Il clima sta cambiando, ok??

E i nostri edifici sono parte del problema.

Lunedì scorso presso EURAC con Daniele Pernigotti, Ulrich Santa (Agenzia per l’Energia Alto Adige – CasaClima) e Roberto Lollini (EURAC, Istituto per le Energie Rinnovabili) abbiamo preso spunto dalla splendida iniziativa di Daniele e dei suoi amici Ride With Us (da Venezia a Parigi in bicicletta per partecipare alla conferenza COP21) per parlare di cambiamento climatico e di edifici ecosostenibili.
2015_11_26-07 Ride With Us EURAC
Due fatti sono ormai inconfutabili. 1. Il clima sta cambiando, 2. La responsabilità è dell’uomo e dipende in buona parte dai consumi energetici e dall’impatto ambientale degli obsoleti edifici nei quali viviamo, lavoriamo, studiamo.

Il clima sta cambiando.

«La scienza non è una democrazia. È una dittatura. Sono le evidenze che guidano questa dittatura.» dice John Reisman. Gli eventi estremi sono più che raddoppiati rispetto agli anni ’80, soprattutto per quanto riguarda l’acqua, ad esempio con le cosiddette “bombe d’acqua” neologismo pericolosissimo che fa sembrare questi fenomeni come assolutamente eccezionali, mentre in realtà stanno diventando consueti.

2015_11_26-01 CO2 emissions

2015_11_26-03 Marmolada

Ghiacciaio della Marmolada (foto: forum.meteo4.com)

Diverse situazioni nel mondo lo dimostrano. Lo scioglimento dei ghiacciai, vedi ad esempio lo splendido film documentario “Chasing Ice” e le foto del ghiacciaio della Marmolada.

Kiribati (Oceania), 33 isole sparse in un’area larga quattromila chilometri per duemila, abitata da poco più di centomila persone, che rischiano di scomparire per sempre nell’arco di pochi decenni, a causa dell’innalzamento dei mari per il riscaldamento globale (con il primo caso di “richiesta di asilo climatico” rifiutata dalla Nuova Zelanda). La storia di Siabatou Sanneh, che si è presentata allo start della maratona di Parigi lo scorso aprile con una tanica in testa e una scritta appesa al collo “Questa è la stessa distanza che in Africa le donne fanno per prendere l’acqua”. E tanti altri esempi.

2015_11_26-02 Kiribati

Arcipelago Kiribati (Oceania)

2015_11_26-05 Siabatou Sanneh

Siabatou Sanneh, Maratona di Parigi 12.04.2015

La colpa è dell’uomo

Il “Consensus Project” ha misurato il livello di consenso scientifico internazionale sul fatto che gli esseri umani stiano causando il riscaldamento globale, analizzando 21 anni di articoli “peer-reviewed” (cioè validati da esperti del settore). Tra i 12.465 documenti, sono stati identificati oltre 4.014 articoli scritti da 10.188 scienziati che hanno preso posizione sul riscaldamento globale e tra questi il 97,1% è del parere che sia scientificamente provato che questo cambiamento dipende dall’uomo. I media in generale non hanno ancora preso atto definitivamente di questa condivisione planetaria, continuando ad alimentare una confusione generale nella discussione su questi temi. Le opinioni di segno opposto vengono spesso esposte ad arte come se il mondo scientifico fosse diviso su questa tematica con un rapporto 50/50, quando in realtà il rapporto è appunto 97% contro 3%.

Lo denuncia in modo divertente “Last Week Tonight with John Oliver” (della rete HBO) inscenando un finto dibattito sul cambiamento climatico come davvero dovrebbe essere. Insomma, possiamo definitivamente archiviare il negazionismo, iniziando a lavorare tutti per invertire la tendenza e mantenere l’aumento della temperatura media del globo sotto quei fatidici 2° C che rappresentano la soglia della catastrofe.

2015_11_26-04 Consensus Project

Sono gli edifici ad avere il maggior impatto ambientale

Molti pensano che le industrie, il traffico, i trasporti siano i principali responsabili. No, l’impatto ambientale maggiore è provocato dagli edifici. Per questo è importante realizzare nuovi edifici ad alte prestazioni energetiche ma soprattutto è di gran lunga più importante migliorare prestazioni di quelli esistenti. Ed è altrettanto fondamentale adottare sistemi di misurazione oggettiva e olistica della sostenibilità come i protocolli internazionali riconosciuti (LEED). Le tecnologie necessarie già esistono ma non basta, è indispensabile un profondo e diffuso cambiamento culturale, che va dall’adozione di idonei regolamenti al comportamento virtuoso degli utenti. Tutti possono fare qualcosa, tutti i giorni, sia nelle piccole azioni che nei grandi cambiamenti. E questi cambiamenti possono avvenire solo con il contributo di tutti.

2015_11_26-06 Buildings impact

Cosa fare? Bisogna cambiare marcia

La politica e l’industria rispondono con lentezza, lontane dall’essere all’altezza delle sfide mondiali“. È il messaggio di assoluta chiarezza contenuto nell’ultima enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’”. La lentezza con la quale stiamo agendo su questi problemi non ci consentirà mai di arrivare a risolverli efficacemente. Si sta manifestando un fenomeno che potrebbe essere spiegato con la storiella della rana e della pentola d’acqua sul fuoco. Se gettate (non fatelo, è un esempio!) una rana viva in una pentola d’acqua che bolle, questa schizzerà fuori all’istante. Ma se mettete una rana in una pentola d’acqua fredda e riscaldate l’acqua fino a ebollizione, la rana morirà bollita, perché si è adattata via via all’aumento della temperatura.

E sta succedendo proprio questo; resilienza e capacità di adattamento stanno rallentando la battaglia contro il cambiamento climatico, dato che la velocità di adattamento dell’uomo si sta rivelando molto maggiore di quella del cambiamento climatico. Un esempio? La creazione negli USA, di un sistema di certificazione delle “case resilienti” (FORTIFIED Home), dove la strategia è quella di non agire direttamente sulle cause, ma continuare a vivere con lo stile di vita corrente, cercando di mettersi il più possibile al riparo dalle conseguenze. È insomma un grave problema di percezione. Ma ripeto, le tecnologie e i sistemi ci sono ed è il caso di affrontare la questione tramite un approccio radicalmente innovativo, ad esempio sposando una filosofia e una metodologia per progettare e realizzare edifici, come il Living Building Challenge.

Ancora Papa Francesco: “Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di cambiare il modello di sviluppo globale“. E allora è forse proprio il caso di ripensare la nostra strategia di sviluppo, come ci ammonisce Pepe Mujica, l’ex presidente uruguaiano, in uno stralcio dell’intervista tratta dallo splendido “Human” di Yann Arthus-Bertrand.

Vuoi rivedere la presentazione fatta durante Ride With Us (EURAC, 23.11.2015)? Clicca qui 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...