegnargli a trasformare il veleno in medicina. Era una di quelle rare serate di perfezione musicale e di totale sintonia con il pubblico – a Stoccolma, nel 1967 – dopo uno straordinario assolo di Miles, in una pausa chiave, inciampai su una corda, stonando clamorosamente. Hancock si rese subito conto dell’errore. Mi sembrava di aver frantumato una magnifica scultura di cristallo. Ma il vero shock arrivò quando subito dopo si accorse che Davis aveva risposto al suo errore con un’improvvisazione musicale che lo incorporava nel fraseggio, rendendolo plausibile. Miles lo accolse come un input inatteso, trasformandolo in qualcosa di bello e virtuoso. Come il buddhismo (Hancock pratica da quarant’anni quello della scuola giapponese Nichiren), anche il jazz è collaborazione, dialogo, tolleranza, altruismo e libertà.

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The Ethics of Jazz è il titolo di questo programma che si preannuncia di livello e contenuti altissimi e che prevede questi appuntamenti:

Se non potete partecipare (ingressi gratuiti su prenotazione) presso il Sanders Theatre in 12 Quincy Street  Cambridge, MA 02138, potete rivedere in streaming le lectures di Hancock sul sito del MHC.

2014_02_12 immagine 05La prossima lecture è mercoledì 12 febbraio: Breaking the rules, infrangere le regole – Il rischio nella vità è tutto; io ho sempre vissuto applicando questa regola – spiega Hancock – Mi interessa parlare del fatto che che i personaggi che studiamo a scuola non sono quelli che seguivano le regole. Gli esecutori passivi non se li ricorda nessuno perchè non hanno cambiato nulla e non hanno avuto alcun impatto sulla storia umana. E le regole Hancock le ha cambiate, fu lui ad inaugurare l’era dell’hip-hop con il singolo Rockit, dall’album Future shock, che fu innovativo anche per il video. Diretto dal duo Godley & Creme (Vi ricordate i manichini che danzavano come robot a tempo di musica?) vinse 5 Mtv Awards, compresi quelli per Best Concept Video e Best Special Effects.

2014_02_12 immagine 04Herbie Hancock è un pianista assai precoce: appena 11enne eseguì il concerto K537 di Mozart con la Chicago Orchestra. A 22 anni il primo contratto con la Blue Note e la chiamata nel quintetto di Miles Davis (Davis disse che Hancock era il successore di Bud Powell e Thelonious Monk) per poi intraprendere una strada autonoma. Oltre cento dischi; il primo Takin’ off (1962) con il successo Watermelon Man. Innumerevoli collaborazioni, tra le quali il lancio di Wynton Marsalis (Quartet, 1981). 14 Grammy e 5 Mtv Awards, oltre all’Oscar per la colonna sonora di ‘Round Midnight (Bertrand Tavernier, 1986). E’ inoltre il promotore per UNESCO dell’International Jazz Day (30 aprile).

‘and always remember … don’t play the ‘butter’ notes.’ (cit. Miles Davis) 🙂

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2 risposte a “The Ethics of Jazz.

  1. Pingback: It’s Jazz Day ! | carlobattisti

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