L’ing. Biofilia.

L’ing. Biofilia.

È successo di nuovo, pochi giorni fa. Stavo parlando di fronte a qualche centinaio di “facade-geeks” – superesperti di facciate e involucro dell’edificio, inclusa una buona dozzina di professori di tecnologia, materiali, metallo, vetro di università tedesche e olandesi. Tra dettagli di snodi di sistemi industrializzati di facciate e vetrate digitali che si curvano e trasmettono immagini, nelle mie slide c’erano immagini di cerbiatti, panorami, foreste, valli. E mi domandavo – sicuro di essere nel posto giusto …? (E’ una domanda retorica alla quale mi rispondo sempre di sì, do per scontato che se mi invitano a parlare sanno di che cosa parlo e a loro va bene così …).  

Insomma, ancora una volta mi sono ritrovato a parlare di biofilia e progettazione biofilica. Nella mia evoluzione professionale e personale, sto ormai diventando l’ing. Biofilia (scusate l’immeritata analogia con “L’ing. Fantasia”, come Carlo Emilio Gadda è stato definito in questa raccolta di sue lettere).

Il tema era “Connecting people and nature. The role of the envelope in a regenerative approach” ovvero, cosa possono fare i progettisti per farci recuperare, attraverso l’involucro dell’edificio, quel rapporto con la natura che abbiamo a lungo trascurato e che stiamo riscoprendo. Una relazione che è alla base di quel necessario approccio rigenerativo, che ci consenta di andare oltre un concetto ormai obsoleto di sostenibilità.

L’ipotesi della biofilia è un’ipotesi scientifica proposta nel 1984 da Edward Osborne Wilson (biologo e naturalista ad Harvard)  che l’ha ridefinita nel 2002 come “l’innata tendenza a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente”. La progettazione biofilica è a sua volta la “… progettazione di edifici e paesaggi che migliorano il benessere fisico e mentale dell’uomo favorendo connessioni positive tra persone e natura” secondo Stephen Robert Kellert (professore di ecologia sociale a Yale).

La progettazione biofilica non suggerisce semplicemente di circondarsi di piante in casa, è molto più varia, complessa e multidisciplinare. Living Building ChallengeSM, il protocollo di sostenibilità dell’ambiente costruito più rigoroso al mondo – che promuoviamo in Europa tramite Living Future Europe – ha assorbito integralmente nella certificazione il lavoro di Stephen R. Kellert. Ci sono sei elementi principali da considerare, suddivisi a loro volta in più di settanta attributi, che includono: caratteristiche naturali, materiali, forme, relazioni, disegni, fenomeni fisici, ecc.

Non è solo una questione estetica, i benefici che derivano da una progettazione biofilica influenzano direttamente il benessere fisico e psicologico degli occupanti, la salute, il rendimento scolastico, la produttività negli uffici e nei luoghi di lavoro, anche la propensione agli acquisti nei negozi. Ci sono ormai diversi studi scientifici e dati acquisiti su questo.

Un approccio che ha anche forti implicazioni economiche. Anche poiché la nostra vita si svolge per il 90% al chiuso, situazione aggravata dalla pandemia, gli investitori stanno guardando con attenzione a questi scenari, perché l’aumento del benessere, del rendimento, della produttività delle persone si tramuta facilmente in un incremento del ritorno economico.

A chi rivolgersi, per affrontare con visione e ottimismo questo cambiamento? Progettisti, consulenti, facilitatori, imprenditori illuminati, i nomi di riferimento sono soprattutto nel mondo anglosassone. Nomino alcuni con i quali per varie opportunità professionali sono maggiormente in contatto (in ordine alfabetico): Sonja Bochart, Martin Brown (anche vice-presidente di LFE), Elisabeth Calabrese (che ha lavorato con Stephen Kellert), Bill Browning con l’ottima Terrapin Bright Green, Richard Piacentini (direttore del Phipps Conservatory and Botanical Gardens), Erin Rovalo (ILFI), Amanda Sturgeon (ex CEO di ILFI), ecc. Ma anche in Italia c’è già una rete di esperti e ricercatori, pieni di entusiasmo: l’encomiabile lavoro di ricerca di Giuseppe Barbiero e il suo team all’Università della Valle d’Aosta, Bettina Bolten, Rita Trombin per citarne alcuni, e poi tutto il network di professionisti accreditati LFA della rete Living Future Europe.

In più, c’è tantissimo materiale in buona parte gratuito sulla rete LFE & ILFI: linee guida per la progettazione, casi studio, webinar, corsi di formazione, ecc. Vi riporto di seguito una lista di link utili. Per quanto riguarda il “Biofilia Camp” di LFE … attendiamo solo una nuova normalità per riattivarlo. Buona esplorazione (e Buona Pasqua 😊)

Biofilia e progettazione biofilica – alcuni link per il Vostro viaggio di esplorazione

Webinar e corsi on-line

Linee guida, report, libri

Casi studio

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