Pietra, scopa, ghiaccio.

La fisica del curling.

Penso di non essere l’unico a rimanere stupito, ogni olimpiade invernale che si tiene, della curiosità (non diciamo della popolarità …) che suscita il gioco del curling. La prima apparizione del curling nel programma delle Universiadi avvenne a Tarvisio nel 2003, dove fu presentato come disciplina opzionale. Il successo fu immediato: nella prima edizione 6 squadre maschili e 5 squadre femminili battagliarono per l’oro, attirando un buon numero di spettatori e risvegliando molto interesse. Uno dice ‘Ma è come le bocce, solo sul ghiaccio‘, eh, sì, troppo facile. Innanzitutto, come si gioca il curling? In una partita di curling (vedi il video di The Telegraph sotto), due squadre composte da quattro giocatori lanciano delle pietre di granito di quasi 20 kg (dette stones) su una lastra di ghiaccio con l’obiettivo di avvicinarle il più possibile a un’area di destinazione chiamata house e costituita da quattro anelli concentrici. Durante ogni intervallo di gioco, ovvero una mano, ogni squadra ha a disposizione otto stones, due per ogni giocatore. Una partita intera può durare 8 o 10 mani. In ogni mano sono assegnati dei punti in base a quante stones della stessa squadra si trovano più vicine al centro della house, esattamente come avviene nelle bocce. L’obiettivo finale è quello di conquistare più punti della squadra avversaria. Ma cosa succede, scientificamente parlando, quando si lancia una stone sul ghiaccio? Se lo è domandato Wired Italia, che nel post La scienza del curling del 14.02.2014 di Anna Lisa Bonfranceschi, cerca di dare una risposta.

Scientificamente parlando, il curling si basa sulla frizione, ossia sullo sfregamento tra due parti: la pietra e il ghiaccio (o la scopa e il ghiaccio). Come tale quindi la grandezza fisica dell’attrito gioca un ruolo fondamentale nella disciplina, che ruota tutto intorno al creare e diminuire la frizione a proprio vantaggio. Detto questo, va ricordato che i campi per il curling non sono completamente lisci, ma presentando di piccoli granelli, creati spruzzando dell’acqua sulla superficie (acqua che poi congela). D’altra parte la pietra del curling non è piatta inferiormente, ma presenta una piccola rientranza, creando così una sorta di sacca d’aria e limitando il contatto con la pista.

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Ma come si ottiene il movimento del curling, ovvero la roteazione della pietra e al tempo stesso il suo percorso in avanti? Come fa la pietra a roteare mentre si muove in un’altra direzione? Un’idea è che vi sia un accumulo asimmetrico della frizione: maggiore dietro (rispetto alla direzione del movimento) che davanti. Scrivono infatti dalla University of Utah: ‘Se, per esempio, una pietra viene spinta in avanti con una leggera torsione in senso orario, i corpi estranei presenti sul ghiaccio saranno spinti verso il lato destro della pietra. Anche ogni strato di liquido che si forma dalla pressione e dall’attrito spinge l’acqua sul lato destro della pietra, riunendola  leggermente su un lato. Ciò significa che sul lato destro e anteriore della pietra c’è più lubrificazione prodotta dal ghiaccio sciolto, così la pietra nel suo complesso sperimenta un coefficiente di attrito asimmetrico’.

Un’altra spiegazione sul movimento del curling arriva dalla Uppsala University. Alcuni ricercatori infatti lo scorso anno hanno proposto la seguente tesi per spiegare il percorso della pietra, che sarebbe dovuto alle microscopiche rugosità presenti sulla stone, che a sua volta producono graffi microscopici sul ghiaccio. Il curl (roteare) della pietra in questo modo si autoalimenterebbe, dal momento che al suo avanzare le altre rugosità presenti su di essa tenderebbero a seguire i microscopici graffi prodotti prima dalle rugosità localizzate nella parte anteriore.

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Anna Sidorova (3a da sinistra) e la squadra russa di curling

Ovviamente anche il lavoro delle scope contribuisce al movimento. L’attività delle scope è infatti quella di aumentare la temperatura del ghiaccio in modo che il coefficiente di attrito diminuisca. In modi diversi: o spazzando più tenacemente (per produrre subito più calore) o più velocemente, così che le porzioni toccate dalla scopa si soprappongano, e ottenere un maggior riscaldamento in questo modo (dal momento che più ci si avvicina alla temperatura di fusione del ghiaccio, più diminuisce l’energia necessaria a scioglierlo). Indipendentemente dalle tecniche adottate, sfruttare opportunamente la forza di attrito può permettere di estendere notevolmente il percorso che una stone può fare.

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Soddisfatti? Ma se la fisica non Vi avvince più di tanto, di certo non potrà passarvi inosservato il cromatismo delle divise delle squadre di curling alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. La palma d’oro per la divisa più optical dell’anno va senza dubbio alla nazionale norvegese. La pagina Facebook a loro dedicata ha raccolto in due anni la cifra strabiliante di oltre 550mila fan (!): The Norwegian Olympic Curling Team’s Pants, questo il nome della pagina dedicata ai pantaloni (e per esteso) all’uniforme, è nata nel 2011 sulla scia delle divertenti divise sfoggiate dai campioni di Norvegia della specialità olimpica, ma forse nessuno immaginava che potessero raccogliere così tanto consenso. Thomas Ulsrud, Torgor Nergard, Christoffer Svae e Havard Vad Petersson, questi i nomi dei quattro giocatori norvegesi, indosseranno un abito dall’inedita fantasia zig-zag che riprende i colori della bandiera della Norvegia, blu-rosso-bianco. L’uniforme è stata creata dall’azienda californiana Loudmouth (che ha anche una linea dedicata alle divise da golf … quando siete giu di morale date un’occhiata al loro sito) ed è acquistabile qui. (Ehi, ma non è deliziosa questa giacchettina?)

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I norvegesi di curling hanno una storia di uniformi decisamente particolari e ogni volta in grado di stupire, oltre che di portare fortuna nelle competizioni internazionali: con le losanghe argento e bianco su sfondo rosso sfoggiate nella scorsa edizione dei Giochi Olimpici invernali, a Vancouver 2010, vinsero l’argento. La medaglia fu riconfermata anche ai Mondiali di Cortina D’Ampezzo 2011, dove la squadra indossò dei pantaloni a quadretti bianchi e blu. Leggendarie anche le uniformi con i pantaloni stampati a bandiera norvegese abbinati a maglietta rossa, anche queste indossate al World Men’s Curling Championships del 2011, fino ai fulmini in tricolore dello scorso anno al campionato mondiale di curling 2013 a Victoria, nel British Columbia. C’è persino un video che riassume tutti i loro look:

Ce la faranno anche quest’anno? Attualmente sono 5° nel girone eliminatorio, con 4 vittorie e 3 sconfitte. Mah … parlando di ghiaccio al curling io continuo a preferire una sana battaglia di hockey .. 😉

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NYC Rangers – LA Kings, 18.11.2013 @ Madison Square Garden

Per approfondire:

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