Lezione numero uno: il lavoro non si cerca, si crea.

Tre anni di corso per formare i leader del futuro. E’ l’obiettivo di KaosPilot, business school danese che mette in secondo piano i libri. E accetta solo studenti con una dote particolare. L’anarchia. Riporto integralmente l’articolo di Christian Benna su Io Donna del 23.01.2013. Una proposta ‘di rottura’ che, lasciando da parte inclinazioni politiche (…) promuove l’anarchia a paradigma creativo. Certo, i libri e i programmi tradizionali delle scuole di business sono importanti, ma sono in grado davvero di rappresentare in maniera tempestiva e flessibile una realtà economica e sociale in perenne sussulto? E inoltre, queste scuole ci hanno preparato a cogliere in anticipo i segnali della più grande crisi economica e sociale dal dopoguerra ad oggi? Ad Aarhus si formano i ‘piloti del caos’, diplomati con un brevetto speciale per rivolvere casi impossibili. E allora ben venga la business school … out of the box.

2013_03_22 immagine 01In Europa non c’è lavoro? Poco male. L’Africa, in compenso, è una miniera di opportunità. Provate a chiedere a Dennis Dybdal, magari inviandogli un curriculum vitae. Perché il 28enne danese, da qualche mese alla guida di Green Zebra Training, società di consulenza e formazione in Ruanda, cerca disperatamente agenti commerciali, educatori e designer, disposti a lavorare nel Paese dalle mille colline. Per Max Parknas, invece, il futuro è qui, nell’occhio del ciclone, nascosto tra quei numeri impazziti (disoccupazione giovanile a doppia cifra, Pil in picchiata e la voragine dello spread) che fanno impallidire i capi di Stato e arrovellano gli economisti. Lui, svedese, 25 anni, sta mettendo su una piccola società ad Atene, in Grecia «il posto migliore dove investire, perché si riparte da zero, con un alto tasso di energie e nuove idee». Il tesoro di Jara Leupke, olandese, 24 anni, è nell’immondizia messicana, tutta da riciclare in microprogetti condominiali. Lei ora si trova a Oaxaca de Juarez e il suo progetto imprenditoriale è stato finanziato attraverso un’asta online da sottoscrittori-azionisti.

2013_03_22 immagine 02In comune questi tre ragazzi, oltre alla zazzera bionda e disordinata, hanno la patente di “Piloti del Kaos”, un brevetto speciale per risolvere casi impossibili. Tutti sono freschi di diploma della business school più (orgogliosamente) anarchica del pianeta: il KaosPilots Institute, una palazzina sgangherata, ex centro occupato, nel centro di Aarhus, seconda città della Danimarca, nota per il porto sul mare del Nord e il museo a cielo aperto (tutto in stile ottocentesco, inclusi gli abitanti) di Den Gamble By.

Foto © Io Donna

Foto © Io Donna

Tre anni di corso, di cui uno all’estero in partnership con università improbabili (Hanoi, Bogotà, La Havana) (creando anche Kaospilot international school come la bernese Changels, n.d.r.) e un motto tutto nietzschiano: «Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi». L’obiettivo, come le premesse, è ambizioso: creare i leader di domani, imprenditori senza dogmi e senza paure. Per farlo la ricetta educativa non prevede l’uso di libri di testo, professori in cattedra e compiti in classe. Ma si fonda, appunto, nel caos, liberatore di aspirazioni e individualità. Non stupitevi quindi se il team 19 (le classi si organizzano in squadre a seconda dell’anno di iscrizione) è impegnato in una lezione di tango, o se i ragazzi del primo anno lasciano le scarpe fuori dall’aula per seguire la lezione di “creazione di brand” comodamente sdraiati su un’amaca. La KaosPilots è un vero casino.

?????????????????????????????????????????????Il suo fondatore è Uffe Elbaek, un ex assistente sociale che oggi di mestiere fa il ministro della Cultura per il governo danese, e per il quale «i piloti del caos non cercano lavoro, ma lo creano per sé e per gli altri». In vent’anni di vita l’istituto di Aarhus ha sfornato 600 piloti capaci di navigare agevolmente nella tempesta: il 33 per cento è diventato imprenditore, il 63 occupa ruoli manageriali e solo il 4 non ha trovato occupazione. La retta è salata, 19 mila euro per i tre anni di corso, e il test d’ingresso del tutto imprevedibile.

2013_03_22 immagine 03Ogni anno ci provano in migliaia da tutta Europa, ma appena 30 entreranno a far parte della scuola. Spiega Morten Nottelmann, 34 anni, un insegnante che sostiene di avere poco da insegnare: «Il criterio di selezione si basa sulla diversità. I nostri studenti fanno qualcosa di più che studiare e ripetere ciò che c’è scritto nei libri. Per quello ci sono le biblioteche. Noi li mettiamo alla prova. E perciò lavorano sin dal primo giorno in gruppo su progetti concreti, a volte al limite dell’assurdo: creare un’impresa di gelati in Groenlandia, inventare un giocattolo più cool dei Lego. E così via». Mathias Edstrom, nanotecnologo danese, studia a gomito con Tara Christiansen, fotografa norvegese, e Luise, ingegnere cinese. A loro si è appena aggiunta Laerke Holmgard, l’unica senza una laurea alle spalle, che ha trascorso gli ultimi sei anni viaggiando e facendo lavoretti saltuari. Insieme cercano di sfruttare le loro competenze per creare nuove idee.
«L’economia globale è un Titanic che affonda» prosegue Morten. «A problemi nuovi i governi danno risposte vecchie. E come nel gioco dell’oca siamo sempre al punto di partenza. Noi crediamo che solo l’educazione sia davvero rivoluzionaria. E che sia quel valore aggiunto che possa cambiare le carte in tavola».

[Christian Benna | Io Donna 23.01.2013]

What is a Kaospilot?

A KaosPilot is an enterprising leader who navigates change for the benefit of themselves and society as a whole.
The kaospilot navigates terrain.  They take the unknown and make it theirs. Beyond navigation, they help to give form to the very ground. This involves redefinition of norms.  Stepping outside conventional thinking. The kp dares.  They  strike into things beyond, not-thought-of, never dreamed.

The kaospilot is responsible for building the dreams of the next millennium. Their strength is a process of innovation, invention, improvisation. They play off of situations. They seem to master a fluency in human potential. The KP invites everyone to step beyond their boundaries.

What they know is to not work to expectations. Instead, they throw far afield. That anything is possible and that once they think it, they can find a way to get there. [William Tate, Umbau]

In short: We create the frames where young, creative minds become leaders.

Altro riferimento interessante: articolo di Thomas L. Friedman sul New York Times del 30.03.2013: ‘Need a job? Invent it‘.

2 risposte a “Lezione numero uno: il lavoro non si cerca, si crea.

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